Viktor Erofeev: il film ”Prazdnik” e la mitologizzazione della storia russa

È uscito su YouTube il film di Aleksej Krasovskij ”Prazdnik”, (La festa, NdT) che ha sollevato molto rumore. Ci sono state richieste di proibizione e minacce rivolte al regista. Lo ha guardato lo scrittore Viktor Erofeev.

È l’ennesimo scandalo del cinema russo. Questa volta la tempesta di scontento è stata scatenata dal film di Krasovskij, ”Prazdnik” – ”La festa” – la cui storia si svolge durante l’assedio di Leningrado. Questo film-fantasma, che difficilmente uscirà sui grandi schermi russi, è stato condannato per il più alto crimine patriottico; deputati e funzionari imbarazzati l’hanno paragonato alla propaganda fascista che cercava di distruggere gli animi dei cittadini durante l’assedio.

Ho guardato il film, si tratta di una tragicommedia sul comportamento umano in una situazione estremamente drammatica. Sulla coscienza confusa dell’uomo che spesso rasenta la follia. Se qualcosa di comico c’è, è piuttosto un riso sulla debolezza della natura umana, che è ciò di cui l’arte racconta fin dai tempi antichi.

Tutto, però, dipende da un contesto. Lo stato russo si vede come una fortezza assediata che non ha voglia di scherzare, ogni scherzo è di cattivo gusto. E in questa fortezza assediata, nell’ultimo periodo, è nata una storia sacra, lunga centinaia di anni, la storia di una vittoria che non ha mai subito sconfitte, in cui sono stati inseriti tutti indistintamente: gli zar, la chiesa ortodossa, Rasputin, i Bianchi e i Rossi, gli aristocratici e gli astronauti, le vittime e gli aguzzini che si spacciano a loro volta per vittime. Da questa gloriosa biografia sono stati estromessi solo gli infedeli Lenin e Trockij, è stato invece reinserito Stalin. In questa ufficiosa storia sacra ci sono pagine più sacre di altre, e sono quelle legate alla guerra contro la Germania di Hitler. Se non prendiamo in considerazione la stratificazione dei punti di vista sull’argomento non dubitiamo della grandezza di questa vittoria. E, in queste pagine estremamente sante, l’assedio di Leningrado occupa un posto speciale. Aleksej Krasovskij sapeva a cosa andava incontro, perché mostrare qualcosa di ridicolo e pavido in un contesto tanto eroico è molto rischioso.

Ma l’assedio è avvenuto, se parliamo del contesto storico, durante il totalitarismo staliniano che aveva corrotto gli animi non solo con le repressioni ma anche con i privilegi della nomenklatura. L’assedio ha auto luogo dopo il grande terrore degli anni ’30, quando la vigliaccheria era ormai venuta a galla e personalità di vari livelli si erano già trasformate in bestie impaurite. Di queste bestie e di come la gente sopravviveva alle correnti di ipocrisia e paura parla il film ”Prazdnik”. Non è per sentito dire che conosco l’assedio di Leningrado. Mia nonna fino alla fine dei suoi giorni ha tremato ogni volta che una finestra sbatteva per il vento. Lei e mio nonno hanno vissuto a Leningrado durante tutto il periodo dell’assedio e sono quasi morti di stenti. Li ha aiutati il fatto che la nonna cuciva bene e prendeva ordini privati di nascosto e, quando questo non funzionava più, li ha salvati un sacco pieno di cibo dato dal comitato regionale di partito. Il mio giovane padre diplomatico aveva chiesto di aiutarli e li hanno aiutati. La nonna mi raccontava dei terribili patimenti di quel periodo e odiava i fascisti con tutto il cuore. Ma non ha mai considerato lei e il nonno, che finché la salute glielo ha permesso ha lavorato per le ferrovie, degli eroi.

Lo scrittore Viktor Erofeev

All’apice della mitologizzazione del proprio passato, dove la Russia si trova ora, è difficile opporsi agli attacchi mossi contro il regista, che ha un’altra immagine della filosofia della storia. Dopo tale picco ci sarà o la pazzia completa o la discesa dalla montagna. E allora sarà possibile valutare sobriamente il tentativo artistico di questo autore indipendente che ha voluto raccontare delle “disparità alimentari” e delle categorie politiche che hanno diviso la popolazione in difensori e ostaggi dell’assedio di Leningrado. I diari di diversi leningradesi testimoniano non solo dei tormenti del fuoco nemico e della fame, ma anche dei pranzi esclusivi del comitato di partito regionale, dei vestiti costosi delle prostitute e di altre ingiustizie quotidiane della vita.

Dalla storia dell’arte sovietica e russa, sappiamo che esistono scandali ”artistici” che portano un autore alla ribalta mondiale. È successo, per esempio, allo scrittore del ”Dottor Zhivago” che ha avuto il coraggio di sfidare la sacralità della storia sovietica, della guerra civile e degli altri abomini del regime. Ma ci sono anche scandali locali, di breve durata, che si accendono e si spengono lasciando più un’impressione sul tempo che sull’opera.

L’autore e regista del film Aleksej Krasovskij

Il film di Aleksej Krasovskij è fatto in maniera paradossale. L’ambientazione teatrale dei vecchi anni sovietici che fa da involucro, si rifrange dipanandosi in un post-modernismo dell’assurdo.

Qui non è importante chi sia la spia, chi il disertore, l’inventore di un’arma batteriologica, lo stupido o l’assassino: questo intrico di passioni umane porta dei significati che vanno oltre la storia. Alcuni di questi significati mi sono sembrati una scoperta, altri no. Ma creare attorno al film ”Prazdnik” una notte di Valpurga fatta di scandali, minacce e maledizioni provenienti da sedicenti protettori della tradizione è proprio la prova che quegli abomini della vita di cui si parla nella tragicommedia esistono.

Viktor Erofeev: scrittore, critico letterario, presentatore televisivo, autore dei libri ”Russkaja Krasavica” (pubblicato in italiano col titolo “La bella di Mosca”), ”Khorošij Stalin” (pubblicato in italiano col titolo “Il buon Stalin”), ”Akimudy”, ”Rosovaja miš’ ” e molti altri. Cavaliere dell’ordine francese della Legion d’Onore.

Nota di Redazione: è possibile vedere il film “Prazdnik” (La festa) gratuitamente su YouTube, sottotitolato in italiano, qui. È anche possibile, per chi volesse, fare una donazione al regista, i cui requisiti bancari sono indicati in descrizione al video. 

Fonte: dw.com Di: Viktor Erofeev Traduzione: Francesca Loche

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Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com