Paolo Nori e “La Grande Russia Portatile”

Ospite presso il Circolo dei Lettori di Torino, evento frutto della fortunata collaborazione tra lo scrittore e traduttore emiliano, L’Associazione Italo-Russa “È ORA!?” e la Fondazione Circolo dei Lettori, Paolo Nori ci presenta”La Grande Russia Portatile“, il suo nuovo libro edito da Salani, raccontandoci il paese in cui da adulto è diventato grande, attraverso le sue grandi contraddizioni, la sua grande letteratura e il suo grande animo.

Grande e portatile

L’idea di creare una Grande Russia Portatile, ci spiega, nasce da due momenti ben precisi: il primo nell’autunno 1988, quando Paolo Nori inizia a studiare il cirillico del posto in cui è “diventato grande”, la grande Russia, e il secondo, nel gennaio 2018, a trent’anni esatti dall’inizio di un viaggio sentimentale, attraverso gli eventi, gli scrittori, gli spazi di un paese stupefacente, insieme alle sue trasformazioni: dalla Russia Sovietica dei primissimi anni novanta a quella dei mondiali di calcio 2018. Paolo Nori in Russia ci arriva nel 1991, agli sgoccioli dell’Unione Sovietica: c’era durante il primo referendum per la conservazione dell’URSS, c’era nella mancanza e irreperibilità quotidiana, in fila per comprare il pane, per la vodka introvabile. Poco male ci spiega, in Russia in mancanza, come valido surrogato che garantiva gli stessi effetti c’era l’eau de cologne: e per provarcelo parte in sala la canzone “vsgljad s ekrana” dei Nautilus Pompilius, il ritornello parla da sé.   

Ален Делон, Ален Делон не пьет одеколон.
Ален Делон, Ален Делон пьет двойной бурбон.
Ален Делон говорит по французски.

Alain Delon, Alain Delon, non beve eau de cologne.            Alain Delon, Alain Delon, beve dei gran bourbon.              Alain Delon, lui parla francese.               da “La Grande Russia Portatile”

Attraversando la letteratura

Quando di Russia si parla è pressoché inevitabile, per chiunque abbia studiato la sua lingua o per chi se ne sia anche solo infatuato, parlare della velikaja russkaja literatura, ossia della grande letteratura russa. Leggere i russi, spiega, (citando un pezzo di Giorgio Manganelli su quanto leggerli sia «un’esperienza violenta, malsana, indispensabile, unica») è una cosa diversa, indimenticabile come il primo Doestoevskij, il primo Gogol’: «è come se leggere i russi volesse dire entrare in uno spazio diverso, con degli elementi diversi, una gravità diversa, una geometria diversa e un peso specifico diverso». Le circostanze di ogni lettura si fissano nella memoria, gli odori, come anche gli umori, i russi da leggere sono un campo che attraversarlo, spiega Paolo, «lascia dei segni che uno se li può far solo lì». Durante l’incontro ci si interroga sull’eredità di tali grandiosità letterarie, ad oggi, spiega Paolo Nori le forme russe contemporanee ci sembra già di conoscerle, mentre la demenza di un racconto come il Naso di Gogol’, dove c’è uno che si sveglia e non ha più il naso e esce per strada e vede il suo naso in uniforme, quella è una cosa stupefacente.

Lo volete solo voi il progresso?

Il viaggio “portatile” di Paolo Nori, muove oltre che da pagina a pagina anche, ovviamente, anche di luogo in luogo. Dal frenetico garbuglio di viali nella confusa, faticosa quanto affascinante Mosca, alla pittoresca San Pietroburgo, con i suoi edifici stupefacenti, a Piazza del Fieno, in passato zeppa di chioschi e carri attraverso i quali il Raskol’nikov descritto da Dostoevskij muoveva vestito di stracci nella più totale indifferenza dei passanti. Quella piazza racconta Paolo adesso c’è ancora, transitabile, con delle panchine e un monumento di cristallo dono della Francia. Quella Mosca c’è ancora, ma è molto diversa da quella che aveva conosciuto nel 1991 da giovane russista, oggi città all’avanguardia, occidentale: trent’anni, come scrive nel “La Grande Russia Portatile”, «hanno ribaltato il più grande paese del mondo che, miracolosamente, è rimasto il posto stupefacente che era la prima volta che ci sono andato».

Fare le capriole, traducendo

Al termine dell’evento, lo scrittore emiliano rispondendo ad alcune domande del pubblico, ci racconta qualcosa sul Paolo Nori traduttore, sulla traduzione in generale e, come dice lui, sull’arte di fare le capriole. Spesso saper tradurre significa anche sapere scrivere, due qualità strettamente connesse e indispensabili per un buon traduttore: Paolo Nori conferma questo assunto e spiega che «la traduzione e la scrittura sono due facce della stessa medaglia».  Per uno scrittore tradurre è come l’altra faccia dello stesso mestiere. Quest’anno Paolo Nori insegna a Milano alla IULM e ai ragazzi del corso di traduzione letteraria fa anche scrivere: assegna loro degli esercizi di produzione, di scrittura creativa oltre che di traduzione. «Uno che traduce deve anche esser capace di fare in italiano le capriole che Gogol’, Tolstoj e Dostoevskij hanno fatto in Russia, bisogna essere agili, e questa agilità bisogna esercitarla.» Per un traduttore spiega, è anche molto importante leggere e ri-leggere ad alta voce ciò che si è scritto, metodo semplice ma davvero molto efficacie. Fra le opere di cui è traduttore e curatore ricordiamo l’’antologia degli scritti di Daniil Charms “Disastri” (Marcos y Marcos), l’antologia di Velimir Chlebnikov, “47 poesie facili e una difficile” (Quodlibet) e  il romanzo “Oblomov” di Ivan Aleksandrovič Gončarov (Feltrinelli).

Segnaliamo un breve video dell’evento, prodotto dall’Associazione Italo-Russa “È ORA!?”.

 

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Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.