“City 40” o il “Cimitero della Terra”: il film sulla città russa top secret

“La gente in paradiso è stata posta di fronte a una scelta: felicità senza libertà o libertà senza felicità. Non è stata data una terza opzione” (dal romanzo distopico Noi di Evgenij Zamjatin, 1924). 

Sugli Urali, nella profondità degli infiniti boschi russi, si trova la città segreta di Ozërsk. Dietro ai cancelli e al filo spinato si dischiude un affascinante enigma, una città piena di segreti, che sembra trovarsi in un’altra dimensione.
Questa città, dal nome in codice “Čeljabinsk-40” (oggi Ozërsk), dopo la seconda guerra mondiale divenne la culla delle sperimentazioni belliche nucleari. Nonostante avesse una popolazione di centomila persone, per decine di anni non fu mai inserita nelle carte geografiche e i nominativi dei suoi abitanti furono cancellati dai registri sovietici.

Oggi Ozërsk con i suoi bei laghi, i fiori profumati e le pittoresche vie ombrose ricorda le impeccabili cittadine americane degli anni ’50 mostrate nella serie tv “Ai Confini della Realtà”. In un giorno tipico giovani mamme passeggiano con i neonati nelle carrozzine, i bambini giocano in strada e la musica si diffonde dagli stereo degli adolescenti che dimostrano le loro doti sullo skateboard alle coetanee. Nel bosco antistante famigliole nuotano nel lago mentre gli anziani si riposano sulle panchine del parco, godendosi la calma pomeridiana mentre osservano i passanti. A lato della strada alcune donne locali vendono frutta e verdura. Soltanto i contatori Geiger (strumenti che misurano le radiazioni, N.d.t.) , usati per controllare la merce prima dell’acquisto, rivelano il terribile segreto che è nascosto dietro al silenzioso e sereno quadro della vita di questa cittadina.


Tuttavia gli abitanti del posto conoscono la verità, sanno che la loro acqua è inquinata, che i loro funghi e bacche sono velenosi, che i loro bambini forse sono malati. Ozërsk e il suo circondario sono uno dei posti più inquinati al mondo, uno di quelli che alcuni chiamano i “cimiteri della Terra”. E nonostante tutto, la maggior parte degli abitanti non vuole andarsene. Si ritengono infatti i “prescelti” della Russia e sono orgogliosi di vivere in una città chiusa. Lì sono nati, lì si sono sposati, lì hanno allevato i loro figli, lì hanno seppellito i loro genitori e alcuni anche i loro figli e figlie.

I salvatori del mondo 

Nel 1946 in totale segretezza l’Unione Sovietica iniziò a costruire la città Čeljabinsk-40, intorno alla grandissima centrale nucleare “Majak”, sulle rive del lago Irtjas. Doveva ospitare operai e scienziati, trasferiti lì da tutta la nazione per portare avanti il programma Sovietico per l’armamento nucleare e la costruzione della bomba atomica. Per i primi otto anni agli abitanti era proibito lasciare la città, scrivere lettere o tenere contatti con il mondo esterno, perfino con i membri della propria famiglia. Coloro che vi venivano trasferiti erano considerati dispersi dai propri familiari, come se fossero scomparsi nel nulla.

Gli abitanti di Čeljabinsk-40 dicevano di essere “scudi nucleari e salvatori del mondo” e ritenevano che ogni persona al di fuori della città fosse un nemico. A quel tempo, quando la maggior parte dei cittadini sovietici soffriva la fame e viveva in condizioni di estrema necessità, per la gente di Ozërsk  il governo creò invece un paradiso, corredato da una vita privilegiata e alcuni lussi. Venivano infatti assegnati appartamenti privati, cibo in quantità (tra cui prelibatezze esotiche come banane, latte condensato e caviale), le scuole e gli ospedali migliori e anche svariate attività di svago e culturali. E tutto questo in una foresta vicino a un lago come quelli delle fiabe di Hans Christian Andersen. In cambio di tutto ciò gli abitanti dovevano mantenere il segreto sulla loro vita e sul loro lavoro. Le condizioni di questo accordo sono valide per tutti coloro che vivono nella città in cui ancora oggi è conservato quasi tutto il materiale fissile presente in  Russia. Vivere a Ozërsk è prestigioso. Molti abitanti la ritengono una città di “intellettuali”, un posto in cui sono abituati a ricevere “tutto il meglio e gratuitamente”. Abitare nella città chiusa permette non solo di avere sicurezza fisica, ma anche stabilità finanziaria per le famiglie. E i bambini di Ozërsk hanno grandi possibilità per un futuro pieno di successi.

Ma stringere un patto di questo genere con le autorità comporta anche delle conseguenze terribili. Per molti anni gli organi del potere politico e scientifico dell’Unione Sovietica hanno negato la terribile influenza delle radiazioni sulla salute dei cittadini e sui loro discendenti. Fin dall’inizio la maggioranza degli abitanti lavorava o viveva vicino alla centrale nucleare “Majak”, in condizioni altamente pericolose. Alla fine degli anni ’40 la gente iniziò ad ammalarsi e morire, per via dell’effetto a lungo termine delle radiazioni. E nonostante non sia possibile avere dati precisi a causa dell’estrema segretezza imposta dalle autorità e dal loro costante rifiuto di chiarire la situazione, le tombe di molti giovani abitanti nel cimitero di Ozërsk sono testimoni di quel segreto che il governo sovietico e le vittime della centrale “Majak” hanno provato a tenere insieme.

Gli abitanti della “Città-40” furono vittime di una serie di disastri nucleari, tra cui quello di Kyštym del 1957, che fu il peggior incidente della storia fino a quello di Černobyl e venne tenuto segreto dalle autorità sovietiche. La direzione della centrale “Majak” ha perfino gestito il processo di riversamento degli scarti di lavorazione nei vicini laghi e fiumi, che confluiscono poi nel fiume Ob e nell’Oceano Artico. Si ritiene che in quarant’anni la “Majak” abbia gettato nell’ambiente scorie radioattive per un totale di 200 milioni di curie (unità di misura della radioattività, N.d.t.), ovvero circa un quarto di quelle create dal disastro di Černobyl. Nonostante questo, le autorità hanno sempre negato tutto.

Secondo le parole di alcuni abitanti di Ozërsk, i riversamenti continuano ancora oggi. Uno dei vicini laghi è così inquinato di plutonio, che la gente del posto lo ha soprannominato il “lago della morte” o “il lago del plutonio”. Dicono che la concentrazione di materiale radioattivo nel lago vada oltre i 120 milioni di curie, ovvero due volte  e mezzo di quella che si sprigionò a Černobyl.

In un villaggio che si trova a venti minuti da Ozërsk, le cifre dell’orologio sulla piazza principale vengono cambiate continuamente, per mostrare il livello di radioattività del paese e dell’ambiente circostante (queste misurazioni non sono tuttavia mai precise). Si ritiene che mezzo milione di persone che hanno vissuto a Ozërsk e nei suoi dintorni siano state sottoposte a una somministrazione di radiazioni cinque volte maggiore rispetto a quelle che hanno colpito gli abitanti delle regioni ucraine colpite dall’incidente della centrale nucleare di Černobyl.

Alla periferia di Ozërsk c’è un enorme cartello in inglese e russo, con l’avvertenza “Proibito entrare” e la parola “Attenzione!!!” scritta in grandi lettere rosse, a sottolineare l’importanza del messaggio. Ancora oggi non è permesso accedere né agli stranieri né ai cittadini russi provenienti dall’esterno, a meno che non abbiano un permesso dei servizi segreti nazionali. Inoltre le riprese su tutto il territorio sono strettamente vietate.

Gli abitanti di Ozërsk possono uscire dalla città con un permesso speciale e anche andarsene per sempre, ma solo nel caso non vogliano tornare mai più. Tuttavia pochi se ne vanno, perché questo significherebbe perdere i loro privilegi di abitanti della città chiusa. Secondo la maggior parte dei residenti (anche se non tutti), il recinto intorno a Ozërsk non serve per rinchiuderli contro la propria volontà, ma piuttosto per tenere fuori gli estranei dal loro paradiso e proteggerli dai “nemici”. Il recinto col filo spinato rappresenta ancora oggi una parte imprescindibile del panorama cittadino e anche un’identità psicologica e collettiva per i suoi abitanti.
Per gli estranei è difficile comprendere come gli abitanti di Ozërsk possano continuare a vivere lì, sapendo che la città li sta lentamente uccidendo. Tuttavia, come dice un giornalista locale, ai cittadini non interessa sapere cosa la gente del mondo esterno pensi di loro e del loro stile di vita. Lo stesso giornalista afferma che, come lui, la maggior parte dei cittadini vuole solo vivere “in tranquillità”, lontano da occhi indiscreti, felice nel proprio paradiso chiuso.

Samira Goetschel è una famosa regista di Los Angeles, autrice del lungometraggio documentario “City 40”, presentato per la prima volta al Bertha DocHouse di Londra il 23 luglio 2016 e disponibile su Netflix da settembre dello stesso anno.   

Fonte: inosmi.ru, 21/07/2016 – di Samira Goetschel, traduzione di Giulia Romanelli 

Giulia Romanelli

L'Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all'università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, ho insegnato italiano a Praga, attualmente vivo in Italia. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull'est Europa.