Slavika 2019: “Quando c’era l’Urss” con Gian Piero Piretto

A Torino, nel piccolo covo polacco della città, sede centrale del festival Slavika, il Polski Kot, il 21 marzo si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Gian Piero Piretto, Quando c’era l’URSS. 70 anni di storia culturale sovietica (Raffaello Cortina Editore), affiancato da Elisa Baglioni (Dottore di ricerca in Lingua e Letteratura Russa).

La presentazione, avvenuta proprio nella Giornata mondiale della Poesia, è stata preceduta da una performance poetica del collettivo Spara Jurij e Sergio Garau, di due poeti russi particolarmente amati da Piretto, Achmatova e Pasternak, rispettivamente l’Epilogo del Requiem e Morte di un poeta del secondo, dedicato a Majakovskij.

PH. Massimo Maurizio

Gian Piero Piretto non ha mai amato parlare di poesia pubblicamente, quello con la poesia per lui “è un rapporto molto intimo, ed ecco perché in 43 anni di insegnamento non ho mai fatto un corso di poesia”. Al professore, infatti, che ha insegnato per diversi anni presso l’Università di Milano e ‘dal cui cappotto’ è uscita tutta un’intera generazione di slavisti (per riprendere la famosa espressione usata da Dostoevskij sul Cappotto di Gogol’), va attribuito il merito di aver introdotto in Italia lo studio dei Cultural Studies (“o almeno di averci provato”, scherza Piretto).

Nel 2001 veniva pubblicato il libro simbolo per eccellenza dell’argomento, vero e proprio compendio di tutta la cultura sovietica: Il Radioso Avvenire (Einaudi, Torino). Il libro, che però ormai da anni era fuori catalogo, ha conosciuto finalmente una nuova edizione disponibile dal novembre dello scorso anno, più completa, ampliata e revisionata.

Letteratura e Cultural Studies

Parlando brevemente della propria bibliografia, Piretto racconta di come la letteratura sia stata la causa scatenante dell’avvicinamento al mondo russo, “nel ’68 uscì la prima edizione italiana del Maestro e Margherita e ne rimasi folgorato… galeotto fu Bulgakov!”. Concentrando poi la sua attività sugli studi culturali, Piretto sottolinea come sia impossibile prescindere lo studio culturale di un popolo da quello della sua letteratura, “ogni epoca è segnata da un testo letterario, un conflitto, collaborazioni con il potere”: iniziando il suo excursus dal periodo avanguardistico, caratterizzato dal tentativo di trovare un contatto tra popolo e cultura, assai problematico e non particolarmente riuscito, passando poi dal disgelo e dal periodo brežneviano, Piretto analizza i vari cambiamenti nel rapporto tra questi due fattori.

PH. Massimo Maurizio

La sua riflessione culturologica inizia dalla letteratura ‘monumentalista’ che rispondeva alla sola propaganda, a quella nel periodo chrušëviano in cui il testo non dava più risposte, ma interrogativi (ricorda, ad esempio, la fine del Biglietto Stellato di Aksënov, che si conclude con la domanda “un biglietto per dove?”); alle tendenze di carattere centripeto che contrastarono quella “stagnazione” politica in realtà solo apparente, che vide un fermento culturale tutto sotterraneo: emblematico il fenomeno della sovetskaja kuchnja (cucina sovietica), dove “gli eletti si riunivano a leggere la letteratura proibita, imparando a memoria interi capitoli di Bulgakov per poterli raccontare”.

Ancora, lo sguardo si rivolge in particolare agli anni ’70 da lui vissuti in prima persona, quelli nelle cui “manifestazioni non c’erano rockstar ma giovani poeti. Anche la musica cambiava grazie ai borsisti stranieri che introducevano le musicassette, cioè noi: gli americani portavano il rock, noi, ahimè, Toto Cutugno e Celentano (…), eravamo pregati di portare manoscritti, rullini: quando viaggiavamo quasi tutti eravamo controllati alla ricerca di questi materiali del dissenso.”

Copertina di “Quando c’era l’URSS

L’approdo verso gli anni ’90 vede una letteratura ibrida, imbevuta di elementi occidentali che portarono a fenomeni della Soc-art e del Concettualismo, in cui varie arti confluiscono insieme (cita, tra questi, Prigrov), quasi a rappresentare la controparte della tendenza americana, ma in una salsa tutta russa: dai manifesti della coca-cola firmati da Lenin, alle cene di Stalin e Marilyn Monroe, come se dicessero, “gli americani sono sopraffatti dal consumismo, noi dalla propaganda”.

Questo e tanto altro Piretto ha raccontato durante la presentazione, affascinando il pubblico con i racconti, diretti e meno, di una storia tutta intrisa di utopia ma allo stesso tempo anche di speranze, riflessa in varie forme, in grado di esercitare ancora un fascino tutto proprio.

In maniera più dettagliata, con un ricco assetto di immagini e poster sovietici, Piretto presenta tutto questo nell’ultima edizione del libro, che come recita nell’epigrafe, è dedicato “ai puri di spirito che ci hanno creduto. A chi, nonostante i molteplici Blitz della storia russa, non ha smesso di pensare che valesse la pena di vivere e impegnarsi. A chi non si è arreso, a chi ha lottato, a chi è stato deluso e tradito dalle facili lusinghe. A chi ha mantenuto dignità e coerenza. A tutti loro il mio massimo rispetto.”

Articolo di Anna Mangiullo, 25/03/2019

Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.