Slavika 2019: Marco Caratozzolo presenta “Lenin, un uomo” di Maksim Gorkij

Lenin oltre il mito politico, un uomo straordinario nei profili biografici di Maksim Gorkij: due redazioni a confronto, per cogliere il fare sottile della censura, nel viaggio dall’utopismo dei primi anni dell’URSS al pragmatismo disumanizzante degli anni 30 del 900. Marco Caratozzolo, Docente di Lingua e Letteratura Russa presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, ospite, nella terza giornata di Festival Slavika, assieme a Massimo Maurizio, presenta il libro di cui è curatore per Sellerio Editore, “Lenin, un Uomo” di Maksim Gorkij. Dopo aver ritradotto l’opera teatrale “Gore Ot Uma” di Griboedov, per Marchese Editore, Marco Caratozzolo ci racconta la sua nuova edizione critica: un confronto tra le versioni del profilo biografico del grande politico rivoluzionario morto nel 1924. Le due redazioni pubblicate a distanza di quattro anni una dall’altra, sono descritte e analizzate, nei riflessi chirurgici della censura su un testo, che al pari dell’ideologia, è andato incontro a mille modificazioni.

 

Gorkij, Bogdanov e Lenin in una partita a scacchi a Capri

 

Lenin, negli episodi

La storia del leader rivoluzionario, attraverso la memoria di chi lo ha per tempo sostenuto e ammirato. Maksim Gorkij descrive e racconta i ricordi, come il primo incontro a Capri: la quotidianità, gli episodi della vita di un uomo nella sua umanità. Un profilo umano, lontano anni luce dai congressi di partito, di un Lenin non più “solamente” come capo della rivoluzione o come mito politico, a cui rivolgere sommesso rispetto e deferenza, ma un Lenin come grande uomo a cui Gorkij rivolge umana stima e profonda ammirazione. “Invece di raccontarci come agiva Lenin nei congressi del partito, con chi avesse discusso, racconta come lo chiamavano i pescatori di Capri, come usava rapportarsi alle persone semplici. Ci sono dei passi di fatto dove spiega, come rideva, come mangiava”. L’immagine di un Lenin mai visto prima, che, tuttavia, lungo le edizioni del saggio intitolato “Un uomo”, del 1927, pubblicata in Germania, e l’ultima del 1931, in pieno stalinismo, va via via opacizzandosi, restituendo i contorni di un feticcio, in linea con la visione che il potere intende dare di sé: un Lenin funzionale a un discorso politico pragmatico, deificato.

 

Maksim Gorkij

 

Il mito della e nella parola

Marco Caratozzolo, oltre che proporre al lettore la traduzione del manoscritto del saggio dedicato alla vita del leader rivoluzionario, procede al confronto del profilo biografico di Lenin stilato da Gorkij lungo le varie edizioni. Il risultato è la possibilità per il lettore di cogliere nel concreto le dinamiche censorie che hanno agito sul testo, osservando cosa va effettivamente ad aggiungersi e cosa si perde irreparabilmente nei quattro anni che separano l’edizione pubblicata a Berlino e quella staliniana del 1931. Dall’agevole confronto è chiaro quanto conscio e psicologico sia stato il taglio della censura: come l’uso di una parola piuttosto di un’altra possa creare una visione completamente diversa, rispetto a quella proposta da Gorkij in partenza. Una censura talmente grossolana da risultare sottile, che, sia sul piano filologico sia su quello filosofico, ha molto da raccontare sul regime e sul ruolo della parola dove tutto diviene totalizzante, dove non vi è alcuno spazio per la problematizzazione. Gli episodi, i dettagli, il senso di realtà cede il passo alla sovrabbondanza di fatti e riflessioni di stampo politico, o semplicemente all’oblio dell’umanità di Lenin che Gorkij ha saputo racchiudere nelle prime edizioni del saggio “Un uomo”.

Tradurre una biografia

Nel corso dell’incontro l’autore ha sottolineato quanto la traduzione di testi biografici di questo tipo, necessiti di un’attenzione del tutto particolare ai singoli termini e alla loro collocazione all’interno del testo: lo spostamento di anche una sola parola crea in questo tipo profili biografici degli effetti importanti, tenendo conto anche delle dinamiche censorie volte ad “annacquare” il senso del testo. Attraverso la comparazione delle diverse edizioni si fa ancora più evidente la necessità di una traduzione che sia il più possibile libera da ogni tipo di influenza ideologica e politica, spesso riscontrabile in vecchie traduzioni pubblicate a ridosso degli eventi di cui trattano. Per questo motivo al giovane traduttore l’opportunità di svecchiare, rinnovare il testo, allontanandolo da interpretazioni fuori dal tempo, senza averne timore.

 

Articolo di Federico Lattante, 18/03/2019

Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.