Unione Economica Eurasiatica, una via alternativa per il commercio internazionale

Dalla nascita dell’UEE agli accordi con Iran e Cina: primi segnali di successo?

La necessità di instaurare relazioni commerciali stabili e durature ha portato la Federazione Russa ad espandere le proprie visioni partendo dagli stati simili per concezione politica, sociale e culturale. L’importanza di questo percorso, che parte dalla Comunità degli Stati Indipendenti del 1991 e arriva all’Unione Economica Eurasiatica nata nel 2015, si coglie dagli enormi sforzi fatti in campo normativo da parte dei tre storici Stati costituenti: Federazione Russa, Bielorussia e Kazakistan. Il progresso normativo e sostanziale è dovuto principalmente all’adesione della Federazione Russa all’Organizzazione Mondiale del Commercio, avvenuta tre anni prima, la quale ha agito da spinta nei confronti della neonata organizzazione, in direzione di una regolamentazione comune in materia di tariffe interne ed esterne e più in generale del rispetto integrale degli accordi OMC.
Il rapido susseguirsi degli eventi non solo ha portato l’Unione Economica Eurasiatica a chiedersi quale ruolo occupare all’interno della comunità internazionale degli Stati ma soprattutto come adeguare la normativa interna agli standard imposti dall’OMC.

I confini dell’UEE: Federazione Russa, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan

Il 1991 è stato un anno di profondi cambiamenti: dalla dissoluzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, costituitesi poi in repubbliche indipendenti, con la firma dell’Accordo di Belaveža nasce il primo organismo internazionale del panorama post-sovietico, la Comunità degli Stati Indipendenti, con sede a Minsk e formata da 10 Stati.
Gli obiettivi principali di questa organizzazione riguardavano principalmente la difesa e il contenimento dei conflitti tra le ex repubbliche e una timida affermazione di unione doganale.  La necessità di un profilo tariffario chiaro e multilaterale ha portato, dopo anni di negoziati, alla creazione della Comunità Economica Eurasiatica fondata il 10 ottobre del 2000 da Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan con Armenia, Moldavia e Ucraina come osservatori[1]

Il vero punto di svolta arriva a novembre 2009, quando Russia, Bielorussia e Kazakistan firmano un Accordo per l’istituzione di una prima vera e propria Unione Doganale: tramite questo accordo si è arrivati a raggiungere risultati fondamentali come la creazione di una tariffa comune esterna, l’elaborazione di un Codice Doganale comune, la ripartizione degli introiti derivanti dall’applicazione delle tariffe ai singoli Paesi su base proporzionale (Russia 88%, Kazakistan 7% e Bielorussia 5%), la libera circolazione delle merci fra i tre paesi attraverso la creazione di un singolo spazio doganale[2].
Ogni controllo alle frontiere è stato abolito a partire dal 1° luglio 2011, mentre dal 1° gennaio 2012 i tre stati operano come singolo spazio economico, grazie all’istituzione dello Spazio economico comune della Comunità economica eurasiatica.
Nel panorama politico europeo si hanno importanti cambiamenti nel corso degli anni: nel 1957 col Trattato di Roma nasce la Comunità economica europea,  prima vera unione doganale tra sei paesi europei. Nel 1992, col Trattato di Maastricht nasce la Comunità Europea ponendo fine al vecchio Trattato, con lo scopo di rafforzare l’unione in materia giudiziaria, politica estera e sicurezza comune[3].

Nel 2007 col Trattato di Lisbona nasce ufficialmente l’Unione Europea ed è proprio sulle sue basi che si fonda il 29 maggio 2014 l’Unione Economica Eurasiatica, traendo da essa l’aspetto strutturale e commerciale. Fondata dalla Federazione Russa, Bielorussia, Kazakistan e dal 2014 con Armenia e Kirghizistan con l’obiettivo di definire una tariffa doganale comune, abolire di tasse e vincoli sul commercio interno, definire di una politica commerciale unica nei confronti dei paesi terzi e adottare di un sistema di regolamentazione tecnica condiviso. Estremamente rilevante è stato l’ingresso della Federazione Russa nell’Organizzazione mondiale del Commercio nel 2012, evento che ha suscitato notevoli ripercussioni sugli accordi in vigore nell’Unione Economica Eurasiatica.

Da sinistra: Tigran Sargsyan (Presidente EEC), Nikol Pashinyan (Primo ministro armeno), Aleksandr Grigor’evič Lukašenko (Presidente bielorusso), Vladimir Putin (Presidente russo), Nursultan Ábishuly Nazarbaev (Ex Presidente kazako), Sooronbay Jeenbekov (Presidente kirghiso)

Dopo l’ingresso, gli accordi OMC divennero parte integrante del sistema legale dell’Unione Doganale, promuovendo numerose nuove leggi già molto difficoltose per la Federazione Russa e in modo più incisivo per la Bielorussia e Kazakistan.
L’impegno per la riduzione dei sussidi all’agricoltura e la sfida della privatizzazione hanno messo in difficoltà molte aziende statali, industriali e agricole.
Nonostante le difficoltà, i due stati hanno cercato di seguire fin da subito le normative dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, vincolati solamente in modo informale, poiché il Kazakistan ne entrerà a far parte nel 2015, mentre per la Bielorussia le trattative sono ancora in corso. Si può quindi sostenere che la Federazione Russa ha fatto da Stato capofila all’interno dell’Unione Economica Eurasiatica, cercando di bilanciare gli interessi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio con quelli della neonata organizzazione.
Un altro fattore che ha creato non poche problematiche è l’allontanamento dell’Ucraina dalla sfera russa, la quale ha scelto un percorso di avvicinamento all’Unione europea, con non poche problematiche e dissidi interni. Ragione per cui gli stati dell’Unione Economica Eurasiatica hanno cercato fin da subito di coinvolgere l’Armenia e il Kyrgyzstan, al fine di ampliare il peso geopolitico dell’organizzazione nel panorama internazionale.

I rapporti tra l’Unione Economica Eurasiatica e l’Organizzazione Mondiale del Commercio trovano la loro base giuridica nell’articolo XXIV del GATT relativo all’Intesa sull’interpretazione dell’articolo XXIV dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio del 1994. Questo articolo riconosce l’importanza delle Unioni doganali e delle Zone di libero scambio, riconoscendo che il contributo è importante nel momento in cui esse non ostacolino il commercio ma lo agevolino. Fattore fondamentale sono gli standard di conformità a questo articolo, in modo particolare le modalità attraverso cui l’Unione Doganale o la Zona Economica Speciale devono accordarsi con l’Organizzazione Mondiale del Commercio. In primo luogo, viene data la definizione secondo l’OMC di Unione Doganale al paragrafo 8 dell’articolo XXIV: “si intende per unione doganale la sostituzione di due o più territori doganali con un solo territorio doganale, quando tale sostituzione indica che i dazi doganali e le altre regolamentazioni commerciali restrittive […] sono eliminati per quel che riguarda sostanzialmente tutti gli scambi commerciali tra i settori costitutivi dell’unione, o per lo meno per quel che riguarda sostanzialmente tutti gli scambi commerciali dei prodotti originari di tali territori e che, i dazi doganali e le altre regolamentazioni applicate da ciascuno dei membri dell’unione nei confronti del commercio con i territori che non ne fanno parte, siano sostanzialmente identici”[4]. I membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio parte di un’unione doganale o di una zona economica speciale, hanno inoltre dieci anni per adeguarsi alle indicazioni dell’OMC. È evidente l’ambiguità di questa norma nei confronti dell’Unione Economica Eurasiatica, nel momento in cui quest’ultima deve affrontare solo in un momento successivo l’adeguamento alle norme dell’OMC: come ricordato, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ai tempi dell’adesione della Federazione Russa, ha rifiutato che la Russia si presentasse in qualità di Unione Doganale Eurasiatica ma solamente come entità statale. Ciò porta l’Unione Economica Eurasiatica a recepire le normative dell’Organizzazione Mondiale del Commercio solamente a condizione di implementazione da parte degli Stati che la compongono, oggi arrivati a cinque.

Una regolamentazione comune vi è nel campo sanitario e fitosanitario, in modo particolare i cinque paesi cercano di rispettare il contenuto dell’Accordo SPS sulle misure sanitarie e fitosanitarie e sulla standardizzazione, misure minime fondamentali per consentire lo sviluppo di un commercio sano e sicuro. Ulteriori normative sono state elaborate in materia di controlli, nel momento in cui numerosi Stati utilizzavano Bielorussia e Kazakistan facendo passare le loro merci eludendo i pagamenti alle frontiere esterne.
Nel campo sanitario e fitosanitario, nel 2010 negli Stati dell’Unione doganale Eurasiatica vi erano ancora oltre ventimila standard differenti nel campo della classificazione delle merci, di cui molti di origine sovietica, denominati GOST, con un impatto negativo soprattutto nei confronti degli Stati terzi. Il nodo principale riguardava la mancanza di trasparenza nelle procedure burocratiche, in gran parte differenti e contrastanti su tutto il territorio dell’Unione Doganale. Gli operatori dei Paesi terzi, infatti, lamentano condizioni di accesso al mercato ostacolate da procedure di certificazioni che non seguono i modelli internazionali, procedure amministrative particolarmente complesse e divergenti tra le diverse autorità che sono tenute ad applicarle, nonché controlli doganali eccessivamente onerosi e poco trasparenti.
La sfida che attende l’Unione Doganale è quindi quella di arrivare ad una trasformazione delle proprie regole interne, favorendo un passaggio dall’applicazione di regole vincolanti a regole volontarie come nelle altre economie di mercato[5]

Un altro fattore fondamentale è il riconoscimento dell’Unione Economica Eurasiatica da parte dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane, organizzazione internazionale ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, avvenuta a Bruxelles il 25 gennaio 2010, poco dopo la creazione dello spazio doganale. Il processo di inclusione si è concretizzato con la partecipazione dell’Unione Economica Eurasiatica al progetto “Dogana del 21° secolo”, un progetto ambizioso elaborato dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane con molteplici obiettivi di lungo periodo. Primo fra tutti è la rete globale delle dogane, in modo che tutti gli interlocutori possano basarsi su standard identici. In seconda istanza vi è la gestione coordinata delle frontiere per agevolare gli scambi in piena sicurezza. La gestione dei rischi si presenta come terza istanza, mentre per ultima vi è l’aumento di collaborazione tra il settore pubblico e privato[6].

La Federazione Russa è tenuta a pubblicare ogni provvedimento relativo all’Unione Doganale con Bielorussia e Kazakistan in anticipo rispetto alla sua entrata in vigore al fine di concedere ai membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio la possibilità di formulare propri pareri o commenti[7]. Nonostante le grandi problematiche che l’Unione Economica Eurasiatica sta affrontando in tema di adeguamento alla normativa OMC, è notevole, oltre allo sforzo normativo, la scelta di unire l’adeguamento normativo a quello tecnologico, facendo rete con Stati ed organizzazioni in possesso di standard più elevati.

Anni di sviluppi ed evoluzioni, interne e tra partner internazionali, hanno portato l’Unione Economica Eurasiatica ad essere vista come nuova via per incrementare ed espandere gli scambi commerciali, questa volta ben oltre i confini degli Stati appartenenti all’ ex Unione sovietica. Il 17 maggio a Nursultan (Astana fino al 23 maggio 2017) in occasione del XI Forum economico, sono stati firmati due accordi fondamentali per il futuro delle relazioni commerciali. Il primo riguarda la formazione di una zona di libero scambio tra gli Stati membri dell’Unione economica eurasiatica e la Repubblica islamica dell’Iran, mentre il secondo interessa la Cina, con l’obiettivo di “stabilire standard elevati per la regolamentazione in vari settori, tra cui la protezione economica e la protezione dei diritti di proprietà intellettuale”[8]. Da Astana, oggi Nursultan, paesi di lingua, storia, cultura e religione diverse, sono pronti a scrivere una nuova pagina di storia nel campo delle relazioni commerciali.


[1] Treccani (2013) “Commonwealth of Independent States (Cis) Comunita degli stati indipendenti, Atlante Geopolitico 2013”, da http://www.treccani.it/enciclopedia/commonwealth-of-independent-states-comunita-degli-stati-indipendenti_%28Atlante-Geopolitico%29/

[2] ICE: Italian Trade Agency – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese itailane (2014, Maggio), “L’Unione Doganale Eurasiatica: Russia, Kazakistan e Bielorussia”, da http://newsletter-ice.com/detail.asp?c=1

[3] Unione Europea (2007), “EUROPA – Cronologia dell’integrazione europea”, da http://europa.eu/abc/12lessons/key_dates_it.htm

[4] G. Venturini, (2015), “L’Organizzazione mondiale del commercio”, terza edizione, Giuffré, Milano – Parte 2 Accordi e documenti – General Agreement on Tariffs and Trade

[5] ICE: Italian Trade Agency – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese itailane, (2014, Maggio), “L’Unione Doganale Eurasiatica: Russia, Kazakistan e Bielorussia”, da http://newsletter-ice.com/detail.asp?c=1

[6] Secretary General of World Customs Organization, & Mikuriya K. (2010, 25 Gennaio), “Eurasian Economic Community presents the Customs Union between Belarus, Kazakhstan and the Russian Federation”, da http://www.wcoomd.org/en/media/newsroom/2010/january/eurasian-economic-community-presents-the-customs-union-between-belarus-kazakhstan-and-the-russian-federation.aspx

[7] Confindustria Messina, “Ingresso della Federazione Russa nel WTO: aspetti operativi ed effetti per le imprese italiane”, da http://www.aib.bs.it/comunicazione/mostra_contenuto/48586

[8] EURASIATX (17 Maggio 2018) Uee e Cina: nuovo accordo di cooperazione economica e commerciale

http://eurasiatx.com/uee-e-cina-nuovo-accordo-di-cooperazione-economica-e-commerciale/?lang=it

Luca Cecchinato

Nato in provincia di Milano nel 1996, mi sono laureato in Scienze internazionali ed istituzioni europee, specializzato in commercio internazionale, con una tesi sulla partecipazione della Federazione russa al WTO, i rapporti con l'Unione economica eurasiatica e il diritto di proprietà intellettuale. Attualmente frequento il corso di laurea magistrale in Amministrazioni e politiche pubbliche, sempre all'Università degli Studi di Milano. Appassionato di politica e relazioni internazionali, negli oltre 20 paesi che ho avuto la fortuna di visitare fino ad oggi, la Russia è stata la sorpresa più grande. Da Dostoevskij alla musica fino ad arrivare allo studio della lingua, parte più difficile ma molto appassionante.