L’impossibile è possibile: come fare una telefonata a Putin

«È molto difficile»: degli autori di scherzi telefonici hanno valutato se sia possibile telefonare a Putin.  

Telefonare al presidente della Russia Vladimir Putin è possibile, ma tecnicamente è molto difficile, perché lui non utilizza un cellulare privato. Ciò l’hanno spiegato gli autori di scherzi telefonici Vovan e Leksus. Vovan ci ha raccontato che esiste un sistema complesso, per cui la conversazione può essere stabilita attraverso la linea telefonica ufficiale del governo, ma quest’ultima possibilità i “burloni” non la gridano ai quattro venti.

L’autore di scherzi telefonici russo Vovan (Vladimir Kuznecov) ritiene che sia possibile chiamare il presidente russo Vladimir Putin e gli altri principali rappresentanti del governo, a dispetto delle linee di comunicazione superprotette. Allo stesso tempo ha riconosciuto che è molto difficile. 

«Chiamare Putin, come qualsiasi altra persona che comunica per telefono, è possibile. Non importa quanto qualcuno parli della sicurezza eccessiva della sua connessione telefonica. Dal momento che nel mondo non c’è un’unica linea di comunicazione criptata, attraverso cui parlano gli uomini di Stato. Inoltre, ciascuna delle parti crede che il suo interlocutore parli attraverso la sua linea chiusa», — ha spiegato Kuznecov a «RIA Novosti».

Secondo lui, chiamare il presidente russo è tecnicamente molto difficile, perché Putin non utilizza un cellulare privato, a differenza, per esempio, del presidente dell’Ucraina Pëtr Porošenko, la cancelliere tedesca Angela Merkel e molti altri politici. 

Perciò, il leader russo spesso conduce le sue conversazioni telefoniche attraverso i canali di comunicazione ufficiali, ha messo in risalto Vovan. Ha notato che con il presidente degli USA Donald Trump la situazione è simile. Anche lui utilizza il cellulare, ma solo per i social network.

Il nostro autore di scherzi telefonici ha anche ricordato un episodio dell’autunno dell’anno scorso, in cui il conduttore radiofonico americano John Melendes, che chiamò la Casa Bianca e si spacciò per un membro del senato, si burlò del presidente americano. Dopo qualche ora, Trump in persona chiamò il numero lasciato da Mendeles e conversò con lui tre minuti. 

«Potrebbe essere soprannominato lo schema «dello scemo», quando a causa della poca professionalità dei collaboratori dell’apparato burocratico viene danneggiato in prima persona il politico. Più o meno così nel 2014 prendemmo in giro [il presidente della Bielorussia] Aleksandr Lukašenko per conto del figlio [l’ex presidente dell’Ucraina Viktor] Janukovič. Si dice che Lukašenko non usi neanche un cellulare privato.», — ha evidenziato un interlocutore dell’agenzia.

Kuznecov ha raccontato dell’esistenza di più complessi sistemi, quando la conversazione si stabilisce attraverso la linea legale e ufficiale. «Non rendiamo noto questo sistema per riservatezza. Tuttavia, funziona in diverse fasi, cioè quelle in cui sono coinvolte delle persone. Così, attraverso questa soluzione sono state effettuate le conversazioni telefoniche con il presidente della Turchia [Recep] Erdogan e il capo della NATO Jenson Stoltenberg nel 2016», — ha detto il nostro burlone.

Lui ha ammesso che attraverso questa via verificare l’identità dell’interlocutore all’altro capo del cavo è praticamente impossibile. Per l’attuazione di questa variante, però, c’è bisogno che «le stelle si allineino» e accadano una serie di circostanze difficili. «Perciò ancora non abbiamo chiamato [il primo ministro della Gran Bretagna] Theresa May, [il Presidente della Francia Emmanuel] Macron e Trump. Chiamare Putin, dunque, è in via di principio totalmente possibile», — ha costatato Kuznecov.

In precedenza, la pubblicazione ucraina «Strana» aveva affermato che, secondo gli autori di scherzi Vovan e Leksus (Aleksej Stoljarov), chiamare Putin era impossibile.

Leksus aveva notato che mettersi in contatto con il leader russo non era fattibile perché non aveva un telefono privato e usava solo linee telefoniche protette. «Anche in teoria, persino se volessimo, non lo chiameremo», — aveva detto lui. 

Stoljarov ha ammesso che anche l’ipotesi di chiamare Putin attraverso l’aiuto di un capo del servizio di sicurezza non sarebbe realizzabile, siccome i due sono noti alla sicurezza. Tuttavia, a sentire Leksus, se ci sarà modo, loro proveranno a prendersi gioco del capo del governo.

In particolare, Vovan e Leksus si sono già burlati del presidente della Turchia, del presidente della Bielorussia, del segretario generale della NATO, del cantante britannico Elton John, dell’adesso defunto senatore degli Stati Uniti John McCain e altri. 

In effetti, Vladimir Putin non ha un cellulare e degli account sui social, riguardo cui più di una volta ha riferito il suo segretario addetto alla stampa Dmitrij Peskov. Come ha spiegato quest’ultimo, il leader russo preferisce altri mezzi di comunicazione, ma a volte, comunque, legge le notizie su internet.

Con Pëtr Porošenko, che i due autori di scherzi telefonici hanno chiamato più di una volta, questi problemi non sono sorti, visto che prima non aveva i servizi di sicurezza a filtrare le chiamate.

Dopo il primo scherzo riuscito, il sistema per mettersi in contatto con lui è cambiato e adesso il centralino non passa più nessuno direttamente a Porošenko, ma chiedono di lasciare i propri contatti per poi chiamare di nuovo. Per fare un ultimo scherzo, sono riusciti a stabilire un contatto grazie ai diplomatici ucraini, che avevano chiamato prima il politico, hanno raccontato Vovan e Leksus.

Alla vigilia del 2018 i nostri autori di scherzi telefonici chiamarono il leader ucraino, fingendosi Jens Stoltenberg. Come ha raccontato Leksus, il capo del governo allora si trovava in uno stato d’animo alticcio. Secondo Kuznecov e Stoljarov, la chiamata rallegrò molto Porošenko, che pose l’accento su come per lui fosse molto importante. Fece anche gli auguri all’interlocutore per il Natale e il nuovo anno. 

«Spero che non berrete molta vodka russa o la gor’ilka ucraina durante questa notte di Capodanno!» —il presidente «Stoltenberg» disse a Porošenko, dopodiché buttò giù la cornetta. 

Fonte: m.gazeta.ru, 19/01/2019 – di Lidija Misnik, traduzione di Rebecca Gigli

Rebecca Gigli

Galeotto fu l'incontro con la letteratura russa. Infatti, nel mio caso, la passione per la Russia e la sua cultura sono nate dalla scoperta dei suoi scrittori. È stato naturale, quindi, scegliere di studiare lingue all'università. Anche adesso, dopo aver conseguito la laurea magistrale, continuo a coltivare il mio interesse per il mondo slavo. In particolare, spero di tornare presto a visitare questo paese dalle mille contraddizioni, ma dal fascino ineguagliabile