20 Sfumature di blu

Blu su bianco. Gli abitanti della cittadina in campagna di Gžel’ dicono che da loro, come da nessun’altra parte, il cielo è perfettamente blu, per questo hanno pensato di riportare i colori del cielo sul bianco della porcellana. Natal’ja Letnikova ha raccolto i fatti più interessanti a proposito dello sviluppo di questa antica arte.

Gžel’ non è soltanto un villaggio e il centro di questa attività di artigianato, ma anche un intero territorio di stoviglie di ceramica. 27 cittadine in campagna costituiscono il cosiddetto «consorzio di Gžel’».  La prima menzione si deve ai tempi di Ivan Kalita. Inizialmente veniva lavorata la ceramica, ma quando alcuni contadini, i fratelli Kulikovo, scavando il terreno, scoprirono il caolino, la produzione venne indirizzata verso la porcellana.

L’immagine rappresenta delle stoviglie di Gžel’ con decorazioni tradizionali.

L’argilla di Gžel’ è una risorsa strategica. Nel XVII secolo, su ordine di Aleksej Michajlovič, veniva utilizzata per esperimenti farmaceutici e alchimistici. Sotto i Petrov, si passò ai mattoni e durante il regno della zarina Elisabetta, Gžel’ venne indicato come prima fabbrica di porcellana in Russia.

L’immagine rappresenta unritratto della zarina Elisabetta Petrovna. A.P. Antropov. Fine anni ’50 -inizio anni ’60 del XVIII secolo.

Dai tempi di Pietro I gli artigiani hanno cercato di trovare il segreto della perfetta produzione di porcellana. Alcuni studiosi hanno decretato che nemmeno l’invio di spie abbia portato successo. Un amico di Lomonosov, il chimico Dmitrij Vinogradov ha descritto la tecnologia di produzione della ceramica cinese.

L’immagine rappresenta DmitrijIvanovič Vinogradov. Miniatura di un autore sconosciuto.

Tutti i segreti della decorazione sono contenuti ne L’abc della pennellata. In un unico libro, Aleksandr Saltykov raccolse l’esperienza di varie generazioni. Conte, studioso-ceramista, critico d’arte, egli a metà del secolo scorso fece rinascere, partendo quasi da zero, questa forma di artigianato. Questo funge da base per la collezione del Museo Statale di Storia a Mosca.

L’immagine raffigura alcune decorazioni tipiche della lavorazione Gžel’.

Anche ai tempi della servitù della gleba, gli artisti di Gžel’ venivano considerati uomini liberi. Dal XVI vennero registrati sotto le istituzioni di palazzo e delle terre imperiali e iniziarono a dedicarsi soltanto all’artigianato su ceramica. Inizialmente, le decorazioni Gžel’ erano di tanti colori. La moda del blu cobalto è giunta in Russia nel XIX secolo dall’Europa e dall’Asia. Furono le mattonelle olandesi smaltate di bianco e blu e la porcellana cinese a dare il la a questa lavorazione. Gžel’ «provò» il cobalto e così rimase.

L’immagine rappresenta la ceramica Gžel’ multicolore.

Sul disegno Gžel’ viene steso il nero cobalto ed esso assume la colorazione blu soltanto dopo la cottura. Gli artigiani Gžel’ riconoscono addirittura 20 sfumature di blu. La gradazione più chiara o più scura del colore dipende dall’artista e da come stende il colore con il pennello. Il disegno preferito dagli artigiani Gžel’ è la rosa; essa, nel mondo dell’artigianato, prende il nome di «Agaška». Si tratta di una rosa dal colore acceso, con i petali tondi e questo soprannome deriva dal fatto che, nel XIX secolo, nelle fabbriche di porcellana lavoravano come artisti molte contadine dal nome Agafija.

L’immagine rappresenta una teiera Gžel’ con disegni tradizionali.

L’agitfarfor (lett. porcellana con funzione diagitazione) è il tema principale della decorazione Gžel’ durante la GuerraCivile (1918-1922). Ciò venne ideato dai francesi, ai tempi della Rivoluzione borghese di Febbraio. Negli anni del regime sovietico, le idee del comunismo vennero esportate anche su ceramica. Oggi, il prezzo di questa eredità ideologica all’asta di Londra raggiunge i 4000 £.

L’immagine rappresenta una statuetta di ceramica dell’epoca sovietica.

Il principale segreto di Gžel’, ovvero da dove è nato il suo nome, non è ancora stato svelato. Ci sono molte versioni: si pensa che possa derivare dalla parola in lingua russa antica «Gžel’», per indicare delle stoviglie cotte in un forno; che possa essere stato chiamato così in onore del ruscello Gželka, che scorre nella regione di Smolensnk; oppure che il termine derivi da «gžiolka», appellativo antico per l’uccello Ballerina. Sono più di cento anni che si indaga su queste ipotesi.

L’immagine rappresenta un piatto di porcellana Gžel’ con le decorazioni tradizionali.

FONTE: culture.ru – Traduzione di Alessia Baratti

Alessia Baratti

Nata in provincia di Brescia nel 1995, mi sono laureata in lingua e letteratura inglese e russa all'università Ca' Foscari di Venezia, dove frequento il corso di laurea magistrale di Slavistica. Amo molto leggere, viaggiare, conoscere culture nuove. Mi piace mettermi alla prova e tradurre, perché penso che sia importante dare a tutti la stessa opportunità di imparare.