Cosa si regalavano gli innamorati nel XIX secolo?

I regali del XIX secolo – il secolo del Romanticismo – avevano una caratteristica in comune. Che si trattasse di un dono da parte del marito alla moglie, di uno zio al nipotino o semplicemente un pensierino tra amiche, l’oggetto veniva necessariamente scelto per il suo significato. Il regalo poteva fare cenno a un certo segreto, a uno scherzo oppure a un avvenimento comprensibile solo a chi faceva l’omaggio e a chi lo riceveva.

I messaggi in codice, inoltre, erano considerati squisitamente raffinati. Uno dei codici più semplici e più utilizzati era il linguaggio dei fiori, giunto in Europa dall’Oriente nel XVIII secolo e diventato piuttosto popolare nei 150 anni successivi. Un regalo con sopra raffigurato del mughetto esprimeva fedeltà e sentimenti duraturi da parte dell’ammiratore, mentre un modesto mazzolino di calendule era paragonabile a un grido dal profondo del cuore: «Sono disperato!». Gli amanti dei linguaggi in codice più complessi facevano incidere medaglioni, braccialetti, anelli. L’incisione poteva contenere il numero della pagina e della riga di un libro noto a entrambi oppure le note, che, canticchiate dal destinatario del regalo, rivelavano un frammento della sua romanza preferita.

I cosiddetti souvenir, letteralmente «oggetto regalato per il ricordo» non venivano allora associati a dei graziosi soprammobili. Regalare qualcosa con l’intento di farsi ricordare era visto come atto sfrontato. Eppure esistevano dei casi eccezionali. Per esempio, Aleksandr Puškin, sul letto di morte dopo essere stato ferito a duello, fece dono di due anelli-talismani come ricordo ai suoi amici che non lasciarono il suo capezzale fino alla fine, Vasilij Žukovskij e Vladimir Dal’. Puškin era entrato in possesso di uno di questi due anelli nel 1824 grazie a Elizaveta Vorontsova, della quale egli era innamorato. Alla nobildonna restò un simile anello con sigillo con una scritta in ebraico (successivamente gli studiosi dimostrarono l’origine caraima degli anelli). I due innamorati lasciavano l’impronta dei loro anelli «cabbalistici» sulle lettere che si scambiavano. La donna poteva anche regalare al suo caro amico un qualche oggetto ricamato di perline, come ad esempio un portafoglio, una custodia per i documenti oppure un sottobicchiere. Nel museo Museo Nazionale Aleksandr Puškin è conservato un portafoglio ricamato per il poeta da Natal’ja Gončarova.

Un altro dono intimo e segno inequivocabile di passione erano le ciocche di capelli femminili offerti all’uomo. Venivano inserite nei medaglioni, venivano intrecciate a formare anelli e collanine sulle quali appendere la croce. Molti uomini avevano un debole per portachiavi, pipe, tabacchiere, portacandele, libri e persino per i set da manicure. Tutti questi oggetti, così come la cancelleria, dai calamai ai tagliacarte (ai tempi i libri venivano venduti con le pagine non ancora tagliate), erano ritenuti dei regali adatti da parte della donna. Ma potevano essere regalati anche alle dame (persino il tabacco!), alle zie, alle sorelle, alle amiche. Tuttavia, per le loro amate gli uomini andavano in cerca di qualcosa di più personale ed espressamente femminile.

La figlia di Fëdor Dostoevskij, Ljubov’, ricordò così le volte in cui lo scrittore tornava dall’estero: «Ha portato a mia madre un elegante binocolo fatto di porcellana dipinta, un ventaglio di fine fattura in avorio, del grazioso pizzo Chantilly, un abito di seta nera e lingerie con delicati ricami».

Laddove il regalo in sé era in qualche modo neutrale, giocava un ruolo importante la dedica di accompagnamento. Poco prima della sua morte, Aleksandr Grioboedov, ambasciatore russo in Persia e autore di Che disgrazia l’ingegno, inviò a sua moglie Nina un calamaio intarsiato decorato con degli angeli. Nella parte interna del coperchio Griboedov diede disposizione di incidere in francese: «Scrivimi più spesso, mio angelo Ninuli, per sempre tuo A. G. 15 Gennaio 1829, Teheran».

Se il corteggiamento di una giovane donna era solo all’inizio, i regali non dovevano mettere in imbarazzo la signora e la sua famiglia. In queste occasioni un buon presente poteva essere un album, una bomboniera (piccoli contenitori per caramelle), cornici per ritratti e, verso la fine del XIX secolo, cornici per fotografie. Il significato risiedeva non tanto nel valore del dono ma nel suo richiamo agli interessi e alle passioni dell’altra persona.

Fonte Культура.РФ – di Ekaterina Gudkova, Traduzione di Violetta Giarrizzo

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Violetta Giarrizzo

Nata in Russia nella lontana Repubblica di Calmucchia, tra steppe, tulipani e templi buddisti, vivo ormai da quasi vent'anni nella mia amata Torino. Laureata in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale con specializzazione in lingua inglese e polacca, mi sono riavvicinata nell'ultimo periodo alla Russia e alla sua affascinante cultura.