Slavika 2019: I ran and I got tired di I Patom Theatre

 

Уж я бегал бегал бегал

и устал.

Сел на тумбочку, а бегать

перестал.

Вижу по небу летит

галка,

а потом ещё летит

галка,

а потом ещё летит

галка,

а потом ещё летит

галка.

Почему я не летаю

Ах как жалко!

 

In occasione di Slavika, Festival delle Culture slave, il 22 marzo l’associazione culturale Polski Kot ha ospitato lo spettacolo teatrale: “I ran and I got tired”, messo in scena da I Patom Theatre e ispirato alle opere surrealiste di Daniil Charms.

Trattamento poetico della vita di Daniil Charms

I Patom Theatre (dal russo И потом, E poi), è un giovane progetto teatrale formato da Aude Lorrillard (FR) e Vita Malahova (LV), creato in seguito al loro incontro all’Accademia Teatro Dimitri in Svizzera. Grazie a un intenso lavoro di ricerca e collage di idee e ispirazioni e grazie alla regia di Magnus Errboe (DK) nasce I ran and I got tired, una performance teatrale multiculturale, oltre che multilingue, che attraverso una delicata sperimentazione mette insieme recitazione, canto, danza e poesia.

Sul palco troviamo due soli personaggi, il Poeta e la Donna, che insieme animano lo spettacolo e ripercorrono in chiave poetica la vita controversa di Daniil Charms, la sua percezione della realtà circostante, il complesso rapporto con le donne (”sensuali e passionali”) e con la scrittura, la sua difficoltà nell’adattarsi alla società, in una tragica escalation condensata nelle scene finali. Gli episodi sono scanditi ora dalle performance musicali, ora da una voce fuori campo che recita le parole di Charms, come quelle che descrivono in modo giocoso la sua nascita:

”Adesso racconto come sono nato, come sono cresciuto, e come si sono manifestati in me i primi segni del genio. Io sono nato due volte. È successo così.”

 

Un mosaico linguistico e musicale

Come anticipato prima, I ran and I got tired è uno spettacolo multilingue nel quale i personaggi si muovo dal russo al francese, dall’italiano all’inglese, lingue distanti che convergono in modo fluido e assolutamente naturale nella performance. La frammentarietà linguistica riflette la visione del mondo di Daniil Charms che viene inscenata in modo intenso e irriverente. L’assurdo delle sue opere si riversa nei gesti, nelle conversazioni e nelle azioni dei personaggi con un risultato straniante e inaspettato per il pubblico.

Di grande effetto anche gli intermezzi musicali in cui i canti turchi si accompagnano alla fisarmonica. Aude, una delle due attrici, mi spiega che il canto turco è stato frutto di un’improvvisazione durante le prove. Per un periodo ha lavorato con un attore marionettista turco e i suoi canti le sono rimasti impressi, ne ha improvvisato il ritornello durante le prove di I ran and I got tired e si è inserito inaspettatamente nello spettacolo. Un grido di dolore che per qualche strano motivo ben si amalgama al deciso tango d’apertura e ai canti popolari russi, come il malinconico Berezon’ka bereza.

La musica da semplice sfondo diventa il vero fil rouge dello spettacolo e accompagna gli strambi ma coinvolgenti avvenimenti sul palco.

 

”La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo”

Daniil Charms, uno dei più grandi autori russi del Novecento, è un personaggio controverso dal destino singolare.

Fu osteggiato dallo Stato per le sue opere teatrali, irriverenti e critiche, in quanto lontane dal realismo socialista degli anni Trenta e durante la sua vita non vide pubblicate che le sue filastrocche e poesie per bambini, nelle quali riversa la sua creatività linguistica e il gusto per il nonsense.

Le sue opere più sperimentali risentono della sua adesione a Zaum’ o linguaggio transmentale, con un grande slancio verso l’invenzione semantica e fonetica che andranno a confluire nel movimento d’avanguardia OBERIU, Unione dell’Arte Reale, fondato nel 1928 con il poeta e amico Aleksandr Vvedenskij. Insieme a un collettivo di scrittori avanguardisti, musicisti e artisti russi sfidò l’opinione pubblica con performance sui generis messe in scena all’interno di teatri, dormitori, persino prigioni, tanto da guadagnarsi l’appellativo di ”letterati teppisti”.

Charms non ebbe fortuna editoriale in vita: la maggior parte delle sue opere venero riscoperte e pubblicate regolarmente solo a partire dal 1956, ben 14 anni dopo la sua morte.

Un personaggio poliedrico, impossibile da incasellare, eroe della controcultura russa che trascorrerà i suoi ultimi giorni in un manicomio, ingiustamente dimenticato e messo da parte.

 

Violetta Giarrizzo

Nata in Russia nella lontana Repubblica di Calmucchia, tra steppe, tulipani e templi buddisti, vivo ormai da quasi vent'anni nella mia amata Torino. Laureata in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale con specializzazione in lingua inglese e polacca, mi sono riavvicinata nell'ultimo periodo alla Russia e alla sua affascinante cultura.