“Destinazione Russia”, di F.Bertino e R.Melchiorre

Immaginate di provare a spiegare la Russia attraverso gli episodi di un viaggio da una parte all’altra del suo enorme territorio. Compito arduo, dagli esiti rischiosi. Per fortuna, Fabio Bertino e Roberta Melchiorre, autori di Destinazione Russia, hanno trovato la formula perfetta per portarci all’esplorazione del Paese, soprattutto delle sue aree meno conosciute.

Fabio, dopo essersi laureato in economia, si è dedicato allo studio antropologico e alla scrittura di viaggio; Roberta è laureata in lingue e ha vissuto a lungo a Mosca e San Pietroburgo. I due autori hanno effettuato i viaggi che avrebbero costituito la base di Destinazione Russia tra il 2011 e il 2016 e hanno raccolto, insieme a varie foto, aneddoti ed episodi su cui strutturare la loro narrativa di viaggio.

“Destinazione Russia”, ed.goWare, 2016

Partendo da Varsavia, arriviamo sulle sponde del Bajkal, saltando da una città all’altra: dal viso delle vecchine al teatro Bol’šoj di Minsk, a quello dagli occhi taglienti dei teta, allevatori di renne di etnia nenec, sopra il Circolo Polare Artico. Oltre al senso della misura di una terra sconfinata, impariamo la ricchezza che questa terra offre, a livello paesaggistico e naturale, nonché umano.

Scopriamo degli scorci di una Russia rurale, da manuale: come il villaggio di Sejda, nella tundra siberiana, adagiato su un candido manto innevato fin dove lo sguardo può giungere. Ciò che colpisce immediatamente la nostra attenzione sono degli elementi “marinareschi” che giacciono abbandonati in mezzo alla neve: cosa ci fanno un salvagente, un’ancora e una barca mezza arrugginita?

Gli abitanti di Sejda, venticinque in tutto, vivono senza acqua corrente e con un generatore di corrente che rifornisce tutti di elettricità. Eppure, la genuinità di questo tipo di vita non può non incuriosire il lettore, che rimarrà affascinato nel constatare come questa gente isolata riesca a godersi realmente il valore della compagnia. Infatti, il piccolo villaggio è una tappa della ferrovia che unisce Mosca a Vorkuta e, pertanto, il supermercato di Sejda diventa quotidianamente il ritrovo sociale degli abitanti e di stranieri che scendono a sgranchirsi le gambe per un ventina di minuti, prima della prossima, lontana stazione. Chi meglio di loro può apprezzare la vista e la compagnia di un volto sconosciuto che arriva ad alleviare la monotonia di una minuscola comunità?

Lo stesso calore “casalingo” che riusciamo a percepire sui vagoni della Transiberiana, attraverso i quali sfilano, speculari ai milioni di betulle fuori dai finestrini, le storie di vita dei suoi passeggeri. Cediamo romanticamente alla storia d’amore di Ljudmila Ivanovna e Andrej Vladimirovič, i due provodniki che spartiscono coniugalmente la cuccetta del treno, vivendo il loro matrimonio tutto sui binari. Fortunatamente, Fabio e Roberta hanno potuto assistere al giorno del loro anniversario, perciò possiamo assistere anche noi alla festa improvvisata dai passeggeri stessi in onore dell’amore della coppia di ferrovieri. Momenti di tepore umano che smentiscono i tanti che non si aspetterebbero di trovarne proprio in Russia.

Altro tratto estremamente interessante è l’incontro con minoranze etniche come quella nenec e quella buriata. Bertino, da buon studioso di antropologia, ci introduce alle pratiche e ai rituali della tradizione sciamanica buriata e alla fiera nenec delle renne. Parlando di popoli che hanno radici antichissime, non possiamo non comprendere quanto quella del libro sia, appunto, un’introduzione alle loro tradizioni e certamente un buon punto di partenza per risvegliare in chi legge la curiosità di scoprire di più su queste popolazioni russe, troppo spesso trascurate.

Uomo di etnia nenec

La scorrevolezza del libro è notevole, sia per quanto riguarda lo stile, che per la scelta narrativa di raccontare tramite gli incontri fatti lungo il viaggio. Ogni viaggio, specie se lungo, è pieno di tempi morti, di attese snervanti e imprevisti spiacevoli; in questo caso, la narrazione episodica rende un resoconto sempre dinamico ed entusiastico e l’esplorazione di migliaia di chilometri, raccontata attraverso volti e storie personali, risulta interessante e coinvolgente.

Incuriosita, mi rivolgo a Fabio per qualche informazione aggiuntiva e una gradita chiacchierata; come prima cosa, gli chiedo come è venuta loro l’idea di scrivere un libro basato sui loro viaggi.

«L’idea del libro è nata poco alla volta, in quanto frutto di numerosi viaggi che si sono svolti nell’arco di diversi anni. Durante i primi viaggi, quindi, non pensavamo assolutamente al libro. Poi, via via che ci appassionavamo a questo affascinante Paese, che ne scoprivamo anche gli angoli meno conosciuti, che si moltiplicavano gli incontri interessanti, è nata l’idea di provare a raccontare tutto questo. Anche perché nel frattempo avevamo già pubblicato un altro libro (“World Zapping. Racconti di viaggio”, ed.goWare), per cui ci siamo detti: perché non scriverne un secondo, questa volta interamente dedicato a questo Paese che ci piace così tanto?» 

Un’altra cosa che mi preme molto chiedergli, è la sua conoscenza antropologica delle minoranze etniche russe, specialmente dei Nenec e dei Buriati, di cui si è occupato maggiormente.

«I Buriati, così come per esempio anche i Tuvani della Repubblica di Tuva, li avevo già “incrociati” durante gli studi di antropologia, nell’ambito dell’approfondimento sullo sciamanesimo. I Nenec, invece, li conoscevo solo di nome, come uno dei popoli artici. Man mano che durante i viaggi in Siberia ci siamo spinti più a nord, ho avuto i primi incontri, e mi hanno affascinato. Così ho cercato di approfondire un po’ la loro cultura e le loro tradizioni. E poi, uno dei motivi per cui abbiamo deciso di andare fino alla Penisola Jamal, oltre il Circolo Polare Artico, è stato proprio per incontrarli e trascorrere alcuni giorni con una famiglia nenec. Una delle più belle esperienze vissute in Russia!»

Albero sulle sponde del Bajkal, decorato con nastri colorati, secondo la tradizione sciamanica buriata.

In Destinazione Russia, la descrizione della fiera nenec di Salechard rende un quadro decisamente curioso: questo fiero popolo della Jamalia non si spinge mai troppo a sud, trascorre buona parte dell’anno prendendosi cura delle renne ed è rimasto strettamente legato a tradizioni secolari. Nel libro Bertino parla anche del loro rapporto con i Russi, che sembrerebbe essere di mutua indifferenza. Eppure, ci sono state ed esistono tuttora questioni territoriali legate allo sfruttamento del ricco terreno del circondario Jamalo-Nenec.

«Questa è una questione complessa.» precisa Fabio, «Riguarda, in realtà, tutte le popolazioni che seguono sistemi di vita tradizionali, e che si trovano inevitabilmente a scontrarsi con l’avanzare del cosiddetto “progresso”. Che significa, di fatto, soprattutto lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali che si trovano nei loro territori e tutto ciò che questo comporta. Vale per i popoli artici, ma anche ad esempio per molte popolazioni africane, asiatiche o dell’America Latina. In particolare, per quanto riguarda i Nenec, questo aspetto si lega principalmente al fatto che i territori in cui vivono e allevano le renne si sono rivelati ricchissimi di giacimenti di gas.»

Per quanto riguarda i Buriati, nel libro abbiamo un assaggio della loro tradizione sciamanica. Anche in questo caso, le situazioni che si vengono a delineare sono piuttosto peculiari e chiedo a Fabio com’è stato entrare in contatto diretto con i loro riti e i loro usi.

«Il contatto personale è stato sicuramente interessante ed emozionante. Proprio perché lo sciamanesimo (non solo per i Buriati, ma per molti popoli siberiani) è parte integrante e viva della loro cultura, e oggi rappresenta un forte elemento identitario. Come accennavo prima, avevo già in precedenza approfondito il tema della sciamanesimo, ma sempre a livello teorico. Mentre l’incontro diretto con queste pratiche, il fatto di scambiare idee e informazioni con gli sciamani, è stato una vera emozione. Non per nulla, fra i tanti incontri fatti nei vari viaggi, uno fra i più cari è certamente quello con Ai-Tchourek, la sciamana della Repubblica di Tuva di cui parlo nel libro.»

Il ricordo più impressionante?

«I ricordi sono veramente tanti! Come appena detto, quello con Ai-Tchourek è stato davvero speciale. Ma forse i giorni passati nella tundra nel chum(tenda conica di pelli di renna), con una famiglia nenec, sono davvero un’esperienza indimenticabile.»

Per ultimo, mi interessa sapere se ritenga plausibile affermare che l’ “ecosistema” di queste minoranze etniche stia lentamente e inesorabilmente disgregandosi.

«Assolutamente sì. Èuna questione drammatica e complicata, che in realtà riguarda tutti – basti pensare al riscaldamento globale – ma che, nell’immediato, colpisce soprattutto le popolazioni che vivono a più stretto contatto con la natura e che ne dipendono direttamente per la loro sopravvivenza. Rimanendo ai popoli di cui parlavamo, i Nenec sono direttamente coinvolti, specialmente per quanto riguarda le migrazioni stagionali delle mandrie di renne che rappresentano il cuore della loro vita, a causa del riscaldamento globale (in alcune zone della Siberia sta iniziando a sciogliersi il permafrost, un processo che potrebbe portare a un disastro di proporzioni immani), del moltiplicarsi dei campi di estrazione, della ferrovia privata che taglia la penisola di Jamal e serve a raggiungere i giacimenti più settentrionali. Mentre per i popoli che vivono intorno al lago Bajkal, come i Buriati, c’è il problema dello sfruttamento intensivo delle acque e delle risorse di quello che per loro è il “mare sacro”.»

Augurandoci che la testimonianza di Roberta e Fabio non diventi mai un mero ricordo di realtà un tempo esistite, vi invitiamo alla lettura di Destinazione Russia, edizioni goWare (e-book e audiolibro disponibili sui principali siti librari; cartaceo disponibile in libreria e online).

Quello che speriamo di aver saputo trasmettere con questo libro è l’incredibile varietà della Russia sterminata. Una varietà di paesaggi, di popoli, lingue, culture, religioni, che si traduce in un numero infinito di incontri indimenticabili. Appunto incontri stra-ordinari

Fabio Bertino

Giulia Cori

Nella mia migliore tradizione, ci è voluta una laurea in letteratura inglese per farmi apprezzare quella russa. Considero la letteratura russa e il suo modo di vedere il mondo semplicemente incantevoli.