Le lettere sulla non-violenza tra Tolstoj e Ghandi

Mahatma Ghandi, ideologo della filosofia della non-violenza, trovava ispirazione per il suo movimento non solo nei libri, ma anche nelle persone. Tra queste, una con cui era in costante corrispondenza fu Lev Tolstoj. Mahatma Gandhi nella sua autobiografia confessa la grande influenza che Tolstoj ebbe su di lui. Secondo Gandhi, la lettura della prima opera di Tolstoj lo scosse così tanto che tutti gli altri libri gli sembrarono poi “insignificanti rispetto all’indipendenza del pensiero, alla profonda moralità e alla sincerità di Tolstoj”.

Proponiamo degli estratti dall’ultima lettera di Tolstoj al Mahatma Gandhi.

“Più vivo, e specialmente ora che percepisco vividamente la vicinanza della morte, più voglio dire agli altri ciò che sento in modo così vivido e cosa, a mio avviso, è di grande importanza, ovvero ciò che viene chiamato non-violenza, ma che in sostanza non è altro che l’insegnamento dell’amore, non pervertito da false interpretazioni. Questo amore, ad esempio il desiderio di un’unità delle anime e il conseguente desiderio di fare qualcosa, è una legge suprema e unica della vita umana, ogni uomo nel profondo del cuore lo sente (come si vede chiaramente nei bambini), fino a che non viene confuso dai falsi insegnamenti del mondo. Questa legge fu proclamata da tutti i saggi del mondo: indiani, cinesi, ebrei, greci e romani. Penso che sia stata chiaramente espressa da Cristo, che ha anche detto direttamente che in questo consistono la legge e i profeti. Prevedendo una distorsione, pochi  sono esposti e soggetti a questa legge, egli ha chiaramente mostrato il rischio di distorsioni da parte di persone che vivono con interessi mondani, per permettere la difesa dei propri interessi con la forza e, come ha detto, per rispondere ai colpi con altri colpi, per portare via con la forza degli oggetti, eccetera. Lui sa, come non può non sapere ogni persona ragionevole, che l’uso della violenza è incompatibile sia con l’amore sia con la legge fondamentale della vita che non appena una violenza è permessa in qualsiasi circostanza, riconosce l’inadeguatezza della legge dell’amore, negando quindi la legge stessa. L’intera civiltà cristiana, così brillante nell’aspetto, è cresciuta in questa ovvia e strana, a volte conscia ma per lo più inconscia, incomprensione e contraddizione.

In sostanza, non appena venne permessa la resistenza all’amore, l’amore non fu più lì e non poté essere la legge della vita. Non è esistita una legge della vita se non quella della violenza, ovvero il potere del più forte. L’umanità cristiana ha vissuto così per 19 secoli. È vero, che in tutti i tempi le persone sono state guidate dalla violenza nel corso della loro vita. La differenza nella vita dei popoli cristiani rispetto a tutti gli altri sta solamente nel fatto che nel mondo cristiano la legge dell’amore è stata espressa in modo così chiaro e definitivo come non è stata espressa in nessun altro insegnamento religioso, e che il popolo del mondo cristiano ha solennemente adottato questa legge e allo stesso tempo si è concesso la violenza e sulla violenza ha costruito le propria vita. Quindi l’intera vita delle nazioni cristiane è una completa contraddizione tra ciò che professano e ciò su cui sono costruite: la contraddizione tra l’amore, riconosciuto come legge della vita, e la violenza, riconosciuta come necessità in varie forme come il potere di governanti, tribunali e militari conosciuti e lodati. Tutta questa contraddizione è cresciuta insieme allo sviluppo della gente del mondo cristiano e recentemente è arrivata al suo ultimo grado. La scelta ora è ovviamente tra una delle due cose: o non riconosciamo alcun insegnamento religioso e morale e veniamo guidati nella nostra vita da un unico potere forte, o raccogliamo e consegniamo tutta la nostra violenza distruggendo tutte le istituzioni giudiziarie e di polizia e soprattutto quelle militari.

Il socialismo, il comunismo, l’anarchismo, l’esercito della salvezza, l’aumento del crimine, la disoccupazione, l’aumento folle del lusso dei ricchi e della miseria dei poveri, un numero terribilmente crescente di suicidi, sono tutti segni di quella contraddizione interna che dovrebbe ma non può essere risolta. Sarebbe certo permessa una risoluzione nel senso di un riconoscimento della legge dell’amore e quindi il rifiuto di ogni violenza. La vostra attività nel Transvaal, che a noi sembra alla fine del mondo, è la più centrale e la più importante di tutte le azioni che si stanno facendo ora nel mondo e alla quale inevitabilmente parteciperanno non solo le nazioni cristiane, ma quelle di tutto il mondo.

Il riconoscimento del cristianesimo, anche nella forma perversa in cui è confessato tra le nazioni cristiane in rapporto al bisogno di truppe e armi per uccidere nelle enormi quantità durante le guerre, è una contraddizione talmente palese e lampante, che prima o poi inevitabilmente, probabilmente molto presto, dovrà mostrarsi e distruggere il riconoscimento della religione cristiana, che è necessario per mantenere il potere, o l’esistenza degli eserciti e tutta la violenza sostenuta da loro, non è meno necessaria alle autorità. Questa contraddizione è sentita da tutti i governi, sia dal vostro inglese che dal nostro russo. A causa di un naturale senso di autoconservazione, come vediamo in Russia e come visto negli articoli del vostro giornale, i governi perseguitano con più vigore di qualsiasi altra attività anti-governativa. I governi sanno qual è il principale pericolo nei loro confronti e si tengono in guardia verso questa materia non solo per quanto riguarda i loro interessi , ma per una questione di esistere o non esistere”.

 

Fonte: russiatomorrow.info per leggere altre lettere tradotte potete cliccare qui. – Traduzione di Marcello de Giorgi

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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