Che suono aveva la voce di Čajkovskij?

Un articolo tratto da Arzamas ci racconta di come alcune personalità dell’intelligencija moscovita reagirono all’invenzione del fonografo e alla possibilità di registrare la propria voce. Fra questi, vi era il compositore Pëtr Čajkovskij…

Nel 1890 Čajkovskij e i suoi amici decisero di testare il fonografo di Edison: ma cosa ne venne fuori e perché il nastro della registrazione è stato scoperto solo cent’anni dopo?

Scritto da Aleksej Munipov

La registrazione venne fatta nel 1890 da Julij Ivanovič Blok, melomane e appassionato della prima registrazione sonora, che nel 1889 per primo portò in Russia il fonografo di Edison. Inizialmente l’idea consisteva nel registrare su fonografo l’esecuzione del grande pianista Anton Rubinštein, ma questi rifiutò recisamente di farsi registrare.

Allora i presenti, tra cui anche Pëtr Il’ič Čajkovskij, iniziarono a dilettarsi con l’apparecchio, registrando tutto quello che passava loro in mente. Nella registrazione si sente come i partecipanti non perdano la speranza nel convincere Rubinštein a suonare. Della compagnia, riunitasi intorno al fonografo, facevano parte: la solista del teatro Bol’šoj Elizaveta Lavrosvskaja, il pianista, compositore, fondatore nonché primo direttore del conservatorio di Pietroburgo, Anton Rubinštein, il pianista e direttore d’orchestra, direttore del conservatorio di Mosca Vasilij Safonov e la pianista Aleksandra Gubert.

 

Decrittazione della registrazione:

«E. Lavrovskaja: odioso Kuz’min! Come si permette a dire che sono perfida! (Qualcuno dei presenti canta.)

P. Čajkovskij: Questo trillo potrebbe venir meglio!

E. Lavrovskaja: (canta.)

P. Čajkovskij: Bravo Blok! E ancor di più Edison!

E. Lavrovskaja: (fa cucù)

V. Safonov: Peter Jürgenson in Moskau! (P. Jürgenson, casa editrice musicale aperta a Mosca nel 1861)

P. Čajkovskij: Chi è che parla adesso? Sembra la voce di Safonov! (fischietta) 

E. Lavrovskaja (a Rubinštein): Anton Grigor’evič, ci suoni qualcosa! Si faccia immortalare. Per favore… qualche accordo, la prego, Anton Grigor’evič, suoni!

A. Gubert: Lassen sie sich erweichen! (Si lasci andare!) е presto presto tutto sarà fatto!

V. Safonov: Su, una cosa breve, un paio di accordi!

A. Rubinštein: […] Sì, è una cosa stupenda!

J. Blok: Finalmente!»

Ecco come il futuro critico musicale Leonid Sabaneev descrisse le circostanze della registrazione (allora aveva solo 11 anni):

“Accade nel 1893 (Sabaneev si sbaglia: lo stesso J. I. Blok indica nelle sue memorie che l’incontro avvenne nel 1890. I collaboratori della casa-museo Čajkovskij di Klin, confrontando le memorie dei presenti alla serata, la attribuiscono al 1° gennaio 1890. Maggiori dettagli nell’articolo di P.Vajdman,”My uslyšali golos Čajkovskogo…”). Poco tempo prima negli Stati uniti Edison inventò quello che oggi sarebbe diventato uno strumento assolutamente mediocre e comune, il fonografo. Ma all’epoca esso era oggetto di stupore e talvolta perfino di superstizioni. A Mosca, sul ponte Kuzneckij, in quel periodo c’era un negozio di biciclette, macchine da scrivere (che iniziarono ad apparire solo allora) e altri oggetti simili. Il proprietario era Julij Ivanovič Blok, che non aveva nulla a che fare con l’allora ancora sconosciuto poeta Blok (Aleksandr Aleksandrovič Blok, 1880-1921 – poeta simbolista, n.d.t.), ma che aveva invece a che fare con l’ambiente musicale moscovita: era un grande melomane, assiduo frequentatore di concerti sinfonici, dove sedeva regolarmente accanto a S.I. Taneev e la contessa Sofija Andreevna Tolstaja (moglie dello scrittore Lev Tolstoj, n.d.t.)…

 

Così una volta Taneev venne da noi, come sempre all’improvviso, “alla moscovita”, senz’alcun preavviso (questa era la prassi in quel periodo un po’ ovunque a Mosca) e accompagnato da un’intera frotta di persone molto rispettabili. Lì, accanto a lui, c’erano i tre fratelli Čajkovksij: Petr Il’ič, il compositore, Anatolij Il’ič, governatore (di dove non ricordo), Modest Il’ič, librettista. Inoltre, c’era anche un mio collega, allievo di Taneev, Juša Pomerancev (successivamente direttore d’orchestra, morì a Nizza nel 1933) e Jul. Iv. Blok. Tutto questo pubblico fece irruzione da noi per prendere me e mio fratello (io avevo undici anni, mio fratello dodici) e sentire il fonografo, che Blok ricevette dall’America e che aveva nel suo negozio sul Kuzneckij.

T. Edison con il fonografo, 1877-1878

Il fonografo lo aveva ricevuto circa tre settimane prima (nel 1889, in effetti). Blok fece in tempo a registrare: 1) la voce di Lev Nikolaevič Tolstoj, 2) l’esecuzione del professor Pabst (Pavel Avgustovič, 1854-1897, compositore e pianista russo di origini tedesche, n.d.t.) del valzer della “Bella Addormentata” di Čajkovskij, nella trascrizione dello stesso Pabst, 3) il trio appena formatosi di Arenskij (Anton Steponivč, 1861-1906, musicista e professore del conservatorio di Mosca) nell’esecuzione del compositore e professore Hřímalý (1844-1914, violinista ceco-russo, n.d.t.) e von Glen, 4) la voce di Anton Rubinštein, che era di passaggio a Mosca. Per qualche ragione si rifiutò di suonare davanti al fonografo.

Il negozio di Blok, come ho detto, si trovava sul ponte Kuzneckij, mentre il nostro appartamento si trovava in via Bol’šaja Dmitrovka, di fronte la direzione dei teatri imperiali, a pochi minuti di camminata. Ed ecco tutta la frotta: tre ragazzini (io, mio fratello e Pomerancev) e cinque rispettabili signori (ivi compreso una personalità perfino geniale) si misero a camminare su per il ponte. Ju. I. Blok era un amante appassionato della musica, un uomo di cultura (possedeva una rarissima collezione di ritratti di celebri compositori). Era amico del celebre direttore Nikiš, considerato amico di Čajkovskij, non se la cavava affatto male con la musica ed era anche un discreto pianista.

Quando salimmo al primo piano del negozio, dove era collocato l’ufficio di Blok, ciò che per prima mi saltò agli occhi fu una grande statua in gesso di Čajkovskij seduto in una posa riflessiva. Allora non mi interessavo molto ai dettagli, quindi non so chi la modellò e perché si trovasse nell’ufficio di Blok. Ma ricordo che Čajkovskij, vedendolo, disse sorridendo: “Non sono ancora morto che già è pronto il monumento.” Morì l’autunno di quello stesso anno. Un presentimento? Credo di no, una comune battuta per la quale tutti i nostri musicisti avevano un’inclinazione, seguendo il fortunato esempio dei fratelli Rubinštein.

 

La tomba di Čajkovskij al cimitero Tichvin di San Pietroburgo
La tomba di Čajkovskij al cimitero Tichvin di San Pietroburgo

 

Poi passammo alla dimostrazione della nuova invenzione. Naturalmente era un fonografo dalla più primitiva, elementare, antidiluviana delle forme, con un cilindro di cera e le cuffie per sentire. Le cuffie avevano tre diramazioni, per cui potevano ascoltare solo in tre, poiché si rispettava il turno. All’inizio ascoltarono i fratelli Čajkovskij, poi Taneev e Blok, poi i tre ragazzini, fra cui io. Pensandoci ora, era una riproduzione molto difettosa: il timbro era alterato, un sacco di suoni disturbavano l’ascolto, per non parlare dell’effetto estetico. Ma per quanto tutto ciò era, nel pieno senso della parola, “inaudito”, tutti erano in totale estasi. Ricordo la riproduzione della voce di Tolstoj: dato che conoscevo la sua voce molto bene, potevo valutare quanto essa fosse alterata nella registrazione.

In generale non si somigliava, е per di più c’era un qualche strano accento che il vero Tolstoj non aveva. La musica si registrava meglio, ma i suoni dei bassi quasi non si sentivano. L’impressione migliore è stata quella della parafrasi eseguita da Pabst. Una assolutamente penosa invece rimase da alcune parole casuali di Anton Rubinštein: era una specie di saluto in occasione di tale invenzione.

 

Poi, dopo esserci seduti in cerchio, iniziammo a discutere le possibilità della nuova invenzione e le sue possibili prospettive. Taneev, per quanto ricordo, era piuttosto scettico e espresse l’idea che tale invenzione per l’arte non aveva alcuna importanza e che bisognava attendere di perfezionarla.

Čajkovskij, al contrario, era piuttosto contento e ottimista, manifestò l’idea che tale fonografo potesse essere di grande aiuto nello studio della musica. In generale, tutti convenivano sul fatto che fosse un trastullo interessante, ma niente più. Mi sembra che qui un ruolo importante fosse giocato soprattutto dall’autorità di Tolstoj. Durante la conversazione Taneev menzionò il fatto che Tolstoj gli parlò delle proprie impressioni sul fonografo, precisamente in questi termini, che era una “un interessante balocco per bambini ricchi”. Questo giudizio, così perentorio, è evidente che condizionò l’idea generale. È interessante come nessuno all’epoca potesse neanche solo pensare quale diffusione avrebbe avuto nel mondo della musica questo “balocco”.

 

Poi il padrone di casa propose di fare una registrazione delle voci dei presenti. Čajkovskij iniziò ad agitare le mani: “No, immortale la mia voce, ci manca anche questa!”. Taneev, un po’ per interesse, curiosità e per il fatto che amasse gli scherzi, acconsentì. Così dopo aver mandato il rullo della registrazione di S.I. (Taneev, n.d.t.), questi, sentita la “sua propria voce”, scoppiò in una terribile risata.

– Possibile io abbia davvero una voce così brutta! Finirà che farò voto di silenzio. Quale gioia!

– Può essere utile per gli attori, disse Mod. Čajkovskij. – In questo modo possono controllare le proprie imperfezioni.

– Мa io non sono un attore – ribatté Taneev. – di sicuro, Julij Ivanovič, distruggerete questo cilindro, affinché anche i posteri più remoti non sentano la mia odiosa voce.

– Lev Nikolaevič neanche rimase soddisfatto della propria voce, – disse Julij Ivanovič. – Mi disse che non si sarebbe mai aspettato di avere una voce così sorda e da vecchio, e per giunta anche sgradevole. Ecco, dice, l’ho sentita e adesso so che sono un vecchio, e per di più un vecchio sgradevole.

 

Tutte queste conversazioni dеgli adulti si impressero nella mia memoria fanciullesca. Ancora adesso vedo chiaramente davanti a me tutti loro e sento le loro voci, conservate nel fonografo della mia memoria sonora forse anche meglio e in maniera più duratura di qualsiasi altro disco o rullo. Comunque, P.I. Čajkovskij aveva una voce un po’ rauca, stridula, per niente da salotto. E forse è per questo che, timido com’era, non voleva “farsi conservare”. Mentre Taneev aveva una voce alta, come lamentosa, ma rideva in modo assordante, con una risata a singhiozzo, che tutto l’ambiente musicale moscovita conosceva e che L. N. Tolstoj non amava, diceva che ridere così era da indisciplinati.”

Leonid Sabaneev, «Ricordi di Russia»

Julij Ivanovič Block sulla copertina del compact disk “Agli albori della registrazione sonora”

 

Dopo la prima guerra mondiale la ricca collezione delle registrazioni fonografiche di Blok fu divisa in tre parti e spedita a Berlino, Varsavia e Berna. Val’ter Blok, figlio di Julij Blok, nelle memorie scrive che le parti della collezione di Berlino e Varsavia vennero distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre quella di Berna si conservò. In seguito, anche le tracce della raccolta svizzera andarono perse, in compenso fu ritrovata in maniera inaspettata quella di Berlino: questa, al termine della seconda mondiale, venne portata in URSS dall’archivio sonoro di Berlino e fu ritrovata nella raccolta della Puškinskij dom (archivio sonoro dell’Istituto di Letteratura russa). Il rullo con la voce di Čajkovskij fu scoperto soltanto nel 1997. Qui si possono leggere, in maniera più dettagliata, le circostanze del suo ritrovamento.

 

Fonti: Blok Ju., Vospominanija o Čajkovskom. P.I. Čajkovskij. Zabytoe i novoe. Vospominanija sovremennikov, novye materialy i dokumenty. M., 1995.

Vajdman P. “My uslyšali golos Čajkovskogo…”. P.I.Čajkovskij. Vospominanija sovremennikov, novye materialy i dokumenty. M., 1995.

Sabaneev L. Vospominanija o Rossii. M., 2005.

Anna Mangiullo

Originaria della Terra d'Otranto, ho poi intrapreso gli studi di Lingua e Letteratura Straniera presso l'Università di Torino, dove tutt'ora frequento la magistrale in Lingue e Letterature Comparate. Tra lo studio delle "cose russe" ci sono finita tramite la musica: galeotto fu Rachmaninov!, e da allora la Russia non mi avrebbe più abbandonata...