Recensione di “Oliver Cromwell”, di Lunačarskij

Il Cromwell di Lunačarskij costituisce una fonte di grande interesse nel comprendere lo spirito che mosse i rivoluzionari del suo periodo e il concetto di bogostroitel’stvo.

Anatolij Vasil’evič Lunačarskij nasce a Poltava nel 1875. Formatosi a Zurigo, ha l’occasione di entrare a contatto con un ambiente in profondo fermento e la sua adesione alla battaglia per la rivoluzione gli varrà un esilio nel 1900. Collabora dall’estero come redattore dei giornali Proletarij Vperëd, e diventa una delle figure di spicco della fazione bolscevica, insieme ad Aleksandr Bogdanov e Lenin.

Negli anni successivi la vita politica di Lunačarskij rimane piuttosto burrascosa: egli intraprenderà più volte viaggi all’estero, sarà arrestato ed entrerà in conflitto con i suoi stessi compagni, tra cui proprio Vladimir Il’ič. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, verrà nominato a capo del Narkompros (Narodnij Kommissariat Prosveščenija, Commissariato Popolare per l’Istruzione), alla guida del quale rimarrà fino al 1929. Anatolij sarà, oltre che strenuo difensore della cultura e dell’istruzione, un letterato egli stesso: tra le composizioni più note troviamo Faust e la città e Religione e socialismo.

Nel 1919, Lunačarskij compone Oliver Cromwell, un breve melodramma in dieci quadri sulla rivoluzione inglese del 1642. Impostato sui canoni del dramma storico shakespeariano, il Cromwell è rimasto per lungo tempo un’opera semi-sconosciuta. Si può ammettere con un certo grado di neutralità che il prodotto letterario, stilisticamente e contenutisticamente, non sia né un’innovazione, né un esempio di rara finezza.

Cosa porta allora, ci si potrebbe chiedere, la Stilo Editrice a riproporlo a un secolo di distanza, ripescandolo dal dimenticatoio?

“Oliver Cromwell”, di Anatolij Lunacarskij, Stilo editrice, 2018

È l’interesse che suscita l’accostamento della rivoluzione inglese seicentesca a quella russa novecentesca a destare l’attenzione del lettore, paragone che non nasce con l’opera di Lunačarskij, ma trova spiegazione nell’idea di “camuffamento semiotico” che il curatore Cesare De Michelis riprende da Lotman:

“[…] capita spesso che una nuova realtà ideologica e politica […] si rivesta o venga rivestita d’un sistema di segni già noto […]tratto da un passato storico di più sedimentata codificazione e decodificazione […].”  (p.7)

Non è inusuale, perciò, imbattersi più volte in riferimenti alla rivoluzione inglese e a quella francese negli anni successivi alla Rivoluzione d’Ottobre. Allo stesso modo, di più facile individuazione sono i richiami e le rivisitazioni dei moti ribellistici russi nella cultura e nella letteratura: la rivolta di Pugačëv e quella di Sten’ka Razin sono certamente le più note.

Il 6 aprile 1917 il Den’, quotidiano menscevico, riporta:

Nella storia, è la terza metamorfosi, la terza maschera – e penso l’ultima – della rivoluzione borghese: all’ideologia religiosa degli Ironsides [n.d.r. la cavalleria pesante nucleo del New Model Army] puritani di Cromwell è seguita l’ideologia puramente razionale, egualitaria, dei seguaci di Danton e Robespierre e come ultimo anello di questa catena abbiamo di fronte i parametri socialisti della nostra rivoluzione.”  (p.10)

Attraverso la riproposizione della rivoluzione nella storia, se ne rivendica la natura di condizione umana, si dimostra il carattere universale dell’uomo come soggetto militante, tanto caro alla dottrina marxista.

Di pari passo a questa concezione va quella di bogostroitel’stvo (la “costruzione di Dio”), di grande impatto in particolar modo nei successivi decenni di realismo socialista.

Foto in bianco e nero di Anatolij Lunacarskij
L’autore

Lunačarskij pone tutta l’enfasi sul puritanesimo di Cromwell e sul profondo sentimento religioso che ha animato lo statista inglese. Per il protagonista, la rivoluzione del sistema governativo britannico è una missione divina la cui esecuzione giustifica ogni tipo di sforzo e sacrificio (come, in questo caso, la decapitazione del regnante).

Personaggio chiave del dramma è Brigitta, figlia maggiore di Oliver, una giovane pia che vive la propria esistenza in mistica devozione, una figura che porta serenità nella tempesta delle retrovie sceniche della guerra civile. Brigitta è la persona di cui Cromwell vuole conoscere il giudizio: egli la interroga sia per un confronto con un’anima più pura e cristiana della sua, sia per la sua proverbiale capacità di intravedere gli avvenimenti futuri. Ma la santa Brigitta, sul finire dell’opera, si ammala e cade in uno stato di grande sconforto. La donna sembra aver intuito improvvisamente qualcosa che agli altri non è concesso di capire e la sua fede integerrima si sgretola, lasciando insinuare il nulla.

Brigitta abbandona le convinzioni precedenti e afferma:

Ho cominciato con la pura dedizione al cielo, poi ho capito che la nostra vocazione è la lotta su questa terra.”  (p.225)

Come l’impresa di Cromwell, fondata sul fermento religioso, è giusta e valorosa, così anche l’ateismo comunista russo sta alla base di un’impresa proletaria, degna e nobile. E Brigitta è la prima tra tutti a comprendere, rimanendone scioccata, che la ribellione sociale e politica trae la sua linfa dalla condizione umana più umile, quella che troppo spesso l’ardore mistico l’ha portata a trascurare. Se la qualità dell’opera letteraria non è indimenticabile, la visione di un funzionario di partito agli albori del sogno sovietico è innegabilmente fonte di acceso interesse, e Oliver Cromwell rappresenta uno degli esempi del trasporto più autentico con il quale i rivoluzionari abbracciarono la causa.

Di fondamentale importanza per la lettura del melodramma è l’introduzione di Cesare De Michelis, che amplia il contesto di riferimento anche con informazioni di difficile reperibilità e fornisce un quadro esaustivo nel quale inserire l’opera.

 

Come Oliver sono morto, ma devo vivere come Protettore. L’uomo è generato per servire la collettività.

 

Recensione a cura di Giulia Cori

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Giulia Cori

Nella mia migliore tradizione, ci è voluta una laurea in letteratura inglese per farmi apprezzare quella russa. Considero la letteratura russa e il suo modo di vedere il mondo semplicemente incantevoli.