La vita delle studentesse universitarie ai tempi dell’URSS

La vita delle studentesse universitarie ai tempi dell’URSS

Le persone più felici dell’ex Unione Sovietica erano gli studenti. Tutti coloro che hanno vissuto durante l’Unione Sovietica converranno con noi. E per testimoniare questa realtà vi raccontiamo di come vivevano le studentesse universitarie sovietiche.

1. Come venivano ammesse

Per milioni di giovani ragazzi e ragazze l’istruzione superiore rappresentava il principale mezzo per l’elevazione sociale. Il diploma di un’università prestigiosa garantiva un lasciapassare nella vita, la partecipazione a progetti di teatro amatoriale spalancava le porte al palcoscenico, il duro lavoro nelle organizzazioni del Komsomol (Unione della Gioventù Comunista Leninista di tutta l’Unione, N.d.T.), era invece considerata pressappoco l’unica opzione possibile per chi era determinato a entrare in politica, ovvero a fare carriera al Comitato Centrale del Partito Comunista. Ma per imboccare questa strada era necessario innanzitutto diventare uno studente universitario, un’impresa di per sé non facile.
Certo è che per la maggior parte delle università bastava aver superato gli esami con voti più o meno alti. Alcune specializzazioni avevano talmente tanta carenza di iscritti che finivano con l’accettare quasi tutti quelli che avessero ottenuto almeno la sufficienza in ogni materia, come ad esempio le facoltà di agraria. Le università e gli istituti più elitari, invece, richiedevano non solo un ottimo attestato e risultati brillanti agli esami di ammissione, con una media che rasentava talvolta 4,7 punti su 5, ma anche dei fattori aggiuntivi. L’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali, per esempio, non giudicava sufficiente la buona conoscenza di una lingua straniera, bensì esigeva anche un’esperienza lavorativa o almeno un anno di pratica nel proprio campo di formazione, insieme a una raccomandazione da parte del Comitato cittadino.
Per entrare alla facoltà di legge era necessario aver prestato servizio militare oppure aver lavorato nella Militsiya russa. Allo stesso modo, la facoltà di medicina valutava positivamente le esperienze di lavoro in ambito sanitario corredata dalla scheda di presentazione da parte di un primario. Oltre a questi requisiti esistevano anche delle quote per le minoranze etniche, in altri casi erano le aziende stesse a indirizzare i propri lavoratori. Questi criteri di selezione sono stati applicati a partire dagli anni Sessanta.
Prima della Guerra la maggior parte della popolazione istruita era stata sottoposta a un’alfabetizzazione di massa e aveva potuto accedere alle università serali per lavoratori senza dover sostenere esami di ammissioni. Anche gli istituti tecnici non prevedevano esami ma si poteva accedere grazie ai permessi speciali dei Komsomol.

2. Come non venivano ammesse

Molte facoltà prevedevano un colloquio che non sempre era una formalità. Talvolta anche i voti meno alti passavano in secondo piano se l’aspirante studentessa conosceva a fondo la materia oppure era in grado di dimostrare la sua dedizione in un determinato ambito. Ma allo stesso modo la sua candidatura poteva essere rifiutata. Per una donna era spesso più complicato accedere a una specializzazione prestigiosa a causa degli stereotipi di genere. Ad esempio, a parità di voti, ma anche in presenza di voti più bassi, le facoltà meccanico-matematiche privilegiavano gli uomini. Un altro ostacolo che impediva l’accesso soprattutto alle giovani provenienti dalla provincia era la non corrispondenza tra i programmi scolastici. Sovente agli esami di ammissione le future studentesse si trovavano di fronte a quesiti che semplicemente non trovavano riscontro nel programma della loro scuola di provenienza. E se negli anni Cinquanta si trattava di una problematica minore, tale differenza iniziò a delinearsi sempre di più ogni dieci anni.
Il sistema di ammissione alle facoltà artistiche merita un discorso a parte. Migliaia di giovani donne provenienti da tutta l’Unione Sovietica si riversavano nella capitale per tentare di entrare nelle principali accademie del paese: l’Università Statale di Cinematografia, l’Università Russa di Arti Teatrali e così via. I concorsi ricevevano centinaia di candidature a fronte di un unico posto e la selezione era veramente spietata. Prima di tutto bisognava superare il progetto creativo, di per sé molto complesso. Dopodiché era previsto un colloquio sulla conoscenza generale del teatro o del cinema senza i bigliettini da pescare, dove i membri della commissione d’esame potevano arrivare a porre domande sulla storia del cinema tagiko.

3. Dove studiavano

Nonostante la formale parità di opportunità, nell’URSS si è sempre percepita una netta divisione tra facoltà maschili e facoltà femminili. Non è un infatti un segreto che fossero in maggioranza le donne a studiare filologia e didattica. Un’altra facoltà a vantare una prevalenza del sesso debole era quella di Economia nazionale. Non era tra le facoltà più popolari e, a eccezione di alcuni corsi specifici, era facile venire ammessi. Negli istituti politecnici , invece, il numero delle studentesse è sempre stato esiguo per tradizione. Esistevano persino degli istituti di istruzione in cui le donne non erano proprio ammesse. Come ad esempio gli istituti tecnici nautici e le accademie militari. D’altra parte, esistevano professioni ambite da quasi tutte le donne. Abbiamo già avuto modo di citare prima le aspiranti attrici, ma anche le facoltà di giornalismo e di lingue straniere riscuotevano un notevole successo.

4. Come andavano a raccogliere le patate

Una volta ottenuta la tanto agognata tessera dello studente, il primo settembre giungeva il momento per le giovani donne di varcare la soglia delle facoltà per tuffarsi appieno nel mondo della conoscenza, ma ecco che venivano mandate a raccogliere le patate. Una gita al kolchoz per affrontare il raccolto rappresentava una tappa imprescindibile per concludere l’istruzione superiore. Defilarsi da un impegno del genere era molto difficile. Le uniche eccezioni venivano concesse per motivi di salute. Ma c’è da dire che fino agli anni Ottanta un’incombenza del genere non era vista come qualcosa di straordinario. Questi viaggi erano previsti non solo per gli studenti universitari ma anche per gli alunni a partire dalla settima classe. Nel pieno dell’estate di San Martino venivano mandati a lavorare nei campi, dove i futuri attori e i futuri fisici si si dedicavano alla raccolta degli ortaggi tardivi. E nonostante la fatica fisica, alla quale arrivavano tutti abbastanza preparati, riuscivano anche a trovare il modo di battere la fiacca al momento giusto, perché nasconderlo. Eppure la sera si poteva stare insieme davanti un falò, accompagnati dal suono di una chitarra, conoscere le compagne di corso che fino a quel momento si era incontrato agli esami di ammissione, chiacchierare con i potenziali spasimanti e trascorrere in generale dei momenti piacevoli. Spesso proprio quei giorni trascorsi nei kolchoz durante gli anni dell’università venivano ricordati con un sorriso, senza nessuna amarezza.

5. Dove vivevano

Capitava spesso che le ragazze preferissero studiare in una città diversa da quella natale. Chi abitava nei villaggi andava in una città densamente abitata nelle vicinanze oppure all’interno della provincia. Da lì le future studentesse universitarie ambivano a un posto nelle facoltà delle capitali delle repubbliche dell’Unione Sovietica. Le città più ambite erano senza dubbio Mosca e Leningrado. Nonostante le numerose scomodità pratiche, le giovani donne facevano di tutto per ritrovarsi il più possibile lontano da casa. E la maggior parte di queste studentesse sovietiche si stabiliva nei dormitori.
I dormitori costituivano l’opzione più semplice ed accessibile, ma non erano assolutamente l’unica scelta possibile. Molto spesso le ragazze affittavano una stanza da una proprietaria. Di norma non affittavano l’intera stanza ma un posto letto ed erano costrette a condividerla con altre tre o quattro persone. Si trattava di un servizio relativamente economico negli anni Settanta: 5-20 rubli, in base alla città. Affittare una stanza senza proprietari era più complicato, in quanto quasi tutti gli immobili erano in mano dello stato. Era raro che qualcuno avesse un secondo alloggio da affittare, ma con un po’ di fortuna si poteva rimediare qualcosa anche in questo caso, anche se il prezzo si aggirava dai 20 ai 100 rubli.

6. Che cosa amavano fare

È chiaro che chi decideva di iscriversi a una facoltà lo faceva per specializzarsi in un ambito. Ma le autorità sovietiche avevano a cuore non solo che le studentesse acquisissero le conoscenze necessarie, ma anche che sviluppassero altre abilità. In tutti gli istituti e nelle università molta attenzione veniva, infatti, posta sulla creatività e sull’attività sportiva. Bisogna dire che nell’URSS inizialmente quasi tutti gli sport avevano un carattere spiccatamente amatoriale. Le biografie di molti celebri sportivi degli anni Cinquanta o Sessanta raccontano di come i loro primi passi nello sport professionale siano avvenuti in contesti professionali o all’interno delle facoltà universitarie. Successivamente sono emerse le ginnaste e le pallavoliste che venivano assegnate a degli istituti ma non ci studiavano realmente. E in ogni caso le ragazze potevano iscriversi a qualche sezione sportiva per fare dell’attività sportiva, cosiddetta ‘‘per lo spirito’’. Erano molto popolari il nuoto, la ginnastica e l’alpinismo. Anche se quest’ultimo non era previsto in tutte le università.
Tuttavia lo sport non era l’attività più in voga tra le studentesse: il teatro amatoriale riscuoteva di gran lunga più successo. Negli istituti e nella case della cultura studentesche erano solitamente attivi dei collettivi ufficiali, così come dei complessi vocali e strumentali e teatri della gioventù, per i quali le università rappresentavano semplicemente una comoda base d’appoggio. Edita Piecha e Maja Kristalinskaja sono venute alla ribalta mentre erano ancora studentesse.
La KVN rappresentava invece un’attività sui generis. Il Club degli Spiritosi e Brillanti fu creato dalla televisione, ma ben presto divenne un vero e proprio movimento che coinvolse quasi tutte le università del paese. In molti istituti venivano persino organizzate vere e proprie sfide interne tra facoltà. Il Club sopravvisse al’interno del mondo universitario fino alla perestrojka e alla rimessa in onda della trasmissione. Un’unica nota dolente: per le donne era estremamente complicato entrare a far parte anche delle squadre della facoltà, in quanto i componenti erano prevalentemente uomini.

7. Come trascorrevano il tempo libero

Potrebbe sembrare che le attività descritte prima si riferissero al tempo libero e al riposo. In un certo senso è così, ma lo sport e il teatro amatoriale richiedevano molto tempo e sembravano più un ulteriore corso di studi in aggiunta a quello principale che un hobby. Alle ragazze iscritte agli istituti non mancavano le occasioni per trascorrere del piacevole tempo libero. Ed erano sicuramente d’aiuto i numerosi benefici. Era, infatti, possibile andare al cinema, a teatro e nei musei con un notevole sconto, così come acquistare biglietti per il trasporto a prezzi ridotti. Ma il passatempo più apprezzato rimaneva la danza.
Nelle grandi città venivano organizzati continuamente eventi legati alla danza: d’estate all’aria aperta, mentre d’inverno veniva sfruttato qualsiasi locale adatto, partendo con le Case della Cultura e finendo con le stazioni. L’ingresso a questi eventi era a pagamento, sebbene per gli studenti venissero organizzate serate studentesche i cui biglietti erano assegnati dai comitati studenteschi.
Gli stessi comitati studenteschi gestivano i viaggi estivi. Sempre tramite quest’organo era possibile ottenere i biglietti per i campeggi studenteschi al 10-20% del loro prezzo normale, ma anche biglietti per gite turistiche e viaggi in tutto l’URSS. La varietà della proposta dipendeva innanzitutto dalla ricchezza della stessa università. Non stupisce che le più forti in questo senso fossero non solo le istituzioni universitarie più prestigiose ma anche quelle legate all’industria pesante, ad esempio al ministero dell’industria petrolifera.

8. Come arrotondavano

Le borse di studio dell’URSS erano relativamente alte. Fino al 1970 partivano da 30 rubli, per essere poi aumentate a 40 rubli, mentre le studentesse che avevano i voti più alti percepivano 56 rubli. Ma non sempre bastavano e per questo motivo periodicamente si sentiva il bisogno di arrotondare. Per i ragazzi era più semplice: c’era una costante richiesta di scaricatori e tuttofare. Per questa mansione, che veniva svolta di notte, la paga era buona, di circa 10 rubli al giorno. Le ragazze, però, dovevano scervellarsi per trovare una seconda fonte di guadagno. L’opzione più semplice era quella di trovare lavoro come donna delle pulizie. C’era sempre una grande richiesta, era facile farsi assumere part-time e si poteva concordare l’orario di lavoro. Peccato che la paga fosse molto modesta e per un full time lo stipendio era di soli 70-80 rubli al mese. Un altro modo per arrotondare era dare ripetizioni. Solitamente le ragazze davano una mano agli alunni e venivano pagate 3-5 rubli a lezione. Ma non era un lavoretto adatto a tutte le studentesse. Qualcuna non aveva semplicemente abbastanza le conoscenze necessarie per poter dare delle ripetizioni, mentre qualcuna si vergognava a farsi dare i soldi in cambio del servizio.
Un’altra possibilità per guadagnare bene era offerta dalle squadre studentesche. Durante l’URSS esisteva una organizzazione ben ramificata di nome Squadre studentesche di costruzione di tutta l’Unione, coordinata dal Komsomol. In primo luogo gli studenti venivano mandati sui siti di costruzione di svariate strutture, ma non solo. Esistevano anche squadre che si occupavano di pesca, di commercio e addirittura dell’insegnamento ai bambini.
Arricchirsi grazie alle squadre studentesche era poco fattibile, ma era comunque possibile guadagnare fino a 400-600 rubli per il periodo estivo. Particolarmente allettante dal punto di vista finanziario era il lavoro del capotreno. Oltre al lavoro vero e proprio, alcuni riuscivano persino a riconsegnare le bottiglie di vetro per un valore di 5-10 rubli a turno.

Fonte Weekend.rambler.ru   Traduzione di Violetta Giarrizzo

Violetta Giarrizzo

Nata in Russia nella lontana Repubblica di Calmucchia, tra steppe, tulipani e templi buddisti, vivo ormai da quasi vent'anni nella mia amata Torino. Laureata in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale con specializzazione in lingua inglese e polacca, mi sono riavvicinata nell'ultimo periodo alla Russia e alla sua affascinante cultura.