I cittadini della Russia iniziano a preoccuparsi delle relazioni con l’Occidente

I rapporti con gli USA e con i paesi dell’UE non sono cambiati. La percentuale di coloro che ritengono necessaria la definizione di una relazione con gli USA e l’UE in un anno è aumentata dal 24% al 36%, a seguito del sondaggio portato a termine da Levada Center. I sociologhi collegano questo aumento alla stanchezza della gente nei confronti delle sanzioni e delle controsanzioni. Il Presidente del Comitato della Duma per gli Affari Esterni del Partito Comunista della Federazione Russa ha incoraggiato a non considerare i risultati del sondaggio “come un segno della volontà del popolo russo e della capitolazione della Russia all’Occidente.”

Il numero di cittadini russi “che non si sentono presi in causa” dalle sanzioni politiche ed economiche da parte dei paesi occidentali è diminuita dal 40% al 30% in un anno,  a seguito del sondaggio effettuato dal Levada Center dal 22 al 28 novembre su un campione di 1.6 mila persone, distribuite tra 52 regioni della Federazione Russa.

La percentuale di coloro che “si sentono particolarmente presi in causa” dalle sanzioni è cresciuta quasi di tre volte: dal 7% al 20%. Invece, la percentuale di coloro che “non si interessano assolutamente” corrisponde al 23% degli interrogati. “A causa del peggioramento della condizione economica, i cittadini hanno iniziato quotidianamente a rendersi conto veramente cosa significhino queste sanzioni” ritiene il direttore generale del Levada Center, Lev Gudkov. “Il risentimento causato dall’aumento dei prezzi, dall’introduzione di tassazioni ed azioni aggiuntive è presente già da tempo ed è stato compensato sia dalla espansione in Crimea sia dalla campagna presidenziale.” ha comunicato a Kommersant il sociologo. “Tuttavia, le persone hanno iniziato a capire sempre meno il significato delle azioni statali e a temere sempre di più la guerra.”

In un anno è aumentato il numero degli intervistati che sono preoccupati dall’isolazionismo della Russia. La percentuale dei cittadini russi che hanno iniziato a “temere” l’isolazionismo della Russia è aumentata di quasi tre volte, dal 8% al 21%. Nel 2017 tale problema era “particolarmente” sentito dal 21% degli interrogati, mentre adesso dal 22%. Tuttavia, la maggioranza (ovvero il 33%) “non teme particolarmente” l’isolazionismo del paese; una tale risposta si è rivelata la più popolare dal dicembre 2014.

Invece è il 19% a non temerlo assolutamente. Lev Gudkov è convinto che la negatività è soprattutto puntata contro le autorità russe:” La qualità della vita è peggiorata a causa dell’introduzione delle sanzioni e dei tagli al budget sociale.”

Alla domanda “la Russia dovrebbe costruire delle relazioni con USA e gli altri paesi dell’Occidente, solo il 16% ha risposto negativamente. Infatti la maggior parte (43%) hanno scelto l’opzione “Probabilmente sì. La percentuale di coloro che ritengono il miglioramento delle relazioni sicuramente necessaria è aumentata dal 24% al 36%.

Nello stesso tempo la maggior parte dei cittadini continua a relazionarsi in modo negativo nei confronti degli stati occidentali. Così, il 57% ha descritto il proprio rapporto con gli USA “in modo assolutamente negativo” e “molto negativamente” nei confronti degli stati dell’UE. Il Presidente del Comitato della Duma per gli Affari Esterni del Partito Comunista della Federazione Russa ha detto a kommersant che l’aumento del desiderio del popolo russo di costruire delle relazioni con il mondo “non deve essere preso come un segno della volontà del popolo russo e della capitolazione della Russia all’Occidente.”

Secondo quanto ritiene il deputato, “le persone semplicemente aspettano le condizioni in cui la Russia potrà parlare e mettersi d’accordo alla pari con l’occidente, senza tradire la propria posizione di stato importante.”

Fonte www.kommersant.ru/, di Lada Šamardina, Traduzione di Laura Jurinich

Laura Jurinich

Sono a nata a Venezia nel 1995. Dopo la maturità classica, mi sono laureata in Lingue, Civiltà e Scienze del Linguaggio all’Università Ca’ Foscari di Venezia e poi in traduzione specializzata alla University College London. Attualmente risiedo a Venezia e lavoro come traduttrice freelance in ambito turistico, editoriale, scientifico e burocratico.