Spasskij vs Fischer: perché il leggendario incontro di scacchi divenne la continuazione della guerra fredda

45 anni fa l’americano Bobby Fischer, uno degli scacchisti più eccentrici della storia, si laureò campione mondiale di scacchi. Nella lotta per il titolo di campione sconfisse lo scacchista sovietico Boris Spasskij. La partita tra i due Grandi Maestri divenne una parte della Guerra Fredda che, verso gli anni 70, si estendeva sempre di più all’ambito sportivo: ad accompagnare lo scacchista sovietico fu il KGB, mentre la famiglia dello scacchista americano era seguita dall’FBI. La storia del miglior scacchista del secolo scorso e del match leggendario con il suo rivale sovietico raccontata nel materiale di RT.

Gli anni 60 del secolo scorso, quando il mondo sembrava sulla soglia di una guerra nucleare, appartenevano al passato. L’impressione era che fosse cominciata un’epoca di distensione: URSS e Stati Uniti iniziarono a capire che difficilmente il conflitto tra i due sistemi si sarebbe potuto risolvere con una guerra. A partire dal 1969, entrambe le parti si trovarono sempre più spesso al tavolo delle trattative, e nel 1972 il presidente Richard Nixon si recò persino in visita in Unione Sovietica.

Tuttavia, a cavallo tra gli anni 70 e 80 la situazione globale peggiorò bruscamente. URSS e Stati Uniti erano coinvolti nella corsa agli armamenti. Qualsiasi avvenimento, anche non politico, nelle relazioni internazionali veniva letto nel contesto di opposizione tra le due potenze.

In queste condizioni, la guerra tra i due sistemi cominciò a farsi sentire nelle sfere non militari, tra cui lo sport. Gli eventi sportivi potevano prendere altre forme oltre a quella di una competizione. Per esempio, per gli Stati Uniti l’inizio degli anni 70 fu il periodo della “diplomazia del ping-pong”, quando, attraverso le visite degli sportivi americani in Cina, gli Stati Uniti riuscirono a stabilire delle relazioni diplomatiche con il Paese. Gli anni 70 divennero il decennio in cui lo sport si rivelò indissolubilmente legato alla politica.

In territorio straniero

Gli sportivi provenienti dall’URSS e dai Paesi del “blocco sovietico” battevano gli americani su tutti i fronti, tranne il calcio, in cui, tra l’altro, nemmeno gli Stati Uniti raggiunsero risultati considerevoli. Alle Olimpiadi del 1964 e del 1968 gli americani riuscirono a superare di poco l’URSS per numero di ori ottenuti, ma già a Monaco nel 1972 i sovietici tornarono a primeggiare.

Negli gli anni 70, la scuola sovietica mantenne saldo il suo monopolio della corona mondiale di scacchi. Gli scacchisti sovietici detenevano il titolo di campioni del mondo dal 1946 e nella maggior parte dei casi gareggiavano tra di loro. Fino a quel momento gli Stati Uniti avevano dato un solo campione del mondo, Wilhelm Steinitz, il quale si era trasferito a New York dall’Impero Austro-Ungarico nel 1883 quando era già un scacchista affermato.

In Unione Sovietica si trovava la scuola di scacchi più forte al mondo, e ad affrontarla potevano essere o una scuola altrettanto forte o un genio. E gli Stati Uniti trovarono un genio.

Su Bobby Fischer sono stati scritti tanti libri e girati tanti film. Tra gli scacchisti non mancavano persone eccentriche, ma lui le superò tutte. Fin dall’infanzia si impegnò per realizzare il suo sogno: diventare campione del mondo di scacchi.

E in questo percorso gettò via tutto il superfluo, persino la scuola, che lasciò perché gli impediva di giocare a scacchi. Sua madre cercò di tenerlo lontano da questa passione che le sembrava pericolosa, ma gli scacchi furono più forti.

Incline ai litigi e alla ricerca di complotti, Fischer era uno degli scacchisti più talentuosi della storia. Come fu chiarito più tardi, egli vedeva complotti attorno a sé per un buon motivo: in effetti, l’FBI seguiva la sua famiglia, sospettando che la madre avesse contatti con l’Intelligence sovietica.

Ma sulla strada verso l’acme della sua carriera c’era prima di tutto il campione del mondo in carica, che all’inizio degli anni 70 era lo scacchista sovietico Boris Spasskij.

Spasskij era in molte cose simile a Fischer. Si potrebbe persino dire che i due cominciarono a gareggiare senza conoscersi. Spasskij era più vecchio di lui di sei anni ed era considerato il più giovane Grande Maestro al mondo: il titolo gli fu assegnato all’età di 18 anni. Ma Fischer aveva battuto questo record nel 1958, ricevendo il titolo all’età di 15 anni e mezzo.

Spasskij, come Fischer, crebbe in una famiglia con un solo genitore e si dedicò agli scacchi fin dall’infanzia. I due si incontrarono per la prima volta nel 1960 ad un torneo in Argentina, dove Fischer perse ma ottenne lo stesso punteggio di Spasskij. Mancavano dodici anni al leggendario incontro per il titolo di campione del mondo.

Il match del secolo

Spasskij aveva conquistato il titolo di campione nel 1968, sconfiggendo il sovietico Tigran Petrosyan, Nel 1970 a sconfiggere Petrosyan fu Fischer, che, a quel punto, aveva raggiunto l’apice della gloria nel mondo degli scacchi. Gli mancava solamente il titolo di campione del mondo.

L’incontro tra Fischer e Spasskij era una sfida non solo personale per i due scacchisti, ma anche per gli Stati di cui erano cittadini (anche se entrambi avevano un rapporto abbastanza distaccato con il concetto di cittadinanza: sia Spasskij che Fischer successivamente vissero in altri Paesi per molti anni). Ma nel periodo dell’opposizione tra URSS e Stati Uniti l’incontro per il titolo di campione divenne l’evento più importante a livello mondiale.

A causa del temperamento bellicoso di Fischer, gli accordi sulle condizioni dell’incontro si rivelarono una faccenda estenuante. Fischer si rifiutò di gareggiare nel posto già concordato, e questo fu cambiato; pretese che il premio venisse raddoppiato, e così fu fatto; poi disse che a lui spettava un terzo del profitto ricavato dalla vendita dei biglietti per l’incontro, ma gli organizzatori non lo accontentarono.

L’incontro, atteso non solo nel mondo degli scacchi, cominciò l’11 luglio del 1972. Spasskij era accompagnato dall’intera delegazione del KGB, guidata dal colonnello Bobkov, direttore della Quinta sezione del dipartimento, quella “ideologica”. Questa attenzione si spiegava non solo alla luce dell’importanza a livello internazionale del gioco, ma anche del timore che aveva Spasskij di poter essere avvelenato oppure esposto ai raggi X. E’ interessante notare che anche Fischer aveva paura che lo avvelenassero: ebbe questa paura per tutta la vita e anche in età avanzata temeva di essere avvelenato dalla CIA o dai comunisti.

La gloria perduta

Il 1 settembre del 1972 gli Stati Uniti esultavano: lo scacchista americano divenne il campione del mondo di scacchi. Ma fu presto chiaro che questa vittoria non portò ciò che ci si aspettava, né agli Stati Uniti, né allo stesso Fischer. L’eccentrico scacchista si mostrò indifferente ai dividendi che ricevette insieme al titolo. Rifiutò di pranzare con il presidente Nixon alla casa Casa Bianca e con riluttanza parlò con i giornalisti.

Nel 1975 Fischer si rifiutò di giocare con Anatolij Karpov e perse il titolo di campione non in un incontro, ma con una procedura burocratica. Agli americani non rimase nulla di cui andare fieri: l’Unione Sovietica recuperò le posizioni perse.

Lo stesso Fischer smise di impegnarsi per vincere nuovi titoli, e l’unica storia rilevante legata al suo nome fu l’ingiusta detenzione nella città californiana di Pasadena nel maggio del 1981: l’ex campione fu scambiato per il rapinatore di una banca e picchiato in una stazione di polizia.

Fischer tornò nel mondo degli scacchi solo nel 1992 e ancora una volta contro Spasskij: i due non più giovani scacchisti si incontrarono in un match di rivincita organizzato da un milionario serbo. L’americano vinse ancora, ma la sua vittoria aveva un carattere puramente simbolico.

Il campione americano si spense nel 2008 in Islanda. Nonostante egli sapesse che stava morendo, non fece testamento. La diatriba per la sua eredità durò in tutto tre anni, e per stabilire il suo legame di parentela con uno dei pretendenti ai 2 milioni di dollari rimasti del patrimonio dello scacchista, fu necessario riesumare le spoglie del Grande Maestro.

FONTE: rt.com , 01/09/2017 – di Viktor Mironov, Traduzione di Cristina Sarracco

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Cristina Sarracco

Studentessa magistrale all'università di Bologna. Dopo un periodo a Mosca, mi sono trasferita a Parigi, dove attualmente vivo, grazie a una borsa di studio per un anno accademico alla Sorbona.