Slavika 2019: Mark Steinberg,“Ha ancora senso studiare la rivoluzione?”

Ospite all’Unione culturale Franco Antonicelli durante la settima giornata del festival Slavika, Mark Steinberg, professore di storia all’Università dell’Illinois,Urbana-Champaing, ha discusso di un tema tanto ampio quanto interessante, affrontandolo a partire da una domanda importante: “Ha ancora senso, oggi, studiare la rivoluzione russa?”. Evitando di soffermarsi sull’analisi storica della rivoluzione, il professore, autore di numerose e importanti pubblicazioni sul tema, rende l’incontro più simile a una chiacchierata che a una lezione accademica.       
Questa chiacchierata si è svolta a partire da una complessa domanda: cosa ci può dire oggi la Rivoluzione russa? Cosa possiamo imparare da una rivoluzione che in fin dei conti è terminata con un fallimento?
Il professore ha articolato la risposta in quattro momenti, basandosi su quattro luoghi molto diversi tra loro che hanno dato origine a differenti risposte, alcune più ottimiste e altre meno.

Da Black Lives Matter alla Rivoluzione russa

La prima parte dell’incontro si è quindi sviluppata grazie al racconto di un corso tenuto da Steinberg insieme a un’antropologa con una classe di studenti. Il corso si occupava di ripercorrere la storia di alcune rivoluzioni, ma al contrario, a partire da Black Lives Matter fino ad arrivare alla rivoluzione del 1917 in Russia, passando per il movimento femminista e il movimento di liberazione gay degli anni ‘70. L’obiettivo del corso era quello di collegare passato e futuro, attraverso dei movimenti volti a smuovere animi e pensieri nei giovani studenti. Il professore ha infatti raccontato che la parte più interessante di questo corso non era tanto quella prettamente storica, ma quella in continua evoluzione e cambiamento, rappresentata dalle riflessioni dei ragazzi, su quello che loro trovavano maggiormente interessante, stimolante e anche preoccupante. Su tutte però spiccava una domanda che tornava ancora, ancora e ancora: “Perché nella storia tante buone idee di cambiamento e tanti movimenti rivoluzionari hanno fallito?”.      
A partire da questa domanda Steinberg si è collegato a un’affermazione molto importante fatta da Alexandra Kollontai, rivoluzionaria russa di orientamento marxista e femminista: “la critica e la lotta sono più importanti del risultato e della realizzazione. Se anche tutto lo sforzo fatto non producesse nulla oltre a parole e sogni, comunque si costruirebbe un esempio storico in grado di aiutare gli altri ad andare avanti”.     
È stato questo un passaggio di fondamentale importanza perché è proprio grazie al concetto di “possibilità” che Steinberg ha continuato la sua riflessione, riuscendo a vedere la rivoluzione in modo ottimistico.

La Rivoluzione in carcere

Il secondo luogo che ha sviluppato la riflessione è un carcere maschile di media sicurezza in Illinois, in cui Steinberg ha tenuto un corso sulla Rivoluzione russa per tre ore alla settimana. Così com’era accaduto durante il corso universitario, anche in questo caso si è discusso delle grandi questioni rivoluzionarie capaci di collegare passato e presente. Vi era però una grande differenza rispetto agli studenti dell’università; gli uomini di questo corso portavano un’esperienza di vita maggiore, condita da un maggior numero di episodi e momenti bui. Questi studenti risultavano particolarmente colpiti dai temi dell’oppressione, della disuguaglianza e dello scontro traumatico col potere oppressivo. Tutti temi perfettamente in grado di descrivere la rivoluzione, ma che declinati nel contesto del carcere assumevano per loro un nuovo significato. Rispetto agli studenti universitari, questi uomini erano molto più disgustati dall’ingiustizia sociale e più sfiduciati nei confronti di un effettivo cambiamento sociale.

Utopie globali

Il terzo momento di riflessione ha avuto origine in occasione di un progetto universitario di tre anni basato sul tema delle “Utopie globali”, il cui obiettivo era tentare di trovare una via d’uscita dal pessimismo e dalla disperazione in un momento difficile. Steinberg ha raccontato come abbia fatto uso di molti e diversi testi per riflettere su questi temi, focalizzandosi soprattutto sui testi di Walter Benjamin e di Ernst Bloch, facenti riferimento al concetto di utopia. Specialmente Bloch, in “Il Principio speranza”, faceva riferimento a un’idea di utopia diversa da quella tradizionale di “non luogo e non realtà”, per lui era invece uno strumento critico di provare, sentire e percepire la possibilità, divenendo così consapevoli del fatto che il mondo così com’è non è l’unico mondo possibile.              
Durante il corso ci si è resi conto che il concetto di “utopia” era sostituibile, senza stravolgerne il senso, da altri e diversi concetti, come quello della Rivoluzione russa, di Occupy, del movimento MeToo e di molti altri.

Ma come si può rendere l’utopia il più reale possibile?

L’ultimo spazio in cui a Mark Steinberg è capitato di poter riflettere sul concetto di utopia è stato un piccolo affollato bar di New York, in occasione di uno spettacolo di drag queen. Si è trattato questo di un luogo molto particolare dal momento che in quel piccolo bar era presente una gran varietà di drag queen, drag king e performer di vario genere; ognuno di loro rifiutava qualsiasi tipo di normatività in grado di tenere intrappolato il mondo in quello che è piuttosto che in quello che il mondo potrebbe essere. Tutte le persone presenti in quel bar avevano ben presente questo messaggio riuscendo così a trasformare in qualcosa di concreto la loro volontà di non rispettare le normative. Con la musica, il ballo, il trucco e i costumi trasformavano in realtà quello che prima era solo una possibilità.      
Ed è proprio in questo mondo così non comune e spettacolare, nella queerness, che Steinberg riesce a vedere una possibile concretizzazione dell’utopia, quella stessa utopia che secondo Alexandra Kollentai era quanto di più significativo potesse emergere da una rivoluzione.

Articolo di Letizia Tarricone, 22/03/2019

Russia in Translation

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa. Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.