La subcultura gay a Pietroburgo prima della rivoluzione

Ecco cosa raccontano degli amanti delle relazioni omosessuali i diari, le denunce alla polizia, i protocolli medici e i testi degli oppositori.

La legislazione

Lo stato russo si occupò di regolamentare la questione omosessuale più tardi rispetto ai paesi occidentali. Nel 1716 Pietro I dichiarò illegale la sua pratica nell’esercito e nella flotta. Lo stesso divieto si applicò anche alla popolazione civile di sesso maschile a partire dal 1835, sotto Nicola I. La punizione, stabilita dal codice penale solo nel 1866, consisteva nella perdita di ogni diritto sui propri beni e nell’esilio in una colonia in Siberia. Nel 1900 all’esilio  venne sostituito un arresto della durata di 4 o 5 anni più una penitenza religiosa per i cristiani. 

In realtà però, anche a seguito di ciò, la polizia e la società rimasero relativamente tolleranti verso le relazioni omosessuali e solo in rari casi la legge veniva applicata. Fino al 1905 i rappresentati delle classi privilegiate non venivano quasi mai perseguiti penalmente. La legge inoltre non faceva alcun riferimento alle donne. 

 Gli ultimi due zar si dimostrarono tolleranti nei confronti dell’omosessualità, che si incontrava nella stessa famiglia reale e tra la gente di corte. Non venivano quasi mai emesse sentenze contro i gay ritenuti consenzienti: anche quando si arrivava a un processo, il giudice era solito giustificare l’imputato e ammorbidire la pena, in particolar modo quando si trattava di gente di alto rango. Dopo la rivoluzione del 1905 il numero di condanne crebbe del 35℅. Ma il fenomeno non riguardava Pietroburgo o Mosca, bensì il sud della Russia e il Caucaso. 

La popolazione non aveva un’opinione univocamente negativa come in Europa e tendeva a non ufficializzare tali vicende.

La cultura

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo a San Pietroburgo e a Mosca cominciò a svilupparsi, tra la popolazione maschile, una cultura omosessuale. 

Gli uomini facoltosi che provavano interesse sessuale principalmente verso altri uomini venivano chiamati “ziette”. Tale parola fu presa in prestito dal francese: là, durante la metà del XIX secolo designava gli uomini che si prostituivano e verso la fine del secolo apparve nelle stampe e prese a indicare gli omosessuali in genere. Il termine entrò nella lingua russa con questo significato, ma in seguito venne usato solo per definire i clienti. Gli uomini che vendevano prestazioni sessuali –  di solito si trattava di giovani arrivati da poco tempo dalle campagne, apprendisti artigiani,  senzatetto, studenti, soldati e marinai – non avevano nessun appellativo particolare, almeno all’interno della loro cultura.

La geografia

Intorno al 1870 a Pietroburgo si era sviluppata una geografia specifica degli omosessuali: per gli incontri, lo scambio di informazioni e la ricerca di un partner (sia venditori di prestazioni sessuali che semplici rappresentanti della cultura gay) ricorrevano a dei luoghi specifici. 

  • Pare che il percorso gay più famoso, quello della prospettiva Nevskij dalla piazza Znamenskaja al ponte Anichkov e più avanti fino alla biblioteca pubblica e il Passage, fosse il posto ideale per cercare legami omosessuali, soprattutto in inverno. “La domenica, durante l’inverno, le ziette camminano per la galleria superiore del Passage, dove la mattina arrivano cadetti e istruttori e verso le sei di sera soldati e apprendisti. Il posto preferito delle ziette è la pista di pattinaggio, dove vanno ad ammirare le uniformi dei pattinatori per poi invitarli in pasticcieria o a casa propria”. Da una denuncia anonima, fine 1980 – 1984.
  • Godevano di popolarità anche le mostre e i mercatini del maneggio Mikhailovskij
  •  Durante la Maslenica le ziette cercavano i propri partner nel Campo di Marte, dove in quel periodo montavano le giostre.
  • Le ziette provenienti dagli strati sociali più alti frequentavano i balletti del mercoledì al teatro Mariinskij
  • Luoghi di incontro erano anche i ristoranti con sale private: per esempio negli anni ’80 dell’800 il ristorante di K. P. Palkin (prospettiva Nevskij 47).
  • Il sabato i clienti cercavano i prostituti lungo il canale Fontanka e nei giardini del circo Ciniselli
  •  Omosessuali e prostituti si ritrovavano anche nel giardino Tavricheskij. Tale notizia è riportata per altro nel diario del poeta Mikhail Kuzmin in data 24 maggio 1906. “…e domenica andiamo al giardino Tavricheskij, lì potete trovare chi volete, un cantautore, un danzatore, o semplicemente un giovane sconosciuto (…) Nuvel’ dice di essersi innamorato di Vjacheslav… Vjacheslav è assistente medico in un qualche reggimento, conosciuto a Tavricheskij. Un assistente medico… che è possibile amare…”
  • Tra la fine del 1880 e l’inizio del 1890 quando il tempo era bello e soprattutto durante il fine settimana nel giardino zoologico, presso le mura della fortezza di Pietro e Paolo, aveva luogo il mercato dei militari: “In estate le ziette si ritrovano quasi ogni giorno nel giardino zoologico. I loro incontri sono particolarmente frequentati il sabato e la domenica, quando arrivano dai campi e sono liberi dal lavoro ufficiali, cantori, cadetti, ginnasti e apprendisti artigiani. I soldati di corte, la cavalleria imperiale, i cosacchi, sia quelli degli urali che gli atamani,  vi si recano esclusivamente per guadagnare qualche soldo senza dover fare alcuno sforzo”. Da una denuncia anonima, fine 1890 – 1894. 
  • Un altro posto dove era possibile trovare soldati era il boulevard Konnogvardeiskij, là erano situate diverse caserme e il maneggio del reggimento della cavalleria. Non lontano si trovavano la sauna Voroncovskie e altre dove le ziette si recavano con le reclute. 

Gran parte di questa geografia è stata descritta dal giornalista V. P. Ruadze che giudicava senza mezzi termini tale stile di vita. Secondo la sua testimonianza “un’intera banda di giovani sospetti” si ritrovava la mattina nel giardino vicino al circo: “…[da lì] questa mandria di avidi predatori si avvia verso la prospettiva Nevskij. Il loro quartier generale si trasferisce al Passage e al Café de Paris. Nella via è il loro bar preferito, si trova nel seminterrato del Passage ed è una vera e propria cloaca, buia e schifosa. (…) Quest’asta diurna di merce umana continua fino alla chiusura del Passage, dopo di che, i teppisti si riversano di nuovo nei pressi del canale Fontanka. Dalle 8 di sera fino a mezzanotte lungo la Fontanka… si forma una sorta di festa di queste Frine omosessuali, che sono per altro i più poveri e quelli conciati peggio. Quelli più modaioli vanno invece al giardino Tavricheskij”.

Passeggiata sul Campo di Marte. Fotografia di N. Matveev, 1900.
Le saune

Le saune di Pietroburgo che, secondo le testimonianze di molti, venivano già utilizzate come luoghi di incontro, dopo il 1905 acquistarono la reputazione di bordelli maschili: era infatti possibile non solo organizzare appuntamenti in camere private, ma anche usufruire dei servizi dei banšchik (si tratta degli inservienti della sauna, dal russo banja – NdT). 

La più famosa era la sauna Znamenskie, nei pressi di piazza Znamenskaja (oggi piazza Vosstanija), descritta ancora una volta in parte dallo stesso Ruadze: “Non appena entrati in questa “dimora” vi viene incontro a passo d’oca la grossa figura di Gavrila,  un banšchik famoso nella setta gay. Gavrila è un uomo obeso di 40-45 anni dal viso  ributtante e uno sguardo viscido che vi entra nell’anima. Questo “signore” locale non si vergona di proporre i suoi “servizi” o quelli di qualcun altro. (…) Gavrila mostra un album ove sono raffigurate tutte queste Frine e Aspasie in abiti estremamente curati e il trucco sul viso. Alcune sono addirittura vestite da donne. (…) È sufficiente mostrare una di queste “forze negative” perché pochi minuti dopo si presentino cinque “originali” a vostra disposizione. A questo punto viene comunicato il prezzo”. 

Tale descrizione appare più simile a una grottesca esagerazione che non al fedele svolgimento dei fatti, ma una scena simile si ritrova anche nel diario di Mikhail Kuzmin (datata dicembre 1905): “La sera pensavo di andare in sauna, giusto per stile, per piacere, per la pulizia personale. (…) Dopo avermi fatto entrare e aver appreso che necessitavo di un banšchik, di un telo e del sapone, indugiando un po’ mi dicono “forse ha bisogno di un buon banšchik?” – “No, no” – “Perché sarebbe possibile…” Non so che cosa mi abbia spinto oltre, dato che non ero neppure eccitato. “No, mandatemi il banšchik” – “Allora gliene mandiamo uno buono” – mi viene detto senza distogliere lo sguardo. ” Sì, grazie. Uno buono.” – ho risposto piuttosto in imbarazzo. “Forse uno giovane?” mi si domanda abbassando la voce. “Non so”, rispondo io pensieroso – “D’accordo”. (…) Il banšchik ha iniziato a lavarmi in modo assolutamente inequivocabile… lavandomi, si fermava molto vicino, e non aveva nessuna vergogna”. Dopo, il giovane propose a Kuzmin di concedersi qualche piacere, dicendo che avrebbe potuto pagare alla fine e che la mancia sarebbe stata gradita. “Passate le convulsioni comuni e i sussurri, abbiamo iniziato a parlare come ladri (…) …Aleksandr ha 22 anni, lavora in sauna da 8. È evidente che mi abbiano dato un professionista. Mi assicura che gli avevano detto solo di lavarmi, che non era il suo turno, ma gli altri stavano dormendo. Che chi frequenta raramente le camere si riconosce dallo sguardo e dai modi. E dopo avermi dato un bacio per salutarmi, si è stupito che io gli abbia stretto la mano. Arrossendo per la prima volta mi ha detto “la ringrazio”. Passando tra le file dei banšchik che si erano ormai svegliati, accompagnato da Aleksandr, mi sentivo un po’ a disagio, come se tutti sapessero. Ma li ho osservati con ancora più attenzione.” M. A. Kuzmin, Diario 1905 – 1907

Piscina nelle saune Egorov. 1914.

Poco prima descrisse qualcosa di simile anche il gran principe Konstantin Konstantinovich, zio di Nicola II:

“15 maggio, lungo la strada si trovava la sauna. Ho pensato che se avessi visto su una delle porte esterne delle camere un banšchik non avrei resistito e sarei entrato. (…) Le porte alla fine erano socchiuse ma non ho visto nessuno. Sono riuscito a trattenermi miracolosamente e sono andato oltre. 

18 maggio. Durante la riunione i pensieri peccaminosi hanno avuto la meglio su di me. Sulla via Morskaja, prima di arrivare all’angolo con la prospettiva Nevskij, ho lasciato il cocchiere e mi sono avviato verso il ponte della Polizia, dopo averlo attraversato, ho girato a sinistra per la via Mojka. Per due volte ho cammninato di fronte alle camere delle saune, avanti e indietro, alla terza sono entrato. E mi sono di nuovo macchiato dello stesso peccato”.  Konstantin Romanov, 1903 – 1905, Diario. 

Banschik lavano i clienti della sauna nella sala da bagno. 1914
L’aspetto, i gesti, le parole

Il modo più semplice per lanciare un segnale era un caratteristico lungo sguardo: al giardino zoologico, accanto ai bagni pubblici, utilizzavano tale metodo i soldati, vicino al circo Cisinelli gli adolescenti e i loro clienti. Un altro segnale era proporre di fumare una sigaretta in due o chiedere da accendere. 

Prostituti e clienti portavano spesso vestiti simili a quelli femminili oppure completi eccentrici. Dopo il 1905 cominciarono ad apparire accanto al circo Cisinelli uomini vestiti da baronesse, contesse, contadine. Alcuni avevano il viso truccato e si muovevano con fare femminile.  Un altro simbolo era diventato, pare, la cravatta rossa. 

“Se guardate bene li potete riconoscere, questi omosessuali, questi cocodes (ancora un termine gergale per indicare gli omosessuali, evidentemente preso in prestito dal francese – NdT) dalla cravatta rossa, è una sorta di uniforme omosessuale, alcuni portano invece un fazzoletto rosso che spunta dal taschino”.  V.P. Ruadze da “A processo!… La Pietrburgo omosessuale”

A differenza delle ziette, i soldati, i marinai e gli studenti che arrotondavano facendo i prostituti portavano l’uniforme ufficiale, e si presentavano come la personificazione della mascolinità. Grazie a ciò, all’inizio del secolo divenne di moda la maschera del misogino. Si trattava di uomini che preferivano avere rapporti con persone del loro stesso sesso ma che rifiutavano le fattezze femminili. 

Partecipante al campionato mondiale di lotta francese, Karl Pospesil. Foto di Karl Bulla, 1912
I divertimenti

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 uno dei più conosciuti omosessuali pietroburghesi descrisse un ballo presso una zietta facoltosa: “Per incrementare le frequentazioni, le ziette ricche organizzano serate e balli ai quali presenziano con i loro amanti. Uno di questi balli è stato organizzato recentemente, in occasione del trasferimento [di uno di loro – NdT] in un antico appartamento quasi in centro città. Il padrone di casa e alcune altre ziette, inoltre, erano in abiti da dama. Agli ospiti è stato servito prima del the con il cognac e degli stuzzichini, dopo di che hanno ballato quasi fino alle 16:00, quando è stata servita una cena sontuosa. Durante la cena, i vini venivano serviti dentro giganti membri di vetro, e venivano fatti dei brindisi in linea con questo stile. Tra tutti, si è distinto un brindisi agli importanti benefattori quel giorno assenti, in particolare a un personaggio noto, considerato il benefattore maggiore.  Dopo la cena è cominciata una grande e sconvolgente orgia. (…) L’orgia è andata avanti fino al mattino, dopo tutti sono andati via in coppia, con i propri uomini-dame, alcuni a casa, altri in albergo o in sauna. Durante tali serate non ci si vergogna davanti alla servitù, che di solito viene scelta all’interno del proprio giro”. Denuncia anonima, fine 1890 – 1894.

L’omosessualità femminile

Sono rimaste ben poche testimonianze della cultura femminile omosessuale, per questo non conosciamo molti dettagli. 

Alcuni protocolli medici e relazioni di tribunali penali interni del XIX e XX secolo testimoniano che le relazioni tra donne spesso nascevano all’interno di bordelli legali (dal 1843 le prostitute in possesso di licenza avevano il diritto di praticare tale libera professione a condizione di farsi visitare regolarmente da un medico e dal comitato medico-poliziesco). Così nel 1893 il proprietario di una tabaccheria pietroburghese sorprese la propria moglie, ex prostituta, a letto con una delle sue precedenti colleghe e la pugnalò. A seguito dell’indagine emerse la notizia di una vecchia relazione tra le due donne. 

Ancora una testimonianza ci è stata lasciata dal dottore pietroburghese Boris Bentovin. 

“Tra le prostitute erano molto diffuse queste simpatie particolari tra amiche. Alla base è lo stesso fenomeno che si verifica negli istituti e università femminili. (…) Più spesso però, sullo sfondo di una situazione corrotta, questo sentimento ideale si trasforma in un rapporto lesbico. Ma quando due amiche nutrono questo tipo di simpatia l’una per l’altra… non sentono il bisogno di amare un uomo. Nelle case di tolleranza questo fenomeno esclude il rischio di un coinvolgimento serio con un uomo e per questo è accettato di buon grado”.

Le donne benestanti potevano diventare loro stesse clienti delle prostitute. Casi simili si trovano nella letteratura psichiatrica del XIX secolo. Lo psichiatra Vladimir Chizh descrisse la vita della proprietaria di una piccola impresa di trasporti, Julia Ostrovlevaja che, dopo aver fatto conoscenza con una prostituta di San Pietroburgo, divenne lesbica. 

“Tra tutti i suoi amici dai gusti sessuali perversi, lei era quella che viveva la vita amorosa e sessuale più varia: c’era l’amore platonico, il corteggiamento, la gelosia, lo sfinimento, i tradimenti, relazioni con due donne contemporaneamente, le gioie della vittoria e la delusione della perdita, in una parola, tutta la vita della signora N era stata inghiottita da questo amore malsano. Amava travestirsi da uomo e portare in giro sulla trojka gli oggetti del suo amore, facendo da cocchiere; andava nei bordelli in abiti maschili e spendeva molti soldi in donne. Secondo la sua testimonianza, le donne con gusti sessuali perversi non sono così rare come siamo soliti pensare e occupano i ruoli più svariati della società”.

Un altro fatto venne descritto nel 1898. La paziente, una ragazza di 20 anni, che il dottore chiama semplicemente Z, gli raccontò di un gruppo di donne legate da relazioni sessuali reciproche che lei chiamava “il nostro circolo”.

“La paziente assicura che donne come lei, cioé che amano altre donne, se ne incontrano molto spesso: hanno creato un mondo a parte. Tali donne si riconoscono l’un l’altra per il modo di fare, l’espressione degli occhi, la mimica e altro. Lei stessa ha imparato a riconoscerle già dalla prima volta. Noi, dice la paziente, non siamo minimamente gelose se l’oggetto del nostro amore appartiente a un uomo: sappiamo che questa donna (se ovviamente fa parte del nostro circolo) non può amare il proprio uomo e svolge il suo ruolo con sofferenza. Ma se la donna amata si è concessa a un’altra o qualcuna non le è indifferente, allora la questione cambia: allora diventiamo gelosissime e siamo pronte a mettere su un vero scandalo o un litigio”.  F. I. Rybakov, Sulle sensazioni sessuali disturbate, 1898

È interessante che questa sia la prima volta in cui si parla di un mondo saffico autonomo. Nei saloni letterari il fenomeno dell’omosessualità femminile era più uno spettacolo esotico per uomini. Le lesbiche erano associate alla decadenza, a un mondo posticcio e chiuso, privo di radici sociali. Qui invece la questione verteva maggiormente sull’ambivalenza sessuale. 

Fonte: arzamas.academy Testo raccolto da Tatjana Zarubina, Traduzione di Francesca Loche

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Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

francesca.loche@gmail.com

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com