Contro lo sfruttamento del lavoro e il mercato di massa: la storia della studentessa che ha aperto un second-hand shop

Iumjana Sjui ha da poco compiuto 17 anni, ma ha già aperto un proprio negozio dell’usato a Ulan-Ude e ha lanciato una collezione, creata da materiali riciclati. Afisha-Daily ha discusso con la ragazza riguardo al consumismo irrazionale, il danno del mercato di massa e il conflitto generazionale.

Ho capito che non voglio averci nulla a che fare

Da quando ero piccola mi sono interessata all’arte. Ho anche terminato la scuola d’arte e ottenuto un diploma. Quello ovviamente era un indirizzo accademico dove ho appreso delle basi e successivamente ho iniziato a disegnare cosi come mi avevano insegnato.

Ho realizzato il mio primo quadro nell’aprile del 2017. Era un autoritratto. Prima non avevo mai pensato di dipingere determinate cose, perché avevo paura, pensavo potesse essere strano. Ma ad un tratto volevo sfogare tutte le emozioni che avevo dentro. L’autoritratto è stato realizzato in 3 ore, esso mostrava due lati del mio essere: da una parte la Iumjana casalinga, che siede a casa, procrastinatrice, che non ha intenzione di andare da nessuna parte, dall’altra quella energica e divertente. L’autoritratto è stato quindi per me una sorta di introspezione.

L’idea di aprire un second hand mi era venuta già da tempo. Non sopporto per niente il mercato di massa. Viviamo in una piccola città (Iumjana vive a Ulan-Ude) e per questo i negozi più alla moda sono H&M, Zara e altri simili. Tutti si vestono lì, e poi girano, come copie tutte uguali, con gli stessi vestiti.

Col tempo ho iniziato a pensare al consumo irrazionale e al danno del mercato di massa con un significato più ampio. Una volta durante la lezione d’inglese leggemmo un articolo su tutto ciò che si nasconde dietro questa industria. Il racconto era dal punto di vista di una ragazza: lei aveva comprato un vestito, l’aveva messo una volta e poi l’aveva buttato, successivamente era andata in Bangladesh dove aveva scoperto in quali condizioni le persone lavorano su questi capi. 15 ore di lavoro respirando tante sostanze chimiche per guadagnare spicci. Aveva ripensato subito a quel vestito e aveva cambiato completamente il suo atteggiamento nell’acquisto d’abbigliamento. Questo articolo ha fatto riflettere anche me. Poi ho visto il film The true cost: è molto duro, viene mostrato tutto questo sistema dall’interno. E in quel momento ho capito che con questo mondo non volevo avere nulla a che fare.

Non ho mai pensato ai soldi

I miei sogni iniziarono a realizzarsi nella 10 classe. Nella nostra città avviarono il concorso “generazione di leaders”, nel quale insegnavano ai ragazzi le basi del business. Una delle tappe di questa competizione prevedeva la presentazione di un progetto che poi poteva essere realizzato. Decisi di partecipare e presentai il progetto Second hand online. Non vinsi il concorso ma il mio progetto risultò il più originale. Questo avvenne nel febbraio 2018 e un mese dopo lo avevo già avviato su instagram.

In quel momento non pensavo ai soldi. Avevo raccolto una certa quantità di vestiti: avevo preso qualcosa da vecchie valigie, avevo frugato nel mio armadio e avevo trovato anche lì roba che non mettevo più, avevo preso qualche vestito da amici e conoscenti. Poi li avevo invitati nel grande appartamento di una mia amica e li facemmo la prima sessione fotografica per il progetto. Io lavoro attraverso instagram: non vedo il senso di aprire un punto vendita e pagare l’affitto se esistono i social media. Da allora prendo roba da conoscenti o semplicemente me la danno loro. Qualcosa la trovo dai parenti. Ma la maggior parte la ricompro dai grandi second hand.

Inizialmente pensavo solo a rivendere vestiti, ma presto questo mi ha stancata. Ho pensato cosa fare e mi sono ricordata di avere un vestito che non riuscivo a vendere da tempo. Ho deciso così di realizzare delle applicazioni sopra con motivi di lavori presi dal mio sketchbook- c’era un uomo montato e smontato e sopra la scritta “ricomponiti”

I miei disegni sono idee e pensieri passati

Ho deciso di dipingere cose, affinché fossero speciali ed esclusive. Per il momento penso a dipingere su quello che mi capita e in questo modo dimostrare come si può rielaborare un vestito inutilizzato. È vero, ci sono vestiti con i quali non so che fare e per ora li vendo così come sono. Oppure succede che semplicemente io non riesca a realizzare l’idea a causa di impegni scolastici e altre cose. A volte però mi faccio aiutare dai miei amici artisti. Spiego loro l’idea, dipingono e successivamente ricevono una percentuale sulla vendita.

La mia collezione è collegata al mondo del buddismo, poiché la Burazia (Ulan Udė è la capitale della Repubblica) è il centro del buddismo in Russia. La nostra mentalità è strana per i locali, in quanto recepiamo tutte queste tradizioni religiose, proverbi e credenze popolari molto seriamente. Tutto questo è interessante da studiare e ciò è per me fonte di ispirazione. Per esempio, c’è un golf con una scritta sulla schiena: “Malelingue”. Da una parte è una frase puramente russa, dall’altra abbiamo una pratica ad essa legata. Al tempo del Datsan (una università e monastero presso i russi buriati) vivevano i lama (i monaci buddisti) , tra i quali vi erano i lama-astrologi, dai quali si poteva andare e chiedere della propria vita. Dopo averlo studiato, sono venuta a sapere che proprio loro usavano nelle loro pratiche la frase: “Malelingue alle spalle” e volevo quindi ricamarla sul vestito.

Come nell’arte figurativa i miei disegni sono idee e pensieri passati, che esprimo sui tessuti. Ci sono jeans degli anni ’90, sui quali abbiamo disegnato gli occhi dei lemuri. Questi sono collegati non solo con il buddismo, ma anche con la cultura tibetana. Mi sono riusciti molto bene. Avevo poi una giacca di pelle con caratteri cinesi, che dicevano “colui che sta tornando a casa”. Questa riguardava la situazione tra il Tibet e la Cina. Io appoggio pienamente la questione dell’autonomia del Tibet, in quanto sembra che la Cina stia distruggendo la cultura di questo Paese, ripiegandola sotto di sé.

A volte le persone non capiscono i miei disegni o i ricami sul vestito, pensano che sia semplice robaccia. È ancora un problema che persiste nella nostra mentalità. In Burazia sin da quel momento viene ancora proposta l’etnotematica. Se tu non dipingi i buriati nella iurta con i bouzy e delle pecore, la strada per l’arte ti rimarrà chiusa. Essi combattono molto seriamente per questo classico modo di vedere le cose. Le persone stesse non hanno quindi una predisposizione per l’arte, hanno delle difficoltà con essa. Fino a questo momento la maggior parte non percepisce l’arte tessile. Eppure, io ritengo me stessa un’artista.

La nuova collezione, di cui mi occupo in questo momento, sarà legata all’Asia. Adesso sono stata completamente presa da questo tema, perché non ne posso più dell’eccessiva europeizzazione. Perfino la Cina, sembra, provi ad imitare l’Europa. Costruiscono anche edifici simili, da qualche parte hanno costruito la torre Eiffel. Perché, non lo so. Mi sembra assurdo, poiché in Asia vi è una così ricca e vasta cultura.

Per me ora è molto importante la questione del consumo irrazionale ed ho portato all’interno di questa storia un po’ del mio contributo: il vestito di seconda mano si può già percepire come materiale riciclato, ma nei disegni io questo non l’ho fatto trasparire, non sono arrivata fino a questo punto. Per ora mi occupo soltanto del posizionamento del brand.

La gente dovrebbe acquistare in maniera più consapevole

In questo momento non compro vestiti nei grandi magazzini. Sì, sono rimaste cose provenienti da diversi negozi, nei quali fino a questo momento andavo, ma il 70% del mio guardaroba è di seconda mano e di negozi vintage.

Sicuramente sto anche cercando di sbarazzarmi della plastica, non usando i sacchetti. Questo tema, poco a poco, si spinge dentro le nostre vite e questo mi rallegra. Nella nostra piccola città, tutti ne sono a conoscenza. Nei negozi sono apparse ogni genere di borse per la spesa e pacchetti biodegradabili. Sono nati piccoli progetti: una qualche organizzazione locale ha iniziato a mettere contenitori dell’immondizia per la raccolta differenziata dei rifiuti. A papà spesso dico: “Non prendere i sacchetti in negozio” – e qualche volta funziona. Ma comunque la maggior parte non ha idea di cosa sia questo consumo irrazionale. Nella città dove vivo sono molto diffusi i grandi magazzini, nei quali tutti si vestono. Molto spesso ordinano vestiti da qualsiasi negozio cinese online. E sono sicura che viene impiegata forza lavoro a basso costo.

Spero che prima o poi le cose inizieranno a cambiare, anche grazie ai media. Sento che a poco a poco le persone iniziano a comprendere il danno delle loro azioni e che l’interesse verso le cose di seconda mano sta crescendo. I miei coetanei si rendono conto che sono cose normali, che poi vengono rielaborate e in esse si può trovare qualcosa di personale e spesso sono molto più economiche del mercato di massa. Per quanto riguarda il trattamento, anche se continuo a comprare cose di seconda mano, le lavo un’altra volta in lavatrice o le porto in lavanderia. Quando mi portano le cose di seconda mano o io stessa le trovo, le osservo sempre: a qualcuna si deve togliere qualche filo, qualcun’altra si deve cucire.

Penso che la gente dovrebbe acquistare in maniera più consapevole. Spero che l’atteggiamento nei confronti delle cose di seconda mano cambi in futuro. Acquistandole, qualcuno capirà che molte di esse sono davvero molto belle e lo racconterà a qualcun altro e grazie a questo passaparola gli oggetti diventeranno di moda. Infatti, sta succedendo proprio questo. Ma gli adulti invece seguono ancora questo principio: “Non voglio indossare le cose di qualcun altro… cosa sono, un poveraccio?

Io non posso fare costantemente vestiti, vado ancora a scuola!

Dal punto di vista lavorativo io non ho alcun problema, ma non vengo trattata in maniera professionale, a volte vengo anche criticata.

“È solo una ragazzina!”, e cosi tra di noi si crea una barriera. Ho bisogno di impostare il mio pubblico.  In questo momento non abbiamo molta roba nelle nostre collezioni, ma si vendono comunque. In particolare, vanno molto bene per tutti i tipi di mercati. Per le ultime creazioni, in un paio di giorni, ho fatto 9000 rubli. La somma non è poi così grande, ma le cose sono comunque a buon mercato.

È vero, non ho ancora un reddito stabile: non posso creare vestiti sempre perché sono ancora a scuola. Riesco a creare una collezione in pochi mesi, per poi esporla. E così ho un buon fatturato. Ma il mese successivo può non essere così. Il vestito che creo infatti è per me come un’opera d’arte e io non posso costantemente crearne di nuova, perché in ogni cosa ci metto idea e significato. Forse è strano, ma io lo faccio per me prima di tutto.

A volte sacrifico tempo allo studio, durante l’ultimo mercato ho perso quattro giorni. Una mia amica ed io abbiamo creato decorazioni alla mattina alla sera. Ma questo era l’ultimo giorno, ecco perché non c’è nulla di strano. I nostri genitori non sono contrari, ci sostengono, ma non vogliono certamente approfondire il significato di quello che faccio. Forse credono che tutta questa faccenda non sia una cosa seria.

Penso che lo farò seriamente

Io studio nella 11 classe, e quello che faccio mi interessa tantissimo. Ma purtroppo, non sono sicura che sarà sempre così.  Io lo faccio perché voglio sviluppare la cultura dell’uso di materiali riciclabili, questo è davvero importante. Ma non so se l’arte tessile mi interesserà per sempre. Per ora penso che lo farò seriamente. Non mi interessando i soldi. Vorrei fare arte moderna, ma nel nostro paese le università dove la insegnano molto bene, si contano sulle dita di una mano. Per questo penso che andrò o a Mosca o me ne andrò in generale dalla Russia, ma questi sono semplicemente dei sogni.

La mia vita è cambiata. Quando sei coinvolto emotivamente in qualcosa, cresci molto più velocemente. Grazie al mio lavoro ho fatto conoscenza con molti artisti locali e personaggi interessanti.  Questo aiuta ad ampliare le proprie possibilità e orizzonti. E spostare il proprio pensiero sulle creazioni, aiuta in qualche modo a conoscere sé stessi, soprattutto alla mia età. Ma questo non significa, che faccio tutto questo solo per l’amore verso l’arte. Il secondo obiettivo importante per me è attirare l’attenzione delle persone sul problema del consumo irrazionale. Vorrei quindi evolvere in queste due direzioni.

Fonte: daily.afisha.ru, traduzione a cura delle studentesse del Master ELEO Natascia Mincarelli, Jadi Marinai e Nicole Del Favero.

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.