Il valzer nella cultura russa

«Ricordo il suono adorabile del valzer» – con queste parole nella coscienza dell’uomo russo, indipendentemente dalla sua età e persino dal suo livello culturale e di istruzione, nasce un’immagine sintetica, che si può definire con riserva «valzer russo». Allo stesso tempo questo stesso «valzer russo» – che non ha nulla a che vedere con il valzer di Vienna, secondo lo stile di Strauss (padre e figlio), né con quello parigino – con l’immancabile fisarmonica e lo stridulo baritono di cantautori francesi, e nemmeno con l’elegante valzer di Chopin. Il «valzer russo» è un fenomeno completamente diverso, sotto molti aspetti persino più letterario che musicale.

La romanza «Ricordo l’adorabile suono del valzer» («Я помню вальса звук прелестный», n.d.T.), interpretata da Elena Obrascova

Beneducata indecenza

Al giorno d’oggi essere capaci a ballare il valzer è sintomo di nobiltà, tuttavia fino a circa due secoli fa questa danza era considerata totalmente indecorosa. In Russia il valzer era rigidamente vietata, divieto che venne consolidato da un’ordinanza dell’1 Dicembre 1797 di Paolo I al governatore militare di San Pietroburgo, Aleksej Arakčeev. Oltre al valzer l’imperatore proibì anche altri «fenomeni indecorosi»: le basette, il frac e «stivali che ricordassero scarpe». Nella cerimoniosa Gran Bretagna fino a metà 19° secolo le danze nelle quali i partners si avvicinavano molto l’uno all’altro venivano condannate sia dalla stampa ufficiale, sia dal clero. Tuttavia la regina del tempo, Vittoria, non rese noto che in realtà persino a lei piaceva ballare il valzer. Nel 1834 il valzer venne ballato pubblicamente per la prima volta negli Stati Uniti, a Boston, e le personalità pubbliche, indignate, definirono la danza «indecorosa e che trasgrediva ogni forma di decenza».

Il valzer è stato menzionato in molte opere letterarie del 19° secolo: «Evgenij Onegin» di Aleksandr Puškin, «Un ballo in maschera», di Michail Lermontov. In «Guerra e pace», di Lev Tolstoj, «i suoni nitidi, delicati, e cadenzati in modo avvincente del valzer» risuonavano durante il primo ballo di Nataša Rostova – in presenza dell’imperatore sovrano! Verso il 1869, quando Tolstoj ebbe completato il romanzo, gli aristocratici si erano già abituati discretamente al valzer e cominciavano a tollerarlo. Un grande contributo alla diffusione di questa danza è stato dato da Johann Strauss figlio, il quale per cinque stagioni, dal 1856 al 1861, diresse su invito imperiale concerti e balli nella stazione della città di Pavlovsk (sotto San Pietroburgo) e spesso diresse proprio dei valzer. È interessante il fatto che i valzer brillanti e spensierati di Strauss, malgrado molti di essi siano stati composti in Russia, in verità non abbiano alcun legame con lo spirito del valzer russo.

Johann Strauss. Valzer «Sul bel Danubio blu»

 I primi valzer russi

La storia del valzer russo è stata iniziata da Aleksandr Gribodoev – brillante diplomatico e autore della commedia classica «Che disgrazia l’ingegno!». Gribodoev componeva anche, e una delle sue opere più celebri è diventata per l’appunto il valzer №2 in mi minore, composta dallo scrittore nel 1824, – un’opera semplice, tuttavia spirituale e piena di calore umano.

Aleksandr Gribodoev. Valzer №2 in mi minore

Il primo “autentico” valzer russo fu il Valzer-fantasia di Michail Glinka (la versione al pianoforte risale al 1839). Esso è diventato il modello per la maggior parte dei valzer «letterari» nazionali.

Michail Glinka. Valzer-fantasia (versione orchestrale)

Sono sorprendentemente simili al Valzer-fantasia, col suo carattere nostalgico e lo stato d’animo in minore, sia il valzer di Aram Chačaturjan, che troviamo nella musica per il dramma di Lermontov «Un ballo in maschera», sia il valzer di Georgij Sviridov, che troviamo nell’esempio musicale per la novella di Puškin «La tormenta», sia il valzer di Sergej Prokofiev nell’opera lirica «Guerra e pace» – e molti altri valzer da adattamenti e messe in scena di classici russi.

Sergej Prokofiev. Valzer di Puškin №2 (Пушкинский вальс №2, n.d.T.)

Separatamente da questa serie di valzer si trova il Valzer di Pёtr Čajkovskij dell’opera «Evgenij Onegin» – rigoglioso, gioioso, brillante. Tuttavia per Čajkovskij il valzer era così grande da non poter essere semplicemente una tipologia di danza: era uno dei suoi generi preferiti, nel quale il compositore più spesso esprimeva i suoi sentimenti reconditi.

https://youtu.be/qFV_URQjYjg

Pёtr Čajkovskij. Valzer dall’opera «Evgenij Onegin»

Ricordi del valzer

A creare un legame nostalgico-letterario con il valzer contribuiscono in larga misura anche i cosiddetti «valzer russi antichi» pubblicati durante il periodo sovietico, composti in realtà essenzialmente a cavallo tra il 19° e il 20° secolo. Tra questi è possibile annoverare «Le onde di Amur» («Амурские волны», n.d.T.) (1903), del tedesco naturalizzato russo Maks Kjuss, «Sulle onde» («Над волнами», n.d.T.) (1884), del messicano Chuventin Rozas, il celebre «Sogno d’autunno» («Осенний сон», n.d.T.) (1908) dell’inglese Archibald Joyce, che è in seguito diventato «personaggio» della nota canzone di Matvej Blanter «Nella foresta vicino al fronte» («В лесу прифронтовом», n.d.T.) (1943), e molti altri.

Maks Kjuss. Valzer «Le onde di Amur» («Амурские волны», n.d.T.)

Matvej Blanter. «Nella foresta vicino al fronte» («В лесу прифронтовом», n.d.T.)

Nei primi decenni del potere sovietico, anni Venti e Trenta, il valzer occupò una posizione stabile nella pista da ballo «ideologicamente corretta» come «nostra risposta» al jazz americano, che in quel periodo aveva conquistato attivamente il mondo. Allo stesso tempo per molti uomini sovietici (compresi anche i musicisti professionisti) la stessa parola «jazz» significava in generale tutta la musica che si suonava durante i balli, perciò il valzer entrò invariabilmente a far parte del repertorio jazz-di varietà delle orchestre. È interessante il fatto che i compositori che scrivevano musica per queste orchestre, di tutte le varietà di valzer prendevano come base proprio la variante russa lirica e in minore, totalmente nello spirito di quegli stessi «antichi valzer».

Dmitrij Šostakovič. Valzer dalla suite per orchestra jazz №2 (Дмитрий Шостакович. Вальс из Джазовой сюиты №2, n.d.T.)

Il valzer già da più di un secolo è parte della cultura russa degli ufficiali, l’insegnamento di tale danza viene tuttora impartito tuttora nelle scuole profesionali Suvorovskij e Nachimovskij. E durante la Grande guerra Patriottica il valzer, alla pari del tango, divenne una delle danze significative del periodo di breve durata di calma tra le due guerre. Trovarono notorietà nuovi valzer, eseguiti con parole, come le canzoni, ma scritti in quella chiave un po’ malinconica, nostalgica, – «Il fazzolettino blu» («Синий платочек», n.d.T.) (1940), di Eži Petersburskij, «Il fuocherello» («Огонек», n.d.T.) (1943) di Matvej Blanter, e altri.

Jerzy Petersburski/Eži Petersburskij. «Il fazzolettino blu» («Синий платочек», n.d.T.), interpretato da Klavdija Šul’žsenko

Il valzer è vivo

Oggi il legame con il valzer è un po’ diverso per coloro che praticano di ballo da sala seriamente, per i quali il valzer è un hobby o persino parte del loro mestiere. Dopotutto questa danza, malgrado il velo nostalgico, rientra nel programma contemporaneo di competizioni sportive di danza. La componente letteraria e di cultura generale per i ballerini sportivi, di norma, non è così importante come la quantità di battute o il ritmo o il genere di valzer eseguito – lento, che ha origine dal vecchio valzer-boston, e veloce, chiamato ancora valzer viennese.

Competizioni di massa di danza. Valzer viennese

Gli insegnanti di danza di inizio 19° secolo al loro tempo erano molto scontenti della comparsa e rapida diffusione del valzer, poiché, a differenza della maggior parte dei molteplici balli, abbastanza complicati, esistenti all’epoca, era possibile assimilare le mosse del valzer solamente in un paio di lezioni. È interessante ciò che si potrebbe dire a proposito delle discoteche di oggi, dove in totale sono rimaste due danze (lenta e veloce) ed in generale si può ballare senza regole varie.

Fonte: www.culture.ru , di Aleksej Skanavi. Traduzione di Angela Zanoletti. 

Angela Zanoletti

Studentessa di Scienze Linguistiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, la passione per la letteratura e per la musica mi ha fatto avvicinare alla Russia, col desiderio sempre maggiore di conoscere ogni aspetto di questa cultura, meno lontana da noi di quanto possiamo credere.