I vizi dei geni: cattive abitudini e dipendenze dei grandi scrittori e poeti russi

Tipicamente gli artisti si contraddistinguono per un’instabilità emotiva indissolubilmente legata a passioni distruttive. I vizi più diffusi, come alcolismo, tossicodipendenza, consumo eccessivo di tabacco, sono più comuni tra gli artisti che tra le persone normali. La creazione di un’opera d’arte, sia in versi che in prosa, richiede un immenso sforzo spirituale. Proprio per cercare l’origine della forza interiore e dell’ispirazione, molti si attaccano alla bottiglia, o si danno a qualcosa di più pesante.

Lasciarsi consumare interiormente da diversi tipi di sostanze che creano dipendenza è una cosa usuale per scrittori e poeti. Inoltre, le cattivi abitudini, che in un modo o nell’altro contribuiscono all’approssimarsi di una fine tragica, rappresentano una delle principali cause di morte prematura per molti scrittori e poeti.

Sergej Esenin

I bohemien chiamavano la polvere bianca “Marafet” (letteralmente: ordine, pulizia, bellezza). La cocaina era diffusa tra molti scrittori dell’Epoca d’argento. Anche Esenin non sfuggì a questo destino, ma non è per questo motivo che morì giovane. Una sfolgorante personalità della letteratura nazionale come quella di Sergej Esenin era nota per la sua propensione all’alcool. L’amore per gli alcolici si ritrova anche in alcune delle sue opere. Molti scrittori dell’epoca si attaccavano alla bottiglia, ma fu proprio Esenin a guadagnarsi la cattiva reputazione di loro “leader”. Trovandosi spesso in stato di ebbrezza, alzava frequentemente le mani su Isadora Duncan. Mentre si trovava in America, Esenin talvolta si ubriacava fino ad avere crisi epilettiche. Il suo evidente problema di alcolismo diede i suoi tristi frutti: a soli trent’anni il poeta russo più tradotto al mondo si suicidò. Anche se oggi si stenta a credere che si sia trattato di un suicidio.

L’espressione “La cocaina ed Esenin” forse non ci dice molto, ma nell’opuscolo Sull’esistenza, opera del commissario del popolo all’istruzione Anatolij Lunačarskij, scritta due anni dopo la morte del poeta, questa espressione viene citata quattro volte.

«Fu risucchiato dall’intelligencija futuro-immaginista, la boheme delle bettole si impossessò di lui e ne fece il suo simbolo, ma alla stesso tempo gli insegnò a sniffare cocaina, a bere vodka, a condurre un’esistenza dissoluta».

Valdimir Majakovskij

La trasgressiva personalità di Vladimir Majakovskij trovava conforto nella cocaina. «La polvere bianca» divenne per lui sia un catalizzatore di creatività sia un calmante. 

Majakovskij :«Una manciata di stelle,/ grida!/Fuggi spaventato, le feste! Andiamo!/ Soffieremo nelle narici delle femmine,/  divorate dai denti della cocaina»

All’epoca non era difficile procurarsi delle sostanze stupefacenti

«… Inizialmente la droga si vendeva apertamente nelle farmacie, in barattoli da un grammo sigillati. Il prodotto dell’azienda tedesca «Mark», ad esempio, si vendeva per 50 copechi a dose. Dopo iniziarono a chiedere la ricetta e la cocaina si spostò sul mercanto nero, cominciarono a tagliarla con polvere sbiancante per i denti e gesso…» Dalle memorie di Aleksandr Vertinskij, autore della canzone Kokainetka (Ragazza cocainomane).

La tossicodipendenza non portò a niente di buono per il famoso poeta. A 34 anni si sparò, trovandosi in uno stato depressivo a livello psicofisico. La sua passione per le sostanze stupefacenti ebbe un ruolo importante nella sua depressione.

Igor’ Severjanin

A quell’epoca sniffare andava di moda. Anche Igor’ Severjanin si distinse per la sua predilezione verso la cocaina. Il poeta del Secolo d’argento amava farsi di cocaina, cosa che non sfuggì ai suoi contemporanei. Di questa sua passione mortale parlò anche Zinaida Gippius.

Michail Bulgakov

Qualcuno degli scrittori dell’epoca non disdegnò anche sostanze più pesanti. Michail Bulgakov ingrossò le fila dei morfinomani accaniti. Iniziando a utilizzare la sostanza per alleviare gli attacchi di allergia, lo scrittore non poté più fare a meno di questa fatale abitudine. Per la prima volta Bulgakov fece uso di morfina quando faceva il medico. Fu costretto a iniettarsi la sostanza per eliminare gli effetti di una reazione allergica a un vaccino anti-difterite. Da allora, l’assunzione costante di morfina divenne parte integrante della vita di Bulgakov.

Il romanziere narrava dei suoi esperimenti con il narcotico e dell’impatto sul suo corpo nelle pagine dell’omonimo racconto. L’opera aveva carattere autobiografico e diventò una sorta di rivelazione di Michail Afanas’evič.

Nel 1918 lo scrittore riuscì comunque ad eliminare la sua dipendenza. Cercò di rivolgersi ai medici, ma nemmeno loro riuscirono a salvarlo. La sua fedele moglie Tatiana lo aiutò nella lotta contro la malsana abitudine. La morfina per poco non separò i due coniugi. Tuttavia, Tatiana non si arrese e continuò a lottare contro il problema. Riducendo gradualmente la dose e diluendo la sostanza con acqua distillata, sostituendola con l’oppio, raggiunse il successo. Lo scrittore smise con l’uso di narcotici.

Bulgakov provò anche la cocaina. Nelle pagine di “Morfina”, le note del giovane medico descrivevano dettagliatamente l’effetto della polvere bianca:

“La cocaina è il diavolo in una fiala. La sua azione è questa: dopo l’iniezione di una siringa di soluzione 2% quasi immediatamente si ha una sensazione di tranquillità, che subito si trasforma in estasi e beatitudine. Ciò dura solo uno, due minuti. Successivamente tutto scompare senza lasciare traccia, come se non fosse successo nulla. Arriva il dolore, la paura, l’oscurità…

C’è una siringa sulla garza vicino alla fiala. La prendo e, dopo aver spalmato iodio la coscia bucherellata, infiggo l’ago nella pelle. Non c’è alcun dolore. Anzi, il contrario: aspetto con impazienza l’euforia che sta per arrivare. Ed eccola che arriva. Lo so perché le note dell’armonica che il custode Vlas, lieto della primavera, suona sul portico, quelle note rotte e rozze dell’armonica che attraverso il vetro volano assordanti verso di me, divengono voci angeliche, e i bassi sgraziati in pellicce gonfie suonano come un coro celeste. Ma ecco un attimo e la cocaina nel sangue si trasforma in qualcosa di nuovo per qualche misteriosa legge, che non è descritta in nessun libro di farmacologia. Lo so: è il diavolo che si fonde con il mio sangue…

 Io, l’infelice dottor Poliakov, divenuto malato di morfinismo a febbraio dell’anno corrente, avverto tutti coloro che subiranno la mia sorte di non provare a sostituire la morfina con la cocaina. La cocaina è il veleno più raccapricciante e insidioso. Ieri Anna a stento mi ha salvato con la canfora, ma oggi sono mezzo morto…”

 Aleksandr Blok

 La dipendenza dall’alcol colpì anche Aleksandr Blok. Il poeta russo già negli anni degli studi all’università era dipendente dalla cocaina e dall’alcol. Inferiore solo a Esenin, Blok entrò a far parte della lista di poeti del secolo scorso, meritevoli di gloria per il loro talento e di vulnerabilità per la loro dipendenza. L’alcolismo era accompagnato da colpi di piatti e minacce della gente circostante. Le idiozie sotto l’effetto dell’alcol sconvolsero il pubblico. Nel corso del tempo, gli alcolici influirono sempre più sulla salute del poeta, ormai non così solida.

La situazione venne aggravata dall’uso periodico di morfina e cocaina. Nonostante i tentativi di guarigione, Blok fu fino alla fine dei suoi giorni dipendente dall’alcol. Dopo la rivoluzione, lo scrittore amò fortemente il cosiddetto “cocktail baltico”, una combinazione fulminante di vodka e cocaina. Il poeta morì all’età di 41 anni. La sua dipendenza alcolica facilitò la scoperta del suo talento ma uccise il suo detentore.

Michail Šolochov

 «Il serpente verde» distrusse anche Šolochov. Lo scrittore sin da giovane amava scrivere e bere. Verso la fine della sua vita la passione per gli alcolici non mancò ad influire sulla sua salute. Cirrosi al fegato, ipertensione, cardiosclerosi e comune aterosclerosi rappresentarono il “bouquet” che lo scrittore malato riuscì a guadagnare sulla base di intossicazione cronica da alcol nel corpo. Dopo il suo cinquantesimo anno, Šolochov iniziò a bere “a nero”.  Due, tre bottiglie di cognac al giorno divennero per lo scrittore la norma.

Alla fine, Šolochov finì in ospedale. I dottori dovettero legarlo al letto per evitare spiacevoli conseguenze. Il premio Nobel morì a causa di un alcolismo cronico in un ospedale dell’istituto medico. 

Joseph Brodskij

A Brodskij hanno attribuito la passione per l’alcol. Il poeta e drammaturgo era in grado di permettersi trecento/quattrocento grammi di vodka in una sera. In particolare, lo scrittore prediligeva il whisky “Bushmill” e la vodka al coriandolo fatta in casa. Ciò nonostante, nessun contemporaneo ha mai osato chiamare il poeta ‘ubriacone’. Il vero “tallone d’Achille” del premio Nobel divenne il fumo. In quello non conosceva misura. 

Fumare fino a cinque pacchetti al giorno era considerato abbastanza normale per un poeta. Anche dopo i quattro attacchi cardiaci e due interventi chirurgici, Brodskij non smise di fumare. La pausa più lunga durò un mese. “La scimmia prese in mano la pietra e divenne un uomo; l’uomo prese in mano una sigaretta e divenne un poeta”, rispondeva lo scrittore a tutte le suppliche dei medici riguardo allo smettere di fumare. Fumare tabacco lo avvicinò alla morte per malattie cardiache. 

 Alexander Fadeev

Anche lo scrittore sovietico Fadeev provava un amore eccessivo per il consumo d’alcol. Le crapule duravano a volte due o tre settimane. Fadeev si sparò nel cuore nel 1956. La ragione di questo strano gesto secondo il quotidiano “Pravda” fu proprio l’alcolismo. La passione per le bevande forti non passò senza lasciare traccia nella vita dello scrittore. Nel giorno del suicidio, A. Fadeev lasciò una lettera il cui testo venne pubblicato solo nel 1990. 

“Non vedo un’opportunità di continuare a vivere, dal momento in cui l’arte a cui ho dato la mia vita è stata rovinata dalla leadership di un partito sicuro di sé e ignorante, e ora non può più essere corretta. <…> La mia vita come scrittore perde ogni significato, e io, con grande gioia, come liberazione da questa vile esistenza, dove la meschinità, le bugie e le calunnie ti cadono addosso, lascio la vita. L’ultima speranza è stata di dire questo alle persone che governano lo stato, ma già da 3 anni, nonostante le mie richieste, continuano a non accettarmi. Per favore, seppellitemi accanto a mia madre. ” 

Sergej Dovlatov               

Anche per Sergej Dovlatov gli alcolici furono molto dannosi. L’abuso di alcol fu provocato dal fatto che gli venne negata per molto tempo la facoltà di stampare i propri scritti. L’ipersensibilità a qualsiasi commento sul suo lavoro lo portò sempre alla medesima consolazione: l’alcol. 

Durante le libagioni alcoliche Dovlatov commise atti molto strani. Tra i vari comportamenti sregolati fece irruzione in casa della sua amica Lyudmila Stern facendole delle avances, mandando su tutte le furie il marito di lei. Dovlatov non riusciva a reggere gli eccessi, ma la brama di alcol rimase invariata per tutta la sua vita: «mi ricordo di lei ogni maledetto giorno e la notte…». 

Dovlatov morì in giovane età: aveva solo 48 anni. La causa della morte prematura fu un’insufficienza cardiaca. Lo sviluppo della malattia venne accelerato dal prolungato abuso di bevande forti. I medici avevano avvertito lo scrittore circa il possibile triste epilogo, ma Sergei non li ascoltò. “Ho letto molto sui pericoli dell’alcol! Ho deciso di smettere….. di leggere per sempre”, disse. 

Niente di umano era estraneo ai classici russi. Tra i nomi che hanno dato un contributo significativo allo sviluppo della letteratura russa, molti furono coloro la cui vita venne distrutta a causa delle cattive abitudini.

Articolo tradotto dalle studentesse del Master ELEO Consuelo Tessaro, Margherita Valente, Serena Mannucci

Fonte: MoiaRussia.ru

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.