Vlad Malenko: “Poeta: un titolo postumo”

Non soccombono Puškin, Esenin e tutti i poeti classici di fronte alle contemporanee opere punk? Come diventare un poeta popolare in Russia? Può l’arte rimanere al di fuori della politica?  A queste e molte altre domande ha risposto all’articolista di “Pravda.Ru”, Said Gafurov, l’illustre personalità dello spettacolo, poeta, conduttore televisivo e vicedirettore della sezione creativa del “Centro Esenin”, Vlad Malenko.

Vlad, alla fine chi sei: un poeta, un regista, un attore, un collaboratore dei musei, un conduttore televisivo?…

— Lo chiedevano anche ad Aleksandr Sergeevič Puškin, gli facevano domande simili. Lui più volte rispondeva: “Esisto in Russia”.

— È un artista, un uomo di cultura. Complessivamente, qual è la sua identità? Forse una è, comunque, più importante (ad esempio, quella di poeta)?

— Poeta è un titolo postumo, perciò bisogna meritarselo. Tuttavia, le mie rime e favole, grazie al cielo, sono stampate, hanno un discreto successo.

— Non parlo, certo, della popolarità ottenuta attraverso il teatro. La tua canzone si chiama “Zont (Ombrello)”, giusto?

— Sì, mi fa molto piacere che i ragazzi entrino negli istituti teatrali con le favole, non soltanto a Mosca. Delle generazioni sono già cresciute con esse. Si avvicinano e dicono: “Sono stato ammesso e sono entrato con le sue favole “Ondatry (I topi muschiati)”, “Enoty (I procioni)”, “Zajcy (Le lepri)”…” È tra le cose più piacevoli per un autore. 

— Cioè al primo posto c’è il poeta, non il teatrante?

— Beh, questa è l’ultima cosa che smetterò di fare.

— La poesia è, comunque, più importante?

— Più importante di tutto.

— Scriveremo, quindi, che sei il poeta Vlad Malenko e non un teatrante. L’arte può essere estranea alla politica?

— Può, certamente.

— Si può vivere in una torre di avorio?

— Sì, si può. A volte ce n’è persino bisogno. Io la penso così, soprattutto adesso. Ciò per il fatto che ora, in generale, è il tempo di un certo giornalismo femminile, femminile nella sua più misera manifestazione. I cinesi hanno due ideogrammi: una donna e una bocca raffigurata per indicare l'”obbedienza”.

Attualmente, però, questa bocca aperta è invece il simbolo del malcontento, della discordia. Essa stessa è diventata il simbolo principale di molti media. La bocca non è in nessun modo responsabile di ciò. Già non ci si vuole credere. Adesso capita che gli attori semplicemente parlino di cose con cui non hanno niente a che fare, poi tutti ne discutono per una settimana.

Un qualche attore ha detto la sua sul processo politico o sull’economia. Ascolta, davvero è il tuo campo di specializzazione, sono affari tuoi? Recita bene in teatro, se sei un attore, o gira un film! Il ballerino si è pronunciato. Balla, ballerino! “Maggiore, spara!”, come diceva l’attore Vysockij.

— Hai già detto che il poeta viene prima di tutto? Eppure, il poeta deve avere una posizione civile, un lirismo, “perciò potresti non essere un poeta, ma devi per forza essere un cittadino”.

— Sì. Anche questa è una linea di principio. Lo dico a volte. Siamo diversi, certamente. Nelle favole, ovviamente, non evito alcuni momenti politici. Ciò in modo naturale, infatti, questi ultimi concernono tutto nel mondo. E amo il poeta Nekrasov…

— Proprio l’altro giorno io e i miei amici passeggiavamo per il centro di Leningrado, ossia San Pietroburgo, tra loro uno era un editore francese, un altro era un greco filosofo. Per l’appunto, camminavamo per la piazza Sennaja e iniziammo a rammentare Nekrasov.

— Ieri, alle sei in punto, 

Sono andato alla Sennaja;

Lì colpivano una donna con una frusta, 

Una giovane contadina.

— Sì, e…Nel mondo c’è uno zar: Questo zar è senza pietà. Fame è il suo nome.

Il francese e il greco ci guardavano così. Noi, invece, senza dire una parola, abbiamo recitato tutto questo in coro…

— È una vergogna che i poeti di prim’ordine che sono anche ora legati al nostro tempo che scorre veloce, a un’istruzione universale ma superficiale, in qualche modo non attraggono i giovani cervelli. Io con terrore vedo che i giovani non sanno chi sia Aleksandr Blok. Questo mastodonte, però, è semplicemente l’ultimo raggio dorato della poesia russa, forse. Senza parlare di Nekrasov.

— Quando il mio primogenito era in quinta elementare, venne e a lungo mi tormentò con la domanda su chi fosse il poeta più importante: Blok o Bal’mont? Lui chiaramente si aspettava che dicessi Bal’mont, perché gli piaceva di più. Io, invece, alla fine grugnii: “Blok” e mi rifiutai di discuterne. Eppure, infatti, quando uno scolaro della terza si pone la domanda su chi sia il più grande, il più importante: Blok o Bal’mont, forse non tutto è perduto. Malgrado ciò, c’è oggi una rinascita della poesia?

— Chiedo scusa, nell’infanzia avevo un simile dilemma, persino più globale: chi è più importante Lenin o Puškin? Io guardavo questi meravigliosi film di Romm, che aveva girato lui stesso con Jurkevič.

— “Lenin in ottobre”, “Lenin nel ’17”?

— Sì, sì. Lì brillò anche Ščukin. Allora l’immagine era stata creata così autentica che persino io, un piccolo vasaio, me ne appassionai. Mentre i versi di Puškin e i suoi racconti, naturalmente, erano sbalorditivi. Perciò, pensavo a tutto questo e non potevo decidere: chi, comunque, è il più grande, il più importante?

— Così adesso c’è una rinascita della poesia russa o la poesia russa è in una crisi profonda? La si può mettere in relazione con il genere della canzone? Per te la canzone è poesia?

— Bella, ottima domanda. La canzone è una poesia speciale. Certamente, la canzone non deve essere la stessa cosa. Un testo di una canzone non può essere un poema completo. Perciò, Puškin lo cantiamo poco. Lui è del tutto musicale, come un secchio di un pozzo che si rovesci immediatamente. Lui stesso è la grande poesia.

— La felicità era così possibile…

L'”Evgenij Onegin” è un’opera magistrale, sebbene io personalmente non la ami.

— Qui, il drammaturgo Modest Čajkovskij ha molto accorciato tutto questo:

Tutte le età sono succubi dell’amore.

I suoi impulsi sono benefici …

Salve, per favore…

Tutte le età sono succubi dell’amore.

Ma per i giovani, per i cuori vergini

I suoi impulsi sono benefici.

 

Sì, c’è dell’ottima poesia anche oggi. I ragazzi Bašlačev sono nuovi. Siedono nelle loro cucine, fumano le sigarette “Belomorkanal”. Noi, la squadra del festival “Filatov-Fest”, cerchiamo e troviamo continuamente qualche nuovo talento. Per l’appunto, siamo stati creati e ideati per trovare i nuovi Bašlačev, Nekrasov, Blok e Puškin…

Ha condotto l’intervista Said Gafurov.  Il testo è stato preparato per la pubblicazione da Jurij Kondrat’ev

Fonte: pravda.ru, 19/04/2019 – di Said Gafurov, traduzione di Rebecca Gigli

Rebecca Gigli

Galeotto fu l'incontro con la letteratura russa. Infatti, nel mio caso, la passione per la Russia e la sua cultura sono nate dalla scoperta dei suoi scrittori. È stato naturale, quindi, scegliere di studiare lingue all'università. Anche adesso, dopo aver conseguito la laurea magistrale, continuo a coltivare il mio interesse per il mondo slavo. In particolare, spero di tornare presto a visitare questo paese dalle mille contraddizioni, ma dal fascino ineguagliabile