In Russia introdurranno un “punteggio social dei cittadini” come in Cina?

Nei social gira voce che, una delle società informatiche russe specializzata nell’elaborazione di grandi quantità di dati, stia conducendo un esperimento per creare il cosiddetto “punteggio social” dei cittadini.

Secondo il canale Telegram “Не Дума”, “il risultato finale sarà la valutazione del cittadino, tenendo conto del suo potenziale pericolo sociale e criminale: gli sviluppatori dicono che questo sistema, almeno per ora, non sarà utilizzato per la valutazione politica dei russi, ma “aiuterà molto” le banche, le compagnie assicurative, le scuole e i datori di lavoro.

In futuro, i rappresentanti della società (attraverso un’analisi linguistica e comportamentale delle azioni del cittadino sui social network, nei messaggi e nella realtà), intendo anche prevedere il mancato pagamento dei debiti, la negligenza nelle transazioni e la minaccia per la società da parte del soggetto in analisi”.

In generale, il futuro digitale è già arrivato, e non si può dire che sia molto brillante. Se il progetto avrà successo, sarà meglio evitare di chiedere prestiti. E poi non si sa mai. Qui i collezionisti non saranno necessari, perché il “punteggio social” (se prendiamo come esempio il progetto cinese, operativo in modalità test dal 2014-2015) consente semplicemente di colpire su alcuni diritti le persone con punteggi bassi.

Ad esempio, sul diritto al movimento libero e confortevole. Ad una persona con un punteggio basso non vendono un biglietto per una carrozza più comoda di un treno o di un elettrotreno, o generalmente vieta la libera circolazione tra le province cinesi. Oppure, ad esempio, su quello di andare all’estero. Possono sorgere problemi anche con la prenotazione delle stanze d’albergo.

Le conseguenze di un punteggio basso si ripercuotono anche sui bambini. Ad esempio, ai bambini di questi cittadini cinesi “disonesti”, è proibito studiare in costose scuole private.

In Cina, tuttavia, i criteri di valutazione si applicano non solo e non tanto all’economia, quanto all’affidabilità politica e sociale. Si tiene conto, ad esempio, del tempo trascorso sui social network e giocando al computer, di chi fuma dove è vietato e di chi “divulga false notizie”.

Per quanto riguarda la Russia, per il momento si tratta di un controllo piuttosto ristretto: sui prestiti. In linea di principio, però, una volta che ci si immerge nel meraviglioso nuovo mondo del potere digitale, è molto difficile fermarsi. Ciò soprattutto perché, criteri come la “divulgazione di false notizie”, sono chiesti in termini di valutazione e di controllo. Inoltre, un quadro normativo esiste già.

D’altra parte non siamo ancora la Cina, e per noi sarà molto più difficile lanciare un sistema del genere. In Cina, tutte le piattaforme digitali, i social network e i messaggi sono centralizzati. Rappresentano, infatti, un unico ambiente digitale globale, controllato sia dalle autorità locali, sia da quelle centrali e dalle società che operano nel settore informatico, dato che gran parte di esse sono dello stato.

In Russia c’è ancora molta più varietà nell’uso delle diverse piattaforme digitali, molte delle quali non hanno nulla a che fare con lo stato russo. È anche vero che in questi “altri stati” la sfera digitale segue più o meno lo stesso percorso di totale anonimato, fornendo grandi quantità di dati personali alle forze dell’ordine e alle agenzie governative.

Tuttavia, tutti questi “prestiti sociali” e valutazioni, si possono formare sulla base di una semplice lettura e analisi delle informazioni che l’utente stesso, volontariamente e pubblicamente, lascia sul web. Beh, anche raccogliere i suoi dati su prestiti, tasse e altre questioni finanziarie non è un problema. Dopotutto, il sistema statale in Russia è sempre più digitalizzato.

Da un lato, ovviamente, tali “punteggi” aiuteranno a trovare più velocemente i trasgressori della legge, ma per quanto riguarda gli ultimi avvenimenti, sorgono dubbi sul fatto che alcuni cittadini onesti della Federazione Russa saranno vittime o di qualche errore, o di una evidente arbitrarietà. Questo perchè , al giorno d’oggi, una simile influenza sulle persone garantisce un potere quasi assoluto.

Nella stessa Cina, se si fa ancora riferimento al principio fondamentale delle attuali iniziative russe, si forman già due classificazioni: “nero” per il più inaffidabile, e quindi  colpito sui diritti, e “rosso”, di significato opposto. Questa però è la Cina, e lì hanno i propri “problemi” sociali.

Ma la nostra società è già abbastanza divisa in tante linee fondamentali, e un’ulteriore raggruppamento per posizione nel punteggio social digitale, probabilmente, non è proprio ciò di cui ora avrebbe bisogno per preservare l’integrità e l’unità della società russa.

Fonte Pravda.ru, 13/06/19 – Redazione della rubrica “Società”, traduzione di Giulia Bianchi

Giulia Bianchi

Nata in provincia di Venezia nel 1995, dopo essermi laureata in lingua russa e inglese all’Università Ca’ Foscari, ho conseguito un Master in Economia e lingue dell’Europa Orientale. Viaggiare e immergermi nelle culture di altri paesi sono la mia passione: se di Mosca mi sono innamorata, ora sogno un’avventura in Transiberiana.