Recensione de Il tempo delle donne di Elena Čižova

Cosa significa la storia per gli umili? Quali effetti ha su di loro? Se Tolstoj aveva esaminato questo tema in Guerra e Pace, Elena Čižova, pietroburghese classe 1961, ci riprova concentrandosi quasi esclusivamente sulle donne.

Il tempo delle donne narra la storia di Antonina, operaia e ragazza madre: quando il collettivo scopre la gravidanza, si adopera per mettere in moto il macchinario dello stato sovietico, che assegna alla ragazza una stanza in un appartamento comune, permettendole di lasciare lo studentato. Antonina dà alla luce una bambina e lo stato si attiva nuovamente, dandole la possibilità di lasciarla all’asilo nido mentre lei lavora. Purtroppo, però, la bambina si ammala spesso ed interviene allora la solidarietà: nell’appartamento comune vivono tre signore anziane che, come tre fate madrine, iniziano ad occuparsi della piccola Sjuzanna. Le raccontano storie, la lavano, la vestono, la nutrono ed imparano a capire i suoi silenzi – la bambina infatti è muta – e ad interpretarli.

La Storia, vero tema centrale del romanzo, traspare attraverso i racconti, i consigli e le idee delle tre nonne: ognuna di loro rappresenta quasi un archetipo della società russa. Una di loro parla francese, è molto colta ed è in grado di leggere e scrivere; un’altra ha vissuto l’assedio di Leningrado ed ha visto i suoi figli andarsene all’interno degli ingranaggi del meccanismo dell’URSS; la terza è figlia di ex servi della gleba, ha sempre lavorato la terra ed è legata alle tradizioni della Russia rurale. Si sono conosciute perché lavoravano tutte e tre come inservienti in ospedale, segno di come l’esperienza sovietica abbia livellato tutte le classi sociali, assegnando a tre donne che apparentemente non hanno nulla a che fare l’una con l’altra la stessa mansione e la stessa casa. Le tre nonne utilizzano la narrazione per dare un senso ai loro ricordi, raccontandoli alla piccola per darle delle radici dalle quali partire e sulle quali crescere. Si preoccupano di darle una fede religiosa attraverso il battesimo, un’appartenenza ad una famiglia attraverso i cimeli che le donano ed uno strumento per costruirsi il futuro, grazie alla lingua francese che si occupano di insegnarle. La Čižova ci presenta quindi la storia e la narrazione come due elementi fondamentali della coscienza di un popolo, indivisibili l’uno dall’altro. La piccola Sjuzanna, ormai adulta e affermata artista, riprende il filo di questo legame e lo traduce in immagini: quelle dei quadri e quelle ricamate dalle sue nonne sulla sua tovaglia di lino.

Il tempo delle donne è un libro caldo eprofumato che accompagna con delicatezza il lettore nell’universo sovietico, dimostrandone uno degli aspetti più umani e universali.

Recensione a cura di Alice Amati

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