Recensione de “La coda” di Vladimir Sorokin

Durante l’epoca sovietica era consuetudine dover passare ore in fila davanti ai negozi, per acquistare qualsiasi tipo di bene. Il romanzo La coda di Vladimir Sorokin ci mostra questo fenomeno sociale dall’interno.

Stare in coda durante l’Unione Sovietica era parte integrante della quotidianità: non sempre tutti i prodotti erano
disponibili e, quando lo erano, tutti li volevano. Per questo motivo, fuori da ogni negozio, si formava di solito una coda più o meno lunga di persone che aspettavano pazientemente il proprio turno, in base al loro numero.

Se la coda non terminava entro la fine della giornata – cosa che capitava abbastanza spesso – allora si faceva un appello per controllare chi fosse rimasto e si riprendeva il giorno seguente. Tutto questo non avveniva solo durante la guerra, a causa del tesseramento dei beni di prima necessità, ma anche durante i periodi di pace.

Il romanzo intitolato La coda ci proietta completamente in questa abitudine sovietica: Sorokin dipinge la pittoresca questione della “coda sovietica” tramite un semplice dialogo che si snoda tra la fila di gente che attende all’ingresso di un negozio.

Gente in fila per comprare pane, davanti a un forno. Foto in bianco e nero
URSS: in coda per il pane.

I clienti si ritrovano a chiacchierare delle loro vicende personali, esprimendo così i loro pensieri, i loro desideri e i loro sentimenti. Il lettore si immerge da subito nel clima dell’epoca, come se fosse presente in coda anche lui, insieme ad un personaggio non meglio identificato che apre il romanzo utilizzando la frase tipica con cui ci si inserisce nella coda: “Chi è l’ultimo qui?”.

In un attimo ci si trova nel flusso delle parole: non si conosce esattamente chi pronuncia le frasi, proprio come succede quando ci si ritrova in fila insieme a degli sconosciuti. Man mano che La coda scorre, anche il lettore inizia a capire qualcosa di più dei suoi “interlocutori”: chi sono, cosa fanno, perché si trovano lì.

Le persone sembrano non sapere esattamente cosa stiano aspettando, forse dei capi di abbigliamento di cui non conoscono né la natura, né la provenienza. Il dialogo prosegue senza sosta, conducendoci fino all’appello di fine giornata, portandoci ad attraversare la notte, trascorsa su qualche panchina ad aspettare il giorno seguente per poter tornare ad aspettare, di nuovo, in coda.

Narrativamente, ci troviamo di fronte a scene tipiche del contesto: litigi, grida, pettegolezzi, infatuazioni e addirittura un flirt da classico romanzo rosa, nato sotto la pioggia incessante. Ogni cosa è narrata sempre sotto forma di dialogo: le battute ci aiutano a caratterizzare i personaggi, che tuttavia rimangono sfumati.

Vadim è il personaggio che ci accompagna per tutta la durata de La coda, colui che ci farà uscire dalla fila, portandoci nella dimensione più privata e domestica della stanza dove vive Ljuda, una ragazza conosciuta a causa del temporale. Il dialogo è un esercizio di realismo puntuale: il linguaggio semplice ricalca perfettamente il modo di parlare delle persone comuni. È ricco di una terminologia tipica dell’epoca, legata alla cultura di massa degli anni Settanta.

Accanto alle parole della cultura russa tradizionale, che il traduttore Pietro A. Zvetermich (Guanda editore) mantiene tali e quali, come smetana o nicevò, ci sono diversi calchi dall’inglese (come chuliganka, che deriva dalla parola inglese hooligan).

“La coda”, Vladimir Sorokin, Guanda edizioni, 2013

Numerosi sono anche i riferimenti a canzoni o gruppi musicali in voga all’epoca e a versi poetici, tutti dettagli che consentono al lettore di immergersi completamente nella realtà della coda. Chiaramente, la scelta di affidarsi solo al dialogo permette di avere un ritmo narrativo incalzante ed incessante, in totale contrasto con quello che normalmente rappresenterebbe una coda, che è di per sé un momento di stasi.

Sorokin con questo romanzo ci racconta un’epoca, un’atmosfera, un momento storico, e per farlo utilizza la più quotidiana e la più semplice delle esperienze sovietiche, quella a cui ogni cittadino comune non
aveva modo di sottrarsi.

L’attesa de La coda è l’attesa di un popolo che aspetta, con convinzione e con delusione, un futuro migliore.

“Ma uscite un po’ dalla fila: guardate che coda c’è laggiù! Qui si sta in coda per quattro ore come minimo!”

Recensione a cura di Alice Amati


È possibile acquistare il libro QUI

Russia in Translation

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa. Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.