Più brillante di un poeta, più che un diplomatico. Griboedov, l’uomo che quasi cambiò il corso della storia

Un grande diplomatico che riuscì quasi a cambiare il corso della storia del suo paese, pur iniziando la sua carriera controvoglia. 

190 anni fa, l’11 febbraio 1829, l’ambasciatore russo venne brutalmente ucciso a Teheran. Si riuscì ad attribuire a lui l’appartenenza dei resti, solo grazie alla mano sinistra, rimasta miracolosamente intatta. La mano, infatti, presentava un’imperfezione al mignolo, dovuta ad una ferita che Aleksandr Sergeevič Griboedov aveva riportato tempo prima in duello.

In Russia l’atteggiamento nei confronti della sua memoria è sempre oscillato tra il rispettoso e l’entusiasta, sbilanciandosi, con l’andare del tempo, verso il secondo. Quest’ipotesi venne avvalorata durante la serata dedicata a Griboedov, che si svolse nella redazione di «AiF» in ulitsa Myasnitskaya. La scelta della location, tra l’altro, non fu casuale; qui, infatti, nella tenuta dell’amico Stepan Begičev, Aleksandr Sergeevič scrisse la commedia Che disgrazia l’ingegno! (edito da Marchese editore, 2017), che rese il suo nome immortale.

Del resto, tutti coloro che erano presenti all’evento, tra cui un gran numero di diplomati, fecero presente con discrezione che i successi del poeta nell’ambito delle relazioni internazionali non fossero meno dei suoi brillanti versi.

«Un mostro di intelligenza»

Naturalmente, nessuno aveva intenzione di «portare via» seriamente Griboedov dal mondo della poesia o della diplomazia. Era evidente a tutti che fosse un patrimonio comune. Eppure, le domande: «Chi era veramente? Verso quale direzione era più orientato?» non possono non essere sollevate continuamente.

La risposta potrà essere paradossale, ma almeno non deluderà nessuno. La sua mente era rivolta verso una terza strada. Una mente in parte legata alla letteratura e alla diplomazia ma, allo stesso tempo, ad altro. A qualcosa di più ampio ed elevato.

I suoi contemporanei, compresi coloro che non erano tra i suoi maggiori sostenitori, ritenevano che l’intelletto di Griboedov fosse la sua migliore qualità. L’affermazione di Puškin, secondo il quale «è una delle persone più intelligenti di tutta la Russia», è forse nota a tutti. Il decabrista Aleksandr Bestužev, alla domanda riguardo l’appartenenza di Griboedov alla società segreta, fu costretto ad ammettere: «Non lo feci entrare nella società perché era più intelligente di me». Nikolay Muravyov-Karsky, luogotenente caucasico, ma, durante gli anni di vita di Griboedov, suo concorrente nella carriera diplomatica, non poté mascherare la sua ammirazione: «La sua formazione e il suo intelletto sono fuori dal comune». Ma a superare tutti fu, forse, il poeta ussaro Denis Davydov, che si espresse duramente e in maniera coincisa in merito: «Sono poche le persone che apprezzo più di questo mostro di intelligenza, sentimento, conoscenza e talento!».

All’epoca ancora si conosceva il significato originario della parola russa «urod», «mostro», per cui non si trattava di un’offesa. Con questo termine si voleva indicare qualcuno di perfetto, che godeva della benedizione di Dio.

Aveva la mente profonda e analitica di un vero scienziato. Ed era questo quello che Griboedov doveva e voleva diventare. Non per niente, entrò nella facoltà di lettere dell’Università di Mosca all’età di 10 anni e dopo tre anni ottenne la laurea. Ma non è tutto, perché dopo due anni prese anche una laurea in diritto, nella facoltà di filosofia, nel dipartimento di etico-politica. Tuttavia, non essendo ancora soddisfatto degli obiettivi raggiunti, rimase all’università per dedicarsi alla matematica e alle scienze naturali.

Un audace delinquente?

Ma ciò che accadde dopo cancellò immediatamente tutte quelle speranze che erano state riposte dagli altri nel giovane Griboedov. A Mosca egli scrisse di questo con amarezza: «La gente del posto si ricorda di me come Sacha, il simpatico bambino che scherzava sempre, ma finalmente sono utile a qualcosa, sono determinato nella mia missione…». Una sincera amarezza.

Le imprese di Griboedov, che al tempo della Guerra patriottica prestava servizio nel reggimento degli ussari, finirono sulla bocca di tutti. Adesso si ricordavano di lui non come il giovane scienziato, ma come cornetta, capace di entrare a cavallo in una sala nella quale si stava svolgendo un ballo. Oppure come ussaro, che durante la messa cattolica si è intrufolato in una chiesa, si è seduto all’organo e si è messo a suonare la «Kamarinskaya». In poche parole, un audace delinquente. Per di più era un duellante.

Il fatto che lavorasse presso il Ministero degli affari esteri non era da considerarsi un grande merito. Era un qualunque segretario provinciale, che, nel linguaggio militare, indica la cornetta stessa.

Scontento di prestare servizio

L’avanzamento di grado sembrava un obiettivo inverosimile, dato che egli non nutriva un grande interesse per il servizio: «Possa perire il giorno in cui indosserò l’uniforme del Collegio estero!». A Griboedov era così indifferente la cosa, che durante lo stesso inizio della sua carriera diplomatica commise un errore che più avanti gli costò la vita, ovvero la scelta del paese dove avrebbe svolto il mandato. Il grande diplomatico e funzionario Aleksandr Sturdza gli consigliò di tenersi lontano dall’Iran: «Gli ho proposto un incarico di funzionario, a sua scelta tra Filadelfia e Teheran. Avrei voluto che scegliesse l’America e non la Persia…». Chiaramente, durante l’inverno del 1829 Griboedov avrebbe senz’altro preferito trovarsi negli USA, piuttosto che in mezzo a dei fanatici islamici infuriati.

Eppure, dieci anni prima non voleva recarsi neanche in Persia: «Per quanto lo neghi, non funziona niente. Il terzo giorno sono andato dal ministro e gli ho comunicato che avrei preso una decisione, di cui ancora non sono sicuro, come se potessero promuovermi di due gradi solo per aver scelto come destinazione Teheran». Vale a dire, un avanzamento immediato di qualche gradino nella sua carriera.

Ovviamente, non ricevette nessun tipo di promozione. E così andò a svolgere il mandato contro la sua volontà. Ma come spesso accade con le persone intelligenti, gravate dalla coscienza, Griboedov svolse perfettamente anche un lavoro che non lo appagava. E così, pian piano, venne assorto totalmente dal suo incarico. A tal punto che il suo avversario, Nikolay Muravyov-Karsky, affermò: «Rimpiazzò un esercito di ventimila persone con la sua sola persona».

Una persona simile rappresentava una minaccia reale per l’apparato burocratico. Perché se «con la sua sola persona» poteva rimpiazzare un paio di divisioni di soldati, avrebbe anche potuto sostituire un gruppo consistente  di burocrati ed «efficienti amministratori». E più importante era il suo incarico, più inutile diventava questo gruppo. Con il grado di consigliere di stato, titolo che gode del più alto prestigio, Griboedov già era diventato temibile. Ma puntava ancora più in alto.

«Adottato dalla Russia»

Accecati dalla grandezza della commedia «Che disgrazia l’ingegno!», raramente si presta attenzione agli altri lavori di Griboedov. Il Griboedov analista, si potrebbe dire che non lo conosciamo affatto. Tra questi lavori, il suo «Progetto della Compagnia Transcaucasica di Russia» merita di essere studiato come esempio di pensiero geopolitico. Propose una rapida integrazione del Caucaso all’Impero russo che non prevedesse spargimenti di sangue. Secondo la sua opinione, non si sarebbe dovuto mirare a una guerra coloniale, bensì alla pace, una condizione certamente migliore di quella attuale: «Niente riuscirà ad unire in maniera così salda e inscindibile i russi ai loro concittadini del Caucaso come il perseguimento dell’interesse comune e reciproco… il Caucaso è un territorio che è stato adottato dalla Russia». Il progetto, pensato nel minimo dettaglio, aveva come obiettivo lo sviluppo dell’agricoltura, dell’industria e del commercio. Gli abitanti sarebbero dovuti diventare concittadini non solo all’anagrafe, ma a tutti gli effetti: «Tanto per cominciare, il proprio tornaconto incoraggerà molti di loro ad apprendere di più… Verrà annientato il senso di pigrizia, di indifferenza nei confronti delle scienze e delle arti. L’inutile, dannoso orgoglio cederà il posto agli impeti generosi. Scompariranno la vanità, la gelosia, la brama di guadagni più cospicui…».

Il progetto fu presentato nel 1828. Fu rigettato. Forse, Griboedov, ritornando in Russia dal Teheran, avrebbe potuto insistere. Ma il destino non volle fargli fare ritorno.

Fonte http://www.aif.ru , 11/02/2019, Traduzione di Francesca Giannotti

Francesca Giannotti

Nata a Roma nel 1996. Laureata in Lingue e Mediazione Linguistico-culturale e iscritta al corso magistrale in Traduzione specializzata. Dopo aver vissuto qualche mese a San Pietroburgo e a Mosca mi sono innamorata del paese e della cultura russa. Collaboro con RIT per condividere questa mia passione.