Salone OFF – Massimo Maurizio, Evgenij Kropivnickij e altri esperimenti di sopravvivenza letteraria

Rimanere vivi a livello espressivo, oltre le mete obbligate del regime: la sopravvivenza letteraria all’epoca dell’ufficialità sovietica, la riappropriazione espressiva del discorso estetico letterario per mezzo della semplificazione e dell’ estrema estetizzazione della lingua falsificata e inconsistente della propaganda. La poetica di Evgenij Kropivnickij e non solo, nelle manifestazioni poetiche a cavallo tra modernismo e realismo socialista nel nuovo libro di Massimo Maurizio edito da Stilo Editrice, presentato nella cornice del Salone OFF presso l’Associazione Culturale Polski Kot.

Massimo Maurizio, ricercatore di Lingua e Letteratura Russa presso l’Università di Torino, ospite, nella terza giornata di Salone OFF presso il Polski Kot, assieme a Anna Mangiullo, specialista di Lingua e Letteratura Russa, presenta il libro “Evgenij Kropivnickij e altri esperimenti di sopravvivenza letteraria”, sulle alternative estetiche all’inconsistenza della lingua e del discorso letterario in epoca staliniana.  Il libro edito da Stilo Editrice getta luce sul mondo sommerso della poetica degli anni 30 e 40 del secolo, e sugli autori della poesia alternativa non ufficiale russa, in particolare Evgenij Kropivnickij, ponte di congiunzione tra la cultura prerivoluzionara – modernista e la cultura post-staliniana del disgelo.

 

 

Poetica della sopravvivenza

La lingua è in stretto rapporto con la percezione che sviluppiamo della realtà, ma quando la realtà è quella del regime socialista anche le modalità in cui l’oggi viene descritto mutano sensibilmente: a rappresentare la realtà da un punto di vista rivoluzionario, secondo i dettami del potere, in un contesto svuotato del senso espressivo, vi è una lingua falsificata, estremamente rigida e condannata al ritorno compulsivo di un lessico ideologizzato. In un contesto eticamente e moralmente inaccettabile, ciò che accomuna Kropivnickij e altri poeti della poesia non ufficiale russa, sono il rifiuto ad assoggettarsi a questo tipo di visione. La reazione, quasi epidermica, di questi poeti a tale realtà, è il tentativo di mantenere viva la potenza espressiva del discorso estetico letterario, non attraverso, però, una poesia del dissenso, dai contenuti dichiaratamente opposti al regime staliniano, ma bensì, mediante proprio la lingua della propaganda, spiega Massimo Maurizio.

“Ciò che fa Kropivnickij è prendere questa lingua, questa visione dell’oggi, ed esacerbarla, estetizzarla in una maniera eccessiva, così che la contraddizione venga fuori dalla lingua e non dai contenuti che essa veicola. È la lingua stessa e il modo in cui la lingua falsificata del potere è utilizzata a manifestare l’inconsistenza del discorso estetico staliniano.”  

Per esperimenti di sopravvivenza si intende proprio questo, la volontà di riappropriarsi di una lingua, al tempo dell’ufficialità sovietica, estremamente ostile, attraverso la semplificazione del discorso letterario. Tale semplicità, apparentemente banale, in realtà acquisisce una valenza anti-estetica rispetto ai canoni ufficiali dello stalinismo, diventa un modo di porsi alla realtà, un modo per recuperare un determinato discorso poetico estetico, la possibilità di esprimere sé stessi e il mondo circostante. 

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Articolo di Federico Lattante

Federico Lattante

Nato nel 1993 a Varese poi trapiantato in Salento. Ho conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica all'Università di Bari e ora frequento il corso di laurea specialistica in Lingue per la Comunicazione Internazionale a Torino. Prima di innamorarmi della letteratura e della lingua russa, mi sono innamorato di Anna Karenina, che durante l'ultimo anno di liceo ha occupato un posto fisso sul mio banco.