Il grattacielo di Mosca incastra Donald Trump

Sono stati resi pubblici i dettagli sul progetto russo del presidente americano

Il sito d’informazione americano BuzzFeed ha pubblicato i documenti che smentiscono le dichiarazioni del figlio del presidente americano Donald Trump Jr. e dell’avvocato personale del capo della Casa Bianca Rudolf Giuliani, secondo cui i negoziati con la parte russa per la costruzione a Mosca della Trump Tower si sarebbero limitati solo alla compilazione di una «dichiarazione d’intenti». Secondo la pubblicazione, il futuro presidente avrebbe approvato personalmente il progetto e la collocazione dell’edificio. Inoltre, le trattative sulla costruzione del grattacielo sarebbero continuate quando la campagna elettorale del 2016 negli USA era già in corso.

All’inizio della settimana, i rappresentanti del “team di Trump” hanno dichiarato nuovamente che il progetto della costruzione della Trump Tower a Mosca era un’iniziativa individuale dell’ex avvocato personale del presidente americano, Michael Cohen. «Proprio lui ha cercato di concludere l’affare», ha sottolineato in diretta al canale Fox il figlio del presidente, vicepresidente della Trump Organization Donald Trump Jr., «non ha coinvolto nessuno (in questo affare) quindi non penso che qualcuno l’avesse preso sul serio.»

Lo scorso martedì, anche l’avvocato personale di Trump, l’ex sindaco di New York, Rudolf Giuliani, ha ripreso la versione secondo cui i negoziati si erano limitati ad una dichiarazione d’intenti. «L’unica cosa che è successa è che il team di Trump ha comunicato una dichiarazione d’intenti del possibile progetto a Mosca, che non è mai stato realizzato», ha sostenuto in un’intervista al giornale The New Yorker, «non è stato speso denaro e non sono stati preparati piani. Non ci sono progetti, niente sulla carta.»

L’avvocato personale di Trump ha anche chiarito che il progetto si trovava ad uno «stadio embrionale», quindi parlare di passi concreti da parte della Trump Organization non aveva senso.

Secondo i documenti, a cui BuzzFeed è riuscito ad accedere dopo quasi un anno di ricerche, la compagnia controllata da Donald Trump non solo aveva approvato il progetto di edificazione del grattacielo, ma aveva anche scelto il luogo per la costruzione, calcolando un utile di 300 milioni di dollari.

Come ricordano gli autori della pubblicazione, Donald Trump negli ultimi 30 anni ha intrapreso vari tentativi di avviare affari a Mosca, ma nessuno dei progetti da lui proposti è stato realizzato. Nel 2013, dopo che il futuro presidente degli USA aveva visitato la capitale russa, in seguito alla vendita dei diritti per il concorso “Miss Universo” all’uomo d’affari Aras Agalarov, aveva scritto sul suo account Twitter: «Il prossimo progetto sarà la Trump Tower di Mosca.»

Secondo i documenti pubblicati, dopo due anni il progetto di edificazione della più alta torre in Europa era pronto. Secondo il piano, preparato dal bureau di architetti newyorkese, l’edificio di vetro a cento piani, alto 462 metri, che avrebbe incoronato il logo di Trump, doveva essere costruito nel quartiere di Moscow City. Nel settembre 2015, il progetto era passato al partner russo della Trump Organization, il CEO della compagnia “IC Expert” Andreij Rozov.

«Il design dell’edificio che avete inviato è molto interessante, diventerà il trionfo architettonico e il trionfo del lusso,» aveva scritto Rozov in risposta, secondo i documenti riportati, «sono convinto che il più alto edificio d’Europa debba trovarsi a Mosca e sono pronto a costruirlo.»

La dichiarazione d’intenti firmata da Trump il 28 ottobre 2015 indica che nel grattacielo saranno collocati «circa 250 appartamenti di lusso di prima classe». L’edificio ospiterà inoltre un hotel di 15 piani con «non meno di 150 stanze», un centro fitness, una spa, uffici «di livello A», e un «parcheggio di lusso». Nella dichiarazione d’intenti si sottolinea soprattutto che sarà la figlia di Trump, Ivanka, ad occuparsi degli interni della spa e del centro fitness e che i locali prenderanno il nome “The Spa by Ivanka Trump”.

Il valore di mercato dell’unica penthouse del grattacielo è stato stimato in 50 milioni di dollari, ma secondo il piano di uno dei partecipanti al progetto venderlo non rientra nei piani. L’appartamento di lusso doveva diventare il regalo per il presidente Vladimir Putin. «Avevo in mente di regalare la penthouse da 50 milioni di dollari al presidente Putin e guadagnare 250 milioni dalla vendita degli appartamenti restanti», ha affermato l’uomo d’affari originario dell’URSS ed ex informatore dell’FBI Felix Sater durante l’intervista rilasciata a BuzzFeed a novembre dello scorso anno. «Tutti gli oligarchi si metterebbero in fila per vivere nella stessa casa di Putin.»

Gli autori della pubblicazione sostengono di aver ricevuto conferma da due collaboratori dei servizi speciali americani che l’avvocato Michael Cohen aveva discusso la possibilità di questo “regalo” per il presidente russo con uno degli aiutanti del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. L’accordo sugli intenti descrive anche il piano aggiuntivo di ottenimento degli utili della parte americana dalla realizzazione del progetto.

Nel giorno della pubblicazione dello scandalo, il rappresentante dell’ufficio del procuratore speciale Robert Muller, responsabile delle indagini sulla possibilità del coinvolgimento russo, ha definito il messaggio di BuzzFeed «non proprio esatto». La direzione di BuzzFeed in risposta ha dichiarato di essere pronta a garantire per le informazioni pubblicate.

A novembre del 2018, Michael Cohen aveva ammesso che durante l’udienza al Congresso aveva mentito dicendo che le trattative con la controparte russa sui piani di costruzione del grattacielo erano finite già nel gennaio 2016, un anno prima dell’inaugurazione di Donald Trump. Stando alla dichiarazione ufficiale dell’avvocato, fatta in tribunale, queste consultazioni erano continuate come minimo fino al luglio 2016, quando il futuro presidente era già in testa nella gara repubblicana.

Il presidente americano, rispondendo alle domande dei giornalisti, allora aveva confessato inaspettatamente di aver preso effettivamente parte attiva nel «progetto moscovita». «La mia sconfitta alle elezioni era molto probabile», ha precisato Trump, «in quel caso, sarei dovuto tornare in affari e quindi perché mai avrei dovuto rinunciare ad una simile opportunità?»

Lo scorso weekend, l’avvocato personale del presidente, Rudolf Giuliani, ha comunicato in diretta sulla NBC che i negoziati sulla costruzione del grattacielo a Mosca sono continuati per tutto il 2016 «fino a ottobre, novembre». Lo stesso giorno il legale ha dichiarato al New York Times di aver parlato con Donald Trump del progetto russo e che il presidente aveva stabilito che le consultazioni continuassero «fino al giorno in cui avrebbe ottenuto la vittoria alle elezioni». La verità è che, più tardi, Rudolf Giuliani ha smentito le proprie parole, definendole «ipotetiche e non fondate sulle conversazioni con il presidente.»

Il tema della costruzione della Trump Tower a Mosca è uno degli elementi chiave delle indagini in corso negli Stati Uniti sul possibile coinvolgimento da parte russa nella campagna presidenziale del 2016. Alla fine della scorsa settimana, la stessa BuzzFeed ha affermato che il presidente americano aveva convinto personalmente Michael Cohen a mentire ai membri del Congresso sui dettagli della realizzazione di questo progetto.

Negli Stati Uniti, mentire sotto giuramento è reato. Per questo, i democratici alla Camera dei rappresentanti si sono affrettati per ricordare al capo della Casa Bianca che simili accuse avevano causato l’inizio della procedura di impeachment contro gli ex presidenti Richard Nixon e Bill Clinton.

Fonte Kommersant, 23/1/2019 – di Kirill Beljaninov, Traduzione di Chiara Cassini

Chiara Cassini

Sono nata a Pavia nel 1994. Da cinque anni studio russo e mi interesso alla cultura e alla politica russe. Sono laureata in Lingue straniere per le relazioni internazionali all'Università Cattolica di Milano. Ho vissuto per quattro mesi in Russia, in Siberia per l'esattezza, e, durante la mia permanenza, mi sono appassionata ancora di più a questo mondo contorto, variegato e affascinante. Tradurre mi è sempre piaciuto perché permette di creare ponti tra lingue e culture diverse.