La grande desolazione: come muore l’Arbat

Com’è cambiata la principale via pedonale di Mosca 

Artisti di strada, musicisti, venditori di souvenir che creano un’atmosfera da fiera: così era una volta la principale strada turistica di Mosca, ossia lo Staryj Arbat. Tuttavia, adesso quest’ultimo non lascia una bella impressione sui turisti: non gli è chiaro perché la passeggiata sull’Arbat s’inserisca in ogni programma di chi per la prima volta giunge nella capitale. Al posto dell’immagine colorata del festival brasiliano alla maniera dell’Arbat, adesso è subentrata la dura realtà, nella quale tra tutti i colori è rimasto solo il grigio.

I musicisti di strada, che cantano a squarciagola le canzoni del gruppo musicale «DDT» e del cantante Čiž, gli artisti, che ad ogni passo si offrono di disegnare un ritratto o una caricatura, i negozi di souvenir, le bancarelle di libri, il Muro di Coj con una folla di neformaly intorno, gli scaffali con le matrioške, i cappellini e gli ušanki e le frotte di turisti, dietro i quali non è possibile intravedere gli edifici del teatro Vachtangov o la casa-museo di Puškin: così ricordano lo Staryj Arbat di Mosca coloro che lo visitarono negli anni Novanta e Duemila.

Dopo che l’Arbat è divenuto una via pedonale, ciò è accaduto nel 1986, andarvi a fare una passeggiata è diventata una tappa obbligatoria di qualsiasi tour turistico, ma da sè il nome della strada ha assunto una connotazione negativa: con «Arbat» adesso vengono soprannominate le strade pedonali nei centri storici di qualunque città, che mettono gli occhi sui turisti e i venditori di souvenir.

Malgrado ciò, l’Arbat già da tempo non è più quello di prima: è sparito il passato brio, che faceva uscire sulla strada le ragazze e i ragazzi con le giacche di pelle e i jeans strappati. Da tempo sono cresciuti e non s’incontrano più con i vecchi conoscenti, mentre più spesso comprano su internet i capelli, gli ušanki e le matrioške. Sull’Arbat è arrivata la grigia quotidianità, qui soffia un freddo vento, i passanti attraversano in fretta la strada, senza alzare le teste, mentre i mattoni, che nel 1986 suscitavano commozione, adesso non sorprendono già più i moscoviti. Qui non si sente più l’atmosfera festosa della fiera. Piuttosto, chi cammina per l’Arbat prova, più spesso, perplessità: è forse questa la principale strada turistica della capitale?

Tuttavia, da nessuna parte ci sono divertimenti. Lungo tutta la strada gli attori, travestiti da animali che sbucano dagli angoli e che propongono di fare una foto e di dare per questo una zampa, adescano i passanti.

«Non è l’Arbat, ma uno zoo!» — ha esclamato una ragazza, che è stata subito catturata da un cavallo, una zebra e un rinoceronte. 

Guardare l’immagine che appassisce del centro della vita culturale di Mosca, è difficile, soprattutto per quelli che l’hanno creata. «L’Arbat pedonale ha già 30 anni. Per tutti questi anni ho seguito il suo sviluppo. Adesso con tristezza guardo come questa strada, una volta trafficata, diventa sempre più vuota. La stanno semplicemente abbandonando. Dalla strada è completamente scomparso un programma culturale. Ai tempi dell’URSS tutto era completamente diverso. Dappertutto c’erano piccoli cinema, l’Arbat viveva», — ha raccontato a «Gazeta.ru» una degli artefici dell’Arbat pedonale Zoja Charitonova. 

L’Arbat più spesso è associato proprio agli artisti e ai musicisti, ma difficilmente possono essere visti oggi. Lungo tutta la strada non si sente neanche un cantante di strada. «Nell’ultimo periodo ci sono molti meno musicisti, purtroppo. Quando sono stata là l’ultima volta, c’era solo un gruppo. È anche impressionante che così poche persone fossero di fronte al Muro di Viktor Coj. Infatti, di solito là c’era il pandemonio», — ha sottolineato l’originaria di Rostov sul Don Larisa Kovalenko, che viene a Mosca qualche volta all’anno.

Ciononostante, si possono comunque incontrare un paio di artisti. «Certamente, sono rimasti decisamente pochi gli artisti, prima c’è ne erano a ogni piè sospinto. Non so perché adesso è così. La polizia, a quanto pare, non ne ha colpa, loro [i poliziotti] vengono in continuazione qui, ma non si avvicinano a me. È possibile che il così piccolo numero di artisti sia il risultato di ciò che accadde qui tre anni fa», — ha detto a «Gazeta.Ru» uno dei pittori che vende i suoi quadri sull’Arbat. 

L’inizio del 2016, in effetti, è stato molto pesante per i pittori dell’Arbat. Le forze dell’ordine hanno organizzato un raid contro di loro, come gli stessi artisti si sono espressi. Poi sono stati arrestati e portati alla locale stazione di polizia, dove, secondo i detenuti, hanno portato via tutti gli “strumenti del crimine”: pennelli, cavalletti, carta, persino matite. Gli artisti sono stati accusati di commercio illegale e sono stati multati per un valore di 2,5 miliardi di rubli.

«Da allora gli artisti, naturalmente, sono tornati sull’Arbat. Lui li nutre. È un’industria molto fruttuosa. Un mio conoscente così ha messo da parte i soldi per un monolocale per la figlia. Tuttavia, non serve dire che stiano cercando di liberarsi di loro. Hanno relegato gli artisti che stavano sempre seduti fuori il ristorante «Praga» senza disturbare nessuno. Hanno relegato i musicisti, ma anche questi non infastidivano nessuno. Persino gli abitanti del luogo sono abituati a loro. Per di più, hanno sempre suonato nel quartiere del teatro Vachtangov, accanto cui non ci sono abitazioni private.», — ha spiegato Zoja Charitonova.

Abbandonano la strada non solo gli artisti e i musicisti, ma anche i libri. 

In tutto l’Arbat ora ci saranno circa tre bancarelle di libri, dove i racconti per l’infanzia stanno alla rinfusa accanto ai romanzi storici e alla lirica amorosa. I rari passanti si fermano fuori di essi e, dopo essersi tolti dai risvolti uno strato di neve da cui nessuno salva i libri, iniziano a cercare qualcosa che gli piaccia. Storicamente Arbat è sempre stato il luogo dove viveva l’intelligencija della capitale: qui, affittavano le abitazioni i professori dell’MGU e gli studenti. Sulla strada lavoravano quasi 30 librerie e botteghe, questo senza contare i famosi mercatini dell’Arbat.

Tra l’altro dall’Arbat sono usciti opere e libri, non rimane traccia anche di quegli edifici, che ancora qualche anno fa erano tra i più attraenti di questa strada.

«Una grande perdita per la vita culturale della capitale: la casa №42, che adesso semplicemente muore. Prima era la casa della cultura della Georgia. I suoi interni li creò Zurab Cereteli. Tutti quelli che lo desideravano potevano venire e godere dei bei dipinti georgiani. Lì c’era anche una gustosa cucina georgiana. Adesso non c’è più niente. La casa è tappezzata di finestre e si è ricoperta di ragnatele», — ha raccontato Zoja Charitonova.

Questo edificio, che è chiamato anche la casa della capitana Chvoščinskaja, ha la sua tragica storia. La palazzina di tre piani fu costruita nel XIX secolo. All’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso la casa fu ristrutturata sotto la direzione dell’architetto georgiano Šota Kavlašvili. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’edificio fu affidato alla Georgia. 

Il centro culturale georgiano smise di esistere l’8 settembre del 2006. Il governo georgiano, sotto ordinanza dell’allora ex-presidente del paese Michail Saakašvili, vendette l’edificio «Mzuri». Secondo le informazioni del Ministero dello sviluppo economico della Georgia, l’ha comprato l’agenzia georgiana d’informazione TRACECA Group Holding per $18,02 milioni. La superficie del centro culturale si estende su 3,1 mila mq. A un anno dalla vendita, quando lo stesso Ministero ha messo «Mzuiri» all’asta, nessun acquirente si è interessato al palazzo.

Adesso al posto del centro culturale georgiano, che provoca la nostalgia dei vecchi abitanti, c’è una costruzione trascurata e sbarrata.

Questo non è l’unico edificio sull’Arbat di cui adesso rimane solo il ricordo. Una delle perdite più terribili è il ristorante «Praga». Prima era considerato il principale ristorante di Mosca, che dava da mangiare a tutta la capitale. Proprio in questo edificio, legato ai nomi di Čechov e Tolstoj, nel 1078 fu ideato il dolce «Ptič’e moloko».

Il ristorante, con un enorme patrimonio storico che inizia dal XIX secolo, è stato messo in vendita alcune volte. Nel 2017 il padrone del ristorante — «Praga-AST» — ha dichiarato bancarotta. Dopo di ciò, il «Praga» è stato messo all’asta. I creditori della compagnia hanno valutato che dalla vendita dell’immobile sarebbero potuti venire in aiuto non meno di 2,2 miliardi di rubli. Oltre allo stesso ristorante, in lotto sono rientrati i diritti sui pezzi di terreno di un’estensione di 0,3 ettari sull’Arbat, ma anche la mobilia e le attrezzature. Separatamente, per 500 mila rubli, sono stati venduti anche altri beni di «Praga-AST»: acquari e l’apparecchiatura da cucina. L’asta ha avuto luogo il 19 agosto dello scorso anno, ma nessuno ha espresso il desiderio di acquisire lo storico ristorante per quella cifra.

Non soltanto i monumenti della cultura uccidono giorno dopo giorno l’Arbat svuotato. Cambiano persino i negozi che si trovano qui.

Prima l’Arbat era non soltanto un’attrazione turistica, ma era una strada viva, dove era possibile comprare vestiti, cosmetici, persino il mangime per gli animali domestici. Proprio qui aprì a suo tempo il primo negozio in Russia di un popolare brand di cosmetici fatti a mano. Eppure, i moscoviti non vengono più qua per acquistare i beni di consumo, ma gli abitanti locali si lamentano per le pecche nell’infrastruttura.

«Io vivo sull’Arbat già da quasi 28 anni. L’aspetto della strada è cambiato, tra l’altro per il fatto che qui ci sono molto meno boutique. Prima qui c’erano alcuni negozi di vestiti. Adesso sono rimasti solo snack bar, ristoranti e negozietti di souvenir», — ha raccontato a «Gazeta.Ru» Kirill Širikov, un residente dell’Arbat.

Tuttavia, persino i negozi di antiquariato che sono rimasti qui sono cambiati. «Io con gli amici abbastanza spesso andavo nei negozi di antiquariato locali, semplicemente per guardare dei pezzi interessanti. Trovavo sempre qualcosa di particolare. A volte, addirittura, trovavamo degli articoli non cari, ma molto belli. Ricordo che una volta inaspettatamente trovai qui un bel vaso. Adesso, invece, non guardo niente. Entro e subito esco.», — ha condiviso con «Gazeta.Ru» la studentessa Irina Val’d, che passeggiava per l’Arbat. 

Perciò l’Arbat per lunghi anni è stato per la strada l’unico punto di attrazione dei pedoni non volontariamente, ma suo malgrado: i giovani trascorrevano qui giorno e notte, nonostante che sulla via erano provvisti, per esempio, con luoghi per sedersi semplicemente. Inoltre, c’è la sua posizione più o meno isolata dal resto del centro: per raggiungere la strada dalla Piazza Rossa, bisogna superare il molto aggrovigliato sottopassaggio. Riguardo a ciò, quando a Mosca iniziarono a svilupparsi le zone pedonali con le panchine, i tavolini e persino le fontane, legati in un unico percorso, allora la scelta dei cittadini e dei turisti apparve ovvia. Basti ricordare il recente Mondiale di calcio, quando le vie Nikolovskaja e Il’inka, e non l’Arbat, non erano percorribili. I centri d’attrazione sono cambiati: coloro che desiderano innamorarsi del vuoto dell’Arbat diventano sempre meno. Anche quelli che corrono qui, si affrettano a partire al più presto.

Fonte: gazeta.ru, 25/01/2019 – di Lidija Misnik, traduzione di Rebecca Gigli

 

 

Rebecca Gigli

Galeotto fu l'incontro con la letteratura russa. Infatti, nel mio caso, la passione per la Russia e la sua cultura sono nate dalla scoperta dei suoi scrittori. È stato naturale, quindi, scegliere di studiare lingue all'università. Anche adesso, dopo aver conseguito la laurea magistrale, continuo a coltivare il mio interesse per il mondo slavo. In particolare, spero di tornare presto a visitare questo paese dalle mille contraddizioni, ma dal fascino ineguagliabile