La vita per lo zar: Ivan Susanin compì davvero una impresa?

Ivan Susanin è un eroe popolare, simbolo della fedeltà dei “paesani” verso lo zar. In quattrocento anni il suo nome e la leggenda sul miracoloso salvataggio del primo capo di stato della famiglia Romanov sono entrati a far parte del folklore. 

Come ci è giunta la sua leggenda?

La storia dell’eroico atto di Ivan Susanin fino all’inizio del XIX secolo veniva trasmessa oralmente dai suoi discendenti. Il grande pubblico ne venne a conoscenza solamente nel 1812 grazie alla pubblicazione del racconto di Sergej Nikolaevič Glinka sul giornale “Russkij Vestnik”. Successivamente, basandosi proprio su questa pubblicazione, vennero realizzati i pezzi teatrali “Ivan Susanin” e la rinomata opera “La vita per lo zar” di Mihail Ivanovič Glinka.

Ecco come Glinka raccontò la storia di Ivan Susanin.

Nel 1613 dopo la cacciata dei polacchi da Mosca, alcune delle loro bande si diedero al saccheggio nelle oblast’ interne della Russia. Nel febbraio dello stesso anno lo Zemskij Sobor a Mosca proclamò zar, senza che questi fosse nemmeno presente, Mihail Fedorovič Romanov il quale si trovava nelle sue terre natali nell’oblast’ di Kostroma. Ed ecco che una delle bande di polacchi decise di andare ad uccidere lo zar senza però sapere concretamente dove andarlo a cercare.

Mihail Fedorovič Romanov

Dopo essere arrivati al villaggio di Domnino incontrarono il contadino Ivan Susanin e decisero di estorcere da questi le informazioni su dove abitasse il neoeletto zar. Susanin tuttavia, capendo che l’obbiettivo dei polacchi era quello di uccidere il giovane capo di stato, non solo non disse loro la verità ma li condusse dalla parte sbagliata. Durante il cammino si fermò a casa sua e senza farsi notare riuscì a mandare il suo piccolo figlio dallo zar affinché questi venisse avvertito del pericolo. Dopo aver poi portato i polacchi in una parte di bosco impenetrabile Ivan Susanin esclamò:

“Scellerati! Ecco la mia testa. Fateci ciò che vi pare. Ma non riuscirete a mettere le mani su colui che cercate!”

I polacchi uccisero quindi l’eroe a colpi di spada ma non riuscirono poi a trovare più strada per uscire dal folto bosco. E così lo zar fu salvo.

Il cognato – erede

La storia di Ivan Susanin dopo 200 anni acquisì nuovi particolari di natura letteraria. E’ ovvio che le ultime parole di Ivan Susanin furono inventate dallo stesso Glinka il quale, per rendere il racconto di Susanin più romanzato, aggiunse molti dettagli. Ma quali furono questi dettagli? E cosa sappiamo davvero di Ivan Susanin?

Possiamo fare qualche supposizione. Ad esempio che Susanin fosse vedovo e che avesse una figlia. In una lettera imperiale datata 30 novembre 1619 (si tratta di un documento unico e anche del più antico che dimostra l’esistenza del contadino di Kostroma) indirizzata a Bogdan Sabinin, figliastro di Ivan Susanin, viene donato metà del villaggio con “l’esenzione” da tutte le tasse e dagli obblighi “per il servizio a noi dato, per il sangue e per la pazienza..”.

E’ indubbio che un tale documento doveva costituire un riconoscimento per dei grandi servigi fatti dalla famiglia nei confronti dello zar.

I discendenti di Susanin

Alcune supposizioni affermano che la madre di Susanin si chiamasse Susanna e che egli fosse un capo villaggio: si tratta molto probabilmente di congetture. Il patronimico di Susanin, Osipovič, venne inventato nel XIX secolo e non è supportato da alcuna fonte affidabile.

Merita tuttavia osservare il fatto stesso che lo zar abbia degnato di attenzione un semplice contadino e che per ben altre due volte (nel 1633 e nel 1691) in delle lettere da Mosca si confermassero i suoi privilegi e l’esonero dagli obblighi.

Nel racconto di Glinka vi sono due importanti momenti che si rivelano chiaramente inventati dopo aver esaminato il testo della lettera imperiale. Il primo momento riguarda il figlio di Sunanin. Da quello che sappiamo l’eredità dell’uomo (tra cui i privilegi) passò infatti alla figlia Antonida: questo sarebbe stato possibile solo in assenza di discendenti maschi. Ma potrebbe darsi che un figlio maschio fosse già morto in precedenza? I risultati di alcune ricerche dimostrano di no (Veližev, Lavrinovič).

Nel 1731 i discendenti di Susanin provarono ad inserire all’interno del racconto sullo zar un altro parente ovvero il futuro marito di Antonida. Sarebbe stato proprio lui a mandare Susanin ad avvertire lo zar del pericolo.

Questa congettura non venne però creduta e tale versione (che aveva l’obbiettivo di ricevere ulteriori benefici) non venne accettata. Ecco quindi che sia il figlio che il genero di Susanin furono introdotti nella leggenda solo successivamente. Si può anche dire qualcosa sulla parte in cui Susanin avrebbe portato i polacchi dentro la foresta (o dentro una palude). Dai documenti del XVII secolo è noto solamente che egli non spifferò il luogo dove si trovava lo zar mentre l’episodio sui luoghi sperduti venne introdotto solamente dopo.

Ivan Susanin viene ucciso dai polacchi

All’inizio degli anni 2000 comparvero sui giornali diversi racconti sulla localizzazione della tomba di Ivan Susanin. Gli archeologi hanno costruito una loro ipotesi basandosi su alcuni scheletri ritrovati grazie a degli scavi non lontano dal villaggio di Domnino; su questi vi erano segni di ferite di arma bianca, forse spade. Gli archeologi sono tuttavia partiti dall’assunto che Susanin fosse stato sepolto: si tratta però di un fatto non dimostrato.

I medici forensi, dopo aver studiato i resti e averne confrontato i parametri con la struttura antropometrica dei discendenti di Susanin (8-15 generazioni), hanno trovato alcune affinità ma si sono sottratti dal dare un responso di identificazione certa.

A risolvere il caso doveva essere l’analisi del DNA ma le ricerche effettuate non hanno dato alcun riscontro positivo. Ciò nonostante riesce difficile oggigiorno dubitare della grande impresa di Ivan Susanin.

Ivan Susanin nel XX secolo

Nella storia russa non sono pochi gli esempi, confermati da documenti, di imprese eroiche simili a quella di Susanin. La più nota è quella del contadino Matvej Kuzmin. Nell’inverno del 1942 nella zona del suo villaggio nell’oblast’ di Pskov un battaglione tedesco della prima divisione fucilieri da montagna decise di organizzare una imboscata ai soldati sovietici. I tedeschi presero come guida Matvej Kuzmin allora ottantatreenne. Questi tuttavia dopo essere stato chiamato a condurre il gruppo verso le nostre posizioni mandò, senza farsi notare, il nipote undicenne Sergej nella postazione dei militari sovietici con le informazioni sul tempo e sul luogo dell’inaspettato attacco. Fu così che Matvej Kuzmin mandò i tedeschi proprio incontro alle mitragliatrici sovietiche. La storia venne poi rivelata dall’Ente sovietico delle informazioni e a Matvej Kuzmin fu conferita postuma l’onorificenza di Eroe dell’Unione Sovietica. Difficilmente Kuzmin era a conoscenza della storia di Susanin dato che, molto probabilmente, il cacciatore di Pskov era analfabeta.

In Russia, così come poi nell’Unione Sovietica, l’impresa di Susanin venne usata moltissimo nella propaganda di massa. L’opera di Glinka “La vita per lo zar” venne rinominata “Ivan Susanin”. Per tutto il XIX e XX secolo, scrittori, artisti e poeti trattarono in modo patriottico la storia del contadino di Kostroma. 

Nonostante il fatto che sul vero Ivan Susanin sappiamo molto poco, si tratta comunque di più di quanto sappiamo su un qualunque altro contadino di quel tempo. La sua esistenza è dimostrata da documenti ed egli compì davvero un impresa non tradendo il giovane Mihail Romanov al quale i polacchi stavano dando la caccia.

Fonte NewsRambler.ru del 09/09/18 Traduzione di Antonino Santoro

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com