«Avevano perso la testa»: cosa arrivarono a fare le fan dei cantanti lirici

Come si svolsero le guerre tra le fan dei cantanti lirici

Ivan Kozlovskij, il celebre cantante lirico e artista nazionale dell’URSS, si spense 25 anni fa. A Mosca tra gli anni Trenta e Cinquanta era difficile trovare un uomo che avesse una simile popolarità tra le donne. Kozlovskij sarebbe potuto essere stato considerato il numero uno, se non ci fosse stato Sergej Lemešev. L’eterna competizione con quest’ultimo tormentò il cantante per tutta la vita. Le persone li confrontavano, li consideravano rivali, mentre le seguaci dei cantanti ingaggiavano vere e proprie guerre. Sul perché queste donne, innamorate dei due artisti, erano chiamate «syry», ossia «le caciotte», su quanto pagarono per avere le galosce dei cantanti e su chi fu pronta a uccidere con un sacco di monete: tutto ciò è parte del materiale in possesso di «Gazeta.ru».

Ivan Kozlovskij nacque nel 1900 nel villaggio di Mar’janovka non lontano da Kiev. La sua carriera musicale iniziò presto: già a sette anni il bambino cantava nel coro presso il monastero di San Michajlovskij a Kiev, mentre a quindici anni partecipò alle messe in scena della Società degli attori ucraini come corista. Nove anni più tardi, Kozlovskij già recitava le parti da solista nel teatro dell’Opera di Char’kov. Invece, a 26 anni ricevette l’invito per entrare al Teatro Bol’šoj.

Ivan Kozlovskij

Il cantante non riuscì a raggiungere i vertici del successo fin dai primi giorni: verso la fine degli anni Trenta lo licenziarono dal Bol’šoj a causa del suo carattere intrattabile. Tuttavia, Kozlovskij non si disperò: ancora prima del licenziamento era riuscito a fondare al di fuori del teatro un suo ensemble operistico.

Proprio quest’ultimo portò al cantante emergente un colossale successo.

A poco a poco dopo aver ottenuto la popolarità, l’ensemble operistico di Kozlovskij attirò l’attenzione anche di Iosif Stalin, che con il tempo iniziò a definirsi come il più grande «kozlovitjanin» del paese. Girava voce che la Guida spesso si divertisse a gettare là la frase: «Da tempo non abbiamo sentito qualcosa dal nostro ucraino». Allora, Kozlovskij veniva immediatamente portato al Cremlino, non raramente dopo essere stato tirato fuori dal letto nel mezzo della notte.

Sul fatto di quanto fosse importante per il cantante fare gli esercizi per la voce nessuno ci rifletteva: bisognava cantare qui e subito. Il cantante, perciò, non si ammalava per scherzo, tanto che una volta per questi inaspettati concerti perse naturalmente la voce. Secondo i ricordi di quelli vicini alla persona di Kozlovskij, una volta il cantante “recitò” il ruolo dell’ascoltatore: rinunciò a cantare, giustificandosi con un raffreddore, perciò Stalin e Berja stessi eseguirono per lui il brano «Suliko».

Stalin ebbe un ruolo importante nella vita di Kozlovskij: lo fece tornare in teatro a condizioni eccezionali. Gli assegnò il titolo di artista nazionale dell’URSS e lo insignì dell’ordine di Lenin. Proprio da quel momento il cantante divenne il primo tenore dell’Unione. Infatti, lo stesso Fëdor Šaljapin più di una volta disse: «Meravigliosamente canta la canaglia Kozlovskij!».

Tuttavia, insieme alla fama giunse anche una seria concorrenza: il diritto di Kozlovskij di rimanere il principale tenore del Teatro Bol’šoj fu messo in discussione da Sergej Lemešev, la cui fama e amore del pubblico furono ottenuti grazie al ruolo di Lenskij nell’opera di Pëtr Čajkovski «Evgenij Onegin». Recitò questa parte 500 volte, anche nel giorno del suo settantesimo compleanno.

È indicativo che lo scontro si svolse non solo tra i cantanti, ma anche tra le loro fan: ogni rappresentazione de «Onegin» al Teatro Bol’šoj si trasformava in una vera guerra tra le due fazioni di fanatiche.

Le «lemešistki» sostenevano il tenore Sergej Lemešev, invece le «kozlovitjanki» il tenore Ivan Kozlovskij. In questo caso, il gesto preciso della fazione delle «lemešistki» consisteva nell’uscita dimostrativa dalla sala dopo la morte di Lenskij: ciascuna di loro mostrava con tutte le proprie forze che non avrebbe più ascoltato niente.

Inoltre, le «kozlovitjanki» e le «lemešistki» divennero vere e proprie calamità naturali durante gli spettacoli di qualsiasi cantante: di norma c’erano quindici minuti di applausi in teatro, ma le ragazze saltavano dalle logge e assillavano i loro idoli nei camerini, portavano enormi bouquet, seguivano i loro miti ovunque e persino scatenavano tra loro risse, per cui non raramente venivano arrestate. La più grande gioia per una qualsiasi vera fanatica era ritenuta la possibilità di corrompere il guardarobiere che, per 200 rubli, portava loro le galosce del proprio idolo, così che le ragazze potessero farsi valere indossandole.

Secondo le parole dei testimoni oculari, nei giorni delle prove intorno al Teatro Bol’šoj per i due cantanti si radunava una grande folla che discuteva amichevolmente su da quale porta sarebbe uscito quel giorno il proprio paladino. Le fan di Kozlovskij avevano un vantaggio tangibile: lui usciva sempre dalla stessa porta.

«Riguardo a ciò, ricordo un episodio curioso. Una volta Kozlovskij arrivò al Teatro Bol’šoj e, come sempre, entrò dall’entrata di servizio. Mentre andava in scena lo spettacolo, gli operai avevano posato il nuovo asfalto davanti a quell’ingresso. Quando prima della fine dello spettacolo davanti a questa porta iniziarono a radunarsi le seguaci di Kozlovskij, gli operai le avvertirono che l’asfalto non avrebbe fatto in tempo ad asciugarsi e per questo il cantante sarebbe uscito da un’altra porta. Tuttavia, le fan non si fecero convincere. «Sappiamo le sue abitudini meglio di voi», — dichiararono e non si allontanarono. Ciò confuse i lavoratori. Questi ultimi andarono da qualche parte per poi subito iniziare a creare una piattaforma di assi di legno sopra l’asfalto ancora fresco, sul quale dopo la fine dello spettacolo uscì papà», — ha raccontato in un’intervista alla «Nezavisimaja gazeta» Anna, la nipote di Ivan Kozlovskij.

Tuttavia, la faccenda non finiva con gli incontri vicino al teatro, come ha notato dai suoi materiali la storica dell’arte e intenditrice dell’attività di Lemešev, Margarita Smorodinskaja.

Sergej Lemešev

Lo scopo principale della vera «lemešestka» era incontrare Lemešev e accompagnarlo fino all’automobile. Poi, rapidamente dirigersi sulla via Gor’kij, verso la sua casa e, se avesse avuto fortuna, sarebbe riuscita a vederlo mentre usciva dall’auto e ad accompagnarlo fino all’ingresso.

«Loro non si avventavano sul loro idolo, non gli strappavano i suoi vestiti come souvenir. Le «lemešistki» semplicemente seguivano il loro cantante preferito in un silenzio religioso. Accadeva, poi, che qualcuna di loro svenisse per l’entusiasmo», — racconta Snorodinskaja.

Nel gergo teatrale presto apparvero persino parole specifiche che designavano le fan di Kozlovskij e di Lemešev: «syry» o «syrichi». Secondo una delle versioni, questo soprannome sarebbe derivato dal nome di un negozio che, cinquanta anni fa, si trovava all’angolo tra la via Gor’kij e il vicolo Kamergerskij, non lontano dall’appartamento di Sergej Lemešev. Al negozio «Syr» le «lemešistki», che vegliavano giorno e notte sotto le finestre del loro idolo, a turno correvano a scaldarsi, così da ricevere il soprannome che si estese a tutte le fanatiche dei famosi tenori.

Secondo un’altra versione, le seguaci di Kozlovskj scoprirono la varietà preferita di formaggio del cantante, che comprava ai magazzini Eliseevskij. Da allora, non di rado andavano al negozio per prendere quel formaggio che acquistavano in massa.

A proposito delle «syrichi», più di una volta furono menzionate persino nelle opere letterarie: in particolare, Voznesenskij dedicò loro una delle sue poesie. Nel 1993 il poeta scrisse «Confessione di una «syricha», che riportava le reali peripezie delle devote fanatiche: «Senza interesse, soltanto nel nostro delirio il cuore puro della «syricha» batterà nell’oscuro ordine».

I cuori delle fan, in effetti, appartenevano completamente a Kozlovskj e Lemešev. Queste sapevano tutto sui propri idoli: a cominciare dall’indirizzo di casa per finire con l’ora esatta in cui il loro beniamino si avviava per la strada del parco che lo portava verso casa.

Alcune fanatiche tentarono persino di salire sulla finestra dell’appartamento di Kozlovskj attraverso le condutture dell’acqua. La loro follia arrivò al punto che fu necessario chiamare i vigili del fuoco per farle scendere. Come ricorda la nipote di Kozlovskj, una volta dovettero persino mandarle via con l’idrante antincendio.

Le «syry» non si vergognavano a immischiarsi nella vita privata dei loro paladini: dimostravano apertamente aggressività verso le loro donne. Tra l’altro, la favorita di Lemešev cambiava abbastanza spesso.

Marija, la figlia di Lemešev ricordava: «Loro avevano letteralmente perso la testa! Quando al Bol’šoj cantava qualcuno di quelli che ritenevano un concorrente di papà, queste donne mandavano a monte gli spettacoli, fischiando e miagolando. La mia mamma, la cantante d’opera Irina Maslennikova, invece, quasi non la uccisero direttamente sul palcoscenico, lanciandole addosso dalla galleria superiore due sacche di monete». Quando Marija iniziò ad andare a scuola, le «lemešistki» seguivano anche lei, gettando le pietre addosso alla bambina.

Col tempo, presso le «syrichi» fecero la loro apparizione persino le insegnanti, che avevano più peso delle restanti. Al teatro «Sovremennik», per esempio, le «syry» erano comandate da una donna molto imponente, soprannominata Bazil’. Le sue pretese, secondo i testimoni, erano rispettate anche dalla direzione del teatro. Se nello spettacolo c’erano ospiti importanti, allora Galina Volček invitava sempre Bazil’ e le sue pupille e offriva loro i posti chiave, affinché agli artisti fosse garantito di poter sentire le chiassose ovazioni alla fine dello spettacolo. Girano voci, che gli stessi cantanti le portassero dei souvenir da tutte le loro tournée.

Le devote «lemešistki» e «kozlovitjanki» non lasciarono i loro idoli neanche dopo la loro uscita dalle scene teatrali. Così, Kozlovskij ancora a lungo continuò a girare per lo Stato in tournée e, dietro di lui, anche le fedeli «syrichi». Una volta in Siberia avvenne un fatto curioso, che dimostra palesemente il vero amore fanatico di queste ultime, che a volte giunse all’assurdo. Dopo una delle esibizioni dell’artista, davanti alle porte della sala concerti, si radunarono tante donne innamorate, tanto che uscire divenne semplicemente pericoloso. L’accompagnatore decise di salvare la situazione: quest’ultimo indossò il cappello del cantante e se lo mise sopra il bavero della sciarpa di pelliccia alla maniera di Kozlovskij, prese il suo portafoglio e uscì tra la folla. Le distratte fanatiche a quel punto afferrarono l’uomo tra l,e loro mani e iniziarono a trasportarlo. Tutto sarebbe andato a finire bene, se in quel preciso momento le ragazze non avessero deciso di fare a pezzi la pelliccia dello pseudo-Kozlovskij come souvenir. Allora l’uomo terrorizzato gridò: «Non sono Kozlovskij!», e proprio così si salvò dal possibile trauma.

Tuttavia, la devozione delle «syry» aveva anche i suoi vantaggi. Dopo una difficile separazione con l’amata moglie, Kozlovskij non si sposò più e fino alla fine dei suoi giorni rimase solo. Allora in suo aiuto vennero le vere fan: loro si occupavano del padrone di casa a casa sua e si presero cura del cantante che invecchiava, anche se loro stesse ormai erano avanti con gli anni.

Fonte: gazeta.ru, 20/12/2018 – di Aleksandra Balandina, traduzione di Rebecca Gigli

Rebecca Gigli

Galeotto fu l'incontro con la letteratura russa. Infatti, nel mio caso, la passione per la Russia e la sua cultura sono nate dalla scoperta dei suoi scrittori. È stato naturale, quindi, scegliere di studiare lingue all'università. Anche adesso, dopo aver conseguito la laurea magistrale, continuo a coltivare il mio interesse per il mondo slavo. In particolare, spero di tornare presto a visitare questo paese dalle mille contraddizioni, ma dal fascino ineguagliabile