Nadia Comăneci: la piccola comunista che non sorrideva mai

Il romanzo La piccola comunista che non sorrideva mai (Lola Lafon, Bompiani, 2015) inizia con un episodio che ha fatto la storia, e non solo quella della ginnastica artistica.

Montreal, 1976, giochi olimpici. Il pubblico è in attesa, trattiene il respiro, quando sul tabellone compare la votazione dell’atleta rumena Nadia Comăneci, che ha appena completato brillantemente la sua routine sulle parallele asimmetriche. Passano i minuti, dei lunghi minuti, le cifre sul tabellone ruotano lentamente da sinistra verso destra, dai giudici agli spettatori… finalmente compare la votazione di partenza della ginnasta, 73, seguita da una cifra inverosimile: 1,00.

Il tabellone non era infatti programmato per mostrare la cifra 10,00 ovvero la votazione più alta in assoluto. Nessun altro era mai arrivato a un tale livello nel campo della ginnastica artistica, per questo i tecnici avevano semplicemente disattivato quella votazione dallo schermo.

Biografia fittizia

Il pubblico presente e tutti i telespettatori che guardavano la trasmissione in diretta furono testimoni del trionfo di questa esile ragazzina rumena di 14 anni, che divenne campionessa olimpica a Montreal: subito capirono che era nata una nuova stella.

Il destino di questa stella è descritto da Lola Lafon, scrittrice “dalle radici bielorusse” (come è stata descritta da una giornalista tedesca), cresciuta a Bucarest e Sofia, che attualmente vive a Parigi. Scritto in francese, il romanzo “La piccola comunista che non sorrideva mai” nel giro di alcune settimane è entrato nella lista dei best seller in Francia. Ora è uscito anche in Germania, in traduzione tedesca.

Il libro è scritto come una biografia autorizzata, in cui l’autrice ricrea fedelmente l’atmosfera delle gare e dei crudeli allenamenti, l’influenza dell’ideologia, la sofferenza di una ragazza che diventa donna e, opponendosi al corso naturale delle cose, reagisce a questo cambiamento come fosse una tragedia.

Non sembra di trovarsi davanti a un romanzo, ma a una narrazione da documentario, basata su lunghi e confidenziali colloqui con la protagonista. È vero che nel romanzo è presente una email scritta da Nadia Comăneci, contenente la sua correzione al testo. Una citazione diretta della “fata dei Carpazi”, come Nadia venne pomposamente soprannominata dalla stampa internazionale. 

Le citazioni attribuite alla ginnasta nel romanzo sono comunque autentiche. Ad esempio quando Nadia, già adulta, rispose a una domanda su come Ceaușescu sfruttò il suo successo, su come lei stessa avesse dovuto decantare le lodi del suo regime e giurare fedeltà agli ideali comunisti:

“Tutti gli atleti che vincono diventano dei simboli politici. Fanno campagna per il proprio sistema. Allora era il comunismo, oggi è il capitalismo”.
Nadia Comăneci stringe la mano al dittatore rumeno Nicolae Ceaușescu.

C’è tuttavia un “ma”. L’autrice del romanzo semplicemente mette queste (e altre) parole in bocca a Nadia Comăneci. In realtà non l’ha mai incontrata personalmente. Lafon ha inviato il manoscritto del romanzo a Nadia prima della pubblicazione, ma lei non ha mai risposto alle sue lettere.

Gli automi vincono

Esistono molte leggende attorno alla fragile ragazza dai muscoli d’acciaio. Lafon cerca di distinguere quelle inventate da quelle reali, “decostruisce” il mito, riportandolo sulla terra, nel campo del realismo socialista. L’autrice non ha in mente il modello dell’edulcorata letteratura sovietica, ma la realtà in cui viveva Nadia nel 1989, quando scappò negli USA, qualche settimana prima della caduta del regime di Ceaușescu. A proposito, in America scappò anche il suo allenatore, o torturatore: il leggendario coach rumeno Béla Károlyi.

L’allenatore rumeno Béla Károlyi con le sue stelle olimpiche: a sinistra Teodora Ungurenau, a destra Nadia Comăneci.

Károlyi preferiva allenare atlete giovani. Non solo per il loro corpo leggero, che ruotava facilmente sulla parallele asimmetriche e faceva capriole sulla trave e sul materasso, ma anche perché erano più avventurose e più veloci delle ginnaste adulte, sostenevano con più leggerezza gli allenamenti quotidiani, o semplicemente perché avevano menti più semplici da manipolare.

Károlyi ottenne incredibili successi con le sue ginnaste, perfezionando la sua tecnica di allenamento fino all’automatismo. Fino a che anche le atlete divennero degli automi.

Ma crescendo le sue ginnaste capirono di essere state rovinate da quegli estenuanti allenamenti giornalieri, che avevano deformato i loro giovani scheletri: gli interessi dello sport, del paese e della propaganda erano più forti dei veri interessi delle ragazze.

Un’adulta Nadia Comaneci mentre osserva una foto scattata quando aveva 14 anni, alle Olimpiadi di Montreal del 1976.

Oggi Nadia Comăneci ha 53 anni. Si è ritirata dal mondo dello sport all’inizio degli anni ’80, dopo aver vinto, solo ai Giochi Olimpici a Montreal e a Mosca, cinque medaglie d’oro, tre d’argento e una di bronzo. Ora vive insieme al marito, l’ex ginnasta americano Bart Conner, nella cittadina di Norman (nello stato dell’Oklahoma). Nel 2006 è nato il figlio che avevano tanto atteso. Nel 1984 è stato girato il film per la TV “Nadia”, oggi è stato scritto un romanzo.

Bart Conner e Nadia Comăneci si incontrarono per la prima volta all’American Cup al Madison Square Garden, nel 1976. Si sono sposati nel 1996 e hanno un figlio.

 

Il primo bacio di Nadia Comăneci e Bart Konner catturato in una foto durante le premiazioni dei due atleti nel 1976.

Fonte: rambler.ru, 19/11/2014 – tradotto da Giulia Romanelli 

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L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

L'Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all'università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull'est Europa.