Slavika 2019: Ladislav Fuks e “Il bruciacadaveri”

Durante questa decima giornata di Slavika, giornata quasi interamente dedicata alle traduzioni, assistiamo alla presentazione, ad opera del traduttore Alessandro De Vito e dello scrittore Luca Ragagnin, del libro Il bruciacadaveri di Ladislav Fuks. Questo libro, edito da Miraggi edizioni, fa parte di una collana, nata un anno fa, dedicata esclusivamente alla pubblicazione di letteratura ceca, proponendo al mercato italiano sia grandi classici ritradotti sia giovani autori contemporanei.

 Tradurre di nuovo un classico

Ladislav Fuks (1923-1994) è uno dei più noti scrittori cechi del Novecento e, come riporta Alessandro Catalano nella postfazione del libro, rivela una “particolare cifra stilistica” e una caratteristica “indagine dei luoghi oscuri dell’io, incentrati su personaggi outsider, tormentati, dissociati interiormente”. È proprio questa sua peculiare cifra stilistica che ha spinto Alessandro de Vito, ceco da parte di madre, ad affrontare nuovamente la traduzione de “Il bruciacadeveri”. La seconda opera di Fuks era infatti stata precedentemente tradotta da Angelo Maria Ripellino nel 1972, ma con uno stile che, secondo le parole di de Vito, era molto distante dall’originale. Fuks scrive infatti in un ceco molto piano e quasi scientifico, una sorta di sofisticato congegno a orologeria. La lingua rimarca le espressioni del protagonista, del signor Kopfrkingl, che, nel giro di pochi mesi, da rispettabile, tenero e irreprensibile padre di famiglia, disinteressato agli avvenimenti politici e pronto a condividere l’opinione di chiunque parli con lui, si trasforma in un convinto seguace di Hitler, si prepara addirittura ad assumere un ruolo di alta responsabilità nella progettata costruzione dei forni crematori, in vista della soluzione finale, stermina la sua famiglia (che scopre avere nelle vene del sangue ebraico) e, alla fine, impazzisce, tutto preso dalle sue manie derivanti dalla lettura di un libro sul Tibet, sui monasteri tibetani e sul Dalai Lama.

Perché oggi?

Per rispondere a questa domanda bisogna notare com’è stato semplice per l’uomo borghese protagonista del romanzo dimenticare tutte le sue precedenti convinzioni e intenzioni. Se infatti inizialmente lui si oppone alle idee che gli vengono proposte dall’amico tedesco, non appena la goccia di sangue tedesco prende il sopravvento nel suo essere allora non ci sarà più scampo per gli altri e diventerà anzi egli stesso promotore di quelle idee che aveva precedentemente rifiutato. Il protagonista e tutti gli altri personaggi che gli fanno da contorno fanno parte di una gigantesca giostra meccanica capace di riproporre con piccoli cambiamenti le medesime situazioni e gli stessi personaggi, illuminati tutti da una luce ironica e grottesca. Considerando questo meccanismo sorge spontanea una domanda: dov’è la colpa in tutto questo? È una colpa consapevole o è la colpa di una statua di cera che si ritrova all’interno di un gigantesco meccanismo? Sono domande che restano aperte dal momento che bisogna fare una scelta per ritrovarsi coinvolti e scivolare nell’atroce colpa, ma ci si rende conto che a compiere quella scelta è una marionetta, un burattino estremamente ligio al suo dovere.


È questo che riesce a rendere questo libro scritto nel 1938 e ambientato durante il periodo del protettorato di Boemia così spaventosamente attuale, i meccanismi mentali che spingono il protagonista a prendere tutte le sue decisioni sono riconducibili a dei processi in atto anche oggi. Non era così raro allora e non è così raro neanche oggi passare in poco tempo da una convinzione ad un’altra, in nome dell’ascesa sociale e del senso del dovere.

Articolo di Letizia Tarricone, 23/03/2019

Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.