Sortilegi. Crederci o meno?

Nella tradizione popolare russa con il termine “гадание” (gadanie) si indica un rituale, indirizzato a stabilire un contatto con le forze soprannaturali. Per conoscere il futuro, si dovevano osservare attentamente i segnali mandati dalla natura ed essere capaci di interpretarli. Da tempi immemorabili esistono gli indovini, che padroneggiano le conoscenze occulte e sanno vedere i destini umani.

Tuttavia nell’ antichità tutti predicevano il futuro. Soprattutto durante le feste più amate: Capodanno, Natale e Epifania. Ma il sortilegio della notte di Capodanno era ritenuto il più affidabile: in quel momento il collegamento con il mondo ultraterreno era particolarmente stretto.

Una volta…in serata le fanciulle facevano sortilegi

Le domande che interessavano maggiormente le signorine, a partire dai tempi preistorici e fino al periodo dalla loro emancipazione, riguardavano la scelta del futuro marito. In primo luogo le preoccupava sapere se si sarebbero sposate quell’ anno o se avrebbero dovuto aspettare la sorte del loro destino l’anno successivo. Il sortilegio tradizionale di Capodanno era quello con la pagnotta di pane.

Le amiche cuocevano insieme le pagnotte, ognuna la propria, contrassegnandole con un filo chiaro. L’acqua sulla pagnotta poteva essere portata solo con la bocca direttamente dal pozzo. Quando le pagnotte venivano tirate fuori dal forno, le ragazze le mettevano su un asciugamano e le lasciavano raffreddare. Nel frattempo lasciavano entrare in casa un cane affamato. La ragazza, la cui pagnotta veniva assalita per prima, si sarebbe sposata prima delle altre.

La sera di Capodanno le ragazze andavano ad “origliare” sotto le finestre dei vicini. E tutto quello che sentivano, lo interpretavano a modo proprio. Se una fanciulla sentiva la madre gridare al bambino: “Siediti!”, significava dover sedere in casa con i genitori, come minimo, un altro anno.

Ogni signorina non vedeva l’ora di sapere il nome del suo futuro marito. E per svelare questo mistero, di sera dovevano uscire in strada e chiedere il nome al primo che passava. Credevano che il marito avrebbe avuto lo stesso nome. E invece per sapere dove abitasse il consorte, dovevano compiere uno sforzo fisico singolare. Si levavano lo stivaletto e lo gettavano oltre lo steccato. Dopo le attendeva un compito non meno difficile: cercarlo trai cumuli di neve. Trovatolo, osservavano in quale direzione fosse indirizzata la punta. E lo stivale indicava sorprendentemente dove abitasse il consorte. 

Restava sapere quale fosse il lavoro del futuro marito.  Per fare ciò, andavano al fiume e raccoglievano il limo dal fondo, lo portavano a casa e lo osservavano. Se nel limo trovavano un chiodo, il marito sarebbe stato un fabbro, un carpentiere nel caso di una scheggia, un muratore nel caso della sabbia, e infine un aratore nel caso in cui non avessero trovato niente. Una simile variante di questo sortilegio consisteva nel disporre degli oggetti diversi sotto a dei piatti e le ragazze sceglievano un piatto a caso.

Infine, la ragazza voleva vedere l’aspetto del suo futuro marito, almeno in sogno. E per fare ciò, doveva mettere il proprio pettine sotto il cuscino e dire: “Oh mio promesso sposo, vienimi a pettinare”.

Si può credere alle superstizioni?

I parapsicologi ritengono che le superstizioni possano indubbiamente predire il futuro. Recentemente è addirittura comparso un nuovo lavoro: l’indovino. E già da molto tempo esiste il mestiere dell’ “etnopsicologo”: il nome ufficiale degli specialisti che aiutano le persone sulla base di tradizioni etniche.

Ma l’atteggiamento della religione verso la superstizione è chiaramente negativo. I sacerdoti dicono che la superstizione, in qualsiasi modo si realizzi, è un peccato che non ha giustificazioni. E in questo modo, cercano di proteggere le persone dall’ eccessiva ( e quindi distruttiva) influenza delle passioni. Dio ci ha lasciato lo spazio per l’autodeterminazione e ci ha lasciato una scelta. I filosofi ritengono che non si può togliere alle persone il diritto di sbagliare.

Compiendo il rituale, diamo via la nostra volontà, affidandoci ai segni e alle superstizioni. E quanto più spesso lo facciamo, tanto più velocemente perdiamo l’abitudine a trovare autonomamente la via d’uscita dalle situazioni difficili, e diventiamo sempre più deboli e dipendenti. Gli psicologi affermano che si può predire il futuro, ma che non è utile, in quanto esiste il pericolo di “rimanere intrappolati”, diventare dipendenti.

Col passare del tempo le tradizioni popolari legate alle superstizioni si dimenticano, perdendo la forma e il contenuto. Ma a volte le ragazze ricordano la possibilità di sbirciare almeno con un occhio nel “libro dei destini”. E quindi alla vigilia di Capodanno, a Natale e all’ Epifania nelle finestre degli appartamenti si accendono le candele e risuonano le parole delle suppliche delle nonne.

FONTE: shkolazhizni.ru – di Andrej Makarov, tradzuione di Armando Spigno

Armando Spigno

Ho imparato ad amare la Russia, la sua cultura e la sua lingua durante un anno di studio a Krasnodar, nel Caucaso, all'età di 16 anni. Da allora ho continuato ad alimentare questa passione sia in ambito accademico che al di fuori. Napoletano di origini, ma russo di adozione, sogno di conoscere e far conoscere la cultura di questo paese il più a fondo possibile.