La Federazione Russa e l’Organizzazione Mondiale del Commercio

Un lungo percorso tra riforme interne e impegni sul piano internazionale

Il negoziato più lungo all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio è stato quello della Federazione Russa, iniziato nel 1993 e terminato nel 2011, durato ben diciotto anni.

Molti ostacoli economici, commerciali e soprattutto politici hanno causato un forte rallentamento dei negoziati, inseriti in un contesto internazionale altamente pretenzioso nei confronti del nuovo Stato, non solo in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio ma soprattutto all’interno della comunità internazionale, dato lo scioglimento, nel 1991, dell’Unione Sovietica. L’adesione di un paese di 149 milioni di abitanti ha portato ad estendere ad oltre il 97% del mercato mondiale gli accordi relativi a tariffe, servizi e proprietà intellettuale. Gioca un ruolo fondamentale durante i negoziati il progresso tecnologico, strumento attraverso il quale la Federazione Russa si sta conformando tutt’oggi alle normative dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Nel corso del tempo la necessità di aprire il commercio alla comunità internazionale ha portato nella Federazione Russa un ampio dibattito, portato avanti sia dalla classe politica sia da parte di associazioni formate da liberi cittadini.

L’aspetto delle sanzioni imposte nel 2014 dall’Unione europea alla Federazione Russa si è rivelato estremamente fondamentale nei rapporti tra i principali attori della scena politica ed economica mondiale, un duro colpo all’economia russa causato da forti restrizioni alle esportazioni e alle importazioni. D’altra parte, l’adozione di misure restrittive sta contribuendo proprio in questi mesi alla creazione di un dibattito in merito ad una possibile riforma del regolamento dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, considerato ormai obsoleto sia da parte delle economie più forti come gli Stati Uniti, la Cina e la Federazione Russa, sia da parte di istituzioni come la stessa Unione europea.

Nonostante i sette anni trascorsi dall’ingresso, le ragioni della durata eccessiva dei negoziati sono ancora presenti, prima di tutto perché essendo la Federazione Russa il 156° paese ad entrare nell’OMC[1], ha dovuto subire le regole stipulate gli anni precedenti, negoziate tutte senza la sua presenza. In secondo luogo, a richiedere l’accesso è uno Stato che nel 2012 contava 143 milioni di abitanti e 2,210,256.98 miliardi di PIL, pari a più del 3% del PIL mondiale[2].

Questa decisione ha destabilizzato la comunità internazionale degli Stati, i quali si sono trovati e si trovano tutt’oggi di fronte ad uno Stato nei confronti di cui si fa molta fatica a percepire radicali cambiamenti, in cui l’atteggiamento nei confronti dell’Organizzazione Mondiale del Commercio è ancora oggi caratterizzato da grande scettiscismo, come dimostrato dall’ampio dibattito politico interno.

Nel 1991, anno di nascita della Federazione Russa, non vi era alcuna esperienza nei confronti dell’economia di mercato e inoltre l’economia sovietica era fortemente orientata all’industria pesante, mentre le altre nazioni dell’ex blocco sovietico avevano già timidamente iniziato ad aprirsi all’ottica dell’iniziativa privata. L’elemento più esemplificativo e paradossale, in grado di spiegare le ragioni e le difficoltà del percorso scelto dalla Federazione Russa è quello delle monogorod[3]: città caratterizzate dalla produzione di un singolo bene da parte di industrie statali come la città di Togliatti, fondata interamente sulla produzione di automobili.

È evidente la totale incompatibilità tra un sistema che si propone di liberalizzare il commercio, renderlo trasparente, equo e competitivo e quello delle monogorod, diffuse su tutto il territorio russo, caratterizzato da forte centralismo e controllo da parte dello Stato.

 

La città di Togliatti

 

Proprio per questo all’interno di questo lungo negoziato, il gruppo di lavoro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio ha preferito concentrarsi sugli obiettivi da raggiungere, utilizzando come base per i negoziati, i contenuti degli accordi bilaterali esistenti tra la Federazione Russa e i membri dell’OMC. Come già ricordato, la Federazione Russa è caratterizzata tutt’oggi da un grande dibattito interno in merito alla permanenza all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in secondo luogo gli effetti si riscontrano soprattutto nei confronti dell’apparato produttivo russo, in cui il controllo da parte dello Stato è ancora forte. Terza questione fondamentale è quella relativa all’estensione geografica, poiché con oltre 17 milioni di chilometri quadrati, la Federazione Russa rappresenta il più grande Stato al mondo. Queste motivazioni consentono una lettura più consapevole dei numeri e delle relative problematiche che si andranno ad esporre.

In tema di accesso al mercato la Russia ha già concluso 30 accordi bilaterali in materia di servizi e 57 riguardanti i beni. L’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio comporta una riduzione delle tariffe doganali applicate da una media del 10% registrata nel 2011 al 7,8%. Sotto l’aspetto agricolo l’indice di copertura tariffario è passato dal 13,2% al 10,8%, ad esempio le tariffe sui cereali hanno subito un ribasso dal 15,1% del 2011 al 10% odierno. Si riscontrano importanti variazioni tariffarie nel settore dei prodotti industriali, dal 9,5% si è passati al 7,3%, ad esempio nei prodotti chimici la riduzione dei dazi passa dal 6,5% al 5,2%. Importanti riduzioni tariffarie si riscontrano nel campo del legno e della carta: dal 13,4% del 2011 si passa all’8%. A dazio zero, in confronto al 5,4% presente in passato, vi sono i prodotti in cotone e i prodotti riguardanti la tecnologia dell’informazione e della comunicazione[4].

Fondamentale è l’introduzione del sistema delle quote, il Tariff Rate Quotas – TRQs, il quale consiste in una soglia quantitativa per un periodo di tempo designato per le importazioni di prodotti nazionali protetti, le importazioni sono soggette a tariffe significativamente più alte se superano tale soglia. Grazie agli accordi stipulati, il TRQs verrà applicato alle carni di manzo, maiale e pollo oltre che ad alcuni prodotti caseari; i prodotti importati eccedenti i livelli in quota saranno sottoposti a livelli daziari più elevati. Ad esempio, sulla carne di manzo, il dazio in quota vale il 15%, fuori quota al 55%, su quella di maiale dazio zero in quota e 65% fuori quota, mentre per quanto riguarda i derivati dalla carne di pollo, dazio in quota 25%, fuori quota 80%[5]. L’implementazione di questo sistema ha permesso all’Organizzazione Mondiale del Commercio di velocizzare il processo di adattamento agli accordi da parte della Federazione Russa.

Grandi progressi hanno caratterizzato il campo dei servizi, un settore carente di regolamentazione e organizzazione fin dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. L’estensione geografica e le numerose società registrate su tutto il territorio hanno creato nel tempo un binomio altamente problematico. Il campo dei servizi negli accordi con l’Organizzazione Mondiale del Commercio tocca 11 settori e 16 sub-settori[6], raggiunti tramite l’accordo GATS – General Agreement on Trade in Services che la Federazione Russa ha recepito interamente, senza nessuna deroga. Grazie a questo accordo sono stati raggiunti grandi risultati sotto l’aspetto dei servizi, in modo particolare nel campo assicurativo, bancario e educativo.

Il mondo dei servizi finanziari rappresenta uno dei maggiori esempi di come l’appartenenza all’Organizzazione Mondiale del Commercio abbia portato la Federazione Russa in un percorso di modernizzazione e armonizzazione delle regole. Partendo dal ramo assicurativo, tra oggi e gli anni novanta sono stati apportati notevoli cambiamenti, soprattutto nei confronti dei detentori, o meglio, monopolisti di questo ramo finanziario.
La novità maggiore riguarda la possibilità di stabilirsi sul territorio della Federazione Russa da parte delle compagnie assicurative straniere, le quali, non venendogli riconosciuta personalità giuridica, possono agire in nome del diritto dello Stato in cui si localizza la sede principale[7]. Gli assicuratori e riassicuratori stranieri saranno inizialmente autorizzati a stabilire una presenza commerciale in Russia solo sotto forma di entità giuridica nazionale controllata. Nel corso dei negoziati sono state richieste alcune garanzie, sia come tutela per le agenzie assicurative già presenti, sia sotto l’aspetto politico, in quanto questo mercato si apre per la prima volta ad agenti stranieri, in ragione del fatto che la presenza delle compagnie straniere si vedrà raddoppiata: dal 2019 le agenzie assicurative straniere possono creare succursali nel territorio della Federazione Russa ma a determinate condizioni.

Per potersi stabilire sul territorio della Federazione Russa, si richiede all’agenzia assicurativa una durata minima di attività di otto anni, di cui almeno cinque in un altro Stato che non sia quello dove è situata la sede principale. Cinque miliardi sono invece la base economica che l’agenzia assicurativa deve possedere al momento della richiesta. Inoltre, viene richiesto che gli indirizzi legali e gli indirizzi effettivi siano localizzati nello stesso Stato[8].

Nel settore dei servizi finanziari vale la regola del 49% di partecipazione straniera nei confronti del 51% di  partecipazione russa all’interno di una società, con la deroga che queste percentuali possano cambiare dopo cinque anni[9].  Tra le misure di autotutela del mercato finanziario russo e motivo di scontro durante i negoziati, vi sono la difesa di alcune situazioni oggettive che la Russia non ha voluto risolvere e regolamentare. Ad esempio, i servizi assicurativi nel campo degli appalti pubblici godranno di protezione anche alla scadenza del periodo di transizione di nove anni stipulato nel protocollo sull’adesione della Russia all’Organizzazione Mondiale del Commercio, di conseguenza continuerà l’esclusiva partecipazione russa[10].

Il processo di miglioramento del ruolo degli assicuratori stranieri può, secondo il ministro delle finanze della Russia Anton Siluanov, portare a una sostanziale diminuzione del costo dei servizi assicurativi[11]. Per gli agenti stranieri, soprattutto quelli occidentali, l’adeguamento normativo agli standard dell’Organizzazione Mondiale del Commercio non basta, poiché si ritrovano ad operare in un territorio altamente esteso e concepito in un modo molto diverso rispetto ad altri. Grandi città sparse per un vasto territorio favoriscono la concentrazione e la radicalizzazione di monopoli assicurativi a cui è molto difficile fare concorrenza.

 

 

Dal 2014 l’Unione Europea impone misure restrittive nei confronti della Federazione Russa come conseguenza dell’annessione della Crimea, penisola parte dell’Ucraina, considerata illegale. L’evento ha destabilizzato fortemente gli equilibri mondiali e ciò ha portato importanti conseguenze, facendo la Crimea luogo di scontro militare, politico e soprattutto commerciale. L’Unione Europea decise allora di attivare tutte le misure restrittive che la sua legislazione comprende, in primo luogo quelle diplomatiche e individuali, ma la vocazione più sanzionatoria ricade nelle sanzioni economiche riguardanti le relazioni commerciali e di cooperazione, chiamando in causa il principale attore mondiale in materia, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ormai a quattro anni dall’annessione della Crimea alla Federazione Russa, l’iniziale clima di tensione si è tramutato lentamente attraverso modalità più pacate ed orientate al dialogo, ed è proprio grazie ad un clima più favorevole che il tema delle sanzioni alla Federazione Russa è diventato nel 2018 motivo per chiedere una riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Nel 2013, anno precedente all’adozione delle misure restrittive, gli scambi commerciali tra l’Unione Europea e la Federazione Russa ammontavano a 338 miliardi mentre nel 2016 toccavano quota 191 miliardi, mentre nel 2014 e 2015 il PIL era in negativo[12], dati estremamente negativi.

Nonostante le sanzioni, la Federazione Russa grazie a riforme fiscali e monetarie è riuscita a tornare sulla strada della crescita utilizzando risorse proprie e senza prestiti esteri, come dimostrato dalla graduale crescita del PIL, confermata anche nel 2018[13]. La posizione della Federazione Russa nei confronti delle sanzioni è ovviamente critica, il dissenso è arrivato fino all’Organizzazione Mondiale del Commercio per voce del Presidente Vladimir Putin, il quale durante un intervento al Consiglio di Stato ad ottobre 2018 ha considerato le sanzioni una violazione dei principi dell’OMC[14]. In modo particolare viene contestata la presunta violazione del principio di non discriminazione[15], una colonna portante del sistema multilaterale degli scambi, il quale garantisce che uno Stato, quando concede trattamenti preferenziali ad un altro Stato, debba estenderli a tutti gli altri membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Il tema delle sanzioni è così diventato nel tempo il pretesto per chiedere una riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, non solo da parte della Federazione Russa ma anche dalla Cina e dal Giappone. Su invito del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk[16] e della Commissaria europea al commercio Cecilia Malmstroem[17], le maggiori economie mondiali sono chiamate ad avviare i colloqui per un processo di riforma del regolamento dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, considerato ormai non adeguato alle nuove necessità del commercio mondiale. La Federazione Russa per voce del Ministro dello Sviluppo economico Maksim Stanislavovič Oreškin chiede un rafforzamento dell’organo di risoluzione delle controversie e il miglioramento delle funzioni di negoziazione e monitoraggio delle politiche introdotte dagli Stati, lavorando sugli ostacoli, sul regolamento interno e misure protezionistiche[18].

Il primo passo significativo è avvenuto il 14 settembre 2018, quando i Ministri del commercio del G20 si sono riuniti a Mar de la Plata, in Argentina, per discutere in merito ad una possibile riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il direttore generale Roberto Azevêdo ha accolto con favore l’impegno degli Stati partecipanti, aprendo le porte ad una discussione in merito alla riforma, ponendo l’accento sull’importanza delle opinioni e delle proposte di ogni membro e non solo di alcuni[19]. Le discussioni e il bisogno di cambiamenti sono maggiormente dettati dalla necessità di regole nuove, in primo luogo in grado di contrastare il protezionismo e le successive reazioni da parte degli Stati, e successivamente velocizzare i processi di adeguamento alle normative dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ad esempio iniziando dal settore digitale, come ricorda la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem[20].

Articolo a cura di Luca Cecchinato

 


[1] OMC: Organizzazione Mondiale del Commercio

[2] World Bank. (2012). “World Bank national accounts data, and OECD National Accounts data files”, da https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.CD?end=2017

[3] De Masi, M. (2011, luglio), “Monogorod, il paradosso che guida l’economia russa”, da https://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/analysis_61_2011.pdf

[4] Confindustria Messina, “Ingresso della Federazione Russa nel WTO: aspetti operativi ed effetti per le imprese italiane”, da http://www.aib.bs.it/comunicazione/mostra_contenuto/48586

[5] World Trade Organization, (2011, 17 Novembre), “World Trade Organization – Gruppo di lavoro sull’accesso della Federazione Russa all’Organizzazione Mondiale del Commercio”, da https://www.wto.org/dol2fe/Pages/SS/DirectDoc.aspx?filename=t%3A%2Fwt%2Fmin11%2F2.doc

[6] World Trade Organization (2011, 10 Novembre), “WTO | 2011 News items – Working Party seals the deal on Russia’s membership negotiations”, da https://www.wto.org/english/news_e/news11_e/acc_rus_10nov11_e.htm

[7] International Trade Centre (2012), “Russia’s accession to the WTO: major commitments, possible implications”, da http://www.intracen.org/uploadedFiles/Russia%20WTO%20Accession%20English.pdf

[8] Runova V, & Moscow Banking & Finance Group (2012, 5 Luglio), “The Impact of WTO Accession on the Russian Financial Services Sector” da https://themoscowtimes.com/articles/the-impact-of-wto-accession-on-the-russian-financial-services-sector-15231

[9] World Trade Organization, (2011, 10 Novembre), “WTO | 2011 News items – Working Party seals the deal on Russia’s membership negotiations”, da https://www.wto.org/english/news_e/news11_e/acc_rus_10nov11_e.htm

[10] International Trade Centre (2012), “Russia’s accession to the WTO: major commitments, possible implications”, da http://www.intracen.org/uploadedFiles/Russia%20WTO%20Accession%20English.pdf

[11] International Trade Centre (2012), “Russia’s accession to the WTO: major commitments, possible implications”, da http://www.intracen.org/uploadedFiles/Russia%20WTO%20Accession%20English.pdf

[12] Festa A. (2017, 30 Agosto), “Le conseguenze dell’embargo contro la Russia”, da http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2017/08/30/le-conseguenze-dellembargo-contro-la-russia/

[13] Giangiulio G., & Agcnews (2018, 12 Agosto), “RUSSIA. Economia e effetto sanzioni”, da https://www.agcnews.eu/russia-economia-e-effetto-sanzioni/

[14] Corriere del Ticino (2014, 18 Settembre), “Le sanzioni violano la WTO”, da https://www.cdt.ch/mondo/economia/115135/le-sanzioni-violano-la-wto.html

[15] L’Antidoplomatico (2017, 13 Luglio), “Governo Russo: “Sanzioni violano i principi del Wto””, da https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-governo_russo_sanzioni_violano_i_principi_del_wto/82_20849/

[16] Hornby L. (2018, 16 Luglio), “Tusk calls for WTO reform”, da https://www.ft.com/content/e683392c-88b8-11e8-bf9e-8771d5404543

[17] Ansa (2018, 18 Settembre), “Wto: Ue avanza idee riforma, sanzioni a chi non rispetta norme”, da http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/speciali_elezioni2014/2018/09/18/wto-ue-avanza-idee-riforma-sanzioni-a-chi-non-rispetta-norme_f87fb345-fa84-4a19-8654-18b72446c2b3.html

[18] Tass – Russian News Agency (2018, 27 Settembre), “Moscow to join WTO reform efforts and Russia, US vie over Afghan settlement”, da http://tass.com/pressreview/1023294

[19] World Trade Organization (2018, 14 Settembre), “DG Azevêdo welcomes G20 focus on improving the WTO to meet “current and future challenges””, da https://www.wto.org/english/news_e/news18_e/dgra_14sep18_e.htm

[20] Ansa (2018, 18 Settembre), “Wto: Ue avanza idee riforma, sanzioni a chi non rispetta norme”, da http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/speciali_elezioni2014/2018/09/18/wto-ue-avanza-idee-riforma-sanzioni-a-chi-non-rispetta-norme_f87fb345-fa84-4a19-8654-18b72446c2b3.html

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