Vivere sulle Curili, le isole rivendicate dal Giappone

“Le isole di Iturup, Šikotan e Kunašir sono come tre nazioni diverse”, dicono gli stessi abitanti delle Curili del Sud. Il governo spende miliardi per il loro sviluppo, ma la popolazione locale non vede nessun cambiamento e ritiene che Mosca costruisca solo strutture inutili. Andiamo allora a dare un’occhiata per vedere come la civilizzazione moderna si armonizza con i borghi fantasma,  i fuoristrada giapponesi abbandonati ad arrugginire nei cortili e tutto gli altri elementi trash.

Per molti appassionati di viaggi le Curili rappresentano un sogno nel cassetto. Tuttavia, partendo da una qualche periferia occidentale, il percorso per raggiungerle è molto lungo e costoso. Se non vivete stabilmente nella regione di Sachalin, dovrete come minimo sborsare due volte di più per il volo che parte da Sachalin sud. Secondo i prezzi di dicembre 2018 proposti dal sito web Skyscanner, un biglietto andata e ritorno per Kunašir costa come minimo 30 mila rubli (ca. 416 €), mentre uno per Iturup costa 33 mila rubli (ca. 457 €). Di conseguenza non ci sorprende scoprire che la maggior parte dei viaggiatori preferisca il traghetto, che, sebbene richieda molto più tempo (quasi un giorno), è ancora di gran lunga il mezzo più economico.

Inoltre le condizioni metereologiche della regione, soprattutto in autunno e in inverno, possono impedire sia i voli aerei che le tratte via mare per molte ore, se non addirittura giorni. Quindi non è detto che il tempo di una vacanza sia sufficiente per visitare le Curili: può accadere infatti di trascorrere un’intera settimana in attesa di un collegamento aereo o navale.

“Benvenuti a Iturup!”, attracco dei traghetti.

Fino a poco tempo fa nella regione di Sachalin, che include le isole Curili, era in vigore un rigido regime di confine: senza autorizzazione del servizio Federale per la Sicurezza della Federazione Russa non era permesso neanche accedere alla rampa di sbarco dei traghetti. Soltanto nel dicembre 2016 questo divieto è stato rimosso da alcuni territori, in modo da sviluppare i flussi turistici.

Finora in realtà, a parte alcuni amanti delle sensazioni estreme (solitamente persone facoltose che viaggiano da sole), il flusso turistico non è mai esistito e sembra non poter esistere: infatti non solo è costoso raggiungere le isole, ma non sussistono neanche le condizioni per la libera circolazione sul territorio. Il trasporto terrestre è infatti quasi del tutto inesistente e solo da pochi anni hanno iniziato ad asfaltare le poche strade presenti. Anche nel caso possediate un indistruttibile fuoristrada nipponico, nonostante sia vecchio (è questo il tipico mezzo di trasporto della gente locale), vi toccherà comunque partecipare al “divertente” gioco del “troviamo la benzina”. Infatti sulle Curili non esistono stazioni di rifornimento, la gente compra il carburante dai militari o da agenzie di protezione statale. In poche parole, paga per della merce rubata.

Nel novembre del 2017 nelle Curili del Sud è stata aperta la seconda stazione di rifornimento.

Il Giappone rivendica le Curili del Sud: il paese infatti dagli anni ‘70 non accetta la pace ufficiale che fu siglata con la Russia. I mass media stranieri non appoggiano direttamente uno dei due sfidanti, ma alludono al fatto che la Russia si comporti secondo il principio del “se non possiamo farlo noi, non potete farlo neanche voi”: ovvero permette che una regione che potrebbe diventare una “perla” rimanga, in sostanza, un “cortile”, in cui un’esigua popolazione riesce a malapena a far quadrare i conti.

Anews propone di guardare le tre controverse isole con gli occhi di coloro che ci vivono, ma anche dal punto di vista dei reporter e dei viaggiatori che hanno avuto la possibilità di vistarle negli ultimi anni.

Il governo pubblicizza la regione con lo slogan: “Le isole dove ognuno vorrebbe vivere!”.
Iturup: “ trash e disperazione”

L’isola più grande dell’arcipelago e anche la più lontana dal Giappone è popolata da 6,5 millioni di persone. Il locale centro amministrativo Kuril’sk è l’unica città, oltre ad essa ci sono una manciata di villaggi residenziali, ma anche una serie di paesi abbandonati, in cui il numero degli abitanti è diminuito gradualmente negli anni, fino a sparire del tutto negli anni ‘90. 

Tuttavia anche la situazione dei villaggi ancora esistenti non è delle migliori. Ad esempio Gornjy, costruito negli anni ‘80 come fortezza militare, è per metà disabitato ed è stato devastato all’inizio degli anni ‘90, inoltre nel 1994 ha subito gravi danni per via di un terremoto. I pochi abitanti del paese sono sopravvissuti finora, ma in foto questo luogo sembra una città fantasma.

Foto scattate nel 2010 dal blogger DimPalych, che ha vissuto a Gorny da bambino.

L’autore delle foto ha commentato: <<Ora Gornjy è uno squallido spettacolo: case disabitate convertite in discariche di rifiuti, erba alta come una persona nelle stradine di una volta, rovina e disperazione. Gli stessi abitanti di Iturup, quando ci stavamo per recare a Gornjy, ci hanno detto che lì è “come se ci fosse stata una guerra nucleare”. Un paragone, purtroppo, molto realistico>>.

Cinque anni dopo, nel dicembre 2015, a Gornjy è andato il famoso fotografo Oleg Klimov, che ha scattato delle foto in bianco e nero ancora più “apocalittiche”. Il suo reportage è stato pubblicato da Meduza.

Solo nell’estate del 2018 Gorny, con una popolazione di 700 persone, da tempo cancellata dal bilancio del Ministero della Difesa, è stata trasferita alla proprietà municipale. Tuttavia, il villaggio non è in realtà soggetto a restauro: tutto è ancora distrutto e decrepito. Così le autorità hanno deciso che nel giro di tre anni tasferiranno tutti gli abitanti in nuove case, che saranno costruite vicino ad un altro, più prospero, villaggio.

Una delle tipiche case di Gornyj nel 2018.

L’amministrazione ritiene che i rimanenti insediamenti di Iturup siano ancora in buone condizioni, ma i reporter non sono d’accordo: definiscono infatti le Curili, e in particolare Iturup, come “una regione povera e fortemente isolata”, mentre Kuril’sk è “un villaggio lugubre e perfino sinistro”.

Tuttavia molto dipende anche dal punto di vista, dalla stagione e dal tempo: se si guarda una foto della città in una giornata chiara e soleggiata, non si avrà questa impressione opprimente.

Un fatto del tutto diverso è però la realtà quotidiana, che non cambia a seconda del tempo: i vecchi blocchi di case simile a baracche, le strade di terra battuta, su cui d’estate si crea un polverone spaventoso, mentre d’inverno c’è un fango impraticabile, le infrastrutture inesistenti e i prezzi altissimi del cibo comparati ai bassi stipendi.

Per il periodo 2016-2025, il programma federale per lo sviluppo delle isole Curili prevede oltre 70 miliardi di rubli (ca. 970 milioni di euro, N.d.t.) da investire per aumentare i trasporti e le infrastrutture e migliorare il tenore di vita. Tuttavia la popolazione locale non nota ancora progressi sostanziali, anche se, a loro avviso, con il denaro sarebbe stato possibile costruire una nuova città.

Nel 2017, il fotografo e blogger Sergeyj Anaškevič ha presentato la sua mostra fotografica riguardante la vita a Kurilsk. Un quarto dell’intera popolazione dell’isola vive in questa città, lì si concentra tutta la vita lavorativa. Kurilsk è l’insediamento più comodo e moderno dell’isola di Iturup.

“No, non tutto qui è spazzatura, e non è un inferno”, scrive Sergeyj, “anche se dobbiamo considerare che la città di Kurilsk è in una situazione molto migliore degli altri paesi dell’isola. Sì, a Kurilsk stanno davvero costruendo nuove abitazioni e trasferendo le famiglie, ma gli abitanti commentano negativamente questo processo, lamentandosi che le case sono troppo fragili per il rigido clima delle Curili”.

Ecco invece immondizia e disperazione: rovine decrepite di case di legno che nessuno abbatte, vecchie macchine abbandonate, lugubri baracche, qua e là abitazioni vuote.

“La colpa di questa situazione non è dello stato. Ma d’altra parte, è lo stato che stabilisce le condizioni di vita … ” sostiene il blogger. E aggiunge che molte persone bevono. E in alcuni bar locali è meglio non entrare, perché spesso ci sono risse.

Iturup è ricca di risorse: da un deposito unico di renio, un metallo molto raro e costoso, al vulcano Kudrjavyj, a costosi pesci e frutti di mare. Su quest’isola sono state introdotte le più avanzate tecnologie per la lavorazione del pesce e l’allevamento ittico. Tuttavia, come ammettono i residenti ai giornalisti, qui si pratica spesso il bracconaggio, perché in effetti questo è l’unico modo per garantirsi un reddito più o meno dignitoso. A proposito, il caviale rosso della produzione locale nei negozi dell’isola costa come a Mosca: si va dai 2000 rubli al kg (ca. 28 €, N.d.t.). Il pesce può costare 1,5 volte tanto.

Presso l’impianto di lavorazione del salmone keta nel villaggio di Kutovyj, vicino a Kurilsk.

Un abitante di Sachalin ha commentato in un forum online: “Il pesce che peschiamo e lavoriamo sull’isola viene prima inviato sulla terraferma, e da lì i nostri fornitori lo acquistano per gli isolani. La stessa situazione avviene con la benzina, il gas, ecc… Per prima cosa, tutte le materie prime vengono inviate alla terraferma, e da lì tornano a noi. Quindi se vuoi del pesce non lo compri alla bottega, ma al mercato, o dai tuoi amici, dove il prezzo è molto più basso. “

Šikotan: “qui c’è una dittatura”

In questa piccola isola a Sud di Iturup <<si va solo per trovare “qualcuno” e “per qualche motivo”>>  scrive Elena Gerzen, giornalista di Sachalin che ha visitato l’isola nel giugno del 2018.

L’intera popolazione di Šikotan è di 2.500 persone: pescatori, militari, impiegati statali e pensionati. Vivono in due villaggi su tutta l’isola: Malokuril’sk e Krabozavodsk. Gli identici edifici vecchi e nuovi sono dipinti in colori allegri, ma sull’approdo dei passeggeri c’è un mucchio di rottami arrugginiti e un hangar con una grande scritta che recita “Gloria alla patria”.

Sull’isola non ci sono strade asfaltate, quindi in estate la gente inghiotte polvere e impasta il fango durante il maltempo.

Maksim Starostin, un viaggiatore proveniente dall’Estonia, ha visitato l’isola e ha mostrato nel suo blog su Turister che aspetto ha la strada principale di Malokuril’sk: “si nota subito che la maggior parte degli edifici sono stati costruiti in epoca sovietica. E l’asfalto, a quanto pare, non è mai arrivato”.

Il programma federale multimiliardario a sostegno delle isole Curili prevede la costruzione di nuove abitazioni al posto delle vecchie baracche dei bassifondi. Ma, come riportato dai media della regione di Sachalin, per ora non è in corso alcuna costruzione, anche considerando il pericolo di trovare case in situazioni di emergenza nella zona sismica. Inoltre si è scoperto che i funzionari locali, “per errore”, neanche hanno incluso queste case nella lista degli alloggi di emergenza.

Come dicono sulle isole Curili, “quello che Mosca sta costruendo qui sono solo azioni politiche”. Ad esempio a Šikotan è stata costruita una grande e spaziosa scuola, ma secondo la gente del posto questa opera non era necessaria, perché sull’isola ci sono solo 128 studenti. L’amministrazione centrale non comprende i reali bisogni di questa regione lontana, tuttavia controlla il programma di sviluppo e decide dove destinare i fondi. Per questo motivo il denaro viene speso, ma con scarso risultato. Non esiste praticamente neanche un bar, c’è un cinema ma non ci sono spettatori che lo frequentano. Hanno provato a creare una discoteca, ma non c’era nessuno che ci andasse: la maggior parte dei giovani se ne va e non torna più. E per coloro che sono rimasti l’unica gioia è una vacanza a Sachalin. Certo, è necessario pianificare il viaggio con largo anticipo, perché in alta stagione i biglietti per il traghetto terminano nel giro di un mese o due.

Nel 2011 un giornalista proveniente dalle Isole Curili ha detto riguardo Šikotan: <<Lì c’è una dittatura: decide tutto il proprietario dell’impresa ittica. A Malokurilsk ce n’è uno, a Krabozavodsk un altro. E sono in competizione tra di loro>>.

Degli abitanti di Šikotan, si dice invece che siano terribilmente orgogliosi di vivere lì. Orgoglio o no, c’è tuttavia un dato di fatto: quando le autorità hanno offerto ai residenti di trasferirsi in case di emergenza a Kunašir, loro hanno rifiutato.

Kunašir: “civiltà e progresso”

L’isola di Kunašir è così vicina al Giappone che di notte si possono vedere le luci di Hokkaido. Il giornalista  che abbiamo menzionato sopra ha descritto Kunašir come “la più democratica, civile e progressista delle Isole Curili”. Questa è un’opinione di sette anni fa e, a giudicare dalle recensioni più recenti dei viaggiatori, nel frattempo i cambiamenti a Kunašir sono stati davvero notevoli.

<<Juzno-Kuril’sk (paese sull’isola di Kunašir, N.d.t.) è cambiato molto negli ultimi due anni. Abbiamo iniziato a costruire nuove case, a ridipingere le facciate di quelle vecchie, abbiamo aperto un cinema e una piscina, abbiamo asfaltato le strade e i cortili >> ha scritto su internet un utente dal nickname “kunashir”  nell’estate del 2017.

Foto dal tetto di una casa: dopo lo stretto si vede il Giappone.

 

Costruzione di nuove case antisismiche.

 

Un nuovo ponte di osservazione con vista sulla baia e sul vulcano Mendeleev.

L’utente “kunashir” continua dicendo che <<cinque anni fa qui c’erano solo strade sterrate>>. Oggi invece c’è asfalto ovunque.

Tuttavia lo stesso utente aggiunge che le strade dell’isola vengono costantemente riparate. <<Vengono riparate non perché siano danneggiate, ma per utilizzare il denaro fornito dallo stato>>.

Confronta: una delle strade di Juzno-Kuril’sk nel 2006.

 

2018: una nuova area residenziale.

 

Lo scenario è desolato e intrigante, come nel film “Stalker” di Andrej Tarkovskij.

Presto sull’isola di Kunašir (e in tutte le Curili meridionali) arriverà la fibra ottica, che permette di avere una connessione Internet ad alta velocità. La rete è stata già installata sui fondali del Mare di Okhotsk, ora bisogna solo completare la parte terrestre.

I prezzi dei prodotti alimentari, come tipico sulle isole, sono almeno il doppio di quelli sulla terraferma:

– una confezione di pane Borodinsky (pane di segale, N.d.t.) – 75 rubli (1,04 €)

– dieci uova – 120 rubli (1,67 €)

– mele – 190 rubli/kg (2,64 €/kg)

– salame marca Mikoyan – 1400 rubli/kg (19,45 €/kg)

– salmone affumicato a freddo (lavorato sulla stessa isola) – 1500 rubli/kg (20,83 €/kg)

Per comprare abbigliamento e oggetti vari è invece più facile ordinare da Internet e aspettare la consegna dopo qualche mese, invece che cercare qualcosa di decente sull’isola.  

Giappone: Rausu

Ecco infine alcuni scatti dal villaggio di Rausu sull’isola giapponese di Hokkaido, le cui luci notturne abbagliano gli abitanti dell’antistante isola russa di Kunašir.

Vista della baia di Rausu, all’orizzonte è possibile scorgere le sponde dell’isola di Kunašir.

 

Rausu vista dal mare.

 

Edifici per la pesca sulla spiaggia.

Nel bar locale non avvengono risse. La padrona di 83 anni prepara da sola il tè e lo serve ai visitatori. Tutti i tavoli sono occupati da anziani del posto. Secondo l’autore della foto, un turista di lingua inglese, tutti sono molto socievoli e accoglienti.

Tutti su Instagram lodano il cibo di Rausu. Il piatto principale, ovviamente, è il pesce. Il prezzo dei granchi va da 5 a 9 mila yen al kilo (ca. da 40 a 70 €/kg).

Le bellissime strade di Rausu.

Le Curili offrono stupendi paesaggi, natura incontaminata, viste da mozzare il fiato. In questo senso, non hanno nulla da invidiare alle isole giapponesi. Rimane tuttavia il fatto che la Russia, a differenza del Giappone, non si impegna a creare le condizioni adatte per attirare quanti più turisti disposti ad ammirarle.

Fonte: anews – di Ilona Lihova, traduzione di Giulia Romanelli 

Giulia Romanelli

L'Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all'università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull'est Europa.