Come funzionava il servizio di pronto soccorso di Leningrado durante l’assedio.

Nel 2004, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio centrale del servizio di pronto soccorso di San Pietroburgo su Malaja Sodovaja 1, sono stati ritrovati nelle mura tre enormi bauli; all’interno di questi erano conservati gli archivi del servizio centrale di soccorso degli anni 1941-1945 della seconda e della quarta sezione. Prima di allora non se ne avevano avute notizie.   

Foto in Museo storico del Pronto Soccorso

Sembra incredibile, ma nonostante l’archivio fosse enorme, la documentazione sul lavoro di quasi mezzo secolo del servizio di pronto soccorso di Leningrado durante dell’assedio era scarsa. Nina Vasil’evna Popova –  86enne molto famosa nel servizio di soccorso di Leningrado, per molti anni assistente medico e capo infermiera della sottoscrizione centrale e ora custode del museo della Gorodskaja Stancija Skoroj Medicinskoj Pomošči – GSSMP (“Stazione del Servizio di Pronto Soccorso Urbano,” ndt) di San Pietroburgo – è sicura che l’archivio venne accuratamente raccolto e nascosto dal capo medico del pronto soccorso, Meer Abramovič Massel’, che ha gestito il servizio per 30 anni, dal 1920 al 1950.  

“L’equipe è mandata al centro del focolaio” 

“La stazione centrale si trova su Malaja Sadovaja (già via Proletkul’ta) dal 1923”, racconta Nina Popova. Nel 1937, Messel’ prevedendo la minaccia della guerra organizzò un comando fortificato contro la minaccia aerea nel seminterrato della sottosezione centrale, in grado di lavorare anche sotto bombardamento. Grazie a questo seminterrato non solo sono state salvate le vite di molti dipendenti del pronto soccorso, ma è stato garantito il funzionamento costante della struttura anche nel corso dell’assedio…quando nel 2004, durante i lavori di ristrutturazione hanno iniziato a gettare giù le mura, ci si è accorti che erano vuote. Appena rimosse le tavole, oltre le pareti sono stati trovati dei bauli contenenti archivi di inestimabile valore messi lì con cura da Messel’. Il progetto di salvaguardia della struttura è stato messo in atto al momento dell’annuncio della guerra da parte di Molotov:

22 giugno 1944, ore 4.35 minuti. Abbiamo ricevuto un messaggio telefonico dal quartier generale del MPVO (Mestnaja Protivovozdušnaja Oborona, in italiano “Difesa contraerea locale”, ndt.) sulla disposizione di contromisure alle minacce. Immediatamente il messaggio è stato segnalato dal capo medico M.A. Messel’ e dal capo gabinetto del quartier generale PVO (Protivovozdušnaja Oborona, in italiano “Difesa contraerea”, ndt) del pronto soccorso G.M. Orlovskij…ore 5.12 minuti. Da parte del capo del MSS (Mediko Sanitarnaja Služba, in italiano “Servizio sanitario medico”, ndt) del MPVO è stato dato l’ordine di riunire gli alti funzionari del Dipartimento della salute e del servizio di ambulanze…Attrezzare in assetto da battaglia tutti i mezzi di ambulanza, i punti di comando del pronto soccorso e il quartier generale…ore 12.15 minuti. Discorso del compagno Molotov.

Era la guerra. Una parte di questi documenti sono stati inviati al Museo della Difesa e dell’Assedio di Leningrado, un’altra parte è rimasta nel Museo del Pronto Soccorso”.

Messel’, capo medico, annota scrupolosamente: il primo bombardamento aereo, il primo bombardamento, le prime bombe, il numero dei feriti, dove sono stati portati, con quali lesioni e quali erano le ferite più comuni riportate…

15 ottobre 1941. La giornata è iniziata con un bombardamento intenso su tre quartieri: Kirovskij, Leninskij, Oktjabr’skij…La stazione n. 9 è stata colpita da un’esplosione (pereulok Demidov). Il questo momento l’equipe della nona stazione era stata inviata sul posto dei bombardamenti sul lungofiume del canale Prjažka n. 6. Prima di svoltare l’angolo tra il pereulok Dekabristov e Prjažka, vicino ad una macchina è esplosa una granata; un frammento ha colpito l’ambulanza entrando nella cabina e uccidendo il dottor Ju. M. Eddar; è stato la prima vittima tra i medici d’emergenza. Il personale sopravvissuto ha adagiato il cadavere del dottore nella macchina e, sotto i bombardamenti, ha continuati a dare assistenza medica ai feriti; tre persone con lesioni sono stati ricevuti in pronto soccorso il 25 ottobre. Il questo stesso momento un’esplosione ha distrutto la vetrina del civico 4 in via Drovjanaja; nessuno del personale è rimasto ferito”. “14 novembre ore 19,30. La stazione delle ambulanze n. 8, sulla Prospettiva Nevskij 82 è stata completamente rasa al suolo da un bombardamento diretto e la metà del personale è morta sotto le macerie; inoltre 2 medici, 15 paramedici, 2 medici, 15 medici e l’autista sono stati gravemente feriti”. 

Registrazioni dettagliate come queste descrivono sufficientemente il lavoro svolto dal servizio di pronto soccorso. Il resto del personale di Leningrado (circa un quarto tra medici e infermieri sono stati al fronte) aveva un carico di 20-25 turni al mese di servizio senza riposo mentre erano a lavoro. Il centralino del seminterrato della stazione centrale inviava equipe ad ogni ora del giorno e della notte. Chi andava in spedizione aveva grande esperienza non solo delle tecniche mediche, ma anche conosceva molto bene la topografia della città; questo permise di ottimizzare il consumo il carburante (che scarseggiava) e anche le energie dei medici. 

Foto: Dmitrij Fufaev, Diario di Pietroburgo 

Venne riorganizzata la rete ospedaliera, ma in realtà si trattò di trasformare il pronto soccorso aumentando il numero di letti di quasi il doppio. Furono creati due gruppi per l’assistenza medica rispetto alle condizioni dei feriti: chirurgia d’urgenza e chirurgia di primo soccorso con intervento. Quando gli ospedali non riuscivano a sostenere il numero di feriti in arrivo (durante i bombardamenti rimanevano ferite più persone contemporaneamente) arrivavano in aiuto squadre di chirurghi dalle ambulanze del pronto soccorso. In 24 ore potevano arrivare fino a 170 casi di lesioni e ci sono stati casi in cui è stato necessario inviare contemporaneamente 70 equipe sanitarie. Tutto questo accadeva in condizioni di assoluta insufficienza di infrastrutture minime: elettricità, acqua corrente, cibo, sistemi di fognatura e medicine. Meer Messel’ ricorda di come, a volte, il personale delle equipe veniva letteralmente riaccompagnato e aiutato a tornare nelle sottosezioni perché erano stremati e senza forza. 

Il centro di accettazione

Allo stesso tempo nessuno provò ad interrompere il normale lavoro delle ambulanze; a Leningrado si erano tutti abituati ad avere a portata di mano il numero di soccorso 03 della Sottosezione Centrale del Centro di Malaja Sadovaja, 1. Le persone riportavano fratture a braccia e gambe, le donne partorivano, cadevano dalle scale, morivano per il freddo; poi iniziarono i casi di distrofia alimentare che portò, tra le altre cose, ad una sindrome del tutto particolare: l‘ipertensione di Leningrado generata da stress, fame e ipotermia costanti. 

Già all’inizio di novembre del 1941 alcuni pazienti presentavano segni di esaurimento nervoso ed entro la fine dello stesso mese 11 mila persone morirono di fame; a dicembre il numero salì a 53 mila. Meer Massel’ aggiunge: “Al pronto soccorso iniziarono ad apparire degli stancil con messaggi come c’è un uomo caduto per terra senza conoscenza. Successivamente le ambulanze dovettero interrompere il servizio per questa tipologia di pazienti: le 6 ambulanze in servizio, infatti, dovevano servire per il trasporto di persone con lesioni o infezioni mentre le persone con distrofia venivano trasportate a mano. Tutte le 8 sottosezioni vennero dotate di speciali attrezzature in ferro progettate con barelle (che in estate erano però semplici carrelli). Il personale, a prescindere dalla situazione, era sempre dotato di camici bianchi, giacche imbottite e trapuntate.  

Le persone non potevano vivere senza ricevere informazioni perché rappresentavano probabilmente la loro unica connessione con il mondo. Il numero di soccorso 03 funzionava efficacemente. Nina Popova dice che è stato grazie alla buona organizzazione del lavoro e della documentazione introdotta da Messel’ che in mezzo a quell’inferno di guerra non ci sono state perdite tra i pazienti. Venivano infatti emesse le cosiddette carte di segnalazione delle chiamate con data e ora esatte dell’arrivo del paziente, del suo trasferimento per le procedure da svolgere, il numero dell’equipe, la diagnosi e l’ospedale.In questo modo si è continuato a svolgere il servizio per tutto il XX secolo. Parallelamente veniva trascritto tutto nel registro e l’ufficio informazioni era a lavoro 24 ore su 24. Se il ferito non era in possesso di documenti venivano registrati altezza, colore dei capelli e vestiti indossati: “era impensabile che i parenti dovessero andare in cerca dei loro cari perdendo tempo e spendendo energia”, dice Massel’. 

La precisione e la chiarezza dell’organizzazione del lavoro ha aiutato i medici ad evacuare i cittadini di Leningrado sotto assedio; erano in servizio nei centri di evacuazione di Kobon, Lavrovo, Žicharevo scortando i treni, disinfettando e garantendo il primo soccorso. Secondo quanto riportato dai registri: “Dal 25 febbraio al 10 aprile 1942, sono 6165 le persone che hanno chiesto aiuto al centro medico Lavrovo e di queste “solo” 306 sono morte”. Al personale delle ambulanze vennero affidati tutti i servizi sulla Doroga Žizni (Strada della Vita, ndt) che costeggia il lago Ladoga e solo poco dopo vennero assegnati all’assistenza medica per i cittadini impegnati nella costruzione di una difesa nei punti di accesso più vicini alla città di Leningrado.     

L’ottima organizzazione del servizio di assistenza medica agli sfollati ha svolto un ruolo significativo al fine di garantire una tempestiva evacuazione dei centri di Kabon-Lavrov…l’adozione di misure preventive ha garantito ai medici di poter prendere efficaci misure contro le malattie infettive tra gli sfollati. Quasi tutta la popolazione locale, oltre al personale di servizio, è stata vaccinata contro la febbre tifoide; centinaia di pazienti portati nei centri medici, dopo trattamenti adeguati, sono risultati ai più forti e più resistenti ad possibili e ulteriori trasferimenti. 

Ulteriori informazioni

All’inizio della guerra, nel 1941, in 9 circoscrizioni di Leningrado erano attive 62 ambulanze di trasporto, 3 ambulanze leggere di soccorso e un totale di altre 200 macchine . Con turni di 24h, lavoravano 23 persone; lo staff era composto da 126 medici e 512 infermieri. 

Durante i 900 giorni dell’assedio, il servizio di ambulanza di Leningrado ha perso circa il 20% del personale: 27 persone morirono in servizio e 77 morirono di fame. 

Fonte: Spbdnevnik – di Marina Boicova; Data: 17.12.2018; Traduttore: Eugenio Alimena

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L'esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del '900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull'insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici. Alla domanda "perché hai scelto il russo?", risponde senza molti giri di parole "perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia".