Le stagioni del balletto russo

Le stagioni russe

Quando si parla di Stagioni russe si intendono le tournée teatrali più famose al mondo, che si svolsero con successo tra il 1908 e il 1921. Direttore immortale di questa impresa fu Sergej Djagilev. Attraverso l’arte, l’opera, il balletto, egli riuscì a raccontare a tutta l’Europa e l’America la sua cultura natale, incluse le sue tradizioni nazionali e le ultime tendenze avanguardiste. Nei più prestigiosi teatri del mondo fecero la loro scintillante apparizione tutte le prime dei Teatri Imperiali, le messe in scena furono curate da famosi artisti russi e stranieri, mentre la musica per gli spettacoli era dei più famosi compositori, ora tradizionalisti, ora sperimentatori. Le messe in scena di Djagilev divennero una vera e propria rivoluzione del mondo del teatro: ognuna si trasformava in uno spettacolo entusiasmante con costumi lussuosi, decorazioni e musiche incantevoli.

Il portale «Kul’tura.RF» in collaborazione con il festival Stagioni russe- 2019 intende parlare della storia di questo fenomeno.

Le stagioni russe: breve storia

«Tutto esaurito» e prime calorose, mancanza di soldi e abbandono degli artisti, ritorno sulla scena e posto occupato nella storia.

Anno 1906. Mostra degli artisti russi a Parigi

Prima di organizzare la prima tournée teatrale, Sergej Djagilev organizzò una mostra di arte russa al Salone Autunnale di Parigi. Djagilev fece arrivare nella capitale francese le icone e i lavori dei principali pittori del XVIII- XIX secolo. Egli prestò una particolare attenzione ad alcuni artisti del gruppo «Mir Iskusstva» (lett. «Il mondo dell’arte»), di cui un tempo faceva parte. Alla mostra vennero mostrate le tele di Lev Bakst, Konstantin Somov, Mstislav Dobužinskij, Valentin Serov. Proprio loro, più tardi, contribuirono alla realizzazione di molti balletti per le Stagioni russe.

Борис Кустодиев. Групповой портрет художников общества «Мир искусства». Эскиз неосуществленной картины. 1910-е

Anno 1908. Fedor Šaljapin: l’opera Boris Godunov e l’inaugurazione delle Stagioni Russe.

Nel 1907, l’impresario organizzò a Parigi una seria di Concerti storici russi. Un anno più tardi, invece, ci fu la calorosa prima che inaugurò la pluriennale gloria dell’arte nazionale russa all’estero. Nonostante siano stati i balletti a conferire gloria internazionale alle Stagioni russe, la storia delle tournée è iniziata con l’opera storica Boris Godunov. E perché allora portarla nella capitale della cultura europea? Sergej Djagilev voleva mostrare al pubblico internazionale “l’autentica Rus’” e per far ciò, non risparmiò né tempo, né forze.

Александр Головин. Эскиз декорации к опере Модеста Мусоргского «Борис Годунов». Площадь Успенского собора. 1908

Per ricostruire lo spirito dei tempi, venne data la massima attenzione alla costruzione degli spettacoli. L’artista Ivan Bilibin andò nella regione di Arkangel’sk per comprare degli abiti tradizionali russi, i sarafan, e delle stoffe cucite, per costruire i costumi di scena. Mentre, Djagilev in persona, si recava spesso ai mercatini delle pulci a Pietroburgo: lì cercava oggetti tradizionali e abiti antichi. Aleksandr Benois scriveva:

«Fu soprattutto Sergej (Djagilev) ad appassionarsi ai merletti dorati e ai foulard scintillanti, con i quali si inventò di costruire i colletti piegati dei caftani e delle pellicce dei nobili».

Il ruolo principale, quello dello zar Boris, venne interpretato da Fedor Šaljapin. Dopo la prima, il pubblico per molto tempo non lasciò che gli artisti si allontanassero dalla scena. «Il pubblico si comportava in modo straordinario, come possono comportarsi soltanto quegli espansivi dei francesi – urlavano, ci abbracciavano, esprimevano la loro riconoscenza agli artisti, al coro, al direttore e alla direzione», – ricordava Šaljapin.

Anno 1909. Anna Pavlova: personificazione del balletto russo

Per il secondo anno delle Stagioni Russe, Djagilev preparò per il pubblico parigino un balletto. Egli ottenne un grande sussidio statale per la messa in scena: agli artisti venne permesso di provare nel teatro Ermitage e di utilizzare, durante la tournée, le lussuose decorazioni del teatro Marinskij. Tuttavia, ben presto, l’impresario venne privato di questi sostegni. Una delle case fu una discussione tra l’impresario e la ballerina Matil’da Kšesinskaja, che aveva una grande autorità a corte.

Fortunatamente, Djagilev venne sostenuto dalla sua conoscente parigina Madame Sert, pianista e protettrice degli artisti e dei musicisti.

Anna Pavlova

Ella lo aiutò ad affittare e a sistemare il teatro Châtelet a Parigi. Nella capitale francese, Djagilev portò cinque balletti: Le Pavillon d’Armide, Danze polovesiane, Pira, Cleopatra, La Sylphide. Nella famosissima locandina “azzurra” Vlentin Serov ritrasse la leggiadra Anna Pavlova; sia la ballerina, sia il manifesto divennero il simbolo delle Stagioni russe. Tuttavia, il pubblico europeo non rimase impressionato soltanto da Anna Pavlova, ma anche Tamara Karsavina, Vaclav Nižinskij, Vera Fokina e Ida Rubinštejn conquistarono gli spettatori francesi. Le decorazioni, frutto del lavoro di Aleksandr Benois, Nikolaj Rerich e Lev Bakst portarono alla creazione di una nuova moda in tutto l’occidente. Dopo Cleopatra anche i vestiti trassero ispirazione dai costumi egizi e persino nell’arredamento d’interni iniziarono ad essere presi in considerazione alcuni dettagli delle decorazioni dello spettacolo.

Racconta Nikolaj Ciskaridze, rettore dell’Accademia del balletto russo A.J. Vaganova e direttore generale del Teatro Bol’šoj.

Quando per la prima volta Djagilev e la sua troupe fecero la loro apparizione in Europa, non esisteva ancora il genere del balletto classico. Si trattava di una prerogativa d’eccezione della corte russa: non bisogna dimenticarsi del fatto che sia la scuola, sia il teatro, con le loro enormi troupe, si sostenevano con finanziamenti della famiglia imperiale. Al contrario, l’Europa di quel periodo aveva già conosciuto le rivoluzioni borghesi e il balletto esisteva soltanto in qualità di appendice dell’opera. Nei teatri d’opera, e nemmeno in tutti, c’erano delle piccole troupe di ballo. Le loro esibizioni erano una sorta di divertissement, un modo per far passare il tempo. Spesso non veniva nemmeno abbassate le luci della sala.

Ed ecco che, con queste premesse storico-culturali, apparve in Europa Sergej Djagilev con le sue Stagioni Russe. Tutto ciò che lui portò fu un genere d’arte autonomo: messe in scena su soggetti appositamente inventati e musica sinfonica, che prima non veniva utilizzata nei balletti, o che veniva scritta per ragioni specifiche, su commissione. Per l’Europa, tutto questo era una rarità. Inoltre, in quel periodo, in Europa era nata la moda dell’oriente, l’art nouveau. Tutti i più grandi rappresentanti dell’élite di imprenditori, colsero al balzo questa tendenza, la svilupparono e promossero tutti questi soggetti orientali. In seguito, tutti gli artisti che lavoravano in questa impresa dello spettacolo, divennero estremamente conosciuti in Europa. Essi iniziarono a fare degli schizzi per il tricotage, la mobilia, le decorazioni per i compleanni.

In generale, l’intuizione di Djagilev, moltiplicata su una scala ragionevole, fu di grande aiuto per il successo delle Stagioni Russe. Si può addirittura dire che Djagilev inventò la propaganda contemporanea. Egli inventò la pubblicità quando tappezzò tutta la città con i propri manifesti e fu il primo a portare gli artisti per i saloni, per fare in modo che il pubblico potesse comunicare con loro. Si trattava di un analogo a ciò che succede oggi, quando gli artisti partecipano ai vari talk-show. Era lui il primo che raccontava della loro vita privata, di quello che facevano dietro alle quinte. E fu ancora lui a capire che il miglior motore nell’arte, è lo scandalo…

Tutto questo non interferiva con il suo fiuto artistico e commerciale. Infatti, sin dall’inizio, frequentava sia le organizzazioni di mostre d’arte, sia le messe in scena dell’opera. Sin dall’inizio, nell’organizzazione dell’impresa, risultava decisivo il fatto che Anna Pavlova e altri solisti di talento della troupe di ballo imperiale dessero il loro consenso alla partecipazione. Ma, in un periodo abbastanza breve divenne a tutti chiaro che né le mostre d’arte, né l’opera avrebbero portato al risultato atteso, che non avrebbero riscosso il successo sperato e che non avrebbero apportato alcun miglioramento alla situazione finanziaria. Altra cosa era, invece, il balletto. E sebbene io stesso abbia ballato molti dei balletti delle Stagioni russe e possa affermare che i balletti di quell’epoca erano tecnicamente meno equipaggiati ed erano più simili a illustrazioni viventi, la cosa principale è che essi erano bellissimi e, soprattutto, erano una rarità per l‘Europa di quel periodo. E già dopo il primo anno delle Stagioni Russe risultò chiaro il loro successo. I migliori artisti si resero conto del fatto che, in questo modo, si sarebbero potuti costruire una vita e una carriera eccezionali, a dispetto di ciò che avrebbero potuto realizzare in Russia. Per questo, iniziarono a farsi conoscere attivamente in Europa.

E furono proprio i russi che, dopo la rivoluzione, insegnarono agli europei, e poi portarono in tutto il mondo l’arte del balletto. La troupe di Anna Pavlova fu la prima a cui venne data la possibilità di esibirsi in tutti i continenti e in alcuni paesi questa fu anche un’impresa pionieristica. Il successo del balletto russo è un assioma. Non bisogna dimenticarsi del fatto che George Balanchine, fondatore del balletto americano, è stato un allievo della nostra scuola. E anche Serge Lifar, direttore dell’Opera parigina, è legato alla scuola russo-imperiale: inizialmente, aveva studiato a Kiev, presso Bronislav Nižinskij, poi, dopo che venne preso nella troupe di Djagilev, completò gli studi presso altri maestri. A proposito di ciò, potremmo discutere per molto tempo.

Al giorno d’oggi, in tutti i teatri del mondo vengono messi i scena i classici russi – Il lago dei cigni, La Bayadère, Raymonda, di Marius Petipa. Nonostante la sua origine, Petipa è un maître de Ballet russe. Egli non lavorò nemmeno un giorno nella sua patria. E tutt’oggi, molti artisti mettono in scena la loro versione di La bella addormentata, o de Il lago dei cigni: essi, mettono il loro nome, ma, utilizzando le coreografie, le idee, le mosse di Petipa, guadagnano dei soldi. Ovviamente, se in qualunque paese del mondo arriva una troupe russa, lì verrà richiesto esclusivamente il balletto classico. I nostri balletti contemporanei non sono molto interessanti per gli stranieri. E inoltre, nessuno, oltre ai russi, è in grado di ballare questi spettacoli classici, con i loro conflitti drammatici e la drammaticità intrinseca.

Anno 1910. Igor Stavinskij: il primo balletto costruito su motivi russi

Dopo le Stagioni russe, gli artisti divennero celebri rapidamente e ogni anno Djagilev scopriva e portava avanti nuovi talenti. Grazie alle tournée, il mondo intero venne a conoscenza dei più talentuosi ballerini, ballerine, artisti e coreografi russi. Nel 1910, Djagilev inscenò il balletto L’uccello di fuoco. La musica venne scritta dal giovane compositore Igor’ Stravinskij, che, dopo la prima, si fece conoscere in tutta Europa. L’uccello di fuoco divenne il primo balletto costruito sui motivi tradizionali russi, mentre lo spettacolo Petruška, musicato sempre da Stravinskij, divenne la hit della Stagione del 1911.

Александр Головин, Леон Бакст. Эскиз декорации к балету Игоря Стравинского «Жар-птица». Душное Кащеево царство. 1910

Anno 1914. Natalija Gončarova: l’avanguardista Gallo d’oro.

L’amore per la Russia e tutti i russi, innescato in Europa dalle Stagioni russe di Djagilev, raggiunse il suo apice nel 1914, dopo la prima del balletto Il gallo d’oro. Lo spettacolo, alla maniera avanguardista, con i suoi colori “infuocati”, era stato costruito da Natalia Gončarova. Il clamore divenne una decisone innovativa: decisero di unire elementi tipici del balletto, a elementi tipici dell’opera. L’estetica di questo balletto fondò una tappa nuova nella storia dei balletti djagilevijani: al modernismo era subentrata l’avanguardia. Insieme all’atmosfera passata, anche molti artisti abbandonarono la troupe, tra cui Anna Pavlovna: essi firmarono contratti con alcuni teatri internazionali. Alla soglia di una nuova stagione, a Sergej Djagilev toccava costituire una nuova troupe permanente.

Наталия Гончарова. Эскиз декорации к балету Николая Римского-Корсакова «Золотой петушок». 1914

Anno 1917. Paolo Picasso: un nuovo stile scioccante.

Tuttavia, i piani di Djagilev vennero sconvolti dall’insorgere della Prima Guerra Mondiale. Nel 1915 non ci fu una vera e propria Stagione, mentre nel 1916, Djagilev e la sua quasi del tutto rinnovata troupe fecero una tournée in America. Gli artisti tornarono in Europa per una prima, il balletto Parade. Jean Cocteau scrisse il libretto, l’avanguardista Erik Satie, la musica e il coreografo, giovane, ma reso già celebre dalle Stagioni Russe Léonide Massine, si occupò della coreografia. Sulla scena debuttò anche Picasso, in qualità di artista teatrale, per aver creato le decorazioni e i costumi. Tuttavia, il pubblico, essendo molto conservatore, non accettò immediatamente lo stile oltraggioso della nuova esibizione. Di conseguenza, Parade ricevette il riconoscimento completo solo due anni più tardi, a Londra – allora, la leggendaria Tamara Karsavina interpretava uno dei ruoli principali.

Пабло Пикассо. Занавес к балету Эрика Сати «Парад». 1917

Racconta Aleksandr Vasil’ev, storico di moda, scenografo e collezionista.

Penso che ripetere oggi quello che furono le stagioni russe sia impossibile – perché in quelle Stagioni c’era un formato molto grande di innovazione. La novità consisteva nell’incontro con gli artisti russi, con la musica russa, con i coreografi russi. Io posso dire di essere stato fortunato: ho conosciuto personalmente alcuni artisti della compagnia Djagilev, Alexander Danilov, Anatoliy Vilzak, Valentin Kašub, Tamara Ževeržeev. Questa nostra comunicazione ha un valore inestimabile ed è stata molto utile per me per capire il successo delle stagioni russe.

Mi sembra importante conservare la memoria di questo fenomeno. C’è un po’ di patriottismo e orgoglio in ciò che Djagilev ha fatto per la cultura mondiale. Pertanto, quando ne ho l’opportunità, cerco di ricostituire la mia collezione con i costumi delle produzioni di Djagilev – e, in generale, con abiti di quell’epoca. Ad esempio, nella collezione della Fondazione Alexander Vasil’ev ci sono dei costumi creati sugli schizzi che Leon Bakst fece per di Shéhérazade, Blu Dio, Tamara, La Bella Addormentata. Quello che Bakst ha fatto è stato unico, proprio in termini di arte e di mestieri. Ha rivolto la sua attenzione a motivi orientali, alle tradizioni del XVIII secolo. È stato uno dei primi ad introdurre la geometria nella moda. Ci sono molti triangoli, rettangoli e quadrati nei suoi costumi. Fu proprio questo a portare la moda ad una nuova fase, la fase dell’art-dèco. Anche nella mia collezione ci sono dei costumi basati sugli schizzi di Rerich per Danze polovesiane; dei costumi del Larionov di Favole russe e del Picasso di Il cappello a tre punte. Inoltre, ho avuto l’opportunità di raccogliere una grande collezione di fotografie, locandine, ma anche di programmi degli spettacoli di Djagilev, partendo dai primissimi, del 1909.

Se parliamo di modernità, oggi, nel 21° secolo, a nessuno importa che i ballerini si siano formati a Mosca, San Pietroburgo, Perm’, o Novosibirsk, che i coreografi e i compositori russi siano talentuosi, perché tanto non ci sarà più la sopramenzionata innovazione dello spettacolo. Dopo Djagilev il balletto russo continuò nella forma del balletto russo Monte-Carlo, nella forma del balletto del colonnello de Basile, e poi il balletto del marchese di Cuevas, di Nuriev, della Makarova e di Baryšnikov. E, anche in questo caso, si tratta di un incontro prolungato con i capolavori del balletto russo. Tutto questo per dire che, il sorprendente primo shock, che aveva stupito l’immaginazione del pubblico, non avrà più luogo. Non dimenticate quelli che in quel periodo furono gli artisti, i ballerini, i coreografi, i musicisti, i direttori d’orchestra migliori e, inoltre, non dimenticatevi dell’opera. Tutto questo insieme ha permesso la grande fioritura delle muse dell’età dell’argento.

Anno 1921. Coco Chanel e la ri-creazione del balletto di Djagilev.

Nel 1921, le Stagioni russe superarono la crisi economica. Il balletto del La Bella Addormentata, portato da Dyagilev a Londra, ebbe successo, ma non fu molto redditizio. I ricavi non coprivano le spese per lo scenario, l’affitto della sala e lo spostamento della troupe. Per aiutare nuovamente l’impresario, arrivò la sua vecchia amica, Madame Sert. Ella conosceva Coco Chanel e, quindi, si rivolse a lei per chiedere aiuto, descrivendo la difficile situazione dell’impresa di balletti più bella del mondo. Chanel investì enormi fondi nel restauro delle Stagioni, e dopo alcuni anni partecipò anche ad alcuni spettacoli, creando dei costumi.

Леон Бакст. Эскиз к балету Петра Чайковского «Спящая красавица». 1921

Anno 1925. George Balanchine: la nuova celebrità delle stagioni russe

Il coreografo George Balanchin trovò la gloria grazie a Sergej Djagilev, colui che lo lanciò nel mondo dello spettacolo. L’impresario consigliò a Georgj Balančivadze di presentarsi alla maniera europea. Ex allievo della Scuola Teatrale del Teatro Marinskij, George Balanchin rimodernò Il canto dell’usignolo per Djagilev e mise in scena l’opera Barabo, che diede nuova linfa vitale all’impresa del balletto. Balanchine lavorò con Djagilev fino alla fine delle stagioni russe, per poi trasferirsi negli Stati Uniti e fondare la Scuola Americana del Balletto.

Джордж Баланчин и Сюзанн Фаррелл на примерке костюмов к балету Людвига Минкуса «Дон Кихот», 1965

Anno 1929. La morte di Sergej Djagilev: fine delle Stagioni Russe

Nel 1927 Sergej Djagilev scoprì un nuovo passatempo: lui collezionava libri e aveva anche intenzione di fondare la più grande biblioteca in Europa. Parallelamente al nuovo progetto, Djagilev, fino all’ultimo giorno della sua vita, lavorò alle sue messe in scena, accordandosi con i teatri e cercando gli artisti. Con lui continuavano a lavorare i coreografi, ballerini e artisti leader d’Europa.

Il 19 agosto 1929, dopo l’inasprimento della malattia di cui aveva sofferto in passato, Djagilev morì a Venezia. Il grande impresario venne sepolto nel cimitero di San Michele. Molti anni più tardi, nel 1971, non molto lontano a Djagilev, seppellirono Stravinskij.

La tomba di Djagilev a Venezia

Tradizionalmente, sulla tomba del compositore vengono portati i suoi appunti, sugli spartiti e le scarpe a punta per il balletto. Dal momento della morte dell’impresario, le Stagioni Russe si conclusero, ma la sua impresa resterà per sempre una pagina luminosa nella storia della cultura mondiale.

Racconta Sergej Daniljan, produttore e capo dell’agenzia artistica «Ardani»

Il successo delle stagioni russe è direttamente correlato all’unicità della personalità stessa di Sergey Djagilev. Esiste un concetto per descriverlo, quello del visionario. Si tratta di quella persona che vede, in un certo senso, un veggente. Tale era Djagilev. La grandezza delle sue riflessioni paralizzava. Dobbiamo capire che è riuscito a  rappresentare la parte di società di estrema cultura che si è formato prima della rivoluzione. Una tale persona sarebbe dovuta necessariamente apparire perché l’arte russa non rimanesse entro i confini nazionali, ma facesse il suo ingresso in Europa.

L’influenza delle stagioni russe sulla cultura mondiale non ha prezzo. Dobbiamo capire che fino alla fine degli anni ’50 del XX secolo, quando aziende come il Balletto del Bolšoj e del Kirov iniziarono a marciare in tutto il mondo – in Occidente, l’idea dell’arte russa si basava proprio sulle stagioni russe di Sergei Djagilev. E anche quelle persone che hanno collaborato con lui, tra cui Anna Pavlova, Serge Lifar, George Balanchine ebbero una grande influenza sul balletto francese e americano.

Dalla caduta della cortina di ferro, molto è cambiato. Il mondo è cambiato, è diventato più aperto. Oggi ci sono molte compagnie di balletto, alcune delle quali prendono già in considerazione le nuove generazioni. Rudolf Nuriev, Natalya Makarova, Mikhail Baryshnikov, leader delle compagnie occidentali, portano avanti la tradizione dello stesso Balanchine o Lifar, che, come sappiamo, ha diretto l’Opera di Parigi. Personaggi della cultura russa vivono e lavorano in tutto il mondo, cantano e fanno tappa nei migliori teatri d’opera, come ad esempio Dmitry Chernyakov.

Se parliamo dal punto di vista della qualità, non possiamo dire che oggi non abbiamo personaggi dal calibro di Bakst, Korovin, Golovin, Gončarova, Picasso e molti altri che hanno lavorato nelle stagioni russe, inclusi anche compositori del livello di Prokofiev e Stravinskij. Ma allo stesso tempo, comprendiamo che questi artisti sono quello che sono. E questo deve essere considerato. Non si può fare un paragone. Il fatto che Djagilev sia stato fortunato e che, per i suoi tempi, questo sia usato un caso eccezionale, è un dato di fatto, che può essere solo enunciato – e niente di più.

E noi possiamo ancora imparare da lui fino a che punto – intuitivamente o in qualche altro modo – calcolare la possibilità di successo di questo o quell’artista. La cosa migliore che personalmente ho tratto dall’esperienza delle stagioni russe è che bisogna essere in grado di correre dei rischi, perché se non si corrono rischi, allora non si sarà mai in grado di ottenere nulla; d’altra parte, bisogna credere nelle persone con cui si lavora; bisogna credere che abbiano un potenziale artistico molto alto, tale da poter avere una potente influenza ed espressione; in altre parole, bisogna credere che le persone con cui collabori e con cui hai collaborato, siano un gruppo di artisti grandi e interessanti. Sono quelli che sono stati portati ai ruoli d’onore dal tempo e dal loro talento. Ora sto cercando di lavorare il più possibile con giovani artisti, coreografi, per creare condizioni, affinché i loro talenti e le loro opportunità si possano rivelare e loro possano avere un’opportunità di crescita e sviluppo.

Fotografia: Egor Berladin / cargocollective.com

 
Icone delle Stagioni Russe: mini dossier

Chi fondò l’impresa che conquistò le principali scene mondiali

Sergej Djagilev

Fondatore

Iniziatore e curatore immortale delle Stagioni Russe. Sin dalla prima giovinezza, Djagilev organizzava a San Pietroburgo mostre degli artisti avanguardisti ed era redattore del giornale Mir Iskusstvo (Il mondo dell’arte). Furono i lavori degli iconografi russi, degli artisti, l’opera, i concerti a carattere storico e i balletti, che portarono Djagilev in Europa. Egli invitò i migliori ballerini, coreografi e artisti perché lavorassero alle sue messe in scena. Le decorazioni luminose e raffinate, la musica con motivi nazionali e l’innovativa plasticità degli artisti sono diventati il ​​marchio di garanzia delle sue esibizioni.

 

Aleksandr Benois

Artista

 

Pittore, storico dell’arte e critico, Aleksandr Benois per molti anni è stato un caro amico di Djagilev. Fu proprio Benois a lavorare a Le Pavillon d’Armide, il primo balletto delle Stagioni Russe. L’artista non si limitava alla costruzione dello spettacolo: lui discuteva continuamente con il coreografo e si sentiva a pieno diritto il creatore dell’atto artistico. inoltre, Bneois aiutò l’impresario a costituire la troupe artistica. Su suo consiglio, per esempio, Djagilev invitò Natalia Gončarova, che creò uno dei più luminosi balletti, Il gallo d’oro.

 

Lev Bakst

Artista

Le sue decorazioni per il balletto venivano definite «una festa per gli occhi» e «una sinfonia di colori», e sull’artista stesso, il critico teatrale Andrei Levinson scrisse: «Parigi era veramente ubriaca di Bakst». I costumi, grazie al colore, alla consistenza e agli ornamenti sottolineavano la plasticità e la grazia degli attori. Uno dei migliori lavori di design di Lev Bakst fu Scheherazade. Dopo aver visto lo scenario, Alexander Benois dichiarò che fu proprio grazie a Bakst che le Stagioni Russe ricevettero riconoscimenti a livello mondiale.

 

Nikolaj Roerich

Artista

Nicholas Roerich creò le decorazioni e i costumi per i vari balletti di Djagilev. È particolarmente noto per l sue decorazioni di Danze Polovesiane. Rerich riuscì a creare sulla scena lo spazio del campo polovesiano, bruciato dal sole di una lontana steppa, e del cielo bruciato. In concomitanza con la coreografia di Mikhail Fokin, Vera Krasovskaya chiamò la danza polovesiana «una pazza danza vorticosa». Lo scenario di Rerich riusciva ad esprimere la natura frenetica e rigogliosa del popolo orientale.

 

Igor’ Stravinskij

Compositore

Stravisnkij divenne la più luminosa tra le stelle musicali del panorama djagileviano delle Stagioni Russe. Djagilev invitò il giovane compositore nella sua impresa dopo che Anatolij Ljadov, maestro della stilizzazione favolistica nella musica, non completò in tempo il suo compito. Dopo la rumorosa prima di Uccello di fuoco, Igor’ Stravinskij scrisse la musica per altri 13 balletti delle Stagioni Russe.

 

 

Nikolaj Rimskij-Korsakov

Compositore

Rimskij-Korsakov insegnò musica a Djagilev al Conservatorio di San Pietroburgo, e quasi 20 anni più tardi divenne uno dei compositori chiave dell’impresa djagilevijana. Il balletto Scheherazade, di cui scrisse la musica, venne accolto con molto entusiasmo dal pubblico parigino. Il ruolo principale nello spettacolo era interpretato da Ida Rubinštejn, rispetto alla quale, Valentin Serov disse: «Lei è quanto più di vitale e autenticamente Orientale sia mai stato rintracciato in un individuo».

 

 

Michail Fokin

Coreografo

Nei primi tre anni delle stagioni russe, Mikhail Fokin era l’unico coreografo dell’impresa. Cominciò a lavorare con Djagilev quando era non più che un novizio: nel portfolio creativo di Fokin erano contenute parti luminose, da solista, che egli eseguì nei balletti La bella addormentata, Le Corsaire e Le Réveil de Flore e in diverse produzioni per il Mariinskij. Ma i rapporti tra Djagilev e Fokin alla fine si deteriorarono. La carriera di Fokin nelle stagioni russe si concluse definitivamente nel 1914: i suoi balletti Giselle, L’uccello di fuoco, Il Dio blu, Scheherazade e Petruška passarono alla storia.

 

Vaclav Nižinskij

Coreografo, ballerino

«Uno dei pochi che ha saputo esprimere nella danza tutte le emozioni dell’animo umano», ha detto, a suo riguardo, lo scultore Auguste Rodin. Vaclav Nižinskij ha ballato negli spettacoli di Djagilev fin dalla prima stagione. Plastico, artistico, passato alla storia per il suo famoso salto «levitante», Nižinskij è stata una delle stelle della prima stagione parigina. Dopo le parti mozzafiato del balletto Scheherazade, Gli amori pastorali di Dafni e Cloe, Petruška Nižinskij si è messo alla prova come coreografo. Nel 1912, il mondo vide il dramma Il pomeriggio di un fauno, in cui Nižinskij stesso interpretava il ruolo principale. La sua visione artistica fu una rivoluzione nell’arte del balletto: abbandonò i metodi tradizionali e rimosse dalle sue produzioni i tratti tipici di Fokin. Non tutti i suoi balletti d’avanguardia sono stati accolti con gioia dagli spettatori, ad essi non preparati, ma a poco a poco il pubblico iniziò a riconoscere il talento del coreografo.

Leonid Mjasin

Coreografo, ballerino

Prima di diventare una leggenda delle Stagioni Russe, Leonid Mjasin era parte del corpo di ballo del Teatro Bol’šoj. Nella troupe di Djagilev, il giovane artista ottenne delle parti nei balletti migliori, ricevette una generale riconoscenza del proprio talento e da lì trasse la sua prima esperienza di coreografo. Il più scintillante lavoro di Mjasin fu il suo balletto provocatorio Parade, messo in scena nel 1917, nel pieno della guerra. Il coreografo modificò radicalmente il linguaggio del balletto, la pantomima divenne la nuova forma di espressività artistica. La musica di Erik Satie creava l’effetto di una piena immersione nello spazio: l’orchestra imitava il suono della macchina da scrivere e persino il rumore dell’aereo.

Dopo la morte di Djagilev, una parte della sua troupe costituì «Il balletto russo Monte-Carlo». Leonid Mjasin capeggiò questo gruppo creativo dal 1933 al 1939.

Racconta Maria Kočetkova, prima ballerina del San Francisco Ballet

Secondo me, la scuola di danza russa è una delle migliori al mondo. La scuola di Agrippina Vaganova a San Pietroburgo si distingue soprattutto quando si tratta di insegnare balletto alle ragazze. E mi sembra che i ballerini russi siano ancora ricercati in tutto il mondo. Ma in questo si riconosce una caratteristica: si possono osservare le compagnie russe soprattutto nei grandi balletti classici, come il Lago dei cigni o il Don Chisciotte. Questi sono i balletti che già un secolo fa, avevano portato gloria alla scuola russa. Per quanto riguarda la moderna coreografia russa – tali produzioni sono raramente viste sul palcoscenico straniero.

Io non credo che oggi sia possibile un’opera di successo paragonabile a quello delle Stagioni Russe, perché praticamente in ogni compagnia di ballo, nel repertorio di ogni teatro c’è la propria messa in scena de Il lago dei cigni, di Giulietta e Romeo. E tutto questo è successo soprattutto grazie alla fama delle Stagioni russe di Djagilev di un secolo fa.

Sergej Djagilev era un vero genio. Egli aveva un gusto straordinario, oltre a un grande fiuto per le novità. Egli sapeva anche calibrare i rischi. Oggi è molto difficile per le compagnie di balletto rischiare a causa, sia, della paura di perdere denaro, sia di ottenere recensioni negative sulla messa in scena. Tuttavia a mio parere, questa è una parte importante del processo artistico: a volte perdere può portare alla creazione qualcosa di ancora più grande.

Anna Pavlova

Ballerina

La leggiadra, veleggiante, aerea Anna Pavlavova è stata paragonata a Puškin dai suoi spettatori. Tale era anche la sua immagine sulla locandina di La Sylphide, rappresentata da Valentin Serov nella locandina del 1909; questa locandina divenne la già celebre dell’intera stagione. A Parigi, Pavlova ballò nelle esibizioni di Michail Fokin. Fu proprio grazie a questo coreografo che la Pavlova ricevette il primo riconoscimento. Nel 1907, in una serata di beneficenza al Teatro Mariinskij, la ballerina eseguì una performance che Fokin aveva costruito appositamente per lei. La composizione passò alla storia sotto il nome di La morte del cigno, e la Pavlova iniziò presto ad essere ricercata in tutto il mondo. Lasciò le stagioni russe già nel 1910 e creò la sua troupe, che con successo girò il mondo per 20 anni.

Tamara Karsavina

Ballerina

Prima dell’inizio delle Stagioni russe, la Karsavina era già un solista del Teatro Mariinskij, ma durante la prima stagione della tournée di Djagilev si esibì solo ruoli minori. Solo con la partenza dalla troupe di Anna Pavlova, la Karsavina divenne una vera e propria stella. Michail Fokin aveva colto la sua grazia femminile, la sua gentilezza e il suo romanticismo e aveva, quindi iniziato a creare balletti tenendo conto delle peculiarità del suo talento. Da questo nacque l’Uccello di Fuoco. L’alto salto «acuto» della ballerina somigliava al volo di un uccello – Benois la chiamava addirittura «fenice infuocata».

Ida Rubinštejn

Ballerina

Ballerina senza formazione professionale, Ida Rubinštejn conquistò il successo con il suo ruolo principale nel balletto Shéhérazade. La sua magnetica bellezza orientale, la sua plasticità impeccabile e il suo potente carisma, affascinavano gli spettatori. La figura di Ida Rubinštejn ispirò la moda parigina, facendo conoscere in tutto il mondo il fascino orientale. Dopo la prima del suo balletto nel 1910, entrarono in voga le parrucche colorate, i turbanti e il trucco esotico, con le sue sfumature d’orate. La popolarità travolgente dell’artista la spinse ad abbandonare le Stagioni Russe, per costruire la propria impresa teatrale.

Il portale «Kul’tura.RF» ringrazia il progetto internazionale per la distribuzione della cultura russa e il Museo statale centrale del teatro dedicato a A.A. Bachrušin per l’aiuto prestato nell’elaborazione di questo progetto.

FONTE: Culture.ru – Traduzione di Alessia Baratti

Alessia Baratti

Nata in provincia di Brescia nel 1995, mi sono laureata in lingua e letteratura inglese e russa all'università Ca' Foscari di Venezia, dove frequento il corso di laurea magistrale di Slavistica. Amo molto leggere, viaggiare, conoscere culture nuove. Mi piace mettermi alla prova e tradurre, perché penso che sia importante dare a tutti la stessa opportunità di imparare.