I gatti nei classici russi

Cosa hanno composto gli scrittori e i poeti russi sul tema più importante di questo universo? Ricordiamo il tema del gatto e dei suoi simili nella letteratura e osserviamo le illustrazioni dei libri insieme a Sof’ja Bagdasarova.

Parlanti

Prima di tutto, i gatti sono animali magici, sono dei parlanti senza rivali. Nellefavole compare il Gatto Bajun ( ‘Parlante’ ) – dal suo soprannome è facilmente intuibile che lui sa parlare (chiacchierare). Si tratta di un cantastorie, con dei tratti da mangiabambini. Il suo più vicino parente è il gatto scienziato del preambolo del Rjaslan e Ljudmila puškiniano; lui è un gatto che «quando va a destra, attacca una canzone, quando va a sinistra, racconta qualche favola».Il poeta ha tratto il personaggio dalle favole di Arina Rodionova. I loro successori sono, sicuramente, il gatto parlante Vasilij, con la sua ereditata memoria breve, che vive nei pressi di Iznakurnož – dal romanzo Il lunedì comincia sabato dei fratelli Strugackij. Ma furono anche i gattini di Tat’jana Tolstaja ad assumere i tratti antropofagici.

Licantropi

I gatti che rimangono più impressi sono collegati a forze oscure, sono licantropi (i polacchi hanno inventato per definirli un termine specifico; essi sarebbero “kotolaki”). Senza dubbio, è il caso del gatto Behemont del romanzo di Bulgakov Il maestro e Margherita, chiamato così in onore del demone dei desideri carnali che compare nella Bibbia,  in particolare nel Libro di Giove. Ma il primo tra tutti, pare sia stato il licantropo de La venditrice di ciambelle al papavero di Lefortovo di Antonij Pogorel’skij del 1825. In questa povest’, il primo esempio di racconto di fantascienza romantico russo, uno sposo, dal titolo di consigliere, Aristarch Faleleič Murlykin viene trasformato in un gatto. Il libro è uscito solo più tardi, dopo le tedesche Considerazioni filosofiche del gatto Murr di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, pilastro mondiale della prosa «per gattofili».

Non poteva, ovviamente, fare a meno di questi gatti-licantropi nemmeno Nikolaj Gogol’ nelle sue serate ucraine. Ne La notte di maggio o L’annegata una giovane bella matrigna manda via da casa l’eroina, la quale, tutte le notti si rivolgeva ad un gatto. Ne La sera della vigilia di Ivan Kupala, una vecchia fattucchiera che rivela dove trovare il tesoro, viene trasformata in un gatto nero. D’altraparte, nelle favole della tradizione slava orientale, anche il personaggio positivo di Ivan Koškin figlio può essere trasformato in gatti; mentre lo zarevič Ivan ha per fratello Kot Kotovič (lett. Gatto Gattovič).

Edificanti

Anche quando si parla di animali del tutto ordinari, reali, privi dei trucchi diabolici e di forze sovrannaturali, gli scrittori non possono esimersi dalla categorizzazione e conferiscono loro dei tratti. I gatti diventano l’incarnazione dei vizi umani, per esempio quello dell’ingordigia, della voracità, della perfidia e della scaltrezza. Ricordiamo la frase «E Vas’ka ascolta e mangia»,tratta dalla favola di Krylov Il gatto e il cuoco. A tal proposito, nelle sue poesie composte a cavallo del 1812, i contemporanei avevano riconosciuto una satira di Napoleone alla conquista del mondo. Invece, la favola La gatta e l’usignolo del 1824 («… Scarne sono le canzoni per l’Usignolo nelle grinfie della Gatta») si riferisce alla censura sulla stampa. Ne Illuccio e il gatto ( «… Che guaio se il ciabattino si metterà a sfornare torte»), in generale si parla dell’ammiraglio Čičagov e della sua sconfitta. Tutti coloro che si dilettano con il genere della favola hanno usato l’immagine del gatto nei loro testi: tra questi, ricordiamo Ivan Chemnicer, Aleksandr Sumarokov, Ivan Dmitrev, Vasilij Žukovskij, Vasilij Puškin, Lev Tostoj (nelle favole) e Sergej Michalkov. E questo iniziò, naturalmente, con Esopo e LaFontaine. 

Misteriosi

Un posto isolato nel panorama dei gatti messi in rima dalla cultura russa è occupato dal protagonista di Come i topi hanno seppellito il gatto. Già negli anni ’90 del XVII secolo nella prima raccolta dei proverbi russi si poteva leggere il proverbio «I topi trascinano il gatto al camposanto», in seguito, esso assunse la forma di «I topi sotterrano il gatto» e «I topi seppelliscono il gatto». Su questo tema, si sono conservate molte stampe popolari (lubok), che sono accompagnate da lunghi testi in rima («La fantasia sui volti si rivela nelle vecchie verande, avvolta in stracci neri, come topiche seppelliscono un gatto, accompagnano un loro nemico, gli fanno gli ultimi onori…»). L’incisione divenne un elemento cardine per il XVIII secolo, tanto che, ne La figlia del capitano, Grinev la vede nella casa del capitano Mironov, Roslavlev nel romanzo di Michail Zagoskin l’osserva nella locanda,mentre ne La casa di ghiaccio di Lažečnikov è appesa nella stanza dei fuochi d’artificio.

Gli studiosi hanno discusso a lungo per decretare cosa ritraesse questa incisione: l’opinione maggiormente condivisa la intende come satira della sepoltura di Pietro il Grande, inventata dai seguaci dei Vecchi Credenti; in essa sarebberostati riconosciuti anche i più stretti collaboratori dello zar’, a cui gli altri personaggi del lubok fanno riferimento con soprannomi offensivi. Ancora oggi non c’è un’opinione univoca sul significato di questa stampa. Del resto, esiste anche una versione secondo cui il tema della favola di Esopo in cui la gatta si  finge morta per poter mangiarei topi, sia stato rimaneggiato dalla tradizione russa senza un particolare scopo. Grazie all’edizione dell’inizio del XX secolo, con le illustrazioni di Georgij Narbut, questa storia, rielaborata in russo da Vasilij Žukovskij è entrata nell’albo d’oro delle favole per bambini. Ma, tenete presente che il testo in prosa, diventato famoso in questa edizione, è una versione semplificata. L’originale di Žukovskij del 1831 è scritto in esametri ( «Non avendo elaborato l’affare come si deve, / Ci è venuto in mente di sotterrare il gatto, e il discorso sepolcrale, / fu immediatamente preparato…»). Il poeta lo ha inserito nella sua Guerra dei topi e delle lumache, riadattamento del poema classico Batracomiomachia, parodia dell’Iliade, in cui, al posto dei Troiani e degli Achei combattono degli animaletti. Lo stesso tema è presente nei più noti versi diNikolaj Zabolockij, tratti dalla poesia del 1933 Come i topi hanno combattuto contro un gatto: «Giace un gatto, non si muove, / non si rigira./ Ha tirato le cuoia, quel birbante, ha tirato le cuoia, / è crepato il gatto, è crepato!».

Del resto, se il lubok è una rappresentazione veritiera di un dato tema, allora in questo caso si capisce che i topi siano considerati senza dubbio i più intelligenti tra i personaggi della favola: se si guarda attentamente la stampa, le zampe del gatto sul carro funebre sono sempre minuziosamente legate.

Gioiosi 

Questa è certamente la caratteristica con cui più spesso ci si riferisce ai gatti nelle favole, nelle conte o nelle ninnananne per bambini. Già Vasilij Žukovskij nel 1814 aveva scritto un testo interessante: «Gattino spelato, povero gattino! / Perché sei saltato ulla finestra; / sulla finestra c’era un contenitore di rame, / Un contenitore, dal fondo di terracotta!» Ma i più grandi capolavori della poesia per l’infanzia sono stati composti nel XX secolo. Ciò diede gloria ai più grandi esponenti di questo genere: Agnija Barto, Boris Zachoder, Samuil Maršak (parimenti interessanti le sue composizioni e le traduzioni dall’inglese), Sergej Michalkov, Junna Moric, Andrej Usačev, Daniil Chams, Saša Černyj e altri.

Nella seconda metà del XX secolo, l’immagine del gatto inizia a far strada non solo nei libri per bambini, ma anche nei cartoni animati: possiamo ricordare Il gattino di nome bau di Grigorij Oster, Chi ha detto “miao”? di Vladimir Suteev, Lo zio Fedja, il suo cane e il suo gatto, di Eduard Uspenskij e molti altri. Non dobbiamo dimenticarci nemmeno dei gatti protagonisti della prosa: il gatto Basilio ne Le avventure di Burattinodi Aleksej Tolstoj, che, in realtà, è un altro personaggio antropomorfo. Nel 1872 vennero pubblicate anche Le favole del gatto Murlyk di Nikolaj Vagner, in cui il discorso è condotto da un rispettabile gatto (e le favole sono così difficili che sembrano essere state scritte per gli adulti, piuttostoche per i bambini). Fu necessario, però, aspettare Paustovskij e il suo Il gatto ladro perché finalmente l’animale fosse dipinto come un normale naturalista, secondo la visione di Thompson Seton. Kuprin, invece, nel 1927 scrisse un’opera intermedia tra il racconto e le memorie, intitolata Ju-ju, a proposito della sua amata gattina.

Anche i testi fantasy non possono fare a meno dei gatti: Kir Bulyčev ha scritto il racconto Intelletto per gatti, mentre nel 2004 alcuni autori russi di fantascienza, tra cui Divov, Luk’janenko, Zorič e Kaganov hanno pubblicato l’antologia L’uomo è un gatto per l’uomo.

I gattini nel Secolo d’Argento

L’inizio del XX secolo segnò una tappa particolare nel sentiero dell’interpretazione dei gatti nella letteratura. Iniziamo dal fatto che, proprio in quel momento, il diminutivo «gattino» iniziò a pieno titolo a far parte del lessico scritto. Igor’ Severjanin si rivolgeva in questo modo ad una ragazza nel 1911: «Gattino grazioso, piccolina! Mettiti subito in punta di piedi, / Protendi calorosamente i tuoi fiorellini dalle labbra vermiglie…», mentre Andrej Belyj aveva addirittura intitolato un intero romanzo Il gatto Letaev (come si può immaginare, il gatto non è il protagonista, che invece si chiama Kostantin).

Le favole in cui compaiono i gatti si trasformano sia in quel genere che, piùtardi prenderà il nome di realismo magico, sia in qualcosa di assolutamente poco definibile (come Il Maestro e Margherita). Aleksej Remisov scrive, basandosi sul folklore slavo, Verso Sole, in cui è presente la favola Kotofej Kotofeič ( lett. Micio Miciovič). La sua prosa è così ricca, che il primo editore, per il cui giornale per la prima volta uscirono sia la versione russa, sia quella francese del testo, declinò il suo manoscritto, ritenendolo intraducibile. I gatti appaiono anche in altri testi di Remizov.

Talvolta i poeti compongono gingilli sui motivi dei versi per l’infanzia; tra questi possiamo ricordare, per esempio, Anna Achmatova ( Murka non andare, lì c’è il gufo), Innokentij Annenskij (Senza fine e senza inizio (ninnananna)) e altri. Teffi si divertiva con le poesie sull’amore tra Belolapka (lett. Zampabianca) e Tigrokota (lett. Gatto Tigro). Lei ha anche scritto un racconto molto toccante Il gatto di Mr Fourtenau, sulla storia della giovane prediletta di un vecchio signore che ha cambiato la vita ad altri uomini.

Il getto diventa anche tema di componimenti più seri. Nel fare questo, probabilmente, i poeti prendono esempio da Charles Baudelaire, che in quel periodo era attivamente tradotto, e danno gloria a questi animali con molte opere. Sergej Esenin si strappa la camicia sul petto, lamentandosi e dicendo «Ah, quanti gatti che ci sono…» riferendosi alla sua amata gatta, dal cui pelo avevano cucito un berretto allo zio. Marina Cvetaeva esclama: «Nel cuore dei gatti non c’è vergogna!», nell’opera Gatti. Chodasevič scrive il necrologio alla sua amata, con versi solenni: «Nei momenti di divertimento era tanto saggio e nei momenti di saggezza tanto divertente / Amico che conforta e mio ispiratore!» e lo paragona al passerotto di Catullo (Memorie del gatto Murr).

FONTE: culture.ru – Traduzione di Alessia Baratti

Alessia Baratti

Nata in provincia di Brescia nel 1995, mi sono laureata in lingua e letteratura inglese e russa all'università Ca' Foscari di Venezia, dove frequento il corso di laurea magistrale di Slavistica. Amo molto leggere, viaggiare, conoscere culture nuove. Mi piace mettermi alla prova e tradurre, perché penso che sia importante dare a tutti la stessa opportunità di imparare.