«Avere fame e vivere in una mansarda». Tre artisti russi ci parlano di soldi e di arte contemporanea

Nel mondo dell’arte non esistono canoni predefiniti né regole per fare carriera, così come non esiste la ricetta per il successo. E allora cosa si deve aspettare chi nonostante tutto decide di rischiare scegliendo una professione in cui quelli che effettivamente arrivano al successo si contano sulle dita di una mano? Discurs.io ha voluto scoprire come vivono (o forse sopravvivono?) artisti contemporanei appartenenti a diverse generazioni, quanto guadagnano e che cosa pensano del mondo creativo e del mercato dell’arte russo.

Anatolij Osmolovskij

La vita dell’artista contemporaneo

Ogni anno circa 100-150 mila persone si laureano in ambito artistico. Quanti di loro saranno in grado di vivere dei frutti della loro creatività? Esatto, pochissimi. Julian Schnabel ha lavorato per dieci anni come cameriere prima di riuscire a guadagnare con le sue opere. La nota positiva di questo momento storico è che gli artisti non sono più vincolati agli spazi espositivi. Nel XIX secolo questo era impossibile. Nel 1988, quando avevo appena iniziato a occuparmi di arte, in Russia regnava un’atmosfera alquanto differente. Non la definirei libera ma piuttosto anarchica. Gli anni dal 1991 al 1998 venivano chiamati ”Territorio di caccia”.

Come guadagnano gli artisti

Vi parlo della mia esperienza personale. Negli anni Novanta l’Occidente mostrava un grande interesse nei confronti della nostra arte. Per un artista era abbastanza semplice organizzare una mostra all’estero oppure ottenere una sovvenzione straniera. Nel 1995 ho vinto una di queste sovvenzioni per una durata di sei mesi (insieme a Oleg Kulik, la collaborazione con il quale è durata un anno – n.d.R.). e ricevevo un sostanzioso stipendio di 1300 dollari ogni mese. Come vedete, non pativo la fame. Ma ci sono stati dei periodi in cui non mi bastavano nemmeno i soldi per prendere il metrò. Le sovvenzioni finivano, le opere non si vendevano e io mi vedevo costretto a creare degli intricati itinerari sotterranei: prendere il metrò a una fermata, arrivare alla successiva, lì chiedere in prestito dei soldi per un nuovo biglietto e così via. Ma quando sei giovane hai un altro approccio a queste situazioni. Tutto questo è andato avanti per vent’anni, fino al 2003. Quell’anno è scoppiato il boom russo.

La formazione artistica contemporanea

Se mettessimo a confronto la situazione in Europa, in America e in Russia ne verrebbero fuori tre scenari completamente differenti. Nell’Europa Occidentale l’arte ricopre un importante ruolo nella vita delle persone. In Russia è una fesseria ideologica che esiste all’interno dello spazio mediatico. Tutto questo non gioca sicuramente a favore dello sviluppo dell’arte contemporanea. Perché per le strutture del potere qualcosa di incomprensibile diventa spaventoso. A opera di quale organo americano è stato creato e quali conseguenze porterà con sé? A causa di tale visione l’arte contemporanea versa in una condizione di indubbia oppressione.

L’arte contemporanea

Il concetto principale della contemporaneità è che oggi sarebbe impossibile realizzare un’esposizione in un paese occidentale grazie a dei fondi occidentali, mentre negli anni Novanta era la normalità. La Danimarca, ad esempio, veniva in Russia per raccogliere gli artisti russi e mostrare ai danesi la nostra arte. Nel 2014 il mercato ha subito un crollo. Tutte le comunicazioni con la comunità internazionale si sono interrotte. I miei progetti di una mostra personale a Londra sono andati in fumo. Non ho memoria di un momento peggiore. Certo, l’arte è al di fuori della politica ma per formulare una nuova arte apolitica ci vorrà molto tempo.

Mi ricordo i tempi in cui gli artisti avevano i loro atelier negli squat. A Mosca è ancora facile imbattersi in uno di questi posti. Basta arrivare, sfondare la porta con un calcio, cacciare i barboni e occupare l’appartamento. Un casa del genere è stata occupata da Avdey Ter-Oganyan in Trjochprudnyj Pereulok. Tra l’altro, successivamente, Gusinskij ha costruito una banca nello stesso edificio. Lo spazio ricordava una kommunalka di San Pietroburgo, con un lungo corridoio e un’enorme quantità di stanze, ognuna delle quali occupata da un artista. Ogni settimana venivano organizzate mostre delle quali era a conoscenza tutta la marmaglia culturale. Era un posto estremamente alla moda, prestigioso. Questo per dirvi quanto bene vivessero gli artisti negli anni Novanta: non vivevano in povertà, anche perché ogni opera costava sui 300-400 dollari. 

E oggi? L’organizzazione russa della storia militare (fondata nel 2012 con lo scopo di diffondere la storia militare russa e preservare il patrimonio di interesse storico, N.d.T.) ha in mano il mercato dell’arte del paese. L’installazione dei monumenti richiede tantissimi soldi, sono l’unico loro sfogo realizzato con i soldi degli oligarchi. 

Sono meravigliato dall’entusiasmo dei giovani nel nostro paese. In Russia è fiorita una vera e propria subcultura di un qualche migliaio di artisti. Se fossi stato in loro dubito che mi sarei dedicato all’arte. Anche se, non so di cos’altro avrei potuto occuparmi.

Il valore delle opere

Dopo ”documenti” (”documenta” – mostra di arte contemporanea che si svolge ogni cinque anni a Kassel, in Germania, N.d.R.) il valore delle mie opere si aggirava dai 100 ai 150 mila dollari. In generale tutto veniva venduto in Occidente. In realtà non collaboro con le gallerie. Ho sempre venduto i miei quadri per conto mio. Le conoscenze tra collezionisti e musei sono di gran lunga più vantaggiose rispetto alla vendita tramite intermediari. Credo che le commissioni percepite in Russia siano ingiuste. È vero, ti spetta una percentuale se investi in un pittore: gli compri il materiale, l’attrezzatura, lo mantieni. Altrimenti mi sembra ingiusto.

Oggi le mie opere possono essere acquistate nel mio atelier. Nei primi anni Duemila riuscivo a concludere dieci vendite all’anno. Oggi, se va bene, ne concludo due o tre.

Gli artisti più sottovalutati

Ai tempi dell’URSS c’erano i cosiddetti pittori ”maledetti”. La seconda ondata dell’astrazione: Jurij Slotnikov, Vladimir Slepjan, Boris Tureckij, Michail Roginskij e Michail Cernyšov. L’ultimo è uno dei pittori più radicali e ”greenberghiani” (da Clement Greenberg, influente critico d’arte del XX secolo, N.d.R.). Ha sviluppato ininterrottamente l’idea del piano della raffigurazione. In generale il tema dei pittori ”maledetti” dell’URSS è ancora poco preso in considerazione.

Il punto della situazione

Negli anni Ottanta lo status dell’artista era molto alto. L’artista, infatti, era colui che proponeva una realtà alternativa. Oggi questo non esiste più. Nel migliore dei casi l’artista è un mero esecutore delle decorazioni negli spazi pubblici. Ma comprendo perché la gente si cimenta nell’arte. In un certo senso si tratta di una protesta contro lo stato attuale delle cose. Che il mondo degli adulti se ne vada al diavolo. Il giovane artista deve accettare la sua posizione come presa di posizione contro l’imposizione di un ottuso ordine delle cose. Non parlo di scendere in piazza al grido di ”Via Putin”. No, non è mica un un alieno appena sbarcato da Marte. È figlio della nostra cultura fino al midollo. Ecco guarda, in ogni passante si intravede Putin.

Roman Minaev

La vita dell’artista contemporaneo

Gli artisti vivono in mansarda oppure negli scantinati. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica ogni cosa volge al peggio. Molte speranze sono state riposte nella creazione di un mercato sul modello di quello Occidentale, in un nuovo sistema artistico. Oggi tutte queste speranze sono venute meno. A causa della complessa situazione politica della quale la vostra redazione non vuole parlare.

Come guadagnano gli artisti

Perché l’artista guadagni sono necessarie due condizioni: uno spettatore competente e benestante e che il messaggio veicolato dall’artista arrivi al pubblico. Attenzione e interesse verso l’arte sono il sostegno più importante. Non sarebbe male se si riuscisse a vendere qualche opera di tanto in tanto per permettere al pittore di non dover andare alla continua ricerca di soldi ma di dedicarsi pienamente all’arte. Ma nella realtà di oggi un artista è costretto a svolgere anche qualche altro tipo di lavoro per non morire di fame. Questo lo incatena e non gli permette di spiccare il volo.

La formazione artistica contemporanea

Se ci si forma all’Università Statale di Arti e Industria Stroganov o all’Istituto d’Arte di Mosca Surikov è un conto. Se invece ci si diploma al l’Istituto di arte contemporanea di Mosca oppure alla Scuola Rodčenko è completamente un’altra storia. I primi due sono delle facoltà statali che funzionano ”di default”. Sono l’eredità del regime sovietico e ne continuano la tradizione. Hanno solo riformulato un po’ l’offerta, non sussistendo più la necessità di servire direttamente il governo con la creazione di un prodotto ideologico, di propaganda. Non devono più esaltare la figura del leader sovietico, orientati come sono non più al socialismo realista ma alla pittura figurativa. I laureati di queste facoltà non sono pronti per spingersi oltre il limite, poiché ciò che hanno studiato non corrisponde al livello raggiunto oggi dall’arte contemporanea. E questo è un grande problema. L’unica alternativa sono i ”corsi di taglio e cucito” (le università private, N.d.R.).

L’arte contemporanea

Recentemente ho visto una trasmissione sul canale Kultura in cui sono stati riuniti i seguenti artisti: Zelfira Tregulova, Lošak, Dubosarskij e Pokras-Lampas. Oggi sempre più spesso si materializzano personaggi divenuti popolari grazie a Internet. I meccanismi di interazione tra un artista e il suo pubblico stanno diventando via via più diversificati e accessibili.

La domanda che sorge spontanea è questa: l’arte è ciò che oggi riscuote popolarità? Dal mio punto di vista, l’arte dev’essere autocritica. Molti dei più brillanti ”esponenti dell’arte contemporanea” non possiedono questa qualità. E il fatto che tutte queste persone fossero riunite nello stesso studio non fa che confermare questo fenomeno.

Gli artisti più sottovalutati

Io. Il fatto è che ogni artista si sente sottovalutato.

Il valore delle opere

Oggi è possibile acquistare le mie opere nella galleria Krokin. Il business delle gallerie non ammette i capricci degli artisti, ad esempio un pittore non può dire: ”Questo lavoro mi piace mooolto, perché non la vendiamo a un prezzo più alto?”. No. Tutto dipende dal formato. Il prezzo minimo per un’opera è di 3500 dollari, ovvero per un quadro di 1 x 0,75 metri. Un quadro grande (2 x 1,5 metri) costa 7500 dollari. Detto ciò, ogni quadro della misura di 2 x 1,5 metri costa la stessa cifra. Se vuoi proprio guadagnarci di più, semplicemente non lo vendi. Le opere si vendono sempre più raramente. Ho già parlato prima del nostro pubblico, mentre l’interesse della comunità Occidentale si è spostato ai paesi dell’ex blocco orientale: Polonia, Romania e così via.

Il punto della situazione

In Russia manca una formazione artistica contemporanea in linea con i tempi.

Alina Gutkina

La vita dell’artista contemporaneo

La particolarità dei questa professione è che a volte si ha una mole immensa di lavoro, e in altri momenti presuppone un’intensa concentrazione interiore con il minimo movimento esterno possibile. C’è una grande differenza tra la preparazione a uno spettacolo, quando si prova tutti i giorni e ci si occupa dell’organizzazione dell’evento, e il processo creativo, durante il quale si trascorrono giornate intere in biblioteca e la notte ci si butta nella mischia.

La formazione artistica contemporanea

Io ho terminato gli studi all’Istituto di arte contemporanea di Mosca. Dal mio corso sono usciti alcuni tra i migliori ragazzi: Arsenij Žylajev, Saša Pas, Anja Titova, Saša Florova, Goša Rubcinskij e tanti altri. Oggi rispetto ai miei tempi ci sono numerosi programmi formativi. C’è la Scuola Rodčenko, c’è, per l’appunto, l’Istituto di arte contemporanea, mi sembra che ci sia qualche scuola universitaria professionale e al Museo d’Arte Moderna di Mosca. Eppure tutto questo non è sufficiente. L’unica via d’uscita è lo studio autodidatta e una continua ricerca.

Gli artisti più sottovalutati

Mi verrebbe da citare i più talentuosi artisti di strada, quelli contemporanei di Mosca. Ad esempio Frou del collettivo Isk e Snjeka del collettivo RNG.

Come guadagnano gli artisti

La vita di un artista è confortevole? Per me ”comfort” non è la parola adatta. Dal momento che la mia attività non è richiesta in maniera stabile, sto vivendo un momento decisivo della mia carriera. Sono approdata all’arte piuttosto precocemente durante un periodo in cui le difficoltà materiali erano date per scontate. Quando sei giovane e aperto alla sperimentazione, alla vita lontano dal comfort, al vagabondare e alle tasche vuote, tutto questo ti aiuta a vedere meglio.

Il valore delle opere

Quando sono riuscita a vendere le prime opere, mi sono improvvisamente trovata con una tale somma in mano, alla quale non ero per niente preparata. Voglio dire, per un artista è perfettamente normale vendere un lavoro e vivere di quei soldi per lungo tempo, oppure investirli da qualche parte. Così mi sono comprata una macchina, ad esempio. Questo comunque va oltre l’idea di guadagno, perché non si fa arte per i soldi. La vendita è una sorta di bonus. Non riesco a vendere tutte le mie opere. E non tutti le comprerebbero. C’è qualcosa di intuitivo e di profondo in questo. Di solito è il venditore a trovarti, ancora meglio se seguendo un’intuizione.

La frase ”iniziare a guadagnare con l’arte” mi fa sanguinare le orecchie per quanto suona innaturale. Esiste un gran numero di residenze artistiche per la realizzazione di progetti. La permanenza è gratuita, ci sono gli studi, i fondi per il progetto. Ecco, questo è lo stile di vita di un artista: girare il mondo e lavorare. Forse questo si può propriamente chiamare guadagno. Anche se non ho mai incontrato un artista che guadagnasse così facilmente. Le residenze rappresentano più che altro un modo per staccare.

Quando vivo a Mosca scrivo testi, qualche volta sceneggiature, giro video e vivo di questo. Mi occupo di pratiche performative e sono più di cinque anni che non lavoro sola. In questi casi l’artista ha bisogno di sostegno istituzionale. Personalmente per me e per la mia arte oggi sono importanti i confini, nel mio caso tra teatro e arte contemporanea , così come l’anonimato.

Le ultime opere [vendute, N.d.R.] sono le Polaroid, al costo di 500 euro. Ho anche venduto la serie ”Trevoznye sostojanija” per 2800 euro.

Fonte: discours.io     Traduzione di Violetta Giarrizzo 

Violetta Giarrizzo

Nata in Russia nella lontana Repubblica di Calmucchia, tra steppe, tulipani e templi buddisti, vivo ormai da quasi vent'anni nella mia amata Torino. Laureata in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale con specializzazione in lingua inglese e polacca, mi sono riavvicinata nell'ultimo periodo alla Russia e alla sua affascinante cultura.