Woodstock sul Don

Ogni movimento giovanile ha le sue radici, specialmente quando si tratta di un movimento musicale alla moda. John Lennon una volta, mentre era brillo, raccontò ad un giornalista la storia secondo cui il rock and roll era stato inventato dalla CIA per portare la componente attiva della società, ovvero i giovani, verso le droghe, la dissolutezza e altri divertimenti, al solo scopo di allontanarli dalla vita politica e dalle idee rivoluzionarie. John era solo un bugiardo che amava scherzare, ma spesso sono proprio i burloni quelli che spifferano importanti segreti militari.

Qualunque sia stata la verità, non si può negare che la “malattia contagiosa” del rock and roll invase il mondo intero. Perfino il Paese dei Soviet non poté proteggersi da questa invasione musicale, né poterono salvarsi gli ascoltatori della radio o la potente ideologia del partito.

Il primo festival rock sovietico si tenne a Rostov sul Don, sulla sponda sinistra del fiume. Salpiamo allora sulle onde della memoria insieme a Igor Skrjaginyj, testimone e organizzatore di questo evento, oggi un signore distinto, economista e businessman.

9 maggio 1969 – esibizione della band “Neudacniki” al festival di Rostov sul Don.

Igor: Non ricordo bene tutto, ma ho chiamato alcuni dei miei amici. All’epoca avevamo l’idea di organizzare un evento per stare insieme e portare una ventata di modernità. Si sarebbe dovuto tenere in una sala da concerti o in un club.

Valerij: Raccontaci come si è svolto l’evento nel 1969. A quel tempo io ero in terza classe (corrispondente alla scuola elementare del sistema italiano, N.d.t.) e la parola rock per me faceva presagire un triste destino, che è poi quello in cui sono caduto.

Igor: Dal 9 al 10 maggio del 1969, nel centro turistico del consorzio “Gorgaz” (1), con alcuni compagni organizzammo un festival rock. Naturalmente eravamo influenzati dal festival di Woodstock, che si era tenuto un anno prima del nostro evento (2). A Woodstock tutto fu organizzato su grande scala e per alcuni giorni si riunirono alcuni milioni di persone da tutto il mondo. Invece al nostro festival, senza appoggio dell’industria musicale e in soli due giorni si riunirono alcune migliaia di persone. Noi organizzatori del festival avevamo paura che sarebbe venuta la polizia e avrebbe interrotto tutto. Ovviamente non avevamo nessun permesso ufficiale. Avevamo riunito le migliori apparecchiature che si potevano trovare a quel tempo. Ci furono in tutto 4 gruppi. Per primo si esibì il gruppo “Malyš i brat’ja” (“Il piccolo e fratelli”). Il loro leader era Saša Putilin.

Valerij: Aleksandr Nikolaevič Putilin ora è un conosciuto nei circoli musicali come chitarrista, informatico e creatore di un programma educativo musicale.

Igor: io ero lì quando lui si esibì, ma non vidi tutto lo spettacolo. Mi sembra che facesse musica strumentale. Putilin a quei tempi non era male, ma aveva sempre l’apparecchiatura rotta. Nonostante questo voleva usare solo i suoi strumenti.

Putilin era anche un bravissimo costruttore di distorsori, che creavano degli effetti musicali stupendi. Ricordo che spesi un sacco di soldi per comprare il mio primo distorsore. Non lo presi dallo stesso Putilin, ma da un suo amico. Faceva gli effetti overdrive e leslie con lo stesso pedale. Tuttavia si ruppe presto, ma funzionò ancora per un po’, producendo dei suoni molto interessanti. Ad esempio durante un assolo il distorsore di Putilin poteva improvvisamente produrre un suono simile alla raffica di una mitragliatrice. Che peccato non aver conservato questa rarità!

Il secondo gruppo, in cui suonavo io, si chiama “Korda” (dal latino “corda”). Eravamo un gruppo di studenti dell’Università Statale di Economia di Rostov. A quel tempo ogni università aveva le proprie stelle del rock and roll.

Università Statale di Economia di Rostov sul Don.

Il terzo gruppo furono i “Neudacniki” (“Sfortunati”, N.d.t.). Avevano dei chitarristi molto forti, Igor Pen’kovskij e Saša Kvač. Il cantante era Miša Zavališin, che al tempo studiava alla Scuola d’Arte Grekov di Rostov sul Don e in seguito diventò pittore.

Ma il momento clou del festival fu l’esibizione del gruppo “Utrennaja Roza” (“Rugiada del mattino”, N.d.t.). Suonavano in un modo molto pulito, professionale, il che a quei tempi era una rarità. Noi facevamo stecche e stonature, loro invece esibizioni impeccabili. Tutti suonavano musica inglese o americana, mentre loro cantavano solo in russo e ovviamente solo canzoni composte da loro stessi. Tuttavia non li avevo mai ascoltati in radio. Avevano diverse voci, mentre negli altri gruppi c’era sempre un cantante solo. Nella loro band cantavano in tre: Ščerbak, Kotenëv e Saša Ageev. Saša suonava anche la chitarra. Studiava alla Facoltà di Fisica o a quella di matematica. Era dottorando, poi divenne assistente e ora è sicuramente professore. Il chitarrista solista era il francese Bel’ Muhammed, soprannomiato Benja. Benja era di etnia berbera, il colore della sua pelle era più chiaro di quello di un arabo. I suoi genitori abitavano nei sobborghi di Parigi.

La band “Utrennaja Roza”, da sinistra verso destra: Saša Ageev, Ženja Hohlov, Vladimir Sher, Bel’ Muhammed e Evgenij Kotenëv.

Tutte le band suonavano con la chitarra. Solo noi avevamo un tastierista, ma quando arrivò il nostro turno sul palco la tastiera non si trovava. Tutta la nostra musica era basata su quello strumento, ma nonostante tutto non rifiutammo di esibirci. Ci toccò chiedere ai chitarristi delle altre band di reggerci il gioco e suonare insieme. Bel’ Muhammed ci venne in soccorso. Poi però ci diede buca il nostro batterista Lënja Lipjanskyj, che a quell’epoca era un ragazzo molto bello, somigliava a Marcello Mastroianni. Si rifiutò categoricamente di suonare dopo aver assistito all’esibizione del gruppo “Utrennaja roza”. “Non suonerò e consiglio di non farlo anche a voi!”, disse. Così ci tocco anche trovare un altro batterista. Che atteggiamento da bambino!  

Gli “Utrennaja roza” suonarono per ore. Avevano un repertorio infinito. Poi salirono sul palco i “Neudacniki”, poi noi. Io cantai una canzone dei Beatles, di cui ora mi pento amaramente (ride) . She gives me everything… Conosci la canzone “And I love her”?

Non c’era mai stato nulla di simile a questo festival prima d’allora. Ci fu, è vero, all’epoca un furbo personaggio: Marusja Trjaposnik, uno stilista, fan dei Beatles e dei Rolling Stones e famoso festaiolo. Lui in essenza divenne il primo producer musicale. Riunì alcuni ragazzi nella base dell’azienda DKS a Rostov sul Don. Suonarono nel 1962, ma non è sicuro, anzi, probabilmente è una leggenda metropolitana. Non li ho mai nemmeno ascoltati. Era impossibile arrivare lì, la polizia non lo permetteva.

Dopo questo “Woodstock sul Don” venne il famoso festival al Palazzo della Cultura Rostsel’maš. Lì la folla di persone non poteva essere contenuta nella sala. La milizia a cavallo controllava le vicinanze del parco. Questo festival si tenne nel ’71, ’72 e ’73, quando ormai il Komsomol (Unione della Gioventù Comunista, N.d.t.) controllava tutta l’organizzazione.

Il Palazzo della Cultura Rostsel’maš a Rostov sul Don.

Suonarono alcuni gruppi molto famosi, tra cui “Diližans” e “Rossijane”, ma tra tutti splendeva di più la stella del gruppo “Kristall”. In questo gruppo suonavano Viktor Barilov alla chitarra e Sergej Egorov alla tastiera. Non ricordo il nome del cantante, ma era un tenore fantastico. Cantò tutta la musica pop di quei tempi: “Vola via sulle ali del vento. Verso la terra dei sogni, verso una terra lontana… ”. Barilov fece un potente assolo di chitarra. Erano dei virtuosi. Nessuno si sognava di suonare come loro. Oggi Viktor Barilov è professore al conservatorio e musicista ancora in attività. Pare che anche Sergej Egorov sia professore al conservatorio. Fanno musica insieme a Putilin.

La band “Rossijane”: Aleksandr Putilin, Bel’ Muhammed, Volodja Kalinko, Saša Alaferdov e Alik Il’in.

Io ormai ho 54 anni e molti di loro erano più grandi di me. Spesso vedo il batterista Kazarjan. Arkaša Zaika è morto di alcolismo. Beveva molto. Ha tenuto a lungo, ma alla fine si è lasciato andare e si è bruciato da un giorno all’altro. Spesso incontro Serëja Ljutov. Lui al tempo suonava nei “Neudacniki”. Ho incontrato Pen’kovskijy, ma lui non mi ha riconosciuto.

Valerij: Sarebbe interessante sapere dove è oggi Malëk (Lësa Mahon’ko, leggendario batterista degli anni ’60).

Igor: A proposito, mi sembra sia stato lui a sostituire il nostro batterista Lënja quella volta sul palco. Il suo soprannome era Pirožok. Suonava negli “Utrennaja roza”. Il nostro tastierista Valera Bengus finì il conservatorio, poi suonò nei bar. Avevamo un bassista, che divenne poi anche batterista, si chiamava Serëža Tkačenko. Ora è capo contabile della compagnia “Regata”. Lënja invece vive negli Stati Uniti da molti anni. Quando ha iniziato a lavorare lì faceva il posatore di parquet. Ora è proprietario di un’azienda. C’era poi Jurij Botinkov, un cantante molto bravo. Ora vive in Germania.

Valerij: A questo proposito, proprio in questo periodo Botinkov è in visita a Rostov.

Igor: Bel’ Muhammed se ne andò a Parigi, per molto tempo non riuscì a trovare lavoro. Ora lavora in un’azienda di computer come ingegnere elettronico. Dopo gli studi all’università, dovette confermare il suo diploma e completare la sua educazione per altri tre anni. Shcherbak vive in America da 20 anni. Kotenev vive a Sochi, gestisce diversi business lì. Zhenya Khokhlov, il bassista degli “Utrennaja Roza”, è professore di medicina. Pare che anche Pirožok (3), ahimè non ricordo il suo nome vero, sia anche lui un grande medico.

Valerij: Allora non è solo Pirožok che si è dato alla medicina!

Igor: A quel tempo tutti suonavamo alle feste, nella mensa dell’Università di Economia di Rostov, dove ora si trova il caffé “Akademija”. Dal momento che l’Università di Economia era praticamente un istituto femminile, alle loro feste si presentavano spesso molti ragazzi dell’Istituto Militare di Rostov.

La centrale via Bolshaya Sadovaya, dove si trova l’Università di Economia di Rostov.

Un tempo, l’attuale via Bolshaya Sadovaya (dove si trova l’Università di Economia a Rostov, N.d.t.) veniva chiamata “Brod” dai giovani (Брод – “brod” in russo significa “guado, attraversamento di un fiume”, tuttavia la radice della parola è ricollegabile anche al verbo “brodit”= vagare, girovagare senza meta, N.d.t.). Il termine “Brod” nasce da un gioco di parole: il cammino terrestre passa attraverso il mare, il nostro invece passa attraverso il vagare. Da lì nacquero le persone di cui abbiamo parlato, in seguito divenuti scienziati, uomini d’affari e musicisti. Molti sono ancora vivi e in salute. Mi piacerebbe riunirli. Vorrei attirare l’attenzione sul fatto che niente nasce da zero. I musicisti attuali dovrebbero tenerlo a mente.

NOTE:

1 – secondo Aleksandr Ageev, chitarrista e vocalist del gruppo “Utrennaja Roza” e uno degli organizzatori del festival, “Woodstock sul Don” si è tenuto nel centro ricreativo dell’istituto di design di Rostov “RostovSel’hozStroj”. Il padre del bassista degli “Utrennaja roza” era segretario del comitato di partito al “RostovSel’hozStroj”. Grazie a questo si poté tenere il festival nella base dell’istituto.

2 – Il famoso festival rock americano Woodstock si è tenuto, infatti, diversi mesi dopo, dal 15 al 18 agosto dello stesso anno, il 1969. Di conseguenza il nome “Woodstock sul Don” è stato coniato dagli abitanti della città sovietica solo in seguito.

Nel 1969, la beat generation di Rostov chiamò il proprio festival nella zona di via Levoberežnaja “Pop-Sejšn”.

Evidentemente Igor Skrjagin si riferiva ad un altro festival rock americano, il Miami Pop Festival (maggio 1968), nel quale l’headliner fu Jimi Hendrix, che nel 1969 partecipò anche al festival di Woodstock.

3 – Vladimir “Pirožok” Vasil’ev, batterista della band “Utrennaja Roza”. Dopo essersi laureato all’Istituto di Medicina di Rostov nel 1977, divenne pediatra.

Fonte: rostovnews.net, 08/07/2017 – di Valerij Posidelov, traduzione di Giulia Romanelli.

Giulia Romanelli

L'Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all'università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull'est Europa.