L’Ucraina ha ufficialmente chiuso l’ingresso agli uomini russi tra i 16 e i 60 anni.

MOSCA, 30 Novembre – RIA Novosti. Le autorità ucraine, seguendo le direttive entrate in vigore questa settimana con la legge marziale, hanno limitato l’ingresso nel paese agli uomini russi. Da questo momento l’Ucraina non concederà l’ingresso nel suo territorio agli uomini russi di età compresa tra i 16 e i 60 anni. Mosca ritiene che una risposta speculare a questa misura sarebbe inappropriata.

Rispetto alle nuove restrizioni, il Presidente dell’Ucraina Petro Porošenko ha rilasciato dichiarazioni su Twitter dicendo che la decisione di Kiev è motivata dal voler impedire a Mosca di formare in Ucraina “reparti di esercito privati” e di “non voler permettere alla Russia di portare a termine le operazioni pianificate nel 2014”.   

Già qualche tempo fa il servizio di controllo della frontiera ucraina aveva proposto una manovra simile, ma gli venne rifiutata fino a che non è stata inclusa nella legge marziale. Inoltre dal 29 novembre la frontiera tra Ucraina e Crimea potrà essere attraversata esclusivamente con documenti ucraini. 

Provocazione nello stretto di Kerch

Le autorità ucraine hanno imposto la legge marziale in dieci regioni che si trovano al confine con la Russia e la Transnistria a seguito del fermo di tre navi da guerra ucraine nel Mar Nero da parte della Russia. La mattina del 25 novembre le navi della marina ucraina “Berdjansk” e “Nikopol'”, così come il rimorchiatore “Jany Kapu” hanno violato il confine territoriale della Russia ed hanno continuato pericolosamente le manovre per diverse ore senza reagire alle legittime richieste delle autorità di competenza russe.

Di conseguenza le autorità di frontiera russe hanno messo in arresto i trasgressori intervenendo con l’uso di armi. Tre marinai ucraini sono rimasti feriti. A bordo delle navi bloccate c’erano un totale di ventiquattro marinai tra cui degli ufficiali dell’SPU (Servizi di Sicurezza dell’Ucraina, ndt) che, secondo L’FSB (Servizi federali per la sicurezza della Federazione Russa, ndt), coordinavano le provocazioni. L’accusa di arresto è per “violazione dei confini di Stato”. Le autorità di Kiev hanno accusato la Russia di aggressione e hanno imposto la legge marziale. Questo regime prevede la possibilità di una temporanea restrizione dei diritti e della libertà dei cittadini compreso il diritto di partecipare alle elezioni politiche e quello di libera espressione. Il Presidente russo Vladimir Putin ha definito l’incidente nello stretto di Kerch una provocazione programmata di cui Petro Porošenko avrebbe avuto bisogno a causa del suo basso grado di preferenze alla vigilia del voto per le elezioni presidenziali.  

“Parlare di risposta speculare è pericoloso”

La decisione da parte di Kiev di limitare l’ingresso in Ucraina agli uomini russi è stata commentata dal Ministero degli Affari Esteri russo  attraverso le parole del portavoce ufficiale Marija Zacharova dichiarando che una uguale risposta sarebbe inopportuna.  

“Rispetto all’Ucraina la questione più rilevante è il controllo del governo da parte dei regime; pertanto parlare di una risposta speculare è pericoloso. Se qualcuno rispondesse con la stessa medaglia a ciò che sta accadendo ora a Kiev, si andrebbe verso una direzione folle”, ha dichiarato. Secondo Zacharova, questi “numeri da giocoliere di Kiev ai quali stiamo assistendo” rappresentano una disfunzione del governo e dello stato come soggetto internazionale. Tutto questo, sostiene la portavoce è il risultato dei “tentativi di operazioni selvagge della leadership del paese”. 

“Kiev va verso la rottura”

Il Consiglio della Federazione russa ritiene che Mosca non debba adottare misure di risposta speculare. 

“Onestamente credo che Kiev vada verso la rottura con la Russia adottando provvedimenti provocatori e cercando una risposta speculare; questo però rappresenterebbe un duro colpo per i milioni di ucraini che lavorano in Russia. Kiev non avrà una tale risposta da parte nostra”, ha dichiarato il senatore Franc Klincevič.

La stessa posizione è mantenuta da Kostantin Kasačev, presidente del Consiglio della commissione per gli Affari Esteri del Consiglio della Federazione Russa. 

“Sono convinto del fatto che non vadano adottate misure ritorsive dello stesso tipo: non siamo in guerra con l’Ucraina”, ha affermato. 

Il senatore ha suggerito poi che Kiev dovrebbe tenere in considerazione tali iniziative in un futuro prossimo, fino a quando non si terranno le elezioni presidenziali in Ucraina. 

“Più andiamo verso il voto e più aumenteranno atti di semi-isterismo: potrebbero esserci controlli su chi ha parenti in Russia, su chi ha visitato siti web russi o cose simili… “L’Ucraina per prima fino alle elezioni”, ha detto Kasačev.

A suo parere la decisione di imporre una restrizione all’ingresso dei russi in Ucraina è voluta da Kiev per dimostrare che la Russia “ha intenzioni aggressive” e di mantenere uno stato di tensione nel paese. 

“Questa è la logica che ha condotto a imporre la legge marziale e che ha effetti solo su loro stessi”, sostiene il senatore. 

Sostiene anche che il popolo dovrebbe sapere chi è l’autore di questa iniziativa “per il futuro e per quando si inizieranno a definire le posizioni dei protagonisti del deterioramento delle relazioni tra i nostri popoli”.

“Un goffo tentativo di offrire vantaggi”

Il direttore dell’Istituto di relazioni internazionali e Candidato in Scienze dell’Università di Sebastopoli Ivan Čicharev sostiene che le azioni di Kiev abbiano senso solo se a scopo pubblicitario, ma risulta un tentativo abbastanza goffo. 

“Si intende far riferimento al fatto che i movimenti irregolari sviluppatisi in Ucraina sono di origine Russa, sebbene la resistenza al Maidan e poi al regime di Porošenko abbiano radici interne e gli stessi ucraini che non si sentivano al sicuro nel loro paese abbiano formato dei nuclei interni separati”, ha detto un esperto di RIA Novosti. 

A suo parere è assurdo che la Russia invii “soldati di eserciti privati” attraverso canali ufficiali o frontiere controllate da Kiev.

“L’Ucraina sta cercando di accusare la Russia di condurre una guerra ibrida (attraverso l’uso di formazioni irregolari e di compagnie militari private), ma è noto che i battaglioni “volontari” finanziati da oligarchi ucraini e dai ČVK (Častnaja Vojennaja Kompanija, in italiano Compagnia Militare Privata, ndt) occidentali sono attivamente utilizzati da parte del’Ucraina”, ha dichiarato Čicharev.

Kiev ha più volte affermato che la Russia avrebbe interferito negli affari dell’Ucraina e in parte nel conflitto del Donbass. Da Mosca  queste tali dichiarazioni pubbliche sono state definite “infondata” sottolineando che la Russia non era coinvolta in nessun modo negli eventi del Donbass, ma era solo interessata a vedere l’Ucraina superare la crisi politica ed economica. 

Fonte: RIA Novosti, Data: 30.11.2018, Traduttore: Eugenio Alimena

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L'esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del '900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull'insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici. Alla domanda "perché hai scelto il russo?", risponde senza molti giri di parole "perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia".