La situazione è disperata: i russi placano la fame con la vodka

Il 70% dei russi vivono in condizioni di rigorosa restrizione economica.

I russi si sono adattati alla diminuzione del reddito e alla situazione di incertezza politica ed economica: gli acquisti dei prodotti alimentari calano mentre i consumi delle bevande alcoliche aumentano. Sul grado alcolico non si risparmia, privilegiando vodka, cognac e birra. Secondo il monitoraggio dell’Istituto per l’analisi sociale e la previsione dell’Accademia Presidenziale Russa dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione (RANEPA), un russo su cinque vive in regime di rigorosa restrizione delle spese. Il livello di reddito del 22% dei russi, che si trovano al di sotto della soglia di povertà, rende difficoltoso perfino l’acquisto di un indispensabile assortimento alimentare di base. In generale, oltre il 70% degli abitanti del paese è costretto a risparmiare.

La domanda russa di cibo e vestiti quasi non è cresciuta nell’ultimo periodo. Come testimoniano anche i dati del monitoraggio, per tre anni (rispetto a settembre 2016), il fatturato del commercio al dettaglio a prezzi costanti è cresciuto solo dell’1,8%. Nonostante si possa osservare una crescita, questa è dovuta principalmente all’aumento del fatturato di prodotti non alimentari (4,2%). Al contrario, il fatturato dei prodotti alimentari è calato (-0,9%).

“In primo luogo, colpisce la mancata crescita del fatturato dei prodotti alimentari” riferiscono gli esperti di RANEPA. Questo significa che i russi stanno riducendo il loro consumo di prodotti alimentari. Bisogna ricordare che da gennaio 2017 il fatturato dei prodotti alimentari è cresciuto e, a luglio di quell’anno, per la prima volta ha raggiunto il livello di aprile 2014. Ciononostante gli indici sono poi precipitati. Ad esempio, nel mese di luglio il consumo di prodotti alimentari è diminuito del 3,4%.

I prezzi non smettono di lievitare

Una delle cause del rallentamento dei tassi di consumo è l’aumento dei prezzi. Secondo i dati di Rosstat (l’Istituto Nazionale di Statistica russo, ndt), nel mese di ottobre 2018, rispetto a ottobre dell’anno precedente, i prezzi sono aumentati del 3,5%. Nello specifico c’è stato un aumento del 2,7% sui prodotti alimentari, del 4,1% su quelli non alimentari e del 4% sui servizi.

I prezzi aumentano anche in termini annuali e da un mese all’altro. A ottobre i prezzi, in confronto al mese di settembre, sono aumentati dello 0,4% e nello specifico dello 0,6% per i prodotti alimentari, dello 0,5% per quelli non alimentari, mentre i costi per i servizi sono calati dello 0,1%.

In termini mensili, tra i prodotti alimentari, bisogna innanzitutto sottolineare un’unica categoria in cui i prezzi sono calati: la produzione di frutta e verdura (-1,1%), com’è naturale che avvenga in autunno. In primo luogo, l’abbassamento dei prezzi ha riguardato i limoni (-18,2%), le barbabietole (-14,1%), le carote (-11,2%) e le mele (-8,6%). I prezzi sulle patate, le cipolle, il cavolo cappuccio, l’uva e l’aglio sono diminuiti del 3,5-5,1%. I prezzi delle altre categorie alimentari sono aumentati, in particolare, soprattutto le uova di gallina (7,1%) e lo zucchero semolato (4,9%). I costi dei restanti prodotti alimentari sono aumentati tra lo 0,1-0,5%. In termini annuali (considerando il periodo fino a ottobre 2017), nella categoria dei prodotti alimentari sono aumentate principalmente, come nel mese precedente, le vendite delle uova (12,1%), seguite da quelle dello zucchero semolato (aumento del 10,6%).  Sono cresciuti i prezzi anche di carne e pollame (6,3%), pesce e frutti di mare (4,1%), pane e panificati (3,6%), latte e prodotti caseari (2,5%) e burro (2,3%).

“Tra i prodotti non alimentari, in un mese i prezzi in tutte le categorie sono cresciuti, anche se non sensibilmente (la variazione si costituisce tra lo 0,2-0,8%). In particolare, si può notare la continua crescita stagionale dei prezzi dell’abbigliamento autunnale e invernale (0,8-1,4%); sono aumentati anche quelli di lavatrici, macchine da cucito, piani cottura, mixer e blender (0,9-1,1%). I costi sono aumentati anche per la maggior parte dei farmaci” notano gli esperti del RANEPA.

Non di sola elettronica può vivere l’uomo

Nella categoria di prodotti non alimentari in termini annuali, soprattutto ad ottobre, come anche nel mese precedente, sono aumentati i prezzi della benzina (11,3%) e del tabacco (10,5%). Sono aumentati anche i costi dei materiali per l’edilizia (4,9%). I prezzi delle restanti categorie di prodotti non alimentari sono cresciuti tra 1,9-3,1%.

A ottobre 2018 sono calati i costi solo dei dispositivi elettronici (-1,1%). In un anno, per la categoria dei servizi, sono calati i prezzi solo nei settori meno popolari in Russia, come quello assicurativo (-1,5%). Tra i servizi cresciuti rapidamente troviamo il turismo outgoing (11,2%) e l’istruzione (8,4%). I costi relativi ai servizi dell’istruzione prescolastica, del trasporto passeggeri, delle comunicazioni, delle associazioni culturale e dell’attività fisica e sportiva sono cresciuti del 2,4-4,8%, come anche quelli dei servizi legati alla fornitura idroelettriche, alla sanità e alle utenze.

Gli stipendi aumentano, ma i redditi calano

La seconda causa dell’abbassamento dei consumi è altrettanto evidente: la diminuzione dei redditi, condizione che si protrae già da quattro anni. La situazione in Russia, inoltre, è tale per cui gli stipendi crescono, ma i redditi, e di conseguenza il livello di vita, declinano. Secondo le valutazioni preliminari del Rosstat, il salario del mese di settembre 2018 ha raggiunto i 42.200 rubli, con un valore reale che supera quello di settembre dello scorso anno del 7,2%.

“A settembre di quest’anno la crescita del salario reale calcolato è del 7,2%, mentre il reddito reale disponibile è diminuito di circa 1,5% e l’ammontare reale delle pensioni assegnate non è cambiato” sottolineano gli esperti del RANEPA. Gli specialisti attribuiscono le differenze nella dinamica del salario reale e del reddito reale della popolazione “all’abbassamento del valore reale del volume dei redditi dell’attività e della proprietà imprenditoriale e alla redistribuzione tra redditi dichiarati e non dichiarati a favore dei primi”. Ciò significa che il reddito non cala effettivamente, ma viene “occultato”.

Per quanto riguarda il modo in cui la popolazione impiega i propri redditi, la porzione di reddito consumato per il pagamento di merci e servizi costituisce il 78,2% nel periodo gennaio-settembre 2018, che è più alto del livello riscontrato nello stesso periodo nel corso degli ultimi 15 anni. Ciò significa che i russi consumano più dei due terzi delle loro entrate per spese primarie (cibo, abbigliamento, istruzione dei figli, sanità, bollette, trasporti).

I russi non risparmiano sui superalcolici

Per l’intrattenimento e le vacanze quasi mancano i soldi. L’unica via d’uscita da questa situazione secondo i russi è aumentare il consumo di alcol. Non si risparmia sul grado alcolico. Le vendite al dettaglio di prodotti alcolici (birra esclusa) da gennaio a settembre del 2018 sono cresciute di un 4,1% netto rispetto al periodo analogo dello scorso anno. In termini di unità, attraverso le reti di vendita al dettaglio e la ristorazione, sono stati venduti 155,5 milioni di decalitri di bevande alcoliche (ad esclusione della birra e delle bevande derivate).

Allo stesso tempo, le vendite della birra nei primi 3 trimestri dell’anno corrente hanno costituito 607,2 milioni di decalitri, cioè 7,2% in più rispetto alle vendite dello stesso periodo del 2017. Nella categoria dei superalcolici in commercio domina la vodka (74% del volume in termini di unità); nei primi tre trimestri dell’anno precedente la vodka occupava il 75% delle vendite di questa categoria di prodotti. Al secondo posto si posiziona il cognac (11%) mentre il 6% è rappresentato dai superalcolici a base di cognac e dalla categoria “altri tipi di bevande alcoliche con un grado alcolico superiore al 9%”.

“Un anno fa è stato venduto leggermente meno cognac (il 10% della categoria in questione), mentre la vendita di vodka è lievemente aumentata. Per il resto, la struttura del consumo di alcol non ha subito cambiamenti sostanziali” notano gli esperti.

I prodotti vitivinicoli che vengono venduti attraverso le reti di vendita al dettaglio e la ristorazione, sono composti per il 49% da vino, per il 14% da vino fruttato o a base di frutta e per il 13% da spumanti e champagne. In confronto ai primi nove mesi del 2017 le vendite dello spumante e dello champagne sono rimaste quasi invariate mentre le vendite dei vini non liquorosi sono diminuite dell’8%. Al contrario, i vini fruttati nell’anno corrente e i vini liquorosi sono stati venduti rispettivamente il 47% e il 56% in più in confronto all’anno precedente. L’aumento dei prezzi sull’alcol non ferma i russi. Secondo i calcoli degli esperti della RANEPA, i prezzi sui prodotti alcolici sono aumentati dell’1,6% che è minore dell’aumento globale dei prezzi al consumo sui beni e servizi (2,5% al periodo gennaio-settembre 2017), però maggiore dell’aumento dei prezzi sui prodotti alimentari (0,8%).

Fonte: Gazeta.ru, traduzione a cura delle studentesse del Master ELEO Nicoleta Axenti, Lara Brunello, Ivana Gavric e Ilaria Righetto.

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