I tatari di Crimea hanno chiesto di togliere dalle scuole il libro di storia

Il Consiglio dei Tatari di Crimea si è rivolto al Capo della Regione Sergej Aksenov per chiedergli di togliere da tutte le scuole e biblioteche pubbliche il libro di storia della Crimea per le prime superiori.

Il Consiglio ha spiegato che tale richiesta deriva dalla necessità di “evitare provocazioni, propaganda xenofoba, di giustificare la deportazione dei popoli della Federazione Russa e, di conseguenza, la rottura dell’armonia interetnica in Crimea”.

L’organizzazione ritiene che sia stato un fatto oltraggioso introdurre nelle scuole della Repubblica il libro “Storia della Crimea. Prima superiore. Manuale per le istituzioni educative”, a cura di S.V. Jurčenko e pubblicato dalla casa editrice “Illuminismo”. Secondo quanto dichiarato nell’appello, gli autori del libro sostengono senza alcun fondamento che 20 mila persone hanno prestato servizio nelle unità militari dei Tatari di Crimea che hanno servito gli invasori tedeschi negli anni della Grande Guerra Patriottica, e che 14 mila Tatari di Crimea hanno preso parte alla lotta contro i partigiani.

Nell’appello si segnala che i Tatari di Crimea, nel manuale, sono rappresentati come collaboratori, complici degli occupanti tedeschi, nemici del governo sovietico e musulmani che odiano i russi. Viene inoltre affermato che la deportazione dell’intero popolo tataro di Crimea è rappresentata come un fatto completamente giustificato. Il Consiglio ha sottolineato che gli autori del manuale tacciono su altri fatti storici documentati, che dimostrano il contributo significativo del popolo tataro di Crimea alla vittoria nella Grande Guerra Patriottica.

Il libro verrà approvato

Il libro di storia della Crimea, che presenta fatti ambigui sulla lealtà di massa dei Tatari di Crimea agli invasori tedeschi durante la Grande Guerra Patriottica, sarà fatto analizzare, ha riferito il deputato della Duma di Stato Ruslan Balbek.

“Situazioni di questo tipo, che contribuiscono alla rottura dell’unità nazionale russa, dovrebbero essere stroncate sul nascere. Si tratta di questioni di questioni di sicurezza nazionale. Certamente saranno condotte numerose analisi, tra cui studi di carattere culturale e linguistico, a cui verrà data una valutazione politica e legale”, ha detto Balbek a RIA Novosti.

Il deputato ha definito inammissibile imporre a dei ragazzi un’opinione sul servizio di massa agli invasori su base nazionale. “Ritengo necessario sviluppare una visione unitaria della nostra storia collettiva, fondata su informazioni oggettive e confermate”, ha sottolineato il parlamentare.

“Vedremo cosa c’è”

Nel mese di luglio 2017, il Presidente Vladimir Putin, durante un consiglio sulle relazioni interetniche, ha promesso di guardare una trasmissione in cui si sarebbero potute sentire espressioni di incitamento al conflitto interetnico nella Repubblica di Crimea.  

Eskender Biljalov, presidente della ONG regionale della Società dei Tatari di Crimea “Inkišaf”, durante una riunione del Consiglio ha raccontato a Putin che la situazione politica in Crimea stava diventando “più stabile e prevedibile”. Allo stesso tempo, ha detto che le attività dei giornalisti di alcuni media russi stavano suscitando perplessità. Ad esempio, secondo Biljalov, alla vigilia/in previsione del Giorno della deportazione dei Tatari di Crimea, durante la trasmissione del canale televisivo REN TV “Territorio delle illusioni” del 13 maggio 2017 con Igor Prokopenko, sono state fatte delle dichiarazioni che accendevano l’inimicizia e il dissenso interetnico.

“Grazie, non vi offendete, vedremo cosa c’è. Non ho visto questa trasmissione, ma la guarderò”, ha risposto Putin.

A nome dei Tatari di Crimea, Biljalov ha regalato a Putin anche il libro “I Tatari di Crimea nell’esercito dell’Impero Russo”.

La deportazione dei Tatari di Crimea

Durante gli anni della Grande Guerra Patriottica, i rappresentanti di 20 nazionalità sono stati deportati con la forza dalla Crimea per supposizioni e accuse di tradimento. Sono stati soprattutto i Tatari della Crimea a soffrire: oltre 183 mila persone sono state sfrattate dalla penisola.

Nell’aprile 2014, dopo l’annessione della Crimea alla Russia, Vladimir Putin ha firmato un decreto sul reinserimento dei Tatari di Crimea e degli altri popoli repressi della penisola. Al momento la lingua tatara di Crimea, assieme a quella russa ed ucraina, è riconosciuta come lingua di stato in Crimea.

La Crimea è diventata una regione russa dopo un referendum tenutosi nel marzo 2014, nel quale il 96,77% degli elettori della Repubblica di Crimea e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli hanno votato a favore della sua annessione alla Russia. Il governo della Crimea ha condotto il referendum dopo il colpo di stato avvenuto in Ucraina nel febbraio 2014. L’Ucraina tuttora considera la Crimea un territorio di sua proprietà, anche se temporaneamente occupato. I vertici russi hanno ripetutamente affermato che gli abitanti della Crimea hanno votato per la sua riunificazione alla Russia in modo democratico, nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta dell’ONU.

FONTE: Ria.ru , 17/02/2019 – traduzione di Giulia Bianchi

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Giulia Bianchi

Nata in provincia di Venezia nel 1995, dopo essermi laureata in lingua russa e inglese all’Università Ca’ Foscari, ho conseguito un Master in Economia e lingue dell’Europa Orientale. Viaggiare e immergermi nelle culture di altri paesi sono la mia passione: se di Mosca mi sono innamorata, ora sogno un’avventura in Transiberiana.