8 “errori” ne Il Maestro e Margherita

Ponzio Pilato è stato il quinto procuratore della Giudea oppure il sesto? Il Maestro aveva la barba, o il suo viso era perfettamente rasato? Quale degli occhi di Voland era nero, e quale verde? Vi parliamo di quali errori compaiono ne Il Maestro e Margherita e se davvero possono essere considerati tali

Michail Bulgakov lavorò al romanzo Il maestro e Margherita per dieci anni e ne riscrisse il testo più volte, inserendovi alcuni aggiustamenti. L’ultima correzione apportata all’opera è datata febbraio 1940. Bulgakov morì senza poter concluderne la stesura. In questa versione, gli amanti dell’indagine hanno trovato diverse contraddizioni, che possono mostrarne sia l’evoluzione artistica, sia le conseguenze a cui ha portato l’incompiutezza del romanzo.

1. Di che colore erano gli occhi di Voland?

Così Bulgakov descrive l’aspetto di Voland nella scena che si svolge agli stagni del Patriarca nel primo capitolo del romanzo:

“All’aspetto poteva avere quarant’anni, o poco più. La bocca era un po’ storta. Il volto completamente rasato. I capelli scuri. L’occhio destro nero, il sinistro inspiegabilmente verde. Anche le sopracciglia erano scure e una più alta dell’altra. In poche parole: uno straniero.”

Ma ecco una descrizione dal capitolo 22, prima del grande ballo:

“Il non esistente era seduto sul letto. Due occhi fissarono Margherita in viso. L’occhio destro, con una scintilla dorata sul fondo, sarebbe stato capace di trafiggere chiunque fino in fondo all’anima, l’occhio sinistro, vuoto e nero, era come una stretta cruna, l’accesso al pozzo senza fondo d’ogni tenebra e ombra”.

Gli occhi hanno cambiato posto: ora l’occhio nero non è il destro, ma il sinistro. È interessante, inoltre, che nelle precedenti stesure del romanzo Bulgakov descriva gli occhi in modo ancora diverso: “…chiariamo, il suo occhio sinistro non sorride, e in generale questo occhio non è di alcun colore…”, “..un occhio è nero, mentre l’altro è verde…” e così via. È del tutto possibile, inoltre, che Bulgakov abbia inserito intenzionalmente questa discrepanza per accentuare la natura infernale del personaggio.

2. Quando ha avuto luogo l’interrogatorio di Jeshua?

Tutti ricordano la famosa citazione del secondo capitolo, in cui viene descritta la comparsa di Ponzio Pilato:

In un mantello bianco con la fodera color sangue, il passo strascicato dei soldati di cavalleria, alla mattina presto del quattordicesimo giorno primaverile di Nisan uscì tra le colonne del portico che univa le due ali del palazzo di Erode il Grande il procuratore della Giudea, Ponzio Pilato”.

Ed ecco la conversazione che ha luogo subito dopo tra Pilato e Jeshua:

“Il procuratore si passò il dorso della mano sulla fronte madida e fredda, guardando in terra, poi, alzando gli occhi socchiusi, guardò il cielo, vide che la sfera incandescente era quasi sopra la sua testa, mentre l’ombra di Caifa so era rimpicciolita fino quasi a scomparire vicino alla coda del leone, e disse con un tono indifferente:

-È quasi mezzogiorno.”

E finalmente, al termine del capitolo l’autore precisa:

“Erano circa le 10 del mattino”.

Dunque, nell’arco di poche pagine, il tempo della narrazione cambia, passando dal mattino presto a mezzogiorno, per poi ritornare nuovamente alle 10 del mattino.

3. Dov’è nato Jeshua?

Durante l’interrogatorio a Jeshua, viene chiesto il proprio luogo di nascita:

“-Hai un soprannome?

-Hanozri

-Di dove sei originario?

-Della città di Gamala – rispose l’arrestato, indicando con un movimento della testa che laggiù, lontano, alla sua destra, verso nord esisteva una città chiamata Gamala.”

Tuttavia, durante il sogno di Pilato, descritto nel ventiseiesimo capitolo, compare un altro nome:

-Sì, ma tu non dimenticarmi, ricordati di me, il figlio dell’astrologo, chiese in sogno Pilato. E, assicuratosi in sogno un cenno d’assenso da parte del mendicante di En-Sarid che gli camminava al fianco, il feroce procuratore della Giudea per la gioia piangeva e rideva dormendo”.

Quindi Jeshua ha due città natali: Gamala e En-Sarid. Gamala appare solamente nella versione finale, mentre in una delle stesure iniziali si fa riferimento a En-Sarid nella scena dell’interrogatorio: “-Di En-Sarid- rispose l’arrestato, indicando con la testa che, laggiù, c’era En-Sarid”.

4. Che aspetto ha il Maestro?

Ed ecco come ci appare il Maestro, quando lo incontriamo per la prima volta nel corso del romanzo nella camera del poeta Bezdomnij, nel tredicesimo capitolo:

Dal balcone un uomo di forse trentotto anni osservava con prudenza la stanza; non portava la barba, aveva i capelli scuri, il naso affilato, gli occhi impauriti e una ciocca di capelli che gli copriva la fronte”.

Ed ecco che aspetto ha, la notte successiva, nel capitolo “La liberazione del Maestro”:

Un uomo, forse malato o forse no, ma strano, pallido, con la barba di molti giorni, un berrettino nero e una specie di vestaglia, scendeva i gradini con andatura malferma”.

Così, in un giorno, al Maestro è improvvisamente cresciuta la barba. La ritroviamo anche nel capitolo “Il destino del Maestro e di Margherita è determinato”: “…nella clinica la barba gliela spuntavano con una macchinetta”. Nell’epilogo del romanzo, Ivan Ponyrev vede che “…nel torrente di luce prende forma una donna di incommensurabile bellezza e conduce per mano verso Ivan un uomo con la barba non rasata”. Prima di questo episodio, al momento dell’incontro con Ivan Bezdomnij, egli si rade il viso in tutte le versioni dell’opera.

È interessante notare che nel testo ci siano altre discrepanze nella descrizione dell’aspetto del Maestro. Nelle prime redazioni sono cambiate sia l’età (35 e 38 anni), sia il colore di capelli (da biondi i capelli sono diventati scuri).

5. In che modo Aloizij Mogaryč ha lasciato l’appartamento n. 50?

Probabilmente non tutti ricorderanno questo personaggio. È quel giornalista che ha scritto la delazione verso il Maestro per occupare il suo piccolo scantinato. Nel ventiquattresimo capitolo egli penetra nello squallido appartamento e “con addosso solo la biancheria”, ma con una valigia in mano e il berretto in testasubisce un interrogatorio di fronte a Margherita, il Maestro, Azazello, Begemot, Korov’ev e Voland:

E ha fatto proprio bene a mettere la vasca, – approvò Azazello, – lui ha bisogno di fare i suoi bisogni. E poi grido: – Fuori!

Mogadič finì a testa in giù e gambe in su e così com’era venne fatto uscire dalla camera da letto di Woland, attraverso la finestra aperta”.

È sorprendente, ma più tardi Annuška, colei che ha versato l’olio di semi di girasole all’inizio del romanzo e che vive in quello stesso edificio, incontra Aloizij Morgarič sulle scale:

si era sentito lo schianto di una porta, qualcuno era sceso velocemente e, travolgendo Annuška, l’aveva spinta di lato tanto da farle battere la nuca contro il muro. […] L’uomo, che indossava solo la biancheria e aveva una valigia in mano e un berretto in testa, le aveva risposto con voce folle e sonnolenta, tenendo gli occhi chiusi:

-Lo scaldabagno…il vetriolo…oh, quanto mi è costata l’imbiancatura…- e, piangendo aveva gridato:- Fuori!- Poi aveva preso la rincorsa, ma invece di continuare a scendere, era tornato verso il piano superiore, dove c’era la finestra con il vetro rotto dal piede dell’economista e, attraverso quel vetro rotto, a gambe all’aria, era volato nel cortile”.

Così Morgarič lascia l’appartamento n.50 due volte: Azazello lo spedisce fuori dalla finestra della camera di Voland, poi però si vede il personaggio che casca fuori dalla porta di ingresso e, ancora una volta, vola giù dalla finestra, dopo che era già arrivato all’ingresso.

6. Dove si è cacciata Hella?

Ecco la scena del volo finale degli eroi nel trentunesimo capitolo:

Al posto di colui che in lacera veste da circo aveva abbandonato i Monti dei Passeri sotto il nome di Korov’ëv-Fagotto, ora galoppava, facendo tintinnare la catena dorata delle briglie, un cavaliere viola scuro con il volto tenebrosissimo, senza sorriso. […] Quello che era stato un gatto deputato allo svago del principe delle tenebre, adesso era un giovane magro, un demone-paggio, il buffone migliore che fosse mai esistito al mondo. […] Sul lato esterno volava Azazello, facendo scintillare l’acciaio della sua armatura. La luna aveva mutato anche il suo volto. Era scomparso senza lasciare traccia l’assurdo, orribile canino sporgente; l’occhio cieco si era rivelato falso. Entrambi gli occhi di Azazello erano uguali, vuoti e neri, e il suo volto era bianco e freddo. […] E, finalmente, anche Voland volava con le sue vere sembianze. Margherita non avrebbe saputo dire di che cosa fossero fatte le briglie del suo cavallo, e pensava che potessero essere catenelle di luna, e il cavallo un blocco di tenebra, e la criniera una nuvola, e gli speroni del cavaliere bianche macchie di stelle”.

In questo passaggio non c’è alcuna descrizione di Hella. La incontriamo per l’ultima volta nel capitolo “La fine dell’appartamento n.50” quando “la figura di una donna nuda” esce in volo dalla finestra del quarto piano. Il volo e la trasformazione di Hella vengono descritte nelle prime redazioni: “la notte avvolge Hella in un mantello, così che nulla di lei sia visibile, eccetto la mano bianca che teneva il manico. Hella volava, come la notte, volata via nella notte”.

Ecco come ricorda questa discrepanza lo studioso di letteratura Vladimir Lakšin:

“Una volta posi a Elena Sergeevna una domanda da giovane lettore: durante l’ultimo volo del seguito di Voland, tra i cavalieri che volano in silenzio manca una persona. Che fine ha fatto Hella? Elena Sergeevna mi guardò con aria smarrita e, improvvisamente, esclamò con un’espressione indimenticabile: “Miša si è dimenticato di Hella!”.

Ma è possibile vedere questa discrepanza secondo un altro punto di vista, in base al quale l’eroina non era stata inserita consapevolmente dall’autore nella scena finale.

7. Quando ha prestato servizio come procuratore Ponzio Pilato?

Nel capitolo 26 Bulgakov scrive:

“Cosí il quinto procuratore della Giudea Ponzio Pilato incontrò l’alba del quindici di Nisan.”

Chiaramente, la domanda che interessa Bulgakov è se Ponzio Pilato fosse il quinto procuratore della Giudea (oppure il sesto). Le fonti storiche utilizzate dall’autore non forniscono una risposta precisa. Henry Grec e Nikolaj Makkavejskij stabilirono che Pilato fosse il quinto procuratore. Nei quaderni di Bulgakov, in cui sono raccolti i materiali utilizzati per il romanzo, ci sono alcuni appunti presi dalla voce “Pilato Ponzio” del lessico di Brokrauz e Efron: “Egli fu successore di Valerio Grato e sesto procuratore della Giudea”. Bulgakov evidenziò questa citazione con un punto interrogativo, e così fece anche con un frammento del lavoro del teologo Frederic Farrar: “…egli rivestì il ruolo di sesto procuratore della Giudea”. Infine, in una redazione dell’inizio degli anni 30, Pilato viene definito quarto procuratore. Nel corso della conversazione con Bezdomnji, il Maestro ricorda: “…stavo pensando a Ponzio Pilato e al fatto che in alcuni giorni avrei terminato le ultime parole e queste parole sarebbero state: «il sesto procuratore della Giudea Ponzio Pilato»”. Però è anche possibile che questo non sia un errore e che Bulgakov abbia consapevolmente scelto la variante errata, aumentando così il ritmo della prosa e le allitterazioni: “piatij prokurator-Pontij Pilat”.

8. Dove si colloca la moglie di Poplavskij?

Ecco come Maksimilian Poplavskij racconta del grado di parentela con Berlioz nel diciottesimo capitolo:

“Vede, – disse Poplavskij con aria imponente, – io sono l’unico erede del defunto Berlioz, mio nipote, perito, come lei sa, ai Patriaršie…”.

Tuttavia, successivamente l’autore descrive in maniera diversa i legami tra questi personaggi:

“Prima di descrivere il viaggio di Maksimilian Andrevič, bisogna però rivelare il suo segreto. Era indiscutibile che gli fosse dispiaciuta la morte del nipote della moglie”.

Sembra che non sia così importante, dopotutto Poplavskij non precisa di essere zio del defunto. Eppure nelle stesure iniziali del romanzo viene menzionata svariate volte la moglie di Poplavskij (egli compare sotto il nome di Latunskij o Radušnij), come “nata Berlioz” ed entrambi i personaggi hanno rivendicato il possesso dell’appartamento del defunto. Nella redazione finale, Poplavskij viene presentato come unico erede, ma questo personaggio, come del resto sua moglie, non compare più nonostante la frase “egli aveva provato dispiacere per il nipote della moglie” sia rimasta.

Fonte: arzamas.academy, 31/10/2018 – di Ivan Nazarov. Tradotto da Gaia Gilardengo

Per le citazioni prese dall’ultima redazione dell’opera si è fatto riferimento a: Bulgakov, Il Maestro e Margherita, Milano, Feltrinelli, 2017. Traduzione di Margherita Crepax

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Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica presso l’Università di Torino. Amante del mondo slavo e, in particolare, della letteratura russa. Sostenitrice della difesa di Dostoevskij come lettura estiva. Appassionata di lettura e viaggi, ha lasciato il proprio cuore a San Pietroburgo.

Gaia Gilardengo

Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica presso l'Università di Torino. Amante del mondo slavo e, in particolare, della letteratura russa. Sostenitrice della difesa di Dostoevskij come lettura estiva. Appassionata di lettura e viaggi, ha lasciato il proprio cuore a San Pietroburgo.