“Parodia della guerra fredda”: la presenza della Russia al G8 divide l’Europa

Marine Le Pen definisce “assurde” le discussioni sul ritorno della Russia nel G8

Opponendosi al reintegro della Russia nel G8 i politici europei danno vita ad un’assurda parodia della “guerra fredda”, ha dichiarato Marine Le Pen, membro della commissione per gli affari esteri dell’Assemblea nazionale francese. Sono stati Emmanuel Macron e Donald Trump a parlare della possibilità di un ritorno della Russia nel “gruppo degli otto” in vista del summit degli stessi in Francia.

Marine Le Pen, segretaria del partito “Raggruppamento nazionale” (Rassemblement National) e membro della commissione per gli affari esteri dell’Assemblea nazionale francese, ha reagito alla riluttanza dell’Europa a riaccogliere la Russia nel G8. Le dichiarazioni della Le Pen arrivano sulla scia delle discussioni avviate dai presidenti della Francia e degli Stati Uniti Emmanuel Macron e Donald Trump riguardo alla possibilità di tornare ad invitare la Russia a questo format.

La politica francese ritiene che i leader europei, opponendosi al ritorno della Russia nel G8, diano vita ad un’assurda parodia della “guerra fredda”. Ha inoltre segnalato su Twitter che l’ideologia antirussa è un residuo del passato. Tale ideologia, ha aggiunto, non solo non risponde agli interessi dei paesi europei, ma risulta loro anche deleteria.

Il “Gruppo dei sette”, ex “Gruppo degli otto”, riunisce i paesi più industrializzati. Al giorno d’oggi fanno parte dell’organizzazione Canada, Italia, Francia, USA, Regno Unito, Giappone e Germania.

Sono stati Emmanuel Macron e Donald Trump a parlare della possibilità di un ritorno della Russia nel gruppo degli otto in vista del summit degli stessi in Francia.

“Le discussioni sarebbero molto più semplici se la Russia facesse parte del G7”, ha sottolineato il presidente USA, mentre i leader del Regno Unito e della Germania rimangono critici a questo riguardo.

Nel Regno Unito la questione del ritorno della Russia nel “gruppo degli otto” viene associata alla questione ucraina. Il primo ministro Boris Johnson giovedì ha promesso al presidente ucraino Vladimir Zelenskij che Londra voterà contro il ritorno della Russia. Johnson ha dichiarato di non trovare ancora argomenti a favore del ritorno della Russia.

“Si consideri quanto accaduto a Salisbury con l’uso di un’arma chimica su suolo britannico, si considerino la continua instabilità, la guerra civile, la guerra in Ucraina, le provocazioni russe, non solo in Ucraina, ma anche in molte altre regioni”, ha dichiarato il premier britannico.

Si riferisce allo scandalo della primavera 2018, quando nella città inglese di Salisbury, secondo quanto affermato dalle autorità britanniche, sono stati avvelenati l’ex ufficiale del GRU Sergej Skripal’ e sua figlia Julija. Londra ritiene che nell’avvelenamento sia coinvolto il governo russo; Mosca lo nega categoricamente. Il ministro degli affari esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov a maggio 2018 ha dichiarato che la montatura del caso Skripal si sgretola di fronte all’assenza di qualunque tipo di prove della colpevolezza della Russia.

A sua volta la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che la Russia è stata esclusa non senza motivo, e nonostante nell’attuazione degli accordi di Minsk siano stati fatti dei progressi, questi non sono sufficienti.

Dello stesso avviso è anche il premier canadese Justin Trudeau. Durante la recente telefonata con Trudeau, il presidente ucraino Vladimir Zelenskij lo ha ringraziato per aver sostenuto l’inammissibilità del ritorno della Russia nel “gruppo degli 8”.

Gli accordi di Minsk sono stati sanciti nel 2015, dopo l’avvio da parte di Kiev di operazioni militari contro le autoproclamate Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk. L’insieme dei provvedimenti era stato pattuito con la partecipazione di Russia, Ucraina, Francia e Germania, paesi rappresentanti il “formato Normandia”.

Il presidente ucraino, che non fa parte del Gruppo, ritiene che la Russia possa rinnovare l’adesione al format esclusivamente “restituendo” la Crimea e risolvendo la situazione nel Donbass. La Russia è stata espulsa dal “gruppo degli otto” nel 2014 dopo l’annessione della Crimea. Nonostante ciò sia avvenuto sulla base dei risultati di un referendum, in Occidente la Crimea non è stata riconosciuta come russa.

L’addetto stampa del presidente russo, Dmitrij Peskov, ha evidenziato che, sebbene la Russia non rifiuti di lavorare in formati internazionali, il ritorno negli “otto” non è “di per sé” un obiettivo.

“D’altronde, per la Russia tornare nei “sette”, negli ex “otto”, non è un di per sé un obiettivo, in quanto in ogni caso la Federazione Russa ritiene che ora come ora discutere dei problemi globali, siano essi geopolitici, relativi alla sicurezza o economici, senza la partecipazione, per esempio, di Cina, India e tutta una serie di altri paesi, non sia affatto efficace”, ha affermato Peskov.

Quest’anno ricorrono i 25 anni da quando la Russia era entrata a far parte del “gruppo degli otto”. Accadde sotto il presidente Boris El’tsin e si ritiene che l’adesione stessa di Mosca fu realizzata “d’anticipo” per rafforzare lo status del presidente russo. All’epoca l’economia del paese stava attraversando una situazione difficile e Mosca non godeva di una grande influenza politica a livello internazionale.

Nel frattempo negli USA sia i repubblicani, sia i democratici hanno spesso dichiarato che la Russia non soddisfa molti dei criteri necessari a far parte del “gruppo degli otto”. Peraltro la Russia non partecipava alla discussione delle questioni finanziarie degli “otto”, che venivano dunque risolte senza di lei.

Secondo Ivan Timofeev, direttore dei programmi del Consiglio russo per gli affari internazionali, non si parla di far partecipare la Russia alla risoluzione di “problemi internazionali” nel quadro del “gruppo degli otto”.

“Né Macron, né Trump considerano la Russia un membro effettivo”, dice l’esperto, secondo il quale si tratterebbe più di un format “7+1”. Come suppone Timofeev, i paesi dei “sette” desiderano “invitare la Russia al summit ed esprimere tutte le loro pretese: non si parla di un ritorno della Russia”.

Fonte Gazeta.ru, 23/08/2019 – Traduzione di Giulia Dal Fabbro

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