7 frammenti dal Diario di Anna Dostoevskaja

Nell’aprile 1867 Fjodor Michajlovič e Anna Grigor’evna Dostoevskij , subito dopo il matrimonio, partirono all’estero. Anna aveva 20 anni, e quella per lei fu la prima volta che lasciava la Russia. Durante i preparativi per il viaggio, iniziò a tenere un diario dove, durante i mesi trascorsi a Berlino, Dresda, Baden-Baden e Ginevra era solita registrare i suoi appunti. All’interno dei tre taccuini per ogni giorno del 1867, sono descritti gli avvenimenti, i luoghi sconosciuti, gli umori del marito e le inquietudini personali. Nell’annotare ciò che la circondava, la Dostoevskaja faceva ricorso a particolari segni grafici, tanto che all’inizio del XX secolo, pensando evidentemente di pubblicare i suoi diari, prese a decifrarli, ma riuscì a ultimare solo il primo dei tre. Nella versione edita, Anna Grigor’evna non fa che giustificare il marito, il quale le dà il tormento, le urla contro, indirizzandole scurrili rimproveri. La moglie del poeta, pur facendo di tutto per mettere in buona luce il grande scrittore, non altera in alcun modo la storia della loro relazione: il diario è una precisa e autorevole testimonianza, grazie alla quale oltre che apprendere gli eventi attorno alla figura di Dostoevskij nel 1867, siamo in grado di scoprire molto sul carattere dello scrittore e sulla vita insieme alla moglie.

Sul prezzo delle merci e dei servizi

“[…] Qui abbiamo spedito le lettere. (Per tre lettere 12 Silbergroschen [moneta utilizzato in Prussia e in alcuni altri stati Confederati Tedeschi nel nord della Germania durante il 19esimo secolo], 36 Copechi, è davvero poco) […] Siamo andati a comprare le papirosse [sigaretta russa con il bocchino di cartone], ci sono costate 4 Silb. (12 Copechi), le stesse a Pietroburgo ne costano 25, più del doppio. Più lontano si va meno costano le papirosse”

                                                                                                                 – 5 maggio (23 aprile)

Nel suo diario Anna Grigor’evna registra tutte le spesse. All’inizio calcola a mente il corrispettivo in valuta russa e stima i prezzi più alti, poi compara il prezzo di questa o quell’altra merce nelle diverse città, descrivendo accuratamente l’aspetto delle monete e le abitudini economiche della popolazione. Dapprima vissero a Berlino e a Dresda dove erano in vigore il tallero, il gulden e il silbergroschen [1 tallero equivaleva a 30 Silbergroschen, 1 gulden a 20 Silbergroschen]. Pranzavano in due al costo medio di 2 talleri, bevevano caffè, compravano frutta, fiori, souvenir e vestiario. Anna Grigor’evna spendeva volentieri in tutto questo il denaro, poiché sia cibo che la merce in genere erano più economici rispetto a Pietroburgo.

L’unica rogna con la gente del posto era la costante possibilità di essere ingannati, approfittando della poca dimestichezza dei i viaggiatori con le valute locali. A Baden-Baden provarono a rifilarli delle vecchie monete prussiane, che non avevano mai visto, a tassi che non conoscevano. Caduti un paio di volte nel inganno dei truffatori, i Dostoevskij impararono a rifiutare.

Il gioco e la roulette

“Stamane avevamo 20 monete d’oro – davvero poca cosa, ma noi si potrebbe in qualche modo di aumentarle. È andato Fedja, io sono rimasta a casa, ma presto torna e dice di aver perso al gioco le 5 monete che aveva prese, me ne chiede altre 5, gliele do, ne rimangono 10; perde anche quelle, ne prende altre 5, riappare e mi dice di averle perse, me ne chiede un’altra. Ne abbiamo 4. Gliel’ho data, Fedja esce e dopo un quarto d’ora ritorna, cosa avrebbe dovuto fare con una moneta d’oro sola? Sediamo a mangiare molto tristi. Dopo pranzo sono andata alla posta, Fedja è uscito a giocare, ha preso con sé 3 monete. Ne rimane una sola. L’ho aspettato a lungo su e giù per il viale, ma non arrivava. Alla fine arriva,  mi dice di aver perso e ora di volere impegnare qualcosa.”

                                                                                                                 – 18 Luglio (6 Luglio)

Dopo essersi trasferiti a Baden-Baden, dove Dostoevskij è costantemente alla roulette a giocare, il contenuto del diario cambia: l’autore tiene conto solo del denaro che rimane. Spesso il conto è quello delle monete rimaste , che tocca consegnare al marito, sebbene servano per rammendare i vestiti e preparare la cena. I Dostoevskij non vanno più per ristoranti, mangiano a casa, non pagano l’affitto. Anna Grigor’evna fa quadrare i conti impegnando cappotti, mantelline, pellicce e le fedi nuziali.

Sala da gioco a Wiesbaden, 1871
Diomedia

All’inizio Anna Grigor’evna mantiene la calma:

“Quando sono tornata a casa, poco dopo è arrivato Fedja, tutto pallido dice che gli ha persi e chiede di dargli gli ultimi 4 talleri. Glieli ho dati, ma ero sicura li avrebbe perduti, diversamente non può essere. È passata già più di mezz’ora. Riappare, si capisce, li ha persi.”

Più tardi, quando l’entità delle perdite fu insostenibile, divenne isterica. Impegnava segretamente i suoi averi per poi piangerne la dipartita. Fjodor Michajlovič si scusa e pena per ogni disfatta al gioco, tesse le lodi della moglie, dice di non esserle degno, di essere un farabutto, ma poco importa: arraffa gli ultimi soldi rimasti ed esce a giocare.

Le motivazioni della sconfitta

“[…]… mi disse: “no, dopotutto avevo 1300 franchi, era il terzo giorno che ce li avevo, mi ero ripromesso di svegliarmi alle 9 così da prendere il treno della mattina, ma quel farabutto del lacchè non ha pensato a svegliarmi, e così ho dormito fino alle undici e mezza. Poi sono andato in stazione e per tre scommesse mi sono giocato tutto. Più tardi ho impegnato il mio anello per pagare l’albergo. Ciò che rimaneva, tutto perduto.”

                                                                                                                 – 7 Ottobre (25 settembre)

Ogni qualvolta raccontava alla moglie delle sue giocate andate male, Dostoevskij si sforzava sempre di spiegarne anche le cause. Secondo il suo punto di vista ciò accadeva perché al tavolo da gioco veniva continuamente spinto e, non in grado di concentrarsi, faceva pessime giocate. Per non parlare degli altri che lo infastidivano, persone che parlavano alle sue spalle, il rumore in sala e persino la stessa Anna Grigor’evna, che lo raggiungeva al casinò. Più tardi, oltre che per le perdite Fjodor Michajlovič  iniziò  ad accampare scuse anche in merito ai motivi che lo spingevano a giocare. Ad esempio, non veniva svegliato, aveva del tempo libero e perciò usciva per godere della felicità. Se in un primo momento tende a giustificarlo, la moglie sospettando del marito prende a rimproverarlo.

Sui litigi  

“ […]… Fedja si è accorta di me, che sono vestita come se fosse inverno e che i miei guanti sono poco graziosi. Mi ha offesa, gli ho detto che se pensa che io non sappia vestire allora forse è meglio non uscire insieme. Ha fatto dietrofront ed è andato via, io mi sono diretta verso il palazzo.”

                                                                                                                 – 30 aprile (18 aprile)

I frammenti in cui si descrivono i litigi sono andati incontro a non poche revisioni. Ma nonostante questo, l’idea di costanti bisticci è rimasta. Nella maggior parte dei casi è proprio Dostoevskij a cercare lo scontro. Critica la moglie per come appare o per cosa dice, la punzecchia se il caffè tarda ad arrivare, per gli oggetti perduti al gioco, per le puntate sfortunate alla roulette e via dicendo. Fjodor Michajlovič il più delle volte delibera: o Anna Grigor’evna porta sfortuna o fa di tutto perché io perda. All’inizio prova a scherzarci su, a buttarla sul ridere, ma più Dostoevskij perde al gioco più ella cambia atteggiamento: inizia a rivolgersi in modo brusco al marito, mettendolo all’angolo, declinando ogni responsabilità.

Sui deformi e gli storpi

“[…] Ieri stavamo passeggiando e lungo la via abbiamo incontrato un gruppo di deformi tutti diversi e terrificanti: gobbi, con le caviglie torte, alcuni altri con le gambe di traverso; soprattutto a Dresda, la città di tutti gli storpi possibili. È la gente più brutta che abbia mai visto, i vecchi e le vecchie sono orrendi, non si possono guardare tanto sono deformi.”

                                                                                                                 – 13 maggio (1 maggio)

Tutto il 1867, viaggiando di stato in stato, i Dostoevskij denigrano continuamente la gente del posto, avanzando le più disparate critiche. Il problema principale dei tedeschi è che sono ottusi e duri di comprendonio; Ad Anna Grigor’evna le usanze locali paiono da selvaggi: la sorprende e quasi la indigna il fatto che chiunque presti un servizio continua a fare ciò che stava facendo, quando arriva un cliente. Ad esempio, la levatrice, a cui Anna Grigor’evna si era rivolta per un consulto sulla sua gravidanza, era solita riceverla mentre faceva colazione.

Anche i russi fanno imbestialire i Dostoevskij. Anna Grigor’evna getta occhiate gli abiti delle altre viaggiatrici, a suo parere privi di gusto,  Fjodor Michajlovič rimane scandalizzato perché al consolato è stato necessario presentare il passaporto.

Insofferenza, anche per gli scrittori russi

“Fedja, al solito, fa lo scorbutico con Turgenev, ad esempio gli consiglia di comprarsi un telescopio a Parigi, così pur vivendo lontano dalla Russia, può puntarvi il telescopio e vedere cosa vi succede, altrimenti non capirebbe nulla. Turgenev spiega che lui, Turgenev, è un realista, Fedja risponde che così pare solo a lui. Quando Fedja gli ha detto, che nei tedeschi ci aveva visto solo ottusità e molto spesso l’inganno, Turgenev terribilmente offeso ha sentenziato che ciò l’aveva profondamente inorridito, poiché lui stesso era diventato tedesco, non più russo ma tedesco.”

                                                                                                                  – 10 giugno (28 giugno)

Incontrare all’estero scrittori russi infastidisce i Dostoevskij: il loro rinnegare la vita russa fa venir loro l’orticaria. Come Turgenev che si sente tedesco o Ogarev che non ha letto “Delitto e Castigo”. Il migliore di tutti è Gončarov poiché non discute con i Dostoevskij di realtà russa ed europea.

Anna Grigor’evna Dostoevskaja, 1878 Museo Statale A. S. Puskin Mosca
Sugli attacchi epilettici

“[…] Fedja giaceva così vicino alla testiera del letto, un secondo in più sarebbe potuto cadere. Come dopo mi ha spiegato, ricorda di aver sentito arrivare la crisi: non dormiva ancora, si era alzato e poi, ecco perché penso si sia steso così vicino al bordo del letto. Mi sono messa a pulirgli via il sudore e la saliva. La crisi non è durata poi così tanto, era evidente non fosse una di quelle intense, gli occhi non si sono torti sebbene gli spasmi fossero davvero violenti.”

                                                                                                                 – 13 agosto (1 agosto)

Gli attacchi epilettici hanno accompagnato Dostoevskij per tutto il viaggio, tormentando la moglie, soprattutto al susseguirsi delle perdite alle roulette. Gradualmente inizia a riconoscere nel marito le crisi forti rispetto a quelle deboli e fa proprie le regole di primo soccorso. La cosa più importante è immobilizzare il marito in preda agli spasmi, così non può far male a se stesso e agli altri e asciugare la schiuma perché non lo soffochi. Durante le crisi più intense si preoccupa del fatto che possano cadergli i denti e che possano soffocarlo, ma la cosa che la spaventa di più sono lo strabismo alternato e il pallore sul suo viso. In quei momenti Anna Grigor’evna inizia a pregare perché il marito non muoia. Di tanto in tanto si sveglia durante la notte per controllare che il marito sia vivo o meno sfiorandogli il naso. Fjodor Michajlovič è vivo, semplicemente ha il sonno pesante, che spavento.

FONTE: Arzamas, 3/09/2018 – Anastasija Perškina, Traduzione di Federico Lattante

Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.