Slavika 2019, Wu Ming: prospettiva Proletkult

Nell’ambito dell’ormai tanto chiacchierato festival Slavika, che già da cinque giorni si aggira come un fantasma per la città di Torino, mercoledì 20 marzo presso l’Unione Culturale Franco Antonicelli, si è tenuta l’attesa presentazione dell’ultima fatica dei Wu Ming: Proletkult (Einaudi, Torino). A conversare con gli autori, Wu Ming 2 e Wu Ming 4 (rispettivamente Giovanni Cattabriga e Federico Gugliemi) è stata Daniela Steila (professoressa di Storia della Filosofia Russa presso l’Università di Torino, nonché presidente dell’Unione) la quale, all’interno di questo lavoro, ha svolto l’importante ruolo di solerte consultatrice in materia “bogdanoviana.

PH. Altrove – Francesco Rasero

E’, infatti, Aleksandr Bogdanov (filosofo, medico e scrittore) ad essere uno dei principali protagonisti che incontriamo nella narrazione, non solo però del romanzo in questione, ma della stessa storia della rivoluzione russa, personaggio però spesso liquidato con superficialità a causa di quello che fu il suo “eretismo” alla linea leninista, attraverso la quale poi la storia sarà conosciuta. A proposito del primo approccio degli autori con la figura di Bogdanov, Wu Ming 2 ammette fin da subito: “di Bogdanov, prima di due anni e mezzo fa, non sapevamo assolutamente nulla. Abbiamo solo fiutato che in lui c’era una traccia da indagare ulteriormente.”

Ma allora cosa ha spinto allora i Wu Ming a parlare di rivoluzione russa attraverso una prospettiva così anti-canonica e la storia di una figura così poco conosciuta?

“Lo abbiamo conosciuto innanzitutto come romanziere, attraverso il suo Stella Rossa” (uno dei primi romanzi di fantascienza russi), la cui lettura fu suggerita casualmente da un loro amico a cena, e la cui storia ha subito innescato in loro l’idea base del romanzo che già da tempo serbavano, ossia la possibilità di unire al tema prettamente storico quello fantastico, avendo ben chiaro in mente il binomio su cui bilanciare la storia: “Unione Sovietica – Extraterrestri”.

Nell’attività dei Wu Ming, in fatto di romanzi storici, all’appello mancava in effetti quello sulla rivoluzione russa: l’ennesimo romanzo storico, dunque, ma questa volta però con uno scopo altro, si voleva mettere da parte la “verosimiglianza”, si voleva “introdurre un elemento radicalmente inverosimile (…): gli extraterrestri, per rendere subito cosciente il lettore di essere davanti ad un romanzo di fantascienza”.

PH. Altrove – Francesco Rasero

La volontà di regalare un nuovo sguardo sulla stessa idea di rivoluzione e del suo senso oggi

Siamo rimasti affascinati da Bogdanov per il fatto di essere egli stesso un personaggio da romanzo, per vari aspetti contradditorio e per questo profondamente umano”, e che quindi meritava essere ricordato. Ma Bogdanov non è il solo protagonista: accanto a lui (oltre ai reali personaggi storici con i quali si relaziona e con cui, va precisato, spesso i dialoghi altro non so che citazioni di conversazioni realmente avvenute) troviamo Denni e Leonid. Ed è qui che storia e fantasia confluiscono: Leonid, già protagonista di Stella Rossa e, nella narrazione, attraverso i suoi “presunti” viaggi “interplanetari”, fu colui che ispirò il romanzo bogdanoviano; Denni, insolita ragazzina dai tratti androgini e da un non chiaro accento straniero, arrivata a Mosca nel decennale della rivoluzione da (letteralmente) un altro pianeta in cerca del proprio padre, che solo Bogdanov pare può aiutare a rintracciare.

PH. Altrove – Francesco Rasero

Il tutto inserito nel lungo tempo della rivoluzione, che però, come nota Daniela Steila, qui viene stratificato in tre livelli, di cui i tre personaggi ne rappresentano le varie fasi con i relativi atteggiamenti: quello presente delle possibilità; il passato del fallimento rivoluzionario e ancora quello futuro, indicato da Denni, per la quale la rivoluzione è un evento ormai assimilato. Come specificano gli stessi Wu Ming, “qualcuno faceva notare che Proletkult è uno dei pochi romanzi in cui è presente il piano temporale del futuro”. Ed è questo il senso forse del parlare di rivoluzione oggi: una riflessione sul passato per rivelare le possibilità del futuro, quello potenzialmente possibile in cui lo stesso Bogdanov credette con l’esperimento della scuola proletaria, il Proletkult, appunto. Un romanzo, dunque, che offre vari spunti di riflessione, ora con la domanda che spesso ritorna nel libro, “perché abbiamo fallito?”, un fallimento parziale, a ben vedere, in cui piccoli traguardi sono stati raggiunti. In bilico tra realtà e finzione, Proletkult rappresenta l’altra faccia della medaglia di una storia che è andata in un modo, ma che sarebbe potuta anche andare diversamente.

Per conoscere quest’altra storia e parafrasare lo slogan del romanzo, “Lettori di tutti i pianeti, unitevi! Leggete Proletkult!”

Articolo di Anna Mangiullo, 21/03/2019


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