Tutto ciò che bisogna sapere su Caterina II in otto punti

Lo storico Andrej Zorin ci racconta dell’infanzia dell’imperatrice, la sua scalata al potere, le relazioni con il marito e il figlio, i suoi favoriti, Pugačov, e dell’annessione della Crimea.
1.Una principessa tedesca

Sofia Augusta Fredrika, principessa di Anhalt-Zerbst, futura imperatrice di Russia Caterina II, nacque nel 1729. Anhalt-Zerbst, come la maggior parte degli altri principati tedeschi, era molto piccolo e dipendeva quasi interamente dal suo potente vicino, la Prussia. Ma quei minuscoli principati erano un vero incubatore di spose per le corti d’Europa. Da un lato, lo status dei loro governanti permetteva alle loro figlie di essere considerate un buon partito per i monarchi europei. D’altra parte, tali unioni imponevano pochi obblighi: il significato di quei principati era trascurabile, quindi era possibile cercare mariti e mogli per i numerosi principi e principesse, senza essere coinvolti in complesse coalizioni politiche (o quasi).

Fu evidente sin dall’inizio che Sofia fosse una ragazza estremamente ambiziosa e tenace. Inoltre, era ben istruita, leggeva molto e si interessava di letteratura filosofica, cosa abbastanza atipica per una principessa tedesca di provincia. Tuttavia, crebbe in una famiglia non ricca (per gli standard reali) e il matrimonio con l’erede al trono, Pietro Fedorovič, era per lei un passo enorme. Certamente, per una signorina luterana europea, l’ingresso nella grande arena politica di un paese enorme, selvaggio e a lei sconosciuto, avrebbe dovuto essere un gesto forte. Eppure, apparentemente, non ebbe alcuna esitazione – al contrario, era tutto ciò che desiderava. Occorre tenere a mente che arrivò in Russia all’età di quattordici anni e si sposò a sedici.

2. Alla corte di Elisabetta

In due parole: si sa ben poco della relazione di Caterina con suo marito prima che salisse al trono. Lei stessa scrisse, in seguito, che tra loro non vi era intimità, ma le sue memorie non sono una fonte affidabile. Comunque, alla corte di Elisabetta Petrovna essi occupavano una posizione politica unica, che non coincideva con quella dell’imperatrice. Nel periodo della Guerra dei Sette Anni e della malattia di Elisabetta, Caterina intervenne nella gestione dell’esercito e fu smascherata. I suoi alleati di alto rango furono arrestati ma lei stessa, incredibilmente, riuscì a discolparsi.

L’imperatrice Elizaveta Petrovna amava il lusso, lo sfarzo, i balli con tante persone che si mascheravano, e così via. Così, una volta entrata a corte, Sofia Augusta – allora già Caterina Alekseevna – si ritrovò in condizioni totalmente diverse rispetto a quelle dell’ambiente in cui era cresciuta. La povera, luterana Zerbst, ai margini d’Europa, era completamente all’opposto rispetto alla gloriosa corte della zia del marito, imperatrice di tutte le Russie. Nei suoi scritti, Caterina scrisse in seguito – e questo si può ritenere vero – che immediatamente arrivata a San Pietroburgo si diede come regola di piacere prima al marito, poi all’imperatrice e poi al popolo. A quanto pare, per quanto riguarda il rapporto con Elizaveta, inizialmente ci riuscì.

Si sa molto poco del livello di intimità tra Caterina e Pietro nella fase iniziale del matrimonio. L’unica fonte sono gli appunti di Caterina, in cui lei stessa afferma che non vi fossero relazioni coniugali tra loro. Sostiene che, quando Elizaveta le chiese perché non c’era ancora un erede, lei rispose che non vi erano ragioni per cui ci potesse essere. Vi sono anche indizi sul fatto che Pavel Petrovič, che era nato solo dieci anni dopo il matrimonio, fosse in realtà figlio dell’amante di Caterina, il conte Saltykov, che venne inviato prima in Svezia e poi ad Amburgo, in modo che non lo dicesse a nessuno. Tuttavia, questi scritti sono chiaramente tendenziosi e scritti in modo retroattivo già dopo il colpo di stato organizzato da Caterina e l’uccisione di Pietro III. Ovviamente, per lei era importante giustificarsi e ripulire il suo nome dall’accusa di uxoricidio, quindi non bisogna fidarsi troppo delle sue memorie. Coloro che si oppongono a questa visione sottolineano la grande somiglianza tra Pavel e Pietro III, oltre al fatto che Pavel considerava quest’ultimo come suo padre e creò un culto intorno al suo ricordo. Né i sostenitori della paternità di Saltykov né i loro oppositori hanno argomentazioni più valide, quindi non si conosce la verità.

Qualsiasi fossero le loro relazioni intime tra Pietro e Caterina, alla corte di Elisabetta Petrovna rappresentavano un’unica forza politica, che a lungo fu percepita come opposta all’imperatrice al potere. Questo si manifestò particolarmente nel periodo della guerra dei Sette Anni. Nel 1756, Elizaveta cambiò bruscamente la sua posizione filobritannica con quella filofrancese, e dichiarò guerra all’alleata dell’Inghilterra, la Prussia. Nel frattempo, la corte di Pietro e Caterina, detta Piccola corte, sostenne una posizione chiaramente filoprussiana. Pietro, avendo trascorso l’infanzia in terre tedesche come Karl Peter Ulrich, figlio del Duca di Holstein-Gottorp, ammirava il re prussiano Federico II e l’ordine militare da lui creato, per lui la Prussia era un modello di stato ideale e ben governato. Caterina era amica stretta dell’ambasciatore inglese. Aveva anche trovato sostegno presso il Conte Aleksej Besutžev, ex cancelliere dell’Impero Russo, il quale, quando Elizaveta si ammalò gravemente, scrisse al fronte, al comandante in capo Apraskin, con l’ordine di non condurre alcuna operazione offensiva nei confronti della Prussia. Un tale gesto era, in pratica, niente di meno che un atto di tradimento.

Non appena l’imperatrice guarì, vi fu un enorme scandalo. Besutžev e Apraksin furono arrestati, Elizaveta si preparò a rispedire Caterina a Zerbst. Ma questa le diede una lunghissima spiegazione, in seguito alla quale riuscì in qualche modo a giustificarsi. Ciò fu assolutamente straordinario, considerando la gravità delle accuse (oggi è noto – probabilmente Elizaveta non lo sapeva – che Caterina ricevette addirittura del denaro dall’ambasciatore inglese). Non si seppe mai come si svolse la loro conversazione, ma fu palese che in quell’occasione emerse l’impressionante abilità di Caterina di affascinare le persone. Non ci fu una persona tra coloro che lasciarono scritto qualcosa su di lei che non scrisse di quanto fosse affascinante, di quanto sapesse essere accattivante (questo mito su Caterina si riflette palesemente nell’apparizione ne “La figlia del capitano” di una dama i cui occhi e il cui sorriso avevano un “inspiegabile fascino”). Durante la conversazione decisiva con Elizaveta, Caterina, evidentemente, utilizzò la sua abilità al meglio.

3. Sposata all’imperatore

 In due parole: Quando Pietro salì al trono, i rapporti tra lui e Caterina si erano già incrinati. Tuttavia, apparentemente, iniziò già prima a pensare alle sue più importanti riforme, con la partecipazione di lei – in ogni caso, lei le proseguì in seguito. Caterina, a differenza del marito, piaceva ai sudditi e soprattutto alle guardie. Questo le permise già sei mesi dopo la morte di Elizaveta di commettere un colpo di stato e salire al potere. Una settimana dopo, Pietro morì – probabilmente fu ucciso da uno dei fedelissimi di Caterina.

 

Non si sa quando tra l’imperatore e sua moglie iniziò a formarsi la decisiva frattura, ma già all’inizio del suo regno vi era una situazione di conflitto profonda e inconciliabile. Caterina fu praticamente esclusa dal processo decisionale. Intorno a Pietro c’erano persone nuove, aveva un’amante – anche se questo non era una situazione così inusuale, anche Caterina aveva delle relazioni sia con lo stesso Saltykov che con il futuro re di Polonia Poniatowski, ma Pietro lo fece apertamente e in modo provocatorio.

Pietro rimase al potere per soli sei mesi, ma in questo periodo riuscì a iniziare molte riforme, alle quali, apparentemente, iniziò a pensare quando ancora non era zar. È curioso il fatto che la maggior parte delle sue principali riforme – la concessione della libertà ai nobili, la secolarizzazione delle terre dei monasteri, l’annullamento dell’indipendenza economica della Chiesa russa, e altre – vennero confermate o continuate da Caterina, quindi, probabilmente, furono progettate da loro due insieme prima della rottura finale. Persino la pace vergognosa con la quasi devastata Prussia – firmata alle condizioni di quest’ultima, mandando all’aria tutti i successi dell’esercito russo negli anni precedenti, solamente a causa della simpatia che l’imperatore russo avvertiva nei confronti del re prussiano – fu in seguito consolidata da Caterina. Tuttavia, quando salì al potere, proprio questa pace divenne colpa di Pietro; Lomonosov, nella sua ode in onore dell’ascesa al trono di Caterina, lasciò intendere che l’imperatrice non avesse nulla a che fare con quella pace.

A differenza di Caterina, suo marito importava poco di come lo vedessero i suoi sudditi. In particolare, essendo stato in origine luterano – poi, come erede al trono dell’Impero Russo, fu naturalmente ribattezzato – Pietro dimostrò continuamente disprezzo nei confronti della Chiesa ortodossa, mancanza di interesse verso la lunga messa ed ebbe sempre un atteggiamento di sfida. Sua moglie, al contrario, si impegnò a dimostrare la sua devozione, ortodossia, e il suo essere russa in generale – amava farlo ancora prima di prendere il potere, e dopo, sino alla morte. Intenzionalmente non parlava il tedesco, si esprimeva e scriveva perfettamente in russo, amava i giochi popolari come le danze circolari, investiva denaro per la raccolta di manufatti della storia e del folklore russi. Inoltre, Caterina si ricordò dell’importanza della guardia durante il colpo di stato a palazzo e strinse con lei una relazione speciale: si circondò di ufficiali, indossava l’uniforme del reggimento e così via. La sua relazione con il capitano delle guardie Grigorij Orlov fu di notevole importanza.

Nel giugno 1762, dopo sei mesi di sfortunato governo, Pietro fu rimosso dal trono, con la geniale formula “per volontà di tutte le classi sociali, specialmente le guardie”. Una settimana dopo, all’improvviso, morì – quasi sicuramente fu ucciso. In una nota, Aleksej Orlov, fratello di Grigorij, amante di Caterina, chiese perdono all’imperatrice, scusandosi e dicendo che non sapeva come fosse accaduto. Ci sono diverse opinioni in merito a questo evento: alcuni sostengono che sia stato un ordine, altri che sia stato un incidente. Recentemente alcuni hanno affermato che la nota fosse contraffatta. In un modo o nell’altro, è difficile dubitare del fatto che le persone che ufficialmente avrebbero dovuto difendere Pietro III non sapessero che l’imperatrice avrebbe visto con favore una simile conclusione.

4. Ristrutturazione di tutto

 In due parole: Caterina si riteneva erede delle idee di Pietro I e salì al trono con un piano di totale ricostruzione del paese. Voleva cambiare i nobili e renderli una nuova classe sociale che pensava e sentiva in maniera moderna. Aveva anche intenzione di cambiare la situazione dei contadini. Nel 1767 fu indetta una commissione per lo sviluppo di nuove leggi. Tuttavia, la sua inutilità fu presto palese per l’imperatrice, che interruppe i lavori della commissione.

Come la maggior parte degli imperatori russi che salivano al potere, Caterina aveva piani per una totale ricostruzione del paese. Si sentiva l’erede di Pietro I, mentre guardava con ironia i suoi predecessori. Si immaginava un secolo d’oro, illuminato, grandioso e propagandò questa idea anche in Occidente, intrattenendo una corrispondenza con importanti filosofi e letterati del tempo, Voltaire, Grimm e Zimmerman.

Avendo un’alta considerazione di se stessa e delle sue possibilità, Caterina era intenzionata a portare a termine il lavoro di Pietro I. Secondo le parole del poeta Aleksandr Sumarkov, “Pietro ci diede l’essere, Caterina l’anima”. Pietro aveva creato l’élite russa – i nobili, li aveva vestiti, rasati, educati alle maniere europee e all’etichetta; Caterina aveva deciso di far crescere una nuova classe sociale di persone, che avessero un’anima e che fossero capaci di provare emozioni.  Per questo, andava a teatro, leggeva il giornale e si occupò di educazione: fondò una nuova scuola, riformò l’università e creò l’Istituto Smol’nyj, che divenne per lei come un figlio: un istituto privato, dove le ragazze passavano molti anni senza tornare a casa e solo occasionalmente vedevano i genitori. In questo istituto le ragazze dovevano essere rieducate nello spirito della nuova epoca, così che in seguito avrebbero cresciuto i propri figli allo stesso modo.

Nel 1767 doveva essere costituita la commissione legislativa di tutte le classi sociali. Questo organo doveva sviluppare una nuova legislazione completa. Tuttavia, molto velocemente Caterina capì che non avrebbe funzionato: i deputati passavano più tempo a osannarla che altro e le discussioni non portavano a nessun risultato. Dopo l’inizio della guerra con la Turchia, la commissione fu sciolta con il pretesto che tra i partecipanti c’erano molti ufficiali che dovevano essere inviati al fronte. È difficile dire a che punto si trattasse davvero di una necessità di guerra o piuttosto se questo fu dovuto semplicemente alla profonda delusione di Caterina riguardo il lavoro dei deputati. Comunque, in ogni caso, la ragione dello scioglimento non fu uno scontro con un’opposizione contro la servitù della gleba, di cui scrissero gli storici sovietici.

Caterina stessa quantomeno pensò alla limitazione della servitù della gleba.  C’era l’idea di dichiarare liberi tutti i neonati, e diverse altre idee. Come scrisse Vasilij Ključevskij, prima dell’emissione del Manifesto sulla libertà dei nobili, approvato da Pietro III, che aboliva la leva obbligatoria, proibiva le punizioni corporali per le classi sociali più alte e così via, praticamente tutti erano stati ridotti in schiavitù in Russia. Il 18 febbraio 1762 uscì questo Manifesto e, di nuovo secondo le parole di Ključevskij, il 19 febbraio, a rigor di logica, doveva seguire un decreto sull’abolizione della schiavitù della gleba. Ed esso arrivò il 19 febbraio, ma di 99 anni dopo, nel 1861. Per tutto quel tempo gli imperatori russi, ad eccezione di Pavel, considerarano la servitù della gleba una malvagità, ma non procedettero alla liberazione dei contadini. Costruire le fondamenta del governo fu terribile. Nessuno sapeva come gestire l’enorme massa di contadini, neppure da un punto di vista burocratico: il censimento, le tasse, i processi, il reclutamento – di tutto questo rispondevano i proprietari, i funzionari erano troppo pochi e l’apparato statale era debole. Caterina, evidentemente non aveva risorse politiche, né finanziarie, né amministrative per tutte queste riforme. Allo stesso tempo, nel periodo dei lavori della Commissione, Caterina diede alla Società economica libera il compito di determinare cosa fosse meglio, quando i contadini erano autorizzati a lavorare la terra o quando erano servi. Vinsero i sostenitori della schiavitù della gleba e la posizione dell’imperatrice non venne messa in dubbio.

5. La rivolta di Pugačev e la creazione della burocrazia

 In due parole: la ribellione di Pugačev mostrò non solo il problema delle relazioni tra contadini e proprietari terrieri, ma anche la condizione catastrofica del sistema di governo statale. Perciò, dopo la rivolta, Caterina iniziò a costruire una burocrazia efficace e snella. L’Impero era spartito in province e contee, i poteri dei funzionari erano chiaramente definiti, i nobili e i cittadini disponevano di organi locali di governo.

Quando uno dei difensori della servitù della gleba, poeta di corte e funzionario Aleksandr Sumarkov scrisse a Caterina dell’amore e della pace tra nobili-proprietari terrieri e i loro contadini, lei fece un appunto al margine su quanto spesso i signori venissero “tagliati fuori dal loro”. Effettivamente, nel paese una debole guerra civile: ogni anno i contadini uccidevano decine di proprietari terrieri. E fu questa guerra che portò alla rivolta di Pugačev. Anche se la ribellione di Pugačev fu portata avanti da cosacchi e non da contadini (e una delle ragioni della sua terribile sconfitta fu la mancanza di intesa tra l’élite cosacca, che guidava la ribellione, e la massa contadina), i ribelli semplicemente non concepivano i nobili come persone. Leggere la lista degli assassinati durante il periodo di Pugačev fa rizzare i capelli in testa. Intere famiglie con bambini piccoli furono estirpate, l’idea era quella di tagliare la nobiltà alla radice.

Prima o poi, questa ribellione era destinata alla sconfitta, ma per tre anni interi l’Impero non riuscì a gestirla. Pugačev mostrò a Caterina la condizione catastrofica in cui versava la burocrazia russa: non c’era né ordine, né controllo né informazione. Il sistema di amministrazione pubblica non funzionava. Questo la spinse a pensare a un nuovo programma di riforme più realistico, sistematico e ampio. Fu subito evidente che la generale ricostruzione programmata per gli anni ’60 del Settecento era impossibile. Come prima cosa, si pensò alla riforma della burocrazia.

Per ricostruire il sistema burocratico, Caterina iniziò con la riforma dei governi locali: la creazione di province, distretti, contee; la definizione dei doveri dei governatori; la costruzione di un sistema uniforme e snello. Prima di questa, c’erano da qualche parte delle contee, da qualche parte delle province, i confini non erano definiti, l’area di responsabilità dei governatori non era ben regolata. Il sistema creato da Caterina durò fino al 1917, e in alcuni aspetti si conserva ancora oggi.

Un’altra riforma risalente alla seconda metà del regno di Caterina fu la Carta dei diritti, delle libertà e dei privilegi della nobiltà russa. In primo luogo, confermò le disposizioni del Manifesto sulla libertà dei nobili di Pietro III e stabilì che le terre sarebbero appartenute per sempre ai nobili (i piani riguardanti la riforma della servitù della gleba, evidentemente, per Caterina erano già definitivamente sepolti). Tuttavia, oltre a questo, c’era un’altra carta che regolava il sistema di governo locale: furono introdotte assemblee di nobili, che li rappresentavano a livello locale e determinavano i poteri dei tribunali della nobiltà, e così via. Un’altra carta reale introdusse l’organizzazione di un governo autonomo delle città e stabilì i diritti dei cittadini. Venne pianificata anche una carta rivolta ai contadini.

6. Il progetto greco e il mondo slavo

In due parole: nonostante il progetto greco fosse così appassionante per Caterina (la Grecia risorta sotto il patronato della Russia, il Granduca Costantino come imperatore greco) non fu mai completato, l’espansione verso sud rimase sempre la cosa più importante in politica estera. Nel 1783 il principe Potemkin annesse pacificamente all’Impero la Crimea. Dopo l’annessione di parte della Polonia, propose il concetto del mondo slavo. Caterina, che all’inizio del suo regno riteneva che la Russia possedesse molti territori, divenne in seguito l’espansionista più attiva nella storia dell’Impero russo. 

Per la maggior parte del regno di Caterina, il confine meridionale fu per lei fondamentale. In questo ebbe un ruolo particolare la sua personale rivalità con Pietro I. Lo sottolineavano continuamente: se in un luogo così scomodo come Pietroburgo, Pietro aveva ottenuto dei successi così eccezionali, quanto era possibile fare nelle terre fertili e generose del sud. Inizialmente, Caterina non aveva un piano di espansione attiva, tuttavia nel 1768 l’Impero Ottomano diede inizio alla prima guerra russo-turca dopo che i cosacchi di Zaporož’e saccheggiarono alcune città turche – Caterina si scusò, ma questo non servì a nulla.

Nel corso di questa guerra, che proseguiva con successo per la Russia, prese forma quello che in seguito fu chiamato “progetto greco”. Si progettò di stabilire il controllo su una parte significativa dei territori cristiani dell’Impero Ottomano, creare una rete di stati vassalli tra di lei e la Russia, e perfino far rivivere l’Impero Bizantino con la sua capitale a Costantinopoli. In Grecia ci fu una forte agitazione per scatenare una rivolta e dichiarare l’indipendenza sotto il patronato della Russia. La spedizione marittima di Aleksej Orlov partì nel 1770 da Pietroburgo, attraverso l’oceano Atlantico entrò nel mar Mediterraneo, distrusse la flotta turca nella battaglia di Chesma e addirittura unì all’Impero Russo qualche isola del mar Egeo.

Durante la prima guerra russo-turca, il progetto greco non andò a buon fine, ma Caterina pianificò la sua realizzazione in futuro, anche se non durante la sua vita. Il suo secondo nipote si chiamava Costantino e assunsero per lui una balia greca, che doveva insegnarli la lingua. Sarebbe dovuto diventare il sovrano del futuro Impero bizantino. Parte del progetto divenne anche la conquista della Crimea ottomana e la sua annessione alla Russia. Secondo le condizioni di pace, venne creato uno stato formalmente indipendente, ma nel 1783 Grigorij Potemkin, anima e centro del progetto greco (sebbene non fosse più il favorito di Caterina) mantenne la sua influenza e pacificamente, senza alcuna guerra, riuscì ad annettere la penisola. Questa fu la causa della seconda guerra russo-turca, ma la Crimea rimase territorio russo.

La deviazione del progetto russo e l’unione alla Russia dei territori cattolici della Polonia portarono all’idea di un’unione di stati ortodossi e addirittura di un mondo slavo unificato. La stessa Caterina era molto favorevole a questo progetto, il principale sostenitore di esso era proprio il principe Potemkin, il quale riteneva che l’unione russo-polacca sarebbe diventata la base del mondo slavo, con la Russia come fratello maggiore e la Polonia come fratello minore.

È curioso il fatto che Caterina divenne probabilmente la più attiva espansionista nella storia dell’Impero russo: la presa della Polonia, della Crimea, l’unione di enormi territori a sud. Ancora all’inizio del suo regno, pensava che la Russia avesse già moltissimi territori e che non avesse bisogno di nient’altro, ma la logica della politica estera la coinvolse in un progetto espansionista radicale, nei confronti del quale sia il figlio che il nipote si dimostrarono scettici.

7. Favoritismo

In due parole: è noto che gli ufficiali favoriti di Caterina fossero almeno una dozzina; lei condivideva con loro solo il letto, ma non il trono. Persino i suoi favoriti che erano ammessi nel mondo politico – Orlov, Potemkin, Zubov – ricoprirono esattamente il ruolo politico che lei aveva assegnato loro.

Nel XVIII secolo, l’esistenza di favoriti del sovrano o della sovrana era considerata assolutamente normale. Li aveva sia Pietro I, che Pavel, e poi anche Alessandro I, secondo Speranskij e Arakčeev. Nelle condizioni della monarchia assoluta, questo era uno strumento standard della politica del personale, che permetteva all’imperatore di nominare rapidamente una persona considerata affidabile e capace. Per i monarchi uomini, le parole “favorito” e “favorita” significavano fondamentalmente cose diverse. Nel caso delle imperatrici donne, che nella Russia del XVIII secolo erano più numerose, questi concetti si sovrapponevano spesso in una sola persona. Tuttavia, per esempio, Potemkin rimase il favorito di Caterina in senso politico fino alla sua morte, sebbene negli ultimi quindici anni tra loro non vi furono relazioni intime. Altri, come Vasil’čikov, Zorič, Dimitrev-Mamonov, al contrario, non ebbero alcun ruolo in politica.

Le voci sull’assurda promiscuità di Caterina erano chiaramente esagerate, ma comunque aveva una dozzina di ufficiali favoriti. Certamente, ne cambiava spesso e negli ultimi anni di regno, quando erano tutti molto più giovani di lei, questo era piuttosto esecrabile. Inoltre, l’ultimo dei suoi innamorati, Platon Zubov, divenne un’importante figura politica, pur non distinguendosi per nessuna particolare dote politica, a differenza dei precedenti favoriti all’inizio del regno, Potemkin e Orlov, e ciò causò una palese irritazione tra i membri della corte.

Pochi dei favoriti di Caterina ricoprirono un ruolo politico attivo. E certamente nessuno di loro era suo co-reggente, neppure Potemkin, con il quale, forse, si sposò segretamente. Leggendo attentamente la loro corrispondenza, non c’è dubbio sulla subordinazione di lui. Caterina sola governava il paese e categoricamente insisteva sul fatto che l’unica forma di governo adeguata in Russia fosse l’autocrazia. Orlov, Potemkin, Zubov svolsero esattamente il ruolo che lei stesa assegnò loro.

8. Relazioni con l’erede

In due parole: dopo la nascita di Pavel, l’imperatrice Elizaveta praticamente lo separò da Caterina e non le permise di crescerlo. Questo non poté favorire la relazione tra madre e figlio: tra loro non c’era intimità, non c’era fiducia. Entrambi si vedevano come rivali e temevano un colpo di stato. Caterina, a sua volta, portò via a Pavel i suoi figli e li crebbe per conto suo.

Pavel nacque nel 1754, dopo dieci anni dalle nozze di Caterina e Pietro. Il rapporto con Caterina era drammatico, soprattutto perché dopo la nascita lei praticamente non lo vide. L’imperatrice Elizaveta prese Pavel da sua madre e non le permise di fargli da madre. Quando aveva sette anni, Elizaveta morì e tutta la responsabilità dell’educazione del figlio ricaddero su Caterina: scrisse programmi, assunse degli insegnanti e li istruì. Ma non si costruì mai tra di loro un rapporto di fiducia e intimità.

Mente Pavel cresceva, Caterina diventava sempre più diffidente nei suoi confronti. Madre e figlio erano rivali da tanto tempo. Gli stessi diritti al trono non erano evidenti: chi era lei, reggente o imperatrice? Per di più, Pavel e la sua cerchia avevano davanti agli occhi l’esempio dell’Austria, dove l’imperatrice-madre Maria Teresa e il figlio Giuseppe II governavano insieme. Era possibile aspettarsi che Caterina facesse qualcosa di simile, ma lei stessa non aveva di questi pensieri. Lo stesso Pavel ricordava bene il destino del padre, quindi aveva una paura paranoica per la sua vita. Poi, si aggiunsero altri motivi per preoccuparsi: dopo che Caterina decise di seguire l’esempio di Elizaveta, ossia educare dei figli di Pavel, alla corte si iniziò a dire che lei voleva privare il figlio dell’eredità e lasciare il trono al nipote, Alessandro. Non si sa quanto queste voci fossero vere, ma certamente creavano tensioni.

Diventato imperatore, dopo la morte di Caterina, Pavel subito seppellì nuovamente Pietro III e obbligò il suo presunto assassino, l’anziano Aleksej Orlov, a seguire la bara a capo scoperto. Ordinò che il corpo dell’odiato Potemkin fosse riesumato e tolto dalla bara – fu seppellito in qualche posto sconosciuto nella zona di Cherson. Dopo l’ultimo colpo di stato nella storia della Russia e dopo l’assassinio di Pavel, salì al trono suo figlio Alessandro I, il quale promise che con lui tutto sarebbe tornato “come quando governava sua nonna”.

Fonte: Arzamas, scritto da Anna Krasil’ščik il 07/05/2018, tradotto da Chiara Faini

Chiara Faini

Classe 1995, nata a Milano e attualmente studentessa magistrale di Management internazionale. Ho vissuto un semestre a Mosca, dove ho lasciato un pezzo di cuore. In attesa di tornare a riprendermelo, mi dedico alle attività che più amo: leggere, viaggiare, tradurre.